17. ISACCO e GALILEO e le indagini della zia Lori

Claude Monet: Strada per Louveciennes (1870)


La storia del giorno: venerdì 13 gennaio

La storia proseguì.

Finalmente aveva smesso di nevicare e, con il disgelo, arrivò la zia Lori.

Si presentò alla porta il giorno dopo il ritorno di Isacco, di Galileo e della mamma dalla visita al papà.

– Dove siete stati? – esordì senza nemmeno salutare – Ho chiamato inutilmente ieri per tutto il giorno. –

– Da papà – sbottò Galileo.

– Ho sentito che l’aeroporto era chiuso per neve. –

– Ma noi non siamo andati in aereo – interruppe ancora una volta il gemellino, mentre la mamma cercava invano di farlo tacere.

– Certo, siete andati in nave! Mi state prendendo in giro?-

– Lori, non dire così! In effetti noi abbiamo preso…il treno – improvvisò la mamma.

– Sì, per andare dall’altra parte dell’oceano! Ma fammi piacere, Cele –

– No, davvero – la mamma stava acquistando sicurezza – Quando la mattina del volo ho capito che la nevicata non ci avrebbe consentito il viaggio, ho avuto la possibilità di partire subito in treno e andare in un aeroporto in cui non ci fossero problemi di neve e così siamo decollati da lì – soddisfatta, la mamma guardò severa Galileo per costringerlo al silenzio.

La zia Lori sbuffò e si guardò intorno in cerca di indizi.
– Niccolò come sta? –

– Il papà sta benissimo – Galileo anticipò la risposta della mamma – Era contentissimo di vederci e – guardando la zia negli occhi aggiunse -però non ha detto di salutarti! –

– Allora io adesso vado – sbuffò la zia Lori – Tanto lo sapevo che non aveva senso preoccuparmi per voi!
Piuttosto: tu mi stupisci Celeste, – aggiunse rivolgendosi alla cognata, pronunciando il suo nome per intero – sembra che ultimamente non solo l’educazione dei gemelli ti sia sfuggita di mano, ma che anche la tua abbia preso il volo – concluse con un ghigno.

Così dicendo, uscì di casa e Galileo la udì chiaramente borbottare tra sé: -Che cosa credono, di prendermi in giro? lo so perfettamente che non me l’hanno raccontata giusta.-

Immagine tratta dal sito: https://www.wikiart.org/en/claude-monet/road-at-louveciennes-melting-snow-sunset

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1. STEFANINO.

Wassily Kandinsky – Murnau – Kohlgruberstrasse, 1908 Oil on cardboard

La storia del giorno: giovedì 27 ottobre

Stefanino nacque con gli occhi spalancati: era così piccolo da stare nel grande palmo della mano del suo papà Matteo e guardava tutti negli occhi senza mai staccare lo sguardo. Anche quando dormiva le sue palpebre rimanevano sempre leggermente socchiuse.
La sua mamma Elena si accorse molto presto che il neonato sapeva intuire i suoi pensieri: piangeva quando Elena, credendolo addormentato, meditava di lasciarlo nel suo lettino; rideva con la sua bocca sdentata nel momento esatto in cui la mamma decideva di portarlo al fasciatoio per giocare un poco con lui.

– Mi hanno detto che succede spesso fra mamma e figlio- confidò Matteo a Elena una sera.

Stefanino, però, sembrava sapere sempre che cosa gli altri stavano davvero pensando.

Quando divenne più grandicello, nessuno riusciva a raccontargli una bugia senza che il bambino non se ne accorgesse.

– Non c’e più torta-

– Ma sì, è là – e indicava con il suo ditino il pensile in alto.

Al parco giochi Stefanino conobbe Lucia: la bambina portava i capelli neri annodati in una grossa treccia, che le ricadeva sulla schiena, e cantava sempre.
Lucia era stonatissima e Stefanino, fin da piccolissimo, si tranquillizzava e si addormentava unicamente se accompagnato da canzoni stonate . Il bambino divenne immediatamente amico di Lucia.

Si sedevano vicini: Lucia con la sua bambola Mariella e Stefanino che componeva strane sculture di sabbia.

