LA NOTTE DI NATALE

LE STORIE DELL’AVVENTO. 5

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La storia del giorno 25 dicembre.

Buon Natale da Romeo, Aria, Queen, Isacco, Galileo, Roby, Gaia, Diana, Pepe, Pluf, Chicco, Due Denti e gli Sdentati,
grazie per avere condiviso le loro avventure.

Era la notte del 24 dicembre.

Pepe scivolò fuori dalla finestra e, ancora una volta, fu sollevato dalle note dorate in un turbinio di colore; trasportato veloce sulla spuma luminosa, fu depositato dolcemente sul prato di trifoglio, dove le slitte attendevano di essere caricate. Il pianoforte era lì, appena sotto la stella cometa che due gemelli avevano appeso con i loro amici.

Iniziò a suonare la musica che gli aveva insegnato il suo maestro e i bambini in pigiama arrivarono a piccoli gruppi , avvolti in calde coperte rosse: erano carichi di doni e unirono il loro canto alle note festose del pianoforte.
Pepe emise un sospiro di gioia, mentre le sue dita scivolavano sempre più sicure sui tasti.

Giunse Diana ,abbracciando il suo piccolo orso Taddy e con tutti i bambini che nelle notti precedenti avevano partecipato nei loro sogni alla confezione dei pacchi.

Arrivarono Isacco e Galileo sul loro valigione bianco, portando Roby, Marco, Paolo, Luca e Gaia che indossava i suoi occhiali arancioni, più fulgidi alla luce della cometa.

Infine arrivarono le renne con Romeo, Aria e Queen.

Aria corse verso Pepe e vide, accanto al pianoforte, un bellissimo albero decorato. Spalancò gli occhi: ogni pallina era una “bolla nanna” e ognuna di esse conteneva uno Sdentato; nella più grande, al centro, Due Denti stava dormendo. Aria sospirò di gioia e Due Denti le fece l’occhiolino, poi continuò a succhiare e tornò a sognare.

Le renne vennero attaccate alle slitte, ormai cariche di doni.

– Perché non nevica? – domandò ad alta voce Queen.

I canti si interruppero.

Si udì una voce nel silenzio: – Ci vuole Pluf –

– Diana, Taddy, presto andate nella grotta, entrate dalla colonna con i lampi e prelevate il bambino che troverete –

In un battito di ciglia, Diana ricomparve trascinando uno stupitissimo Pluf.

– Che cosa succede? Dove sono?-

– Devi fare nevicare, Subito! – lo incalzò immediatamente Queen –

– Nevicare? Ma io so soltanto fare scoppiare i temporali e adesso non sono nemmeno arrabbiato! Qui è così bello! –

Aria lo prese per mano: gli mostrò la cometa e gli presentò i gemelli, lo condusse davanti all’albero di Natale e gli fece vedere i bambini addormentati nelle bolle nanna; quindi lo presentò a Pepe che lo fece sedere accanto a sé, mentre una musica dolcissima sgorgava dalle sue dita.

Allora tutti i bambini ripresero a cantare e Plof venne travolto dalla loro dolcezza; la sua gioia crebbe fino a quando dal cielo incominciarono a volteggiare, danzando con le note, candidi fiocchi di neve.

Si udì il suono di mille campanelle e, finalmente, le renne balzarono con le loro slitte cariche di doni, mentre i bambini si dileguavano per ritrovarsi nei propri lettini.

La mattina di Natale, Pepe corse a controllare sotto l’albero se la slitta fosse passata anche da lui e rimase senza fiato quando vide il pianoforte che aveva suonato nelle notti di avvento, mentre nei suoi occhi si accesero mille stelle di felicità.

Queen si svegliò tardi e, dopo aver aperto pacchi di tutte le dimensioni, trovò uno scatolino rosso, nascosto sotto l’albero: lo scartò svogliatamente, poi rimase senza fiato: dentro c’era una collana di filo e perline.

Immagine tratta dal sito: http://www.sconfinamenti.net/blog/archives/3725

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7. DIANA E I PREPARATIVI PER NATALE.

