2. PAOLO E STEFANO continua

Fotografia di Giovanna Beltrame

La storia del giorno: lunedì 30 marzo

Era ancora un triste pomeriggio: chiusi in casa Paolo e Stefano avevano voglia di uscire, ma mamma e papà stavano lavorando.

– Giochiamo a indovinare gli animali – propose Paolo.

– Abbiamo già giocato ieri – rispose Stefano, scuotendo il capo.

– Ma a me è piaciuto essere un topolino! –

— Miao! Sono un gatto – disse allora Stefano, ma non successe nulla.

– Un gatto è troppo grosso, non mi piace – intervenne Paolo.

– Paolo e Stefano, dovete lavarvi le mani, sapete che è importante! – li raggiunse la voce della mamma.

Insieme i due bambini corsero in bagno, Paolo mise il tappo al lavandino, fece scendere un po’ d’acqua e disse:

– Cra cra! –

Stefano strabuzzò gli occhi: sotto il suo sguardo Paolo si era trasformato in una bellissima rana verde; Stefano cercò di afferrarla, ma il piccolo anfibio scivolò via, peggio di una saponetta. In un tuffo finì nel lavandino.

– Paolo, Paolo, ma tu non sai nuotare: non hai i braccioli, affogherai, ti bagnerai gli occhi – si affannò il fratello…

…la rana fece un salto e si posò sul bordo e poi…ciufff…ancora in acqua.

– Cra cra! – e balzò sulla mano di Stefano.

Finalmente Stefano si decise: – Cra cra! – ed ecco che anche lui si trasformò in una rana.

Insieme si buttarono nel lavandino, sguazzando felici.

Saltarono sul porta sapone, poi ancora giù, quindi si avventurano nella bacinella, dove giacevano abbandonate le loro barchette.

La rana Paolo salì sul motoscafo, la rana Stefano sul galeone dei pirati e si lasciarono trasportare dal gioco.

– Ancora in bagno? – li raggiunse la voce della mamma – Adesso vengo a preparare la vasca. –

– Un attimo solo – rispose Paolo e, non appena pronunciò la prima parola, si ritrasformò in un bambino.

– Siamo quasi pronti – disse Stefano ritornando a sua volta bambino.

Quando furono nella vasca, la mamma si accorse che, per la prima volta, Stefano non le chiedeva di asciugargli la faccia,ogni volta che uno spruzzo lo raggiungeva agli occhi.

1.PAOLO E STEFANO

Fotografia di Giovanna Beltrame


Dedicata a tutti i bambini costretti a restare in casa.

La storia del giorno: sabato 28 marzo.

Era un triste pomeriggio: chiusi in casa Paolo e Stefano avevano voglia di uscire, ma mamma e papà stavano lavorando.

– Giochiamo a indovinare gli animali – propose Paolo.-

– Tuuu tuuu – iniziò Stefano.

Paolo inclinò il capo: – Tuu tuu? …Sei una colomba?-

Stefano si mise a ridere, scuotendo la testa: – Tuuu Tuuuu!-

– Un piccione! –

Stefano continuò a ridere: – Tuuuu Tuuuu!!!-

– Una civetta! –

Stefano scosse il capo.

– Un gufo? –

– Nooo: sono un TRENO –

– Così non vale! Il treno non è un animale! –

Stefano continuò a ridere : – Tuuuu Tuuuu!!!–

– Allora tocca a me – lo interruppe Paolo: – Squit, squit –

Stefano smise di ridere e lo guardò.

– Squit, squit – disse ancora Paolo.

Stefano strabuzzò gli occhi: sotto il suo sguardo Paolo si trasformò in un bellissimo topolino bianco.

Stefano non si spaventò, non chiamò la mamma o il papà, non si mise a urlare, non scappò via: Stefano corse accanto a Paolo e disse:

– Squit, squit- e immediatamente anche lui si trasformò in un bellissimo topolino arancio.

I due fratelli si guardarono e, senza pronunciare alcun verso, si compresero al volo e incominciarono a esplorare quei meravigliosi angoli della loro stanza giochi che prima non erano mai riusciti a raggiungere a causa delle loro dimensioni.(perché erano troppo grossi)

Si tuffarono dapprima sotto il divano e trovarono la portiera della macchinina blu, scomparsa da tempo.