Un giorno Stefanino arrivò al parco e trovò Lucia in lacrime:
– Mariella è scomparsa! –

– Sono sicura che me l’hanno portata via –

Gli altri bambini, raccolti tutti intorno , scuotevano il capo.
Stefanino non disse niente: guardò attentamente uno a uno i piccoli accanto a loro senza sbattere nemmeno un ciglio. Quindi andò alla siepe che correva vicino al cancello, frugò fra le foglie ed estrasse una Mariella un po’ sporca ma sana.

Trionfante il bambino consegnò la bambola a Lucia e si sedette a giocare con la sabbia.
Lucia iniziò a cantare mentre ripuliva la sua piccola.
– Come hai fatto a trovarla?- gli chiese ad un tratto.

– Era nascosta-

– Dimmi chi è stato? –

Stefanino sorrise e scosse il capo.

Gli altri bambini lo osservavano.

– Dimmi chi è stato!

Stefanino rimase in silenzio e le porse una scultura di sabbia.
Lucia riprese a cantare spazzolando i capelli di Mariella, mentre gli altri bambini, sospirando soddisfatti, ritornarono ai propri giochi.
Immagini tratta dal sito: https://it.pinterest.com/environmentart/wassily-kandinsky/

1. BOLLICINO

Vasilij Kandinsky: Quadro con arciere -1909

Olio su tela, cm.177 x 147

New York l Museum of Modern Art. 

La storia del giorno: 26 agosto

La storia cominciò.
Bollicino era nato in primavera. Quando venne l’estate i suoi genitori lo portarono in montagna

– Tassativamente sotto i mille metri – disse la mamma 

e affittarono uno chalet che si affacciava su un bellissimo prato.
Bollicino stava tutto il giorno nella sua carrozzina e guardava i fiori, le farfalle e i bimbi muoversi intorno a lui.

Un giorno una bambina dalle treccine bionde si mise a fare le bolle di sapone accanto alla carrozzina: erano tonde e volavano davanti agli occhi interessati di Bollicino. Si alzavano in cielo cambiando colore sotto ai raggi di sole: salivano, salivano e poi sparivano in uno spruzzo.
Bollicino aveva pochi mesi: sapeva solo mangiare, piangere, dormire, sorridere ed emettere i primi versi, ma quella sera scoprì che poteva anche fare le bolle.
La mamma, asciugandogli le labbra con una bavetta, disse alla nonna :- Guarda Bollicino forse sta mettendo già i denti.-
Bollicino continuò ad esercitarsi a fare bolle sempre più grandi, mentre la mamma e la nonna si affannavano ad asciugargli il mento.
– Povero bimbo – gli sussurravano – chissà quanto male hai in bocca! –

Bollicino sorrideva sdentato.
Finalmente, in una bella mattina di agosto, mentre la mamma e la nonna chiacchieravano prendendo il sole, Bollicino riuscì a formare una bellissima bolla, senza che nessuno intervenisse con una bavetta.

La bolla incominciò a crescere, crescere sempre di più fino a quando inghiottì lo stesso Bollicino e lentamente iniziò a sollevarsi dalla carrozzina.
Fu a quel punto che la nonna urlò:

– Presto, corriamo: Bollicino sta volando via! –

La mamma si alzò immediatamente dalla sdraio e si mise a inseguire la bolla che si stava portando via il suo bambino.
Bollicino intanto rideva contento e spalancava gli occhi per guardare il prato, le foglie, le farfalle e i bambini mentre una folata di vento lo trasportava volando a poca distanza dal suolo.

 Attraversò il prato, sfiorò le acque di un ruscello e la mamma e la nonna correvano affannate dietro di lui. Ben presto si unirono i bambini che stavano giocando, le tate che li accudivano: una vera folla inseguiva la bolla che trasportava Bollicino.
Giunse vicino al torrente dove un signore grande e grosso stava pescando. 

– Ohibò, che cosa succede? – esclamò.

Si girò di colpo per scoprire la fonte del trambusto che gli stava facendo scappare tutti i pesci e quasi si scontrò con la bolla che galleggiava a pochi centimetri dal suo naso.
Lesto, lesto, afferrò il retino che teneva sempre a portata di mano per catturare le trote più grosse e, con un balzo, intrappolò la bolla.
Fu raggiunto immediatamente dal manipolo di inseguitori, capeggiati dalla mamma ansante di Bollicino: la bolla si dissolse in uno spruzzo e Bollicino fu consegnato incolume alla sua famiglia.
– Grazie mille – la nonna ringraziò il pescatore mentre un applauso scrosciava spontaneo.

