16. DUE DENTI e il mostro della bolla argento.

Lucio Fontana: Le chiese di Venezia – 1961 Acrilico su tela cm. 150 x 150.  

La storia del giorno: giovedì 25 giugno

Due Denti dormiva sonni irrequieti da quando aveva quasi perso Rossa e Oro nella bolla argento.

Così, non appena fu svegliato dal tintinnare di mille campanacci, lesto, uscì dalla sua bolla nanna: davanti a lui ondeggiava una bolla argento che riluceva di cupi riflessi.

Con un sonoro plop entrò: nel centro si stagliava il medesimo albero argentato sui cui rami avevano dondolato campanelle al posto dei fiori; ora, fra le fronde, pendevano rumorosi campanacci e diffondevano un suono che sembrava diventare sempre più grave.  Due Denti prese la piccola chiave dorata che aveva sottratto di nascosto a Rossa e la rigirò nella serratura della botola.

Emise un gran respiro: – Sono Due Denti – disse ad alta voce – e non posso lasciare che un mostro minacci gli Sdentati!-

Quindi iniziò lentamente ad aprire.

Tutto era buio e sapeva di terra.

– Sono Due Denti – disse, ancora sulla soglia, tenendo saldamente sollevata la botola sopra la sua testa.

Nessuna risposta giunse dal profondo.

Allora il bimbo lanciò un sassolino d’oro, ricordo di una bolla avventura, che rotolò nel ventre della grotta.

In quel momento ci fu un boato e la terra tremò. Si udì una voce cavernosa: – Oro, sento odore di oro –

– Chi sei?- incalzò Due Denti.

– Chi sei tu, piuttosto: come hai osato entrare?….mmm… Sento che mi hai portato dell’oro! – e una zampa enorme si allungò verso l’alto.

– Io sono Due Denti e tu chi sei? – ripeté il bambino

– Portami altro oro! – Tuonò ancora la voce.

– Chi sei?-

– Oro, voglio altro oro!-

– Ma che cosa te ne farai?-

– Hai mai annusato l’oro, tu, piccolo mostriciattolo?!-

Due Denti non osava avvicinarsi alla voce, per paura che l’uscio si richiudesse dietro di sé, imprigionandolo assieme al mostro, senza via di uscita.

– Fatti vedere! – intimò

– Come osi darmi ordini? Portami altro oro!-

Due Denti spinse in alto la botola e disse:

– Dimmi chi sei o io me ne andrò-

Silenzio; poi, ancora una volta ci fu un boato e la terra tremò.

Due Denti iniziò a rotolare verso il basso, mentre il buio si faceva più fitto e la via di fuga alle sue spalle scompariva con un tonfo.

– Pensavi di essere il più furbo, vero?- tuonò la voce.

– Che cosa sei?- domandò Due Denti – Perché ti nascondi? Di chi hai paura? – lo provocò ancora.

– Hai mai annusato l’oro, piccolo mostriciattolo?- Silenzio – Allora non sai proprio niente! – e mentre parlava, la sua zampa enorme trascinò verso il fondo il sassolino lanciato da Due Denti.

Il bambino ebbe l’impressione di venire improvvisamente risucchiato in basso e di finire molto, ma molto vicino alle narici del mostro che si era messo ad annusare la pepita.

– Ah, ascolta, mostriciattolo, la terra riprende a tremare… funziona! –

– Che cosa? – domandò Due Denti, ansioso di capire – tu annusi l’oro e…

– …e l’albero che mi tiene prigioniero si indebolisce: un po’ alla volta le campanelle diventeranno campane sempre più grosse e stonate, fino a quando saranno troppo pesanti… – proseguì la voce cavernosa, senza prendere fiato – …i rami si spezzeranno, l’albero morirà e io non sarò più prigioniero delle sue radici – urlò quindi, trionfante.

Il bambino teneva ancora stretta tra le dita la chiave per aprire la botola: ormai aveva raccolto le informazioni che gli servivano.

Doveva scappare, raggiungere l’albero e finalmente uscire dalla bolla argento, ma prima ERA INDISPENSABILE recuperare tutto l’oro in possesso del mostro.

Due Denti decise di rischiare: si buttò nella direzione del grosso artiglio uncinato, agitando il pugno in cui aveva nascosto la chiavina d’oro, provocando bagliori dorati.

La zampaccia si aprì per ghermire anche quel tesoro e il bimbo, lesto, ne approfittò per rubare i sassi incriminati, custoditi fra gli artigli.

Due Denti in un lampo risalì fino alla botola, mentre la terra tremava e la voce urlava impotente.

Senza alcuna esitazione, girò la chiave nella serratura, si ritrovò fuori, e sigillò ogni apertura.

Quindi uscì dalla bolla argento, si impossessò della sua bolla nanna e, ancora stringendo il suo bottino, crollò a dormire.

Immagine tratta dal sito: http://www.news-art.it/news/in-vendita-due-capolavori-di-lucio-fontana.htm

 

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