Si tuffarono nella libreria e annusarono il profumo dei volumi di fiabe.

Si tuffarono nel cesto dei giochi, nascondendosi dietro a un orsetto peloso

Si tuffarono dentro le pantofole della mamma e scoprirono che per loro erano diventate un comodo lettino; corsero per tutta la camera, curiosando in ogni luogo: avevano trovato il parco giochi più meraviglioso fra tutti quelli mai visitati.

Quando furono stanchi, topino Paolo andrò a sdraiarsi nella ciabatta sinistra, topino Stefano in quella destra e si addormentarono felici

.- Paolo, Stefano, è ora della merenda.|-

I due sorcetti si svegliarono all’improvviso udendo la voce della mamma.

– Arrivo – rispose Paolo e, non appena pronunciò la prima parola, si ritrasformò in un bambino.-

– Anch’io – disse Stefano ritrasformandosi in bambino e insieme corsero dalla mamma.

Quel triste pomeriggio si era rivelato di sicuro molto, molto divertente.

2. PLUF e la lunga estate calda.

“The Road”Maurice De Vlaminck – 1926

La storia dl giorno: martedì 18 agosto.

Pluf nacque in una notte nuvolosa: emise il suo primo vagito e fuori iniziò a scendere una pioggerella sottile, che si interruppe quasi immediatamente, non appena la mamma lo prese in braccio.
Fu chiamato Pluf.

I suoi genitori ben presto si accorsero che ogni volta che Pluf piangeva, dopo poco le gocce cadevano dal cielo, mentre i suoi capricci scatenavano veri e propri temporali.

Per fortuna Pluf era un bambino tranquillo e molto accomodante.

Un bel giorno la mamma andò in ospedale e tornò con una nuova sorellina: Pluf l’adorò da subito. La chiamarono Ortica.

Ortica aveva incominciato a camminare e seguiva Pluf ovunque andasse.

La bambina aveva scoperto che Il fratello era bravissimo a imitare i versi degli animali.
– Pluf, fai il cane!-
E il maschietto abbaiava.
– Pluf, il gatto!-
E il fratello miagolava.
– l’asino!-
E Pluf ragliava.
Il gioco terminava sempre con il cavallo: Pluf nitriva, si caricava Ortica sulle spalle e la riportava al galoppo dalla mamma.

Quell’estate il caldo non dava tregua.

– Pluf, ho sete! – chiamò la bambina e il fratello arrivò con un bicchiere colmo d’acqua.
Soddisfatta dopo aver bevuto, Ortica iniziò il suo gioco preferito:

– Pluf, fai il cane!-
E il maschietto abbaiò.
– Pluf, il gatto!-
E il fratello miagolò.
– l’asino!-
E Pluf ragliò.

Quando il bambino aveva quasi esaurito la pazienza, finalmente la sorella esclamò:
– il cavallo!-

Pluf nitrì, si caricò Ortica sulle spalle e iniziò a galoppare, molto lentamente perché il caldo gli aveva fatto evaporare tutte le forze.

– Più veloce! – squittì la bambina.
Il fratello rallentò ulteriormente, asciugandosi la fronte sudata con il braccio.

– Più veloce! – insistette Ortica, afferrandolo per i capelli.
Il bambino nitrì e sospirò, chiamando a raccolta tutta la sua pazienza, ormai al limite, ma Pluf sapeva per certo che NON doveva mai alterarsi, per evitare l’effetto devastante delle sue arrabbiature.

Peccato che quella fosse l’estate più calda, anche a memoria della mamma. Peccato che Pluf odiasse sudare. Peccato che Ortica non avesse mai assistito a un capriccio di suo fratello.

– Più forte, hop, hop- strillò ancora la bambina.

Pluf si arrestò, detergendosi grosse gocce di sudore, mentre fuori iniziava a cadere una leggera pioggia.

– Non fermarti! – ordinò Ortica.

Il cielo incominciò a ribollire di nuvoloni sempre più neri.