L’uomo sorridendo, scuoteva il capo e sussurrava : – Mia moglie questa sera non crederà mai al mio racconto e mi dirà ancora una volta che sono un fanfarone! –

Bollicino fu riportato a casa e immerso nella vasca perché, in ricordo della sua avventura, emanava un disgustoso odore di pesce. 

Immagine tratta dal sito: http://cultura.biografieonline.it/kandinsky-arciere/

13. DUE DENTI e ROSSA nella bolla piovosa

William Turner: NORTHAM CASTLE, ALBA -1845 circa
Olio su tela cm. 91 x 122
Tate Gallery di Londra

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La storia del giorno: giovedì 17 luglio.

Marina era stanca di camminare: voleva essere presa in braccio, ma ormai era troppo grande. Così la mamma, tenendola per mano, si mise a raccontarle una nuova avventura di Due Denti e di Rossa.

La storia cominciò.

Due Denti si svegliò di colpo, con la sensazione che Rossa fosse nei guai.
Uscì dalla sua bolla-nanna e individuò la piccola ribelle nell’attimo in cui, spingendo con la forza congiunta di mani e piedi, deformava il bordo della sua bolla-nanna fino a trovare un varco e scappare.

La bambina si accorse di essere seguita e, velocemente, tentò di infilarsi nella bolla da esercitazione.

Incontrò, però, una forte resistenza da parte della parete trasparente, che cedette solo quando, senza farsi scorgere, Due Denti con un sonoro “plop” entrò a sua volta nella bolla dal lato opposto e si andò a nascondere.

Osservò la bambina prendere un oggetto dorato, nascosto fra i suoi capelli rossi, mentre si udiva diffuso il suono cadenzato del timpano.

Improvvisamente, partirono le note del basso e tutto fu buio.

– Non si vede più… ti prego, non un’altra volta – si lamentò Rossa – Sono sola e non ho nemmeno il mio fermaglio rosso!-

Un colpo di grancassa e un lampo squarciò le tenebre: iniziò a scendere una pioggia battente e in un attimo Rossa ne fu zuppa.

– Almeno ora ci vedo – si fece coraggio la bambina, scostando una ciocca di capelli fradici dagli occhi e guardandosi intorno:
– Però con questo tempaccio non si può proprio volare – aggiunse, ammirando le minuscole ali dorate che teneva in mano.

Strofinò le ciglia umide di pioggia e le parve di scorgere un castello in lontananza.

– Ecco, se riesco ad arrivare fino là, starò all’asciutto –

Strinse forte nel pugno le piccole creazioni di Senape e con un sospiro si avviò sguazzando nel terreno fradicio.
Ogni tanto alzava gli occhi, ma, anche se si sentiva sempre più stanca, la sua meta non si avvicinava; anzi, fu quasi certa che un animale sbucato dal nulla la stesse guardando con un sogghigno.

– Non piangerò – si ripeteva a voce alta la bambina – tornerà il sole e volerò con le ali di Oro –
– Non piangerò, tornerà il sole e volerò con le ali di Oro –
A poco a poco la sua cantilena si trasformò in un ritornello.
– Ecco, farò la danza del sole! – sbottò, folgorata dalla sua intuizione: – farò la danza del sole e la pioggia cesserà –

Si fermò di botto e con la sua vocina stridente iniziò a cantare al ritmo degli strumenti in sottofondo, accompagnando la musica agitando le braccia e saltellando qua e là.

– Non piangerò – cantava – tornerà il sole e volerò con le ali di Oro – e intanto girava e ballava.

E Il sole spuntò e fu l’alba dopo la pioggia.

Rossa aprì il pugno che custodiva le piccole ali.

– Dove le hai prese? – le domandò Due Denti, uscito dal suo nascondiglio.

– Me le ha regalate Oro, davvero – rispose Rossa, mentre, spaventata, cadeva nel fango.

