Pepe e la Primavera

Peschi in fiore, aprile – maggio 1888

 

olio su tela, 80,5 x 59,5 cm

Amsterdam, Van Gogh Museum


La storia del giorno venerdì 21 marzo

La storia cominciò

L’inverno era stato mite ma piovoso.
Le strade e i campi erano fradici d’acqua.
Finalmente era uscito un sole arancione e caldo e Pepe, indossati gli stivaletti, si avventurò in giardino.
Pozze d’acqua risplendevano come laghetti e i ciuffi d’erba che in esse si rispecchiavano sembravano alberi di un bosco.
Il bambino si mise a correre per saltare di slancio la pozzanghera più grossa, ma, atterrando, si trovò a scivolare giù giù, sempre più giù, fino a infilarsi sotto la siepe di gelsomino.

L’odore di terra bagnata era molto forte e, guardando in alto, si accorse di quanto fosse sprofondato fino alle radici.
Eppure la luce lì sotto era quasi più splendente. Pepe iniziò a osservare l’intreccio contorto in cui era caduto e vide che formava una grotta di cui non indovinava la fine.

Era un bambino avventuroso e, senza paura, si inoltrò ancora più in profondità, dove la terra cambiava colore. Mano a mano che avanzava il marrone si fece prima blu, poi di un verde sempre più chiaro, poi giallo, rosso e violetto, fino a che si trovò circondato da cristalli iridescenti che spandevano i loro riflessi, mulinando in mille arcobaleni.

Qui si fermò e prese cautamente in mano una pietra sfaccettata. Da essa si irradiava un piacevole calore, si chinò e l’annusò: aveva il profumo dei fiori.
Incominciò ad agitarla, udiva un vago ronzio, ma non successe niente. Ce ne erano tante e sembrava che insieme cantassero.
Provò a strofinarne una contro l’altra, ma ancora nulla.
Allora se ne mise in tasca due, e cercò la strada per riemergere.
Si accorse che aveva camminato più a lungo di quanto pensasse.

Finalmente si ritrovò ai piedi della siepe di gelsomino e poi
accanto alla pozza d’acqua più profonda, dove, d’impulso, gettò uno dei cristalli.

Trattenne il fiato perchè, improvvisamente, udì lieve il canto delle pietre e dalla pozzanghera si sprigionò una luce dai mille colori. Appena si posò sul prato, tutto intorno l’erba si punteggiò di fiori, e su di essi apparvero farfalle sgargianti. Poi la musica tacque e Pepe vide che, mentre il giardino era rimasto immutato, il prato, che solo poche ore prima gli era sembrato una piccola foresta, adesso era diventato un’ aiuola brulicante di fiori e di vita.

Nascoste sotto il gelsomino aveva trovato le ” pietre della primavera”

Conservò con cura il secondo cristallo, mentre le amiche della mamma venivano in processione ad ammirare stupite il suo angolo di giardino fiorito.

 

Era la notte tra il 19 e il 20 marzo.

Pepe stava dormendo nella sua cameretta, quando fu svegliato dal ronzio della pietra che aveva trovato sotto le radici del gelsomino in giardino.  Si alzò e andò a prenderla dal cassetto in cui l’aveva nascosta.

Il ronzio divenne un canto e il cristallo si fece più caldo e luminoso. Intanto la finestra della sua stanza lievemente si aprì e Pepe fu sollevato da un venticello tiepido e profumato di fiori.  Con la pietra in mano, fu sospinto fuori casa, lievitando a poca distanza dal terreno.

Era una notte mite e stellata, e si trovò circondato da mille pietre luminose. Sorvolarono le strade della città invisibili a tutti, tranne ai gatti che, nel loro vagabondare, si fermavano e guardavano in su.

Appena si trovavano  sopra un angolo di verde o a un viale o a un giardino, il canto si faceva più dolce, i colori più vividi e l’erba si punteggiava di fiori, si schiudevano le gemme sugli alberi.

Lasciarono il centro abitato e si trovarono sui campi: al loro passaggio dalle radici dei cespugli di gelsomino, si sollevavano altre pietre sgargianti, che andavano a sostituire quelle che erano svanite in mille boccioli profumati.

Sorvolarono ruscelli e boschetti, ma Pepe non aveva paura, nemmeno per un attimo pensò di cadere o di venire trascinato lontano senza poter più tornare.

Spalancava gli occhi trasognato da quel panorama consueto ma nuovo, mentre la natura intorno a lui si risvegliava.

Il tempo perse importanza fino a quando albeggiò. Il cielo rosa era ormai rischiarato dal sole che stava sorgendo e il canto sfumò in note più tenui. Pepe riconobbe le strade della sua città, la finestra della sua camera e si fermò appoggiato al davanzale.  Intorno a lui le ultime pietre si trasformarono in farfalle sgargianti, che, in un frullo di ali, si disseminarono nel mattino e lo lasciarono solo.

Quando la mamma lo andò a svegliare,  vide che gli occhi di Pepe si erano arricchiti di nuove sfumature di verde che prima non c’erano.

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