Gustav Klimt: Die Sonnenblume (I girasoli) – 1906-07
olio su tela 110 x 110 cm
Collezione privata

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LE STORIE DELL’AVVENTO .2

La storia del giorno: lunedì 15 dicembre

Diana dormiva sempre più spesso senza ricorrere alla protezione del suo acchiappasogni e diventava ogni volta più brava a affrontare e sconfiggere gli incubi in cui si imbatteva, aiutata quasi sempre dal suo orso Taddy.

Si avvicinava il Natale e l’allegria era nell’aria. Senza alcun timore, Diana, abbracciando forte il suo orsetto di peluche, si mise a dormire.
Dopo poco entrò nella grotta. Taddy era con lei e appariva come un piccolo cucciolo inoffensivo, per cui la ragazzina fu colta impreparata quando l’orsetto, senza nemmeno lasciarle il tempo di guardarsi attorno, la spinse verso una colonna verde e blu.

Diana fu catapultata nel mezzo di uno stanzone brulicante dì attività e di giocattoli.
Orologi a pendolo di ogni forma e colore ticchettavano appesi alle pareti in un’allegra confusione.

– Vieni – le disse un ragazzino senza smettere di impacchettare doni.
– Abbiamo bisogno di altri aiutanti –

Diana si guardò intorno e chiese: – Che cosa devo fare? –

– Il tuo compito consiste nel trovare i bambini che hanno paura di non ricevere niente per Natale e portarli qui –

Diana, che già si era immaginata di doversi cimentare nella preparazione dei regali, rimase senza parole.

– Taddy ti aiuterà – proseguì il ragazzo.
– Vai alla grotta, e lasciati guidare dal tuo orso –

In un battere di ciglia Diana tornò alla colonna verde e blu e udì distintamente i sospiri di un bimbo. Taddy si diresse sicuro verso la stalattite accanto.

Sbucarono in un prato, dove un bambino stava correndo, inseguito da una folla di bambole dal ghigno terrificante e dai capelli mozzati.
Taddy scese in campo e spalancò le fauci, provocando il panico, mentre Diana approfittò della confusione per acchiappare il ragazzino, in mezzo al fuggi fuggi generale.

– Che cosa sta succedendo?- gli domandò non appena riuscì a calmarlo.

– Non lo so, voglio tornare a casa!-

Diana lo prese per mano e l’attimo dopo erano nella cameretta di Paolo.
Taddy estrasse da sotto il letto del bambino una bambola dai capelli massacrati da un parrucchiere totalmente incapace.

– Sei stato tu?- chiese Diana.

– È la bambola di quella noiosa di mia sorella che oggi mi ha fatto veramente arrabbiare. Così, senza farmi vedere, le ho portato via il suo giocattolo preferito, e ..ZAC…ho tagliato le lunghe chiome.
Mi era sembrato un bellissimo scherzo – poi cogliendo lo sguardo di Diana, proseguì in un fiato: – ok, una vendetta perfetta. Quando è stata ora di andare a dormire, però, ho pensato che tra poco sarà Natale e non troverò più niente sotto l’albero…- guardò Diana.

La bambina gli prese ancora una volta la mano e gli ordinò:
– Chiudi gli occhi- e lo portò nello stanzone affollato in cui fervevano i preparativi.

– Ecco un nuovo aiutante –

Paolo fu immediatamente messo al lavoro, mentre Diana tornava nella sua grotta per reclutare altri bambini.
Intanto le note di un pianoforte trillavano luminose e infondevano vivacità e allegria al ritmo dei bambini intenti alla preparazione dei doni.

Quando tutti gli orologi a pendolo si misero a suonare contemporaneamente con un fracasso assordante, i bambini si dileguarono.

Paolo alla mattina si svegliò e cercò sotto al letto la bambola che aveva rovinato e nascosto nel pomeriggio: la trovò come nuova, coi lunghi capelli fluenti che ricadevano in morbidi boccoli. Allora si ricordò dello strano sogno e, ancora incredulo, canticchiando la riportò in bella mostra nella camera dove sua sorella stava ancora dormendo.