– Dammi le ali, ti aiuterò a mettertele –

– Davvero? – gli chiese Rossa, scrollandosi la terra di dosso :
– Non mi hai nemmeno detto che sono stata BRAVA: non ho pianto e sono riuscita a mandare via la pioggia –

– Non ti ho nemmeno sgridato per essere scappata…-

La bambina divenne ancora più rossa.
Due Denti le prese delicatamente i piccoli oggetti d’oro e glieli posizionò sul spalle.

– Vieni – le disse e, senza alcuno sforzo, si sollevò, tenendola per mano.
Insieme si alzarono in volo fino a sfiorare il castello di pioggia.

Quando furono stanchi, Due Denti le tolse le ali e le rimise fra i suoi capelli, poi la riportò nella sua bolla-nanna, si impossessò della propria e finalmente tornò a dormire.

Immagine tratta dal sito: http://sauvage27.blogspot.it/2010/10/norham-castle-alba-1845-circa-william.html

5. DIANA E LUCY

Maurice de Vlaminck: El castañal en Chatou, 1905.
© Maurice de Vlaminck, VEGAP, Barcelona 2009.

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La storia del giorno: mercoledì 2 luglio.

Luigino era guarito e aveva scorrazzato avanti e indietro tutto il pomeriggio. Per farlo riposare un attimo, la mamma si mise a raccontagli una nuova avventura di Diana.

La storia cominciò.

Passarono molte notti prima che Diana osasse lasciare il suo acchiappasogni nel cassetto.
Quella sera la ragazzina si decise e, abbracciando forte il suo orsetto di peluche, si mise a dormire.

Dopo poco entrò nella grotta. Taddy era con lei e appariva come un piccolo cucciolo inoffensivo.
Diana si aggirò pensierosa fra le colonne: questa volta voleva scegliere un bel sogno tranquillo.

Improvvisamente, Taddy iniziò a crescere, mentre una stalattite si mise a brillare, lampeggiando come una sirena.
Incautamente, Diana la toccò e si trovò in un bosco che non conosceva.

Di fronte a lei vide la sua amica Lucy, con gli occhi colmi di lacrime e lo sguardo atterrito.

– Diana, grazie al cielo sei qui; da dove sei spuntata?- poi continuò, senza darle il tempo di rispondere:
– Ero a passeggio con i miei genitori e mi sono persa – e le scappò un singhiozzo:
– Tutto intorno sento dei rumori inquietanti –

Diana l’abbracciò.
Proprio in quel momento Taddy apparve, grosso e minaccioso.

– Aiuto!- gridò Lucy.

– È un mio amico, è qui per difenderci!- cercò di tranquillizzarla Diana tenendola stretta, anche se non era ancora del tutto sicura delle intenzioni dell’orso.
– Adesso troveremo la strada di casa-

Risuonò un ruggito: si immobilizzarono tutti e tre.

– Ma dove stavi passeggiando con i tuoi genitori, si può sapere? Nella giungla?-

Lucy esitò:
– Non mi ricordo- piagnucolò

Taddy aveva drizzato le orecchie e si guardava intorno.
Videro una grande ombra nera avanzare a balzi.

– Una pantera?-

L’orso si erse ancora più maestoso sulle due zampe posteriori e spalancò le fauci in direzione del felino.
Ci fu un ultimo ruggito e poi la pantera si allontanò.

Le due bambine ripresero a respirare e guardarono Taddy, che, svanito il pericolo, incominciò a rimpicciolire fino a tornare delle dimensioni del più innocuo dei cuccioli.

Diana, prendendolo in braccio, si rivolse a Lucy:

– Dove dobbiamo andare?-

– Non lo so, mi sono persa!-

e mentre parlava, il bosco attorno a loro scomparve e si ritrovarono all’interno della casa nell’albero dei loro giochi.

Lucy era seduta al tavolo, china su una pigna di libri scolastici.

– Meno male che ci sei anche tu, Diana: come faremo a studiare tutto per domani?-

– Ma siamo in vacanza….-

– Non cercare di convincermi a giocare – alzò gli occhi dal libro- con il tuo orsetto: domani c’è l’interrogazione su tutto il programma!-

A questo punto Diana decise di abbandonare l’amica ai suoi sogni e ritornò alla sua grotta borbottando:” Dovrò consigliare a Lucy di mangiare meno pesante la sera“; si diresse verso la colonna dell’uscita, la sfiorò e fu di nuovo nel suo letto.