– Forza, scendi, da brava!- Pluf cercò di controllare la sua esasperazione, ma la bimba iniziò a scalciare e a divincolarsi.
I lampi si misero a saettare rumorosi.

Arrivò la mamma di corsa, ma ormai era troppo tardi.

– Adesso basta! – esclamò il bambino e un tuono esplose fragoroso.

Ortica scoppiò a piangere.

– Smettila! – le ordinò Pluf, sempre più paonazzo.

La pioggia scrosciava fitta fitta e presto iniziarono a cadere grossi chicchi di grandine.
La mamma abbracciò forte Pluf:- Calmati, per favore!- e rivolgendosi a Ortica : – e tu, non fare i capricci! –

Ortica, stupita, spalancò gli occhi, chiuse la bocca e finalmente si zittì.

Pluf trasse dei grossi respiri e la grandine cessò.

Dalle finestre, ancora aperte, entrò una piacevole brezza.
La pioggia tamburellava lieve e la mamma strizzò un occhio ai suoi bambini: – Venite ho preparato la merenda!-

Quando arrivò il papà, bagnato fradicio, esclamò :- Finalmente un bel temporale ha rinfrescato l’aria: l’afa è sparita e la grandine è durata pochissimo, senza causare alcun danno!-

Poi, osservando le espressioni un po’ colpevoli della sua famiglia, si avvicinò a Pluf che teneva gli occhi bassi, gli diede una pacca sulla spalla e gli disse:- Ben fatto, ragazzo!-

Immagine tratta dal sito: http://en.wahooart.com/@@/6WHLEC-Maurice-De-Vlaminck-The-Road

10. GALILEO e ISACCO e la notte del 10 agosto

Le stelle di Vincent Van Gogh
Vincent Van Gogh: La Notte Stellata sul Rodano
Olio su tela; 72,5 x 92 cm
Musée d’Orsay, Parigi

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La storia del giorno: lunedì 11 agosto.

Il papà di Marina finalmente aveva raggiunto la sua famiglia in vacanza: era partito dopo una lunga giornata di lavoro e, poichè era molto tardi, la prese in braccio e la accompagnò a letto. Poi, tenendole la mano, si mise a raccontare una nuova avventura di Galileo e Isacco.
La storia cominciò.

Il pomeriggio del giorno dopo la partita, Isacco e Galileo cercarono il loro nuovo amico.

-Non sappiamo nemmeno il suo nome – considerò Isacco mentre, appena sceso in spiaggia, si guardava intorno.

– Ieri sera era buio, riusciremo a riconoscerlo? –

Poi se lo trovarono davanti all’improvviso: usciva da una cabina, trascinando un materassino blu e rosso.

Spalancò gli occhi:
– Che bello, esistete davvero!- sorridendo si chinò a raccogliere il bordo del cuscino che gli era sfuggito di mano.
– Io mi chiamo Roby, quello é il mio ombrellone – indicò due sdraio in prima fila.

– Quella signora che si sta sbracciando per attirare la nostra attenzione, invece, é nostra zia Lori. – spiegò sconsolato Galileo.

– È stato grandioso ieri sera- continuò quasi senza riprendere fiato Roby – purtroppo domani partirò per un campo estivo, ma tornerò ad agosto, voi ci sarete ancora?-

– Sì, passiamo l’estate sempre a casa della nostra nonna Lena che abita qui.-

Si avvicinava la notte del 10 agosto.
Per tute le vacanze Isacco e Galileo, inattesa di realizzare il loro personale cielo stellato per San Lorenzo, avevano mangiato a colazione unicamente i biscotti in promozione con la bustina di stelle dorate in omaggio.
(Cfr https://lastoriadelgiorno.com/2014/03/29/3-isacco-e-galileo-e-le-stelle-dorate/)

– Siamo solo noi due, come faremo ad appanderle tutte in una notte? – si domandava sconsolato Galileo.

– Possiamo coinvolgere Roby –

– Così saremo in tre: non cambierà molto!-

In spiaggia il loro amico non era ancora tornato, anche perché continuava a piovere; così quella sera i due gemellini si presero per mano, si concentrarono intensamente su Bobby e chiusero gli occhi.
Quando li riaprirono, ancora una volta, si trovarono davanti al loro amico che, tutto solo, stava seduto sul letto a sfogliare un giornalino.