Immagine tratta dal sito:
http://www.artdreamguide.com/_arti/klimt/_opus/611.htm

6. DIANA e LA NONNA.

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Vincent Van Gogh: La camera da letto di Vincent ad Arles
Olio su tela: 72.0 x 90.0 cm.
Arles: Ottobre, 1888
Amsterdam: Van Gogh Museum

La storia del giorno: martedì 16 settembre.

Dedicato alla nonna di Diana con l’augurio che si rimetta presto in piena forma.

Luigino chiese alla mamma:- Per favore, raccontami ancora di Diana.-

La storia cominciò.

La nonna di Diana, cadendo, si era infortunata al polso e la bambina accompagnò la mamma a trovarla, per vedere come stava e per assicurarsi che non le mancasse niente.

Appena arrivate, dopo gli abbracci di rito, la mamma si impossessò della cucina e Diana ne approfittò immediatamente per rifugiarsi nella stanza della nonna che, scompigliandole i capelli, le chiese:
– Raccontami di Taddy-

– Nonna, come fai a sapere sempre tutto? – fece un respiro profondo e proseguì in un sol fiato:
– La prima volta che ho incontrato l’ orso Taddy ne ho avuto una grande paura, ma poi …ecco che si è trasformato in un tenerissimo cucciolo …per tornare minaccioso nei momenti di pericolo. – sospirò:
– Non so ancora se devo temerlo oppure considerarlo amico.-

– È un compagno, che ti aiuta ad affrontare il mondo dei sogni.
Anch’io ne ho uno, guarda – e le mostrò, accoccolato ai piedi del letto, il peluche di un cane Gran S.Bernardo, completo di fiaschetta.

– Mi sta accanto da tantissimo tempo: è arrivato all’improvviso, compare e scompare, ma è sempre presente quando devo soccorrere le persone che si sono perse nei sogni e non riescono più a trovare la strada.-
– Sai, iniziò a pensare che tu, con l’aiuto di Taddy, ti troverai molto più spesso di quanto desideri a difendere coloro che si imbattono nei più disperati pericoli, provocati dai loro stessi sogni.-

– Come mi è capitato con Lucy l’ultima volta?-

La nonna arricciò le labbra in una risata sorniona :- Vedrai, ogni volta sarà diverso: non saprai mai che cosa ti troverai davanti…-

– Non sono sicura che mi piaccia, forse tornerò a dormire con il mio acchiappasogni!-

La nonna si limitò a sorridere e a scuotere la testa.

Immagine tratta dal sito: http://www.vggallery.com/international/italian/painting/p_0482.htm

5. DIANA E LUCY

Maurice de Vlaminck: El castañal en Chatou, 1905.
© Maurice de Vlaminck, VEGAP, Barcelona 2009.

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La storia del giorno: mercoledì 2 luglio.

Luigino era guarito e aveva scorrazzato avanti e indietro tutto il pomeriggio. Per farlo riposare un attimo, la mamma si mise a raccontagli una nuova avventura di Diana.

La storia cominciò.

Passarono molte notti prima che Diana osasse lasciare il suo acchiappasogni nel cassetto.
Quella sera la ragazzina si decise e, abbracciando forte il suo orsetto di peluche, si mise a dormire.

Dopo poco entrò nella grotta. Taddy era con lei e appariva come un piccolo cucciolo inoffensivo.
Diana si aggirò pensierosa fra le colonne: questa volta voleva scegliere un bel sogno tranquillo.

Improvvisamente, Taddy iniziò a crescere, mentre una stalattite si mise a brillare, lampeggiando come una sirena.
Incautamente, Diana la toccò e si trovò in un bosco che non conosceva.

Di fronte a lei vide la sua amica Lucy, con gli occhi colmi di lacrime e lo sguardo atterrito.

– Diana, grazie al cielo sei qui; da dove sei spuntata?- poi continuò, senza darle il tempo di rispondere:
– Ero a passeggio con i miei genitori e mi sono persa – e le scappò un singhiozzo:
– Tutto intorno sento dei rumori inquietanti –

Diana l’abbracciò.
Proprio in quel momento Taddy apparve, grosso e minaccioso.

