3.PAOLO E STEFANO e la scatola misteriosa.

Fotografia di Giovanna Beltrame

La storia del giorno giorno: giovedì 2 aprile

Paolo e Stefano erano ancora rinchiusi in casa, senza potere uscire.

Sul pavimento giacevano mattoncini di costruzioni, pezzi di plastilina colorati, fogli, pastelli, pennarelli, macchine, stickers, tutto in un’allegra confusione.

Stefano stava facendo viaggiare a tutta velocità la sua automobilina preferita del momento, mentre Paolo stava frugando dietro la libreria.

– Che cosa cerchi? – gli domandò Stefano senza alzare gli occhi dalla pista su cui correva il suo giocattolo.

– Quando ero topino Paolo, sono riuscito a infilarmi in un angolo qui in fondo e mi sembra di avere visto una scatola di costruzioni ancora chiusa. –

Stefano raggiunse il fratello: – Dove? –

– Lì – Paolo indicò dietro la libreria, sommerso dai volumi, un oggetto misterioso.

Stefano fu veloce a allungare il braccio, protendendosi fino a toccare e afferrare un involucro di cartone.

Era una scatola molto ma molto strana, un po’ ondulata e ruvida e non aveva nessun disegno illustrativo.

– Come fai a dire che dentro ci sono mattoncini da costruire? – domandò Stefano.

– L’avevo toccata con i miei baffetti da topo – rispose Paolo – Dai, apriamola! –

Uno dopo l’altro uscirono dei pezzi coloratissimi.

– Che cosa ti sembra? –

– Sicuramente un’astronave – affermò deciso Stefano che aveva già incominciato ad assemblarne i pezzi.

– Io costruirò un razzo, guarda, qui c’è la scaletta per scendere – disse Paolo, osservando attentamente.

Stefano fu il primo a terminare e, nel momento in cui posizionò l’ultimo pezzo, gli parve di vedere degli omini piccoli come formiche affaccendarsi per tutta l’astronave; poi, improvvisamente, l’astronave decollò e si mise a volare sopra la sua testa.

Paolo nel frattempo stava mettendo a punto il motore di lancio e alzò gli occhi per guardare l’astronave del fratello che, con un’abile manovra, riuscì a evitare il lampadario. Quindi il bambino ritornò rapido al suo lavoro.

Quando non rimase alcun mattoncino, con un botto il suo razzo partì verso il soffitto, per poi curvare e infilarsi dentro la cappa dal camino.

I due fratellini corsero per vedere dove fosse finito, ma ecco, rombando, il razzo ridiscese, fino a schiantarsi sul divano. Poi, come se niente fosse, ripartì verso l’alto.

– Come facciamo a riprenderli? – domandò Stefano, saltando inutilmente a braccia alzate.

– Guarda come volano, sono bellissimi! – disse Paolo, iniziando anch’egli a saltare.

– Bambini, che cosa state combinando, che cos’è tutto questo fracasso? – la mamma era già arrivata vicino alla porta.

Nel momento in cui il primo piede della mamma fece capolino nella stanza, con un tonfo l’astronave e il razzo atterrarono a gran velocità dentro alla loro scatola. Stefano prontamente prese il coperchio, la richiuse e la nascose dietro la libreria.

6. DUE DENTI e la bolla marrone

La storia del giorno: lunedì 24 marzo

Lunedì pomeriggio per merenda la mamma di Marina aveva preparato un bel bicchiere di latte caldo, ma la bambina voleva a tutti i costi il budino. Fu così che la mamma pensò di raccontare l’avventura di DUE DENTI e la bolla marrone.

La storia cominciò

Lunedì DUE DENTI si svegliò, andò a prelevare gli SDENTATI dalle rispettive bolle-nanna e li mise in fila indiana. Il tamburo stava suonando un ritmo cadenzato “tum tum tum
– Presto- disse DUE DENTI- entriamo appena si forma una bolla che ci contenga tutti.-
– Posso prendere anche Micio?- chiese Verde
– No, é troppo pericoloso e poi si sporcherebbe!-

Con un sonoro plop, si ritrovarono in una terra brulla, senza alberi, erba o cespugli, che risuonava e vibrava al ritmo di “tum tum tum”.
Si guardarono intorno un po’ smarriti e, improvvisamente, uno scuotimento più forte fece aprire una voragine sotto i loro piedi e precipitarono tenendosi stretti stretti per mano.

L’odore di terra umida era fortissimo, ma una luce fioca proveniva dalla fine del tunnel in cui i bambini erano caduti.

DUE DENTI disse:
– Mettiamoci in fila indiana, io davanti, poi Rossa, Verde e per ultimo Senape, presto! – e si diresse verso la luce.
Più si avvicinavano, più Verde borbottava a bassa voce – Puzza-

Quando ormai erano vicino all’uscita, anche DUE DENTI sentii un odore tremendo e si fermò.

– Rossa, resta qui vicino a Verde e tu, Senape, vieni con me in esplorazione-

– Perchè proprio io mi devo fermare con lui? – protestò Rossa.

DUE DENTI si avviò con Senape, senza nemmeno degnarla di uno sguardo.

Raggiunsero cautamente la fine del tunnel e la puzza si fece insostenibile: la galleria si interrompeva di botto e sotto di loro si stendeva uno stagno di fango putrescente che ribolliva e sprigionava vapori fetidi.

Senape, guardò DUE DENTI, si chinò e, con perizia, prese la terra, la impastò con le sue mani e diede forma a un piccolo ponte, completo di parapetti. Lo appoggiò ai suoi piedi e disse:
– Il mio ponte –

La costruzione di terra iniziò a crescere fino a quando fu grande abbastanza per attraversare lo stagno.

I due bambini tornarono indietro per recuperare Rossa e Verde, quindi si rimisero in fila indiana per percorrere il ponte.
Rossa continuò tutto il tempo a torcere il naso e a ripararsi la bocca, mentre Verde, guardando sotto di lui, puntò il ditino e disse:
– Pupù –

Finalmente furono dall’altra parte, un po’ sporchi della terra del tunnel e anche un po’ puzzolenti.
DUE DENTI prese Verde, Rossa e Senape per mano, li trascinò fuori dalla bolla-avventura e li ripulì.

Quindi, stanchi, ritornarono nelle loro bolla-nanna e finalmente crollarono a dormire.