– Che bello, siete arrivati: pensavo proprio a voi. –

– Sei tornato: non ne eravamo sicuri. Sei in casa da solo?-

– Sono qui da ieri – mostrò il suo sorriso parzialmente sdentato – Non preoccupatevi, i miei genitori stanno giocando a carte con i loro amici e non ci sentiranno!-

– Non possiamo fermarci molto: la mamma fra poco andrà a controllare se stiamo dormendo.-

– Fra qualche giorno sarà la notte delle stelle cadenti…- iniziò Isacco

– Caspita, conoscete un sacco di cose su quello che accade in cielo- lo interruppe Roby, non ancora del tutto convinto che Isacco e Galileo fossero due bambini reali e non il frutto della sua immaginazione.

– e noi abbiamo scoperto come si fa a fare le stelle cadenti…( cfr https://lastoriadelgiorno.com/2014/04/04/4-galileo-e-isacco-e-la-maestra/ )

– Cioè – puntualizzò Galileo – noi pensavamo di appendere le stelle in cielo per sempre…-

– ma la sera dopo sono cadute tutte-

Roby li ascoltava annuendo di tanto in tanto.

– E abbiamo bisogno del tuo aiuto-

– Di me? – domandò incredulo e lusingato Roby.

– Sì perché da soli non ce la facciamo a incollare tutte le stelle che siamo riusciti a mettere da parte.-

– Incollare? –

– Certo, di colla ne abbiamo in quantità, la zia Lori ne usa a quintali…
Ci mancano volontari per aiutarci ad appiccicare tutte le stelle in una sola notte. –

– E quando dovrebbe essere? –
– Sabato sera-
– questo sabato?-
Isacco e Galileo annuirono in copia.

– Bisogna assolutamente rimandare di qualche giorno, per ferragosto penso di riuscire a organizzarmi…-

-La mamma!- si ricordò ad un tratto Isacco
– Dobbiamo tornare immediatamente !-
– Tu, intanto, pensaci-

Roby non fece in tempo a rispondere che i due gemelli si erano presi per mano, avevano chiuso gli occhi ed erano scomparsi.

Immagine tratta dal sito:
http://associazionecassini.wordpress.com/2011/08/16/le-stelle-di-vincent/

5. PEPE E L’ AUTUNNO

Vasilij Kandinskij – Park St. Cloud in Autumn (1906)

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La storia del giorno: lunedì 22 settembre.
Dedicata a tutti coloro che si chiamano Maurizio.

Luigino chiese alla mamma:- Per favore, raccontami ancora di Pepe.-

La storia cominciò.

Quell’anno l’estate stava finendo senza essere mai esplosa: le belle giornate erano state poche e troppi i temporali che erano scoppiati irruenti.
Pepe non aveva più volato.

Nonostante le scuole avessero riaperto i loro battenti e le lezioni di musica fossero ricominciate, tutto era immobile.
Pepe aspettava l’autunno con trepidazione, anche se sembrava che niente potesse cambiare…

…poi si alzò il Vento.
Di notte, mentre tutti dormivano, iniziò a soffiare senza fare rumore.

Pepe si svegliò d’improvviso e corse alla finestra: tutto era buio e fermo, ma, aprendo i vetri, sentì sul viso un alito d’aria umida che sapeva di bosco.
Allora decise che doveva andare fuori a vedere: desiderò di volare, provò a sollevarsi e, ancora una volta, si trovò a galleggiare a poca distanza dal pavimento.

– Vieni con me –

Pepe si guardò intorno, ma non vide nessuno.
Si mise a cavalcare quel vento silenzioso e profumato di terra e di muschio.

– Vieni con me: questa notte ci divertiremo –

Senza fare rumore il vento apriva porte e frugava balconi e cortili, alla ricerca di secchi, secchielli e bacinelle che poi trascinava con sé nella sua folle corsa.
Pepe volava invisibile in mezzo a quella processione colorata, fino a quando giunsero in una fabbrica fuori città.