– Aiuto!- gridò Lucy.

– È un mio amico, è qui per difenderci!- cercò di tranquillizzarla Diana tenendola stretta, anche se non era ancora del tutto sicura delle intenzioni dell’orso.
– Adesso troveremo la strada di casa-

Risuonò un ruggito: si immobilizzarono tutti e tre.

– Ma dove stavi passeggiando con i tuoi genitori, si può sapere? Nella giungla?-

Lucy esitò:
– Non mi ricordo- piagnucolò

Taddy aveva drizzato le orecchie e si guardava intorno.
Videro una grande ombra nera avanzare a balzi.

– Una pantera?-

L’orso si erse ancora più maestoso sulle due zampe posteriori e spalancò le fauci in direzione del felino.
Ci fu un ultimo ruggito e poi la pantera si allontanò.

Le due bambine ripresero a respirare e guardarono Taddy, che, svanito il pericolo, incominciò a rimpicciolire fino a tornare delle dimensioni del più innocuo dei cuccioli.

Diana, prendendolo in braccio, si rivolse a Lucy:

– Dove dobbiamo andare?-

– Non lo so, mi sono persa!-

e mentre parlava, il bosco attorno a loro scomparve e si ritrovarono all’interno della casa nell’albero dei loro giochi.

Lucy era seduta al tavolo, china su una pigna di libri scolastici.

– Meno male che ci sei anche tu, Diana: come faremo a studiare tutto per domani?-

– Ma siamo in vacanza….-

– Non cercare di convincermi a giocare – alzò gli occhi dal libro- con il tuo orsetto: domani c’è l’interrogazione su tutto il programma!-

A questo punto Diana decise di abbandonare l’amica ai suoi sogni e ritornò alla sua grotta borbottando:” Dovrò consigliare a Lucy di mangiare meno pesante la sera“; si diresse verso la colonna dell’uscita, la sfiorò e fu di nuovo nel suo letto.

Immagine tratta dal sito: http://www.artslant.com/no/articles/show/7560

4. DIANA E TADDY

Wassily Kandinsky: Studio per case sulla collina -1909

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La storia del giorno: giovedì 5 maggio.

Il papà di Luigino stava lavorando e aveva chiesto di non fare troppo rumore perché aveva bisogno di concentrarsi. La mamma, allora, decise di raccontare al bambino una nuova avventura di Diana.

La storia cominciò.

Diana aveva lasciato passare un bel po’ di notti prima di avventurarsi ancora nella sua grotta, anche se incominciava a sentirsi più sicura nel mondo dei sogni.

Abbandonato il suo acchiappasogni sul comodino, si addormentò e dopo poco stava camminando nel solito bosco. Senza esitare, entrò e si diresse verso le stalattiti.

Improvvisamente dall’ombra uscì un grosso orso dalle fauci spalancate.
Diana urlò con tutto il fiato che aveva in gola e toccò la colonna a lei più vicina.

Si guardò intorno ancora stordita. Per un attimo aveva sperato di ritrovarsi nel suo letto, ma era nella sua città, che, anche questa volta, le appariva diversa.

Sentì alle sue spalle un rumore e si voltò di scatto, temendo di essere stata seguita dall’orso.
Era un bambino che non conosceva.

– Vieni con me – le disse.

Ancora stordita, Diana lo seguì per una via che le era completamente estranea e anche le case erano più basse di come avrebbero dovuto essere.

– Entra – Il bambino le indicò una porta e scomparve.

Voglio svegliarmi” pensò Diana e aprì l’uscio.

Era ancora nella grotta.
Una parete di vetro la separava dall’orso.

Desiderò un fucile, ma quando improvvisamente se ne trovò uno in mano, non seppe che farsene e l’arma svanì.

Si girò per uscire, si incamminò per la strada, ma, dopo pochi passi, era ancora davanti alla stessa porta.
Si fece coraggio: l’orso era lì.

Allora si ricordò di essere in un sogno dove tutto era possibile: pensò : “ È solo un piccolo cucciolo spaventato”

Chiuse gli occhi e, quando li riaprì, davanti a lei c’era un orsetto arruffato.
Varcò la parete di vetro.

