18. DUE DENTI e la bolla grigia.

Composizione in grigio (Rag time)
(Composition in Gray [Rag time]), 1919
Olio su tela, 96,5 x 59,1 cm
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia 76.2553 PG 40


La storia del giorno: giovedì 12 maggio.

La storia cominciò.

Due Denti si svegliò in mezzo a un rumore indistinto: l’orchestra era scomparsa, nascosta da una bolla grigia gigantesca. Il bimbo uscì dalla sua bolla nanna e coraggiosamente entrò nella bolla grigia.

Si guardò intorno, ma tutto era piatto e immobile, quando improvvisamente udì dei colpi sovrastare il debole ronzio di sottofondo.

– Fammi entrare! Presto, l’orchestra non c’è più! –

Era l’inconfondibile voce di Rossa.

– Che cosa ci fai tu, fuori dalla tua bolla nanna? -. la sgridò non appena l’ebbe fatta entrare – Come ci sei riuscita? –

– Quando l’orchestra è scomparsa, le bolle-nanna si sono aperte! – accennò a spiegare la bimba con un’alzata di spalle.

– Allora tutti gli Sdentati sono in pericolo! – sobbalzò Due Denti.

– Veramente no, stanno ancora dormendo: l’unica sveglia sono io – lo tranquillizzò con un sorriso storto la bimba – Piuttosto, bisogna scoprire al più presto che fine ha fatto l’orchestra – proseguì in un acuto.

-Torna a sorvegliare che a nessun altro venga l’idea di cercarmi. –

Rossa fece finta di non aver sentito e iniziò a ispezionare in mezzo a tutto il grigio che li circondava.

– Per tutte le bolle – esclamò Due Denti, chinandosi su un fagotto grigio che aveva casualmente urtato mentre cercava di costringere Rossa all’ubbidienza – Ma è un bimbo! –

– Una bimba – puntualizzò Rossa che l’aveva raggiunto – piccola, bruttina e tutta grigia –

In quel momento dal fagotto uscì una mano minuscola che ghermì la chiavina d’oro che Rossa teneva nascosta tra i capelli. (cfr. Due Denti e la bolla argento)

– Mollala! – protestò Rossa – Immediatamente. –

Due Denti si frappose in mezzo a loro, abbracciando l’esserino grigio che stringeva fra le dita il maltolto.

– Non è brutta – puntualizzò – è solo molto piccola e pallida –

– È tutta grigia ed è una ladra – insistette Rossa.

La piccola in braccio a Due Denti taceva e tremava.

– I suoi occhi sono grandi e bellissimi – continuò Due Denti – Forse ha freddo –

– Già e la mia chiave la scalda! –

Mentre discutevano, Grigia sgusciò dalle braccia che la stringevano e in un attimo scomparve.

– Presto, inseguiamola –

Con un sonoro plop la bolla grigia svanì e al suo posto ricomparve l’orchestra.

Si udì il tintinnare di mille campanacci, mentre davanti a loro ondeggiò una bolla argento che riluceva di cupi riflessi.

– Rossa, adesso tu torni subito a dormire! – ordinò Due Denti spingendola nella sua bolla-nanna che si richiuse attorno alla bambina.

Poi, con un sonoro plop entrò nella bolla argento: nel centro si stagliava l’albero argentato con i campanacci, nelle cui radici viveva prigioniero il pericoloso mostro che il bambino aveva già affrontato due volte.

Due Denti si mise a cercare Grigia e trovò la botola già aperta. Dopo aver recuperato la chiavina dorata rimasta nella serratura, coraggiosamente iniziò a scendere nella grotta.

Tutto era buio e sapeva di terra: di Grigia non si vedeva traccia. Il mostro dormiva.

Due Denti trattenne il fiato per non farsi scoprire e, in quel mentre, scorse una piccola ombra scivolare cauta verso il fondo della grotta, guidata dal fiuto.

Il mostro per fortuna continuava a dormire.