– Ci vuole giallo, tanto giallo-

E come i secchi impazziti dell’ “Apprendista stregone“, tutti i recipienti trafugati dalla città si gettarono per riempirsi nelle cisterne del colorificio, mentre il vento rideva con la sua voce dorata, ripetendo:

– Vieni con me: questa notte ci divertiremo a portare un po’ di allegria –

Poi, in fila indiana, come un serpentone variopinto, si riversarono per la campagna rovesciando colore, per ritornare alla fabbrica a tuffarsi e fare il pieno di giallo, e ancora, fino a quando la cisterna fu vuota.

L’ultimo giro, il più divertente, fu in città.
Il vento aprì porte e ripercorse cortili e balconi riportando secchi, secchielli e bacinelle, alla rifusa, dopo avere scrollato ogni traccia di giallo.

Stanchissimo Pepe rientrò dalla finestra e crollò a letto.

La mattina seguente, la città era un’esplosione di allegria: non solo i parchi e i giardini brillavano dell’oro delle foglie, ma balconi, cortili e persino alcune porte rilucevano di abbaglianti riflessi dorati.

Immagine tratta dal sito:

2. PAOLO e LULÙ

Henrique Matisse: Les Tours de Collioure – 1905
Olio su tela: 800 x 650
The Heremitage, St. Petersburg, Russia


La storia del giorno: mercoledì 27

La storia continuò.

Paolo era un fagottino dolcissimo: succhiava dal suo biberon, poi si addormentava in braccio felice ma, se Gina o Gigi tentavano di metterlo nel suo lettino, prima buttava via le coperte, poi emetteva ultrasuoni sempre più forti, che si trasformavano in vere e proprie urla disperate.

I neo genitori comprarono un marsupio per tenere il piccolo sempre con loro.

– Ogni giorno peggiora – disse Gigi a Gina – diventa sempre più pesante e non possiamo passare tutto il nostro  tempo a cullarlo –

In quel momento suonò il campanello: era Lulù, l’amica di Gina perennemente triste.

– Ciao, come state? Io malissimo – proseguì senza lasciare loro il tempo di rispondere – Questa notte non ho dormito per nulla:  avevo caldo,  non c’era nemmeno un filo d’aria. Questa mattina sono andata in ufficio senza voce: il telefono continuava a squillare e dovevo sforzarmi di parlare… e nessuno, dico nessuno che rispondeva al mio posto… –

Nonostante la raucedine, Lulù sembrava un fiume in piena, ma improvvisamente vide Paolo e si interruppe.

– Ma è un neonato quello che tieni in braccio, Gina?- e il mal di gola non le impedì di proseguire: – Dove l’hai trovato? L’hai portato dal dottore? magari ha i vermi! –

– Lulù: è un bambino, non un cane. Si chiama Paolo – le rispose gentilmente Gina – Vieni, ti garantisco che non ha i vermi – e le mise tra le braccia Paolo che si aggrappò alla camicia di Lulù come un cucciolo di koala.

Avvenne un piccolo miracolo: Lulù tacque di colpo, sospirò, strinse il bimbo a sé e sorrise.

Gigi e Gina non avevano mai visto Lulù perdere la sua espressione triste con la bocca eternamente rivolta all’ingiù: i suoi occhi ora splendevano mentre una dolce ninna nanna si formava dalle sue labbra.

Rimase con Paolo fino a quando venne buio.

– Posso tornare? – domandò mentre usciva.

– Certo, quando vuoi – risposero in coro Gigi e Gina ancora meravigliati dell’insolito umore di Lulù.

 

Il giorno dopo, terminato il lavoro, Lulù tornò e con lei c’era la sua collega Cate, sempre ansiosa e agitata che, muovendo le mani come farfalle impazzite, si avvicinò a Gina che teneva Paolo nel marsupio chiedendo: – E’ questo il bambino? –

Paolo le catturò le dita con le sue manine cicciottelle e la donna sospirò, mentre Gina si affrettava a trasferirle il pupo tra le braccia.

Anche questa volta, avvenne la trasformazione: le labbra di Cate si curvarono all’insù e un’insolita calma entrò in lei, portandole serenità e gioia.