– Hai fame? – gli chiese e nelle sue mani comparve una ciotola ricolma di miele.

Dopo averlo saziato, l’accarezzò a lungo.

– Mi ricordi Taddy, il peluche con cui giocavo da piccola-

Ora Diana non aveva più paura e si diresse verso la colonna dell’uscita, la sfiorò e fu di nuovo nel suo letto.

Il mattino dopo, la sua mamma, quando andò a svegliarla, la trovò abbracciata a un piccolo orso di peluche.

Immagine tratta dal sito: http://www.visiteguidatemilano.com/visita-guidata-alla-mostra-vassily-kandinsky/

3. DIANA a scuola

Maurice de Vlaminck: Restaurant de la Machine a Bougival, ca.1905.
Photograph by Sharon Mollerus, Creative Commons licensed

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La storia del giorno: domenica 18 maggio.

Luigino si annoiava: il papà si era portato del lavoro a casa proprio di domenica pomeriggio, quando avevano programmato la gita allo zoo. La mamma, per tenere il bambino zitto e calmo, decise di raccontargli una nuova avventura di Diana.

La storia cominciò.

La nonna era partita e Diana, pur non vedendo l’ora di rientrare nella sua grotta dei sogni, per tutta la settimana aveva dormito protetta dall’acchiappasogni. Senza la presenza rassicurante della nonna, non riusciva a vincere la paura di incappare in un incubo.

Quel venerdì c’era la luna alta in cielo e la ragazzina si decise finalmente a lasciare il talismano nel cassetto.

Si addormentò e dopo poco stava camminando nel solito bosco.
Si diresse verso la sua grotta ed entrò. Per un attimo, si fermò indecisa davanti alla colonna che conduceva alla casa nell’albero, poi notò una stalattite che emanava una morbida luce rosata.

La toccò e si scoprì a vagare per le vie di quella che sapeva essere la sua città, anche se appariva completamente diversa e irriconoscibile: cercava la sua scuola e non la trovava.

Si mise a correre, ma non avanzava che di pochi passi alla volta. Fu presa dal panico, fino a quando si ricordò di essere in un sogno dove tutto era possibile: pensò : ” voglio arrivare a scuola“.

Chiuse gli occhi e, quando li riaprì, era nella sua aula. Sulla lavagna riconobbe l’espressione di matematica affrontata quella mattina all’ultima ora.

Diana si mise a percorrere i corridoi in un’atmosfera irreale: ogni tanto incrociava altri alunni, ritornati a scuola in sogno.

Poi vide il suo papà, con uno zaino sulle spalle e un’ espressione che non riconobbe.
– Papà?-
Lo raggiunse e le sembrò sollevato nell’incontrarla. Le chiese:

– Sai in quale aula ci sono gli esami della terza A? Sono in ritardo e non trovo nessuno.-

– Terza A?-

-Sei una privatista? Non mi ricordo di te…- la osservò meglio – però hai un’aria familiare.-

Un attimo dopo, erano seduti vicini di banco in una classe gremita di studenti, in cui un’insegnante a lei sconosciuta stava dettando un problema di matematica.
Diana iniziò a scrivere la risoluzione, mentre il suo papà stava ancora rileggendo il testo, mordicchiando la penna.

– Come si fa?- le bisbigliò- Ho un vuoto tremendo-
– Aspetta, termino e te lo passo-
– Attenta a non farti beccare!-

Diana desiderò che il foglio con il problema risolto finisse sul banco del suo papà e, quando si girò verso di lui, vide che lo aveva ricevuto ed era intento a copiare.

Un battito di ciglia ed erano fuori dalla scuola, ancora insieme.

– Grazie – le disse il papà – non ce l’avrei fatta senza il tuo aiuto – e scomparve.

La città adesso brillava di colori vividi e le strade erano ricoperte di fiori colorati.
Diana passeggiò rilassata e soddisfatta. Ora non aveva più paura e ritornò alla sua grotta, si diresse verso la colonna dell’uscita, la sfiorò e fu di nuovo nel suo letto.