Prima che Due Denti potesse intervenire, Grigia si strusciò sull’enorme figura scura addormentata e la grotta fu illuminata da un bagliore intenso.

La bambina ora sorrideva felice e, dall’oscurità del mostro, aveva preso forma un bambino minuscolo proprio uguale a lei.

– Ma siete gemelli! – esclamò Due Denti – E siete diventati argento!-

I due fratelli si tenevano per mano e insieme raggiunsero Due Denti ai piedi dell’albero, sui cui rami erano tornate a dondolare campanelle al posto dei campanacci.

– Per tutte le bolle, adesso è proprio ora di tornare a dormire! –

Due Denti prese i due gemellini Argento, uscì dalla bolla avventura e scelse per loro una bolla-nanna che li contenesse entrambi; poi andò in quella in cui Rossa stava dormendo, le rimise la chiavina d’oro fra i capelli e finalmente tornò alla sua bolla-nanna, dove crollò in un sonno profondo.

Immagine tratta dal sito: http://www.guggenheim-venice.it/collections/artisti/dettagli/pop_up_opera2.php?id_opera=340

17. DUE DENTI e la bolla trasparente.

Foto di Giò Beltrame.

La storia del giorno: lunedì 23 novembre.

Due Denti si svegliò di soprassalto, udendo un suono che non riusciva a identificare: in un primo momento gli sembrò una chitarra, subito dopo un organo, poi un coro, quindi un piano.

Uscì dalla sua bolla nanna, andò a prendere a uno a uno gli SDENTATI e li riunì tutti quanti vicino all’orchestra.

Scoprirono che, quando stavano dormendo, era comparso uno strano strumento e ora, mentre l’intera orchestra taceva, dalle sue note solitarie, si stavano formando delle bolle trasparenti.

– Entriamo tutti insieme – disse Due Denti, afferrando Rossa che si stava sporgendo, per sbirciare dentro alla bolla.

– Guarda, non si vede niente! Sembra piena d’acqua! – protestò la bimba e, dopo essersi liberata dalla presa di Due Denti, scivolò curiosa accanto al nuovo strumento che continuava a emettere suoni sempre diversi. – Senape, vieni a provare : guarda quanti bottoni colorati! –

Senape si precipitò verso Rossa e le afferrò le mani, proprio un attimo prima che la bambina iniziasse a girare e a muovere tasti e leve del sintetizzatore*, causando conseguenze imprevedibili.

Con un sonoro “plop” Due Denti si affrettò a spingere gli Sdentati dentro la bolla e i bambini si ritrovarono sulle sponde di un ruscello, mentre l’aria riluceva di mille riflessi.

– Che bello! – sospirò Azzurra – Siamo in una cascata! –

– Non ci bagna ancora – puntualizzò Senape – la cascata è davanti a noi –

– Sembra un muro d’acqua. – esclamò Verde abbracciando forte Micio per paura di vederlo scomparire oltre.

Azzurra allungò una mano per afferrare gli spruzzi ma, proprio in quel momento, i riflessi presero la forma e l’aspetto di Rossa, una Rossa più sbiadita e tremolante e nello stesso istante i bambini udirono chiaramente levarsi il suono di una chitarra distorta.

– Per tutte le bolle, quella non sono io! – esclamò Rossa, afferrando Senape che le era ancora vicino – Toccami, io sono qui: quella cosa là non è vera! –

Senza prendere fiato, proseguì con la voce sempre più acuta: – Può darsi che sia la mia gemella? – e mentre parlava strattonava Senape – Oppure è un fantasma: per tutte le bolle, forse è il mio fantasma?-

Proprio in quel momento, i riflessi presero la forma e l’aspetto di Senape, un Senape più sbiadito e tremolante, mentre l'”altra Rossa” si dissolveva e contemporaneamente i bambini udirono levarsi il suono di un piano distorto.

– Anche tu hai un gemello, Senape: guarda! – continuò come un torrente in piena Rossa – Ecco, ho capito: è un fantasma, ci sono i fantasmi…forza scappiamo! –  si girò e iniziò a spingere contro la parete della bolla.