Il giorno dopo, il campanello di Gigi e Gina iniziò a suonare già di mattina: tutti volevano provare almeno per pochi minuti la sensazione di tenere Paolo fra le braccia e dimenticare ogni problema in un bagno di serenità.

La voce si sparse per il paese e Gigi e Gina non ebbero più alcuna difficoltà a soddisfare la voglia di coccole del loro Paolo.

 

Immagine tratta dal sito: https://en.wikipedia.org/wiki/Henri_Matisse

 

ISACCO e GALILEO e le stelle cadenti

La Notte Stellata di Vincent Van Gogh

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La storia del giorno: mercoledì 12 agosto

Un giorno, alla scuola materna, la maestra aveva letto ai bambini la storia della SIGNORA CORRY, ( crf. MARY POPPINS di P.L. Travers volume 1) e Isacco e Galileo erano rimasti entusiasti nello scoprire che a Londra c’era una piccola pasticceria la cui proprietaria di giorno vendeva biscotti di pan pepato, “ogni pezzo cosparso di stelle dorate così fitte che lo stesso negozio sembrava illuminarsi lievemente al loro bagliore”, e di notte, munita di colla e di scala, andava ad appendere le stelle avanzate dai dolci mangiati, in cielo.

Purtroppo nella loro città non esisteva niente di simile, però quel sabato, quando Isacco e Galileo andarono al supermercato con il papà, videro sullo scaffale alcune confezioni di biscotti in promozione con una bustina di stelle dorate in omaggio.

Galileo, lesto, ne prese due sacchetti e li infilò nel mezzo del carrello, senza farsi vedere, e strizzò l’occhio, birichino, al fratello.

Il problema, a questo punto, era procurarsi la colla, ma Isacco, nel reparto cartoleria, riuscì a infilare assieme alla spesa, uno stick.

Alla cassa il papà pagò, senza accorgersi degli acquisti contrabbandati dai suoi figli.

Con la mamma a casa, fu molto più difficile far sparire il maltolto dai sacchetti e nasconderlo nella loro cameretta.
Il tempo rimase piovoso per tutta la settimana, i biscotti a poco a poco furono mangiati di notte dai due gemellini, mentre spiavano il cielo sempre buio e senza luna.
Finalmente la pioggia finì, venne la notte luminosa e stellata e Galileo decise di uscire e appendere le stelle in offerta con i biscotti.

Isacco, che aveva ascoltato attentamente la storia della SIGNORA CORRY, sapeva che bisognava andare “dove non c’erano case, ma solo erba e trifoglio” (crf. MARY POPPINS di P.L. Travers volume 1) e cercò di dissuadere il fratello.
” Di che cosa ti preoccupi, Isacco, qui la campagna é vicina”

” Ma se papà e mamma si accorgono che siamo scomparsi, moriranno di preoccupazione!”

“Vorrà dire che tu resterai qui a tranquillizzarli”

” Poi non hai la scala”

” Mi arrampicherò sugli alberi”

“Non sappiamo nemmeno se le stelle dei biscotti sono quelle giuste! Facciamo prima un esperimento, che ne pensi?”

“Andiamo sul terrazzo del tetto, dove la mamma va a stendere i panni d’estate, io so dove tiene le chiavi: il cielo lì si può toccare, ci sono i vasi di erba e trifoglio e non si vedono case perché sono tutte giù in basso.”

I due gemellini si misero le calze per non fare rumore e, armati di colla e stelle, partirono in spedizione.

All’inizio fu un disastro, poi compresero che il problema era lo stick. Così Isacco tornò in casa e trovò nello studio di papà un vasetto giallo provvisto di colla liquida e pennello.
Sprecarono un sacchetto di stelle, ma, finalmente, la prima si attaccò e scivolò verso l’alto, dove si mise a “brillare furiosamente spargendo raggi di scintillante luce dorata” (crf. MARY POPPINS di P.L. Travers volume 1).

Dopo che tutto il sacchetto rimase vuoto, Isacco e Galileo, soddisfatti, si stesero a guardare il cielo, che apparve ancora più scintillante, con le loro stelle che luccicavano come le palle luminose di un albero di Natale.

