5. DUE DENTI E SENAPE

La storia del giorno: venerdì 14 marzo

Venerdì sera Marina era molto noiosa. Era andata in camera da brava, ma dopo cinque minuti già chiamava la mamma per farsi rimboccare le coperte, dopo altri cinque perché aveva sete, dopo altri cinque perché aveva caldo. Dopo essere stata chiamata la quarta volta, la mamma, stanca di andare avanti e indietro, si sedette sul suo letto e si mise a raccontare.

La storia cominciò

DUE DENTI si svegliò improvvisamente e si guardò intorno per capire il perché.

Uscì dalla sua bolla-nanna e vide che Rossa si stava agitando frenetica . Non appena DUE DENTI la tirò fuori dalla bolla-nanna, la bimba si diresse impaziente verso una bolla gialla nata dalle note del pianoforte.

Con un sonoro plop entrano e si trovarono circondati da morbida sabbia.

– Cosa ti é venuto in mente, – la sgridò DUE DENTI – non ci si può infilare a caso nella prima avventura che ti capita! Non si sa mai in che cosa ci si può imbattere quando le bolle si sono formate dal piano!-
– Ero stanca di dormire!-

Si guardarono intorno e notarono un bimbo dello stesso colore della sabbia intento a scavare.

– Cosa stai facendo?- gli domandò Rossa
Il bambino continuò il suo gioco senza neppure alzare lo sguardo.
– Costruisci una torre? – gli chiese DUE DENTI.
Il bimbo annuì.
Rossa, indispettita si rivolse a DUE DENTI:
– Ma quello è un buco!-
– Prima si fanno le fondamenta…dai vieni qui, così aiutiamo anche noi.-, poi, rivolto al bimbo, aggiunse: – Io sono DUE DENTI, lei é Rossa.-
– e tu ti chiami SENAPE – proseguì poiché l’altro continuava a tacere.

In poco tempo la torre fu innalzata, completa di merli.
Senape con l’indice disegnò la porta e la costruzione di sabbia iniziò a crescere fino a quando fu grande abbastanza per farli entrare.
Dentro era fresco e il pavimento saliva a spirale.
I tre bambini in fila indiana si inoltrarono sempre più in alto.
– Uffa, ma quando finisce? – sbuffò Rossa
– Dovevi restare a dormire nella tua bolla-nanna!-
In quel mentre sbucarono in cima alla torre.

-Il mio castello- disse Senape
Rossa rimase senza fiato: tutto intorno a loro si estendevano le mura di un’ enorme fortezza.
Per quelle che parvero ore, i tre bimbi si rincorsero per i camminamenti, si affacciarono dai merli e lanciarono proiettili di sabbia dalle feritoie.

Quando il sonno incominciò a fare chiudere loro gli occhi, DUE DENTI prese Rossa e Senape per mano e li trascinò fuori dalla bolla-avventura. Quindi spinse Rossa nella sua bolla-nanna, ne cercò una libera per Senape, poi si impossessò della sua e finalmente crollarono a dormire.

Fu così che SENAPE entrò a far parte degli SDENTATI.

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3. LA SORELLA DI ROMEO

La storia del giorno: martedì 4 marzo.

Giovanni martedì tornò da scuola triste perché sapeva che il suo papà sarebbe stato fuori casa per lavoro per qualche giorno.
Alla sera, dopo cena, la mamma gli sedette accanto e gli chiese di raccontarle la storia di ROMEO e quando Giovanni terminò, gli disse:
– Sai che ROMEO aveva una sorellina?-

La storia cominciò

C’era una volta una bambina che si chiamava ARIA, e, anche se aveva già compiuto due anni, non aveva ancora pronunciato nemmeno una parola. Nei giorni di sole, allungava la sua manina e si faceva accompagnare fuori in giardino, dove si guardava intorno assorta ed emetteva gorgoglii e trilli di contentezza.
I suoi genitori erano preoccupati e sottovoce commentavano:- Suo fratello Romeo, alla sua età, già parlava-.
ARIA, però, era una bambina felice e comunicava gioia a chi le stava accanto.
ARIA capiva quando i grandi le parlavano, ma allo stesso modo comprendeva il linguaggio degli animali; non solo, riusciva anche a dialogare  con loro, fossero cani o coccinelle, cavalli o cornacchie.