La mattina dopo, incontrò il papà in cucina, intento a bere il caffè. La guardò con un’espressione assorta e le disse:

– Questa notte ho fatto uno strano sogno, non me lo ricordo bene: ero tornato a scuola e , pensa un po’, c’eri tu come mia vicina di banco!-

Le diede una pacca sulla spalla e poi si mangiò un biscotto.

Immagine tratta da:
http://www.artcyclopedia.com/artists/vlaminck_maurice_de.html
http://www.flickr.com/photos/clairity/tags/museedorsay/

2. DIANA e la grotta

Paul Cézanne: Bosco con rocce 1895 ca.
Olio su tela cm 48,5 x 59,5
Kunsthaus di Zurigo.

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La storia del giorno: sabato 3 maggio.
Luigino doveva fare le inalazioni e proprio non voleva stare fermo tutto quel tempo, attaccato alla macchina dell’aerosol. Allora la mamma decise di raccontargli ancora di Diana.

La storia incominciò.

Quando Diana tornò dalla gita, trovò ad accoglierla la famiglia al completo. Dopo aver mangiato tutti insieme, la nonna la accompagnò nella sua cameretta e le disse:

– Hai corso un grosso rischio ieri, quando hai deciso di dormire senza acchiappasogni-
Diana arrossì: – Come l’hai saputo?-
– Tesoro, non ti ricordi che sono venuta a portarti via dal bosco?-
– Allora eri proprio tu?-
La nonna sorrise:- Questa notte mi fermerò qui io con te e non avrai bisogno del tuo talismano.-

Diana finalmente si addormentò e si trovò a vagare fra i soliti pioppi. Dopo pochi metri la nonna l’affiancò.

– Stammi vicina; vedi quelle rocce laggiù? Ci sei mai stata?-
La ragazzina scosse il capo.
– Quello è il tuo rifugio: qualsiasi cosa ti accada qui, se vuoi svegliarti, corri nella grotta e ti ritroverai nel tuo letto; vieni.-

Le rocce apparivano quasi blu all’ombra della foresta. Entrarono e rimasero abbagliate dalle stalattiti di cristallo che sostenevano la volta di pietra.

– Attenta- continuò la nonna- se tocchi la prima colonna ti sveglierai, mentre ognuna delle altre ti porterà in un sogno diverso.-

Diana si avvicinò a un pilastro e si vide rispecchiata in mille immagini.
– Dammi la mano e prova- le suggerì la nonna.

Sbucarono in una stanza completamente intagliata nel legno. Diana corse alla finestra e comprese che quella casa era costruita dentro a un enorme tronco di un albero.

– La riconosco – esclamò Diana – è proprio quella in cui immaginavo di giocare con Lucy!- e in quel momento la sua amica entrò nella stanza.
– Nonna è proprio Lucy?-
– Certo, l’hai appena chiamata nel tuo sogno-

Le due ragazze si misero ad esplorare tutto intorno e videro una scala per salire sulla torretta, in mezzo alle fronde della vecchia quercia.
Quando furono in cima, sopra di loro gli alberi si innalzavano a coprire il cielo.

– Nonna, più in alto deve essere bellissimo!-
– Allora vola!-
– Come faccio, senza polvere di fata, senza ombrello…-
-… e senza scopa!!! Puoi: sei in un sogno, basta desiderarlo!- la interruppe la nonna ridendo.

Le due ragazze si librarono fra le foglie, fino a raggiungere gli ultimi rami.

Improvvisamente Lucy scomparve: l’attimo prima era seduta accanto all’amica a contemplare una mamma scoiattolo allattare i suoi piccoli nel nido, subito dopo non c’era più.

– Nonna, che cosa ho fatto, non mi ha nemmeno salutato!-
– È ritornata nei suoi sogni!-
– Vieni: rientriamo anche noi. Adesso immaginati la tua grotta.-

In un battito di ciglia raggiunsero la stalattite da cui erano partite. Diana si diresse verso la colonna dell’uscita, la sfiorò e fu di nuovo nel suo letto.

Immagine tratta dal sito: http://web.tiscali.it/liocornus/galleria1.htm