– Aspetta, Rossa – la bloccò Due Denti.

Proprio in quel momento, i riflessi presero la forma e l’aspetto di Azzurra, una Azzurra più sbiadita e tremolante, mentre l'”altro Senape” si dissolveva e contemporaneamente si distinse il suono di un’arpa distorta.

– Due Denti, lasciami andare – piagnucolò Rossa – Non vedi? Siamo circondati dai fantasmi, adesso c’è anche quello di Azzurra -.

– Rossa, io lo so che puoi essere molto coraggiosa, quindi smettila di esclamare “Per tutte le bolle”, calmati e taci almeno per un attimo! –

Gli Sdentati stavano fissando il loro Capo, quando l’ “altra Azzurra” svanì e piombò il silenzio.

La bolla esplose in mille frammenti colorati e i bambini si trovarono a galleggiare vicino all’orchestra. Scovarono Micio che, durante la confusione creata dagli sproloqui di Rossa, era sgusciato dalle braccia di Verde, aveva oltrepassato la cascata e ora stava giocando in mezzo ai tasti e le leve del sintetizzatore che, chissà come, aveva spento.

– Birbantello – l’apostrofò Verde, stringendoselo forte al petto 

– L’hai spento, brutto furfante! – lo sgridò Rossa – così hai rotto la bolla! – la bambina si avvicinò al gattino di nuvola  che si era nascosto sotto il braccio di Verde  e continuò: – E, per tutte le bolle, hai fatto sparire i fantasmi, mio piccolo eroe! – e lo baciò.

Due Denti li guardò, severo, poi sorrise e disse:

– Per tutte le bolle, adesso è proprio  ora di tornare a dormire! – 

Prese gli Sdentati per mano e spinse ognuno nella propria bolla-nanna, si impossessò della sua e finalmente tutti quanti crollarono nel mondo dei sogni.

 

 * Il sintetizzatore (abbreviato anche in synth dal termine in inglese) è uno strumento musicale che appartiene alla famiglia degli elettrofoni. Si tratta di uno strumento che può generare imitazioni di strumenti musicali reali o creare suoni ed effetti non esistenti in natura.


 

16. DUE DENTI e il mostro della bolla argento.

Lucio Fontana: Le chiese di Venezia – 1961 Acrilico su tela cm. 150 x 150.  

La storia del giorno: giovedì 25 giugno

Due Denti dormiva sonni irrequieti da quando aveva quasi perso Rossa e Oro nella bolla argento.

Così, non appena fu svegliato dal tintinnare di mille campanacci, lesto, uscì dalla sua bolla nanna: davanti a lui ondeggiava una bolla argento che riluceva di cupi riflessi.

Con un sonoro plop entrò: nel centro si stagliava il medesimo albero argentato sui cui rami avevano dondolato campanelle al posto dei fiori; ora, fra le fronde, pendevano rumorosi campanacci e diffondevano un suono che sembrava diventare sempre più grave.  Due Denti prese la piccola chiave dorata che aveva sottratto di nascosto a Rossa e la rigirò nella serratura della botola.

Emise un gran respiro: – Sono Due Denti – disse ad alta voce – e non posso lasciare che un mostro minacci gli Sdentati!-

Quindi iniziò lentamente ad aprire.

Tutto era buio e sapeva di terra.

– Sono Due Denti – disse, ancora sulla soglia, tenendo saldamente sollevata la botola sopra la sua testa.

Nessuna risposta giunse dal profondo.

Allora il bimbo lanciò un sassolino d’oro, ricordo di una bolla avventura, che rotolò nel ventre della grotta.

In quel momento ci fu un boato e la terra tremò. Si udì una voce cavernosa: – Oro, sento odore di oro –

– Chi sei?- incalzò Due Denti.

– Chi sei tu, piuttosto: come hai osato entrare?….mmm… Sento che mi hai portato dell’oro! – e una zampa enorme si allungò verso l’alto.