Isacco e Galileo si sentivano molto soddisfatti per essere riusciti ad appendere le stelle e non vedevano l’ora che scendesse nuovamente la sera per potere ammirare il loro operato.
Così, appena la mamma li mandò a dormire, corsero nella loro cameretta e si misero alla finestra per guardare il cielo che stava imbrunendo.

A poco a poco iniziarono a brillare mille lucine e, mentre i due gemellini stavano cercando di riconoscere le “loro” stelle, videro che da un punto della volta celeste, inesorabilmente, ad uno ad uno, gli astri luminosi si staccavano e cadevano, lasciando dietro di sé una scia, che, dopo alcuni istanti, scompariva.

Compresero immediatamente che a svanire erano proprio le stelle che avevano attaccato loro, la notte precedente e rimasero impotenti a guardare fino a quando scomparve anche l’ultima.

Sconsolati, andarono a letto.

Le stelle di Vincent Van Gogh
Vincent Van Gogh: La Notte Stellata sul Rodano
Olio su tela; 72,5 x 92 cm
Musée d’Orsay, Parigi

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Si avvicinava la notte del 10 agosto.

Per tutte le vacanze Isacco e Galileo, in attesa di realizzare il loro personale cielo stellato per San Lorenzo, avevano mangiato a colazione unicamente i biscotti in promozione con la bustina di stelle dorate in omaggio.

– Siamo solo noi due, come faremo ad appanderle tutte in una notte? – si domandava sconsolato Galileo.
– Possiamo coinvolgere Roby –
– Così saremo in tre: non cambierà molto!-

In spiaggia il loro amico non era ancora tornato, anche perché continuava a piovere; così quella sera i due gemellini si presero per mano, si concentrarono intensamente su Roby e chiusero gli occhi.

Quando li riaprirono si trovarono davanti al loro amico che, tutto solo, stava seduto sul letto a sfogliare un giornalino.

– Che bello, siete arrivati: pensavo proprio a voi. –
– Sei tornato: non ne eravamo sicuri. Sei in casa da solo?-
– Sono qui da ieri – mostrò il suo sorriso parzialmente sdentato – Non preoccupatevi, i miei genitori stanno giocando a carte con i loro amici e non ci sentiranno!-

– Non possiamo fermarci molto: la mamma fra poco andrà a controllare se stiamo dormendo.-

– Fra qualche giorno sarà la notte delle stelle cadenti…- iniziò Isacco
– Caspita, conoscete un sacco di cose su quello che accade in cielo- lo interruppe Roby, non ancora del tutto convinto che Isacco e Galileo fossero due bambini reali e non il frutto della sua immaginazione.
– e noi abbiamo scoperto come si fa a fare le stelle cadenti…
– Cioè – puntualizzò Galileo – noi pensavamo di appendere le stelle in cielo per sempre…-
– ma la sera dopo sono cadute tutte-
Roby li ascoltava annuendo di tanto in tanto.
– E abbiamo bisogno del tuo aiuto-
– Di me? – domandò incredulo e lusingato Roby.
– Sì perché da soli non ce la facciamo a incollare tutte le stelle che siamo riusciti a mettere da parte.-
– Incollare? –
– Certo, di colla ne abbiamo in quantità, la zia Lori ne usa a quintali…
Ci mancano volontari per aiutarci ad appiccicare tutte le stelle in una sola notte. –

– E quando dovrebbe essere? –

– Sabato sera-

– questo sabato?-

Isacco e Galileo annuirono in copia.

– Bisogna assolutamente rimandare di qualche giorno, per ferragosto penso di riuscire a organizzarmi…-

-La mamma!- si ricordò ad un tratto Isacco

– Dobbiamo tornare immediatamente! –

– Tu, intanto, pensaci-

Roby non fece in tempo a rispondere che i due gemelli si erano presi per mano, avevano chiuso gli occhi ed erano scomparsi.