Una mattina, mentre si trovava al parco, vide passare uno stormo di rondini e le udì garrire concitate.
– Insomma, ci vuoi dire dov’eri finita? Stavi volando con noi ed ad un tratto ci siamo guardate intorno e tu mancavi. Poi, quando ormai avevamo pensato di averti persa, ecco che arrivi barcollando come un ubriaco e non sai fornirci nemmeno una spiegazione di dove sei stata!

– Ve lo giuro, non ricordo proprio…Stavo passando sopra una scuola e c’erano dei bambini che giocavano a palla, quando, improvvisamente ho sentito un gran botto…come se mi avesse colpito un fulmine

– Ma se non c’é nemmeno una nuvola in cielo!

– Ve lo giuro, non ho visto né avvertito più niente, ero circondata dal nulla, non c’ero più…come se, da un momento all’altro, mi fossi addormentata secca

– Se ti avessero sparato, ora, quanto meno, sanguineresti…

– ti fa male da qualche parte?

– No, mi sono svegliata- se così si può dire- e mi sono accorta che stavo volando ancora sopra la scuola e i bambini stavano urlando e saltando…

é stato orribile…-

ARIA ascoltò molto attentamente e avrebbe voluto saperne di più , ma, in un frullo d’ali, le rondini si erano già allontanate.

Quella sera, quando Romeo tornò, le parve che qualcosa in lui fosse cambiato. Lo osservò attentamente, quindi allungò le manine per farsi prendere in braccio. Romeo la coccolò, poi chinò il capo e le lasciò un bacio fra i capelli, sussurrando : – Se solo sapessi quello che mi é capitato oggi…-
La portò nel suo lettino e spense la luce.

1. ROMEO

La storia del giorno: domenica 2 marzo

Ogni domenica sera, toccava al papà di Giovanni dire la fatidica frase :” É ora di andare a dormire” .
Questa volta, però, Giovanni puntò i piedi e chiese:- Voglio una storia come quelle che racconta la mamma di Marina!-
Il suo papà, per non essere da meno, trasse un bel respiro.

La storia cominciò

C’era una volta un bambino che si chiamava ROMEO e giocava nella squadra di calcio della scuola, anche se non era tanto bravo.
Quel giorno, dopo solo 10 minuti, lo mandarono in panchina.
Romeo cercò di interessarsi comunque alla partita che si svolgeva in campo, ma, d’improvviso, senti un gran botto e si trovò sospeso in alto a guardare giù.

Vide i bambini giocare come prima e se stesso ancora seduto sulla panchina ad annoiarsi: niente era cambiato. Incominciò a battergli forte il cuore. Nessuno si era accorto di nulla, ma lui era lassù anche se Il suo corpo continuava a respirare e a guardarsi intorno come se dentro ci fosse ancora lui, Romeo. Allora si mise a piangere, ma il Romeo sulla panchina stava sorridendo…
Che cosa era successo?

Una rondine gli sfrecciò vicina e Romeo desiderò di volare via con lei…ed ecco che era diventato la rondine: era lui, Romeo a planare dove i suoi compagni stavano rincorrendo la palla. Rise allora, ma quello che udì uscire dal suo petto fu solo un garrito.
Continuò a volare in mezzo ai giocatori, creando scompiglio, distraendo gli avversari, così la sua squadra andò a segnare un goal.

Tutti esultarono, si alzarono in piedi ad abbracciarsi, perfino i suoi compagni che erano stati esclusi dal gioco come lui. Quando Enrico diede un gran pacca alla sua spalla, ecco che improvvisamente si ritrovò nel suo corpo, mentre la rondine riprendeva il suo volo verso il cielo.

Romeo sbattè forte gli occhi, trasse un profondo respiro e abbracciò a sua volta Enrico.
Era felice di essere tornato, ma una parte di lui avrebbe voluto continuare a librarsi ancora una volta lassù.