– Io sono Due Denti e tu chi sei? – ripeté il bambino

– Portami altro oro! – Tuonò ancora la voce.

– Chi sei?-

– Oro, voglio altro oro!-

– Ma che cosa te ne farai?-

– Hai mai annusato l’oro, tu, piccolo mostriciattolo?!-

Due Denti non osava avvicinarsi alla voce, per paura che l’uscio si richiudesse dietro di sé, imprigionandolo assieme al mostro, senza via di uscita.

– Fatti vedere! – intimò

– Come osi darmi ordini? Portami altro oro!-

Due Denti spinse in alto la botola e disse:

– Dimmi chi sei o io me ne andrò-

Silenzio; poi, ancora una volta ci fu un boato e la terra tremò.

Due Denti iniziò a rotolare verso il basso, mentre il buio si faceva più fitto e la via di fuga alle sue spalle scompariva con un tonfo.

– Pensavi di essere il più furbo, vero?- tuonò la voce.

– Che cosa sei?- domandò Due Denti – Perché ti nascondi? Di chi hai paura? – lo provocò ancora.

– Hai mai annusato l’oro, piccolo mostriciattolo?- Silenzio – Allora non sai proprio niente! – e mentre parlava, la sua zampa enorme trascinò verso il fondo il sassolino lanciato da Due Denti.

Il bambino ebbe l’impressione di venire improvvisamente risucchiato in basso e di finire molto, ma molto vicino alle narici del mostro che si era messo ad annusare la pepita.

– Ah, ascolta, mostriciattolo, la terra riprende a tremare… funziona! –

– Che cosa? – domandò Due Denti, ansioso di capire – tu annusi l’oro e…

– …e l’albero che mi tiene prigioniero si indebolisce: un po’ alla volta le campanelle diventeranno campane sempre più grosse e stonate, fino a quando saranno troppo pesanti… – proseguì la voce cavernosa, senza prendere fiato – …i rami si spezzeranno, l’albero morirà e io non sarò più prigioniero delle sue radici – urlò quindi, trionfante.

Il bambino teneva ancora stretta tra le dita la chiave per aprire la botola: ormai aveva raccolto le informazioni che gli servivano.

Doveva scappare, raggiungere l’albero e finalmente uscire dalla bolla argento, ma prima ERA INDISPENSABILE recuperare tutto l’oro in possesso del mostro.

Due Denti decise di rischiare: si buttò nella direzione del grosso artiglio uncinato, agitando il pugno in cui aveva nascosto la chiavina d’oro, provocando bagliori dorati.

La zampaccia si aprì per ghermire anche quel tesoro e il bimbo, lesto, ne approfittò per rubare i sassi incriminati, custoditi fra gli artigli.

Due Denti in un lampo risalì fino alla botola, mentre la terra tremava e la voce urlava impotente.

Senza alcuna esitazione, girò la chiave nella serratura, si ritrovò fuori, e sigillò ogni apertura.

Quindi uscì dalla bolla argento, si impossessò della sua bolla nanna e, ancora stringendo il suo bottino, crollò a dormire.

Immagine tratta dal sito: http://www.news-art.it/news/in-vendita-due-capolavori-di-lucio-fontana.htm

 

15. DUE DENTI e la bolla argento.

Gustav Klimt: Fregio per Palazzo Stoclet – 1905-1909
Tecnica mista su carta – 3 pannelli da cm 75 x 110cm
Osterreichisches Museum – Vienna
Particolare: L’albero della vita

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La storia del giorno: lunedì 5 gennaio

La storia cominciò.

Due Denti aveva dormito a lungo, immerso in sogni dolcissimi e fu svegliato dal tintinnare di mille campanelli.
Uscì dalla sua bolla nanna e andò a prendere a uno a uno tutti gli Sdentati.
Davanti a loro ondeggiava una bolla argento che riluceva di magici riflessi.

Con un sonoro plop i bambini entrarono tenendosi per mano