Immagine tratta dal sito: http://www.artslant.com/no/articles/show/7560

11. DUE DENTI e la bolla oro.

Gustav Klimt: Buchenwald/ Birkenwald 1903

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La storia del giorno: mercoledì 21 maggio.

Mercoledì Marina non aveva per niente fame. La mamma, per farla mangiare, le promise una nuova avventura di Due Denti con tutti gli Sdentati.

La storia cominciò.

Il sax suonava un assolo jazz.
Due Denti, dopo avere svegliato i quattro Sdentati, si infilò in una bolla abbastanza grossa da contenerli tutti.

Con un sonoro plop, sbucarono in un bosco dove gli alberi fitti rilucevano con bagliori autunnali.

– Guarda, un tappeto d’oro!- disse Verde entusiasta

– Sono foglie cadute, non senti come scricchiolano? – puntualizzò Rossa.

In quel momento, Micio scappò dalle braccia di Verde e, immediatamente, scomparve fra i pioppi.
Gli Sdentati si sparpagliarono all’inseguimento e, dopo pochi istanti, si erano persi.

Verde e Azzurra irruppero in un prato di girasoli e si misero a cercare tra i fiori il gattino di nuvola.

Rossa, invece, si trovò in una piatta radura, abbagliata da un sole infuocato che sembrava incendiarle i capelli.

Solo Due Denti e Senape erano rimasti nel bosco, tentando di organizzare la ricerca in modo razionale.

– Hai visto dove sono andati?- chiese Senape.
– Azzurra e Verde a destra. – Due Denti sospirò: – Tu occupati di loro, non dovrebbero essere lontani; io penserò a Rossa che è schizzata dall’altra parte, poi ci ritroveremo qui-

Rossa si guardava intorno sconsolata, con gli occhi socchiusi per la luce troppo forte: anche i sassi a terra mandavano bagliori accecanti.

Si accorse di essere rimasta sola: pensò di mettersi a chiamare gli altri ad alta voce, ma l’orgoglio glielo impediva. Per un istante fu colta dal panico.
Il sax stava suonando accordi stridenti.

Mentre lottava per trattenere le lacrime, le sembrò di cogliere un movimento in quella distesa piatta: c’era un bambino tutto d’oro, chino a giocare coi ciottoli.
Alzò la testa e la vide:

– Stai piangendo? – le domandò gentilmente.

Rossa tirò su dal naso:- Che cosa dici? È la luce troppo forte che mi fa lacrimare!-

– Olà Rossa, cortese come sempre! – Due Denti scelse proprio quel momento per ritrovare la Sdentata perduta.
La musica scivolò più lenta.

Rossa lo ignorò e si rivolse all’altro bambino:
– Che cosa stai facendo?-
– Gioco con le pepite-

– Io mi chiamo Due Denti – intervenne il nuovo arrivato per presentarsi – lei Rossa e tu..;

– e tu ti chiami ORO – proseguì poiché il bimbo li guardava col capo reclinato, senza parlare.

– Noi dobbiamo tornare, tu vieni con noi?-

– Noi ci fermiamo a giocare con le pietre – lo interruppe la bambina.

Due Denti la ignorò : – I nostri amici ci aspettano nel bosco …-

– Non sono mai stato nel bosco.-

Due Denti lo prese per mano e si avviò seguendo le note del sassofono.

Rossa velocemente raccolse due pepite rilucenti e se le mise fra i capelli.
Gli altri due finsero di non avere visto e proseguirono.
Si inoltrarono per un sentiero che li condusse al punto di incontro.

Senape li stava aspettando con Azzurra e Verde che stringeva forte Micio.
Rossa giunse di corsa e disse:

– Guardate chi ho trovato: si chiama Oro, non è carino?-

Micio si sporse ad annusare il nuovo arrivato che già si stava rotolando felice nel tappeto di foglie, mentre Azzurra rideva, Senape scuoteva il capo e poi si rivolgeva a Rossa, sfiorandole i capelli: – Proprio belli i tuoi fermagli nuovi!-

Quando furono stanchi, DUE DENTI prese i bambini per mano e li trascinò fuori dalla bolla-avventura. Quindi spinse ognuno nella propria bolla-nanna, ne cercò una libera per Oro, si impossessò della sua e finalmente tutti quanti crollarono a dormire.