Joan Miró: La Scala della fuga – 1940
Tempera su carta 38×46 cm.
New York: Collezione privata.
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Finalmente aveva smesso di piovere così Galileo e Isacco si incontrarono in spiaggia con Roby, che, mangiando quasi le parole per la fretta, li informò:

– In occasione di ferragosto ho ottenuto il permesso di ospitare tre miei compagni del campo estivo – si fermò a prendere fiato, aspettando un commento entusiasta da parte dei due fratelli, poi proseguì: – arriveranno domani.-

– Perfetto – si complimentò Isacco – adesso ci resta solo da decidere come faremo ad andare “dove non ci sono case, ma solo erba e trifoglio” (crf. MARY POPPINS di P.L. Travers volume 1)
– Nessun problema, – intervenne ancora Roby con un gran sorriso -nascosto nella siepe della mia terrazza, c’è un cancello che porta direttamente sui prati –

I due gemelli gli ricambiarono il sorriso:
– Cercheremo di arrivare domani verso mezzanotte, con la colla e le stelle; voi aspettateci svegli! – poi si affrettarono a raggiungere la zia Lori che li stava già richiamando a gran voce.

Il 14 agosto il tempo non passava mai.

Dopo cena i due gemelli si ritirarono in camera loro prima del solito.

Anche a casa di Roby i bambini andarono a dormire presto, bisbigliando eccitati, non ancora convinti dell’avventura che li attendeva quella notte.

Quando la anche l’ultima luce fu spenta, Isacco e Galileo accostarono l’orecchio alla porta della stanza della zia Lori e udirono il suo respiro pesante.
” Ti sei ricordato di mettere due cuscini sotto al lenzuolo al nostro posto?”

” Tutto fatto”

” Io ho preso la colla e le stelle”

Quindi, tenendosi per mano, si concentrarono intensamente su Roby e chiusero gli occhi.

Quando li riaprirono, ancora una volta, si trovarono davanti al loro amico in compagnia di tre bambini che li guardarono con la bocca spalancata.

– Marco, Paolo e Luca – li presentò velocemente Roby – Ecco, anche noi siamo pronti.-

Senza alcun indugio, si pose in testa al gruppo e li condusse tutti in fila indiana fuori dalla stanza fino al soggiorno. Trattenendo il respiro, aprì la porta finestra e i fuggitivi scivolarono sul terrazzo senza emettere alcun suono; poi Roby spinse il cancello nascosto dietro la siepe e i sei bambinifurono finalmente nel prato.

Galileo e Isacco si misero immediatamente al lavoro e, grazie alla passata esperienza, in un attimo la prima stella si attaccò e scivolò verso l’alto, dove si mise a “brillare furiosamente spargendo raggi di scintillante luce dorata” (crf. MARY POPPINS di P.L. Travers volume 1).

Ancora increduli, Marco, Paolo e Luca, dopo avere osservato attentamente, non persero tempo e spennellarono la colla sulle stelle dorate in promozione coi biscotti -collezionate nell’estate dai due gemelli – per passarle a Roby che collaborava spalla a spalla con Galileo e Isacco.

In breve tempo, il sacchetto fu vuoto e tutti i bambini, soddisfatti, si stesero a guardare il cielo, che apparve ancora più scintillante, con le loro stelle che luccicavano come le palle luminose di un albero di Natale.

I due gemelli furono i primi a parlare:

– Adesso dobbiamo scappare, prima che la zia sia accorga che non siamo più nei nostri letti.-

Insieme varcarono il cancello nella siepe: Roby, Marco, Paolo e Luca in fila indiana si diressero verso la porta finestra del terrazzo ancora socchiusa, mentre Isacco e Galileo si prendevano per mano, chiudevano gli occhi e scomparivano.

La sera di ferragosto si ritrovarono tutti in spiaggia, accompagnati dalle loro famiglie, per assistere ai tradizionali fuochi d’artificio.

Terminato lo spettacolo, quando erano ancora tutti insieme e si scambiavano chiacchiere e auguri, Roby esclamò:

– Guardate là, dove il cielo é più luminoso! –

– Stelle cadenti! – osservò la zia Lori stupita

– Mai viste così tante!-

– Sono più numerose che nella notte di S.Lorenzo!-
Tutta la spiaggia era ormai intenta a guardare in su, verso il punto della volta celeste, dove, inesorabilmente, ad uno ad uno, gli astri luminosi si staccavano e cadevano, lasciando dietro di sé una scia, che, dopo alcuni istanti, scompariva.

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