Fu così che Oro entrò a far parte degli SDENTATI.

Immagine tratta dal sito: http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2012/3/112285.html

10. DUE DENTI e la bolla buia

Claude Monet: Ninfee – 1920
Olio su tela 118 × 83 cm.
Musée des Beaux-Arts- Grenoble

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La storia del giorno: mercoledì 7 maggio.

Mercoledì sera, Marina non voleva spegnere la luce e andare a dormire, così la mamma, tenendole la mano, si mise a raccontare.

La storia incominciò.

Il basso suonava note cupe e ritmate. Due Denti, dopo avere svegliato Senape e Rossa, si infilò nella prima bolla abbastanza grossa da contenerli tutti.

Con un sonoro plop sbucarono in una notte buia, senza luna e senza stelle.
Immersi in un nulla nero, i rumori intorno a loro risultavano amplificati.

– Annusate anche voi: riconosco una fragranza di tiglio-

– Rossa, ormai senti profumi di fiori ovunque vai!-

Le note del basso scandivano il loro procedere in quel mare di inchiostro.
Due Denti si fermò di colpo e anche le note tacquero. Avanzò e i suoni ripresero, adattandosi al suo ritmo.

– Non mi piace qui- protestò Rossa – non si vede niente!-
– In effetti non sappiamo nemmeno dove ci troviamo- concordò Senape

– Due Denti facci uscire di qui, subito!…
…per favore…- lo pregò la bimba

– Se ordino alla bolla di buttarci fuori, prima o poi verremo risucchiati qui comunque.-
– Ti prego, inventeremo qualcosa!-
– Io ci sto-
– Va bene: allora, ragazzi, datemi la mano…F U O R I !-

Immediatamente i tre si ritrovarono a galleggiare vicino all’orchestra.

– Ora entriamo in una bolla gialla –
– Io dico di provare in quella rossa: ci servono le palle di fuoco per fare luce!-
– No, troppo pericoloso, potremmo provocare un incendio.-

Due Denti si succhiò il pollice e poi esclamò : – Rossa, hai ancora il tuo fermaglio a forma di chitarra?-

La bimba impallidì:- L’ho nascosto, perché Verde lo voleva per Micio –
– Dove?-
– Poi me lo ridarete e non direte niente?-
– Dove?-
– Sotto la batteria-
– Prendilo, dobbiamo fare presto!-

Con il fermaglio recuperato, i tre si tennero nuovamente per mano.
– D E N T R O ! – e ripiombarono nelle tenebre.

– Adesso?-

Le note del basso avevano ripreso a cadenzare il loro incedere.

– Se ci fermiamo anche la musica tace, se avanziamo ricomincia: Senape tu soffierai sulla chitarra e poi inizieremo a muoverci e vediamo che cosa succederà-

– Perché suonerà Senape? il fermaglio è mio-
– Perché Senape pensa, invece di frignare –

Le note del basso, regolate dagli spostamenti di Due Denti, e quelle della chitarra si fusero in un intreccio di melodie, mentre le tenebre, come i neri tendoni di un sipario, assecondavano il loro ritmo.
Gli occhi di Rossa rilucevano come due palle di fuoco e, per vincere la paura e la inattività, senza nemmeno accorgersene, la bimba si mise a canticchiare con la sua voce stridente.

Ci fu un lampo, l’oscurità si squarciò e, ancora avvolto nel blu profondo della notte, apparve davanti a loro un meraviglioso giardino.

Abbandonata ogni paura, seguirono il placido ruscello che scorreva tortuoso, inoltrandosi al ritmo della musica fra le foglie.
La notte adesso era dolce, inondata dai profumi e Senape con un gran sorriso restituì il fermaglio a Rossa, nascondendoglielo fra i capelli.
Il viso della bimba si illuminò e tutti e tre fecero ritorno nelle loro bolle-nanna.

Immagine tratta dal sito: http://it.wikipedia.org/wiki/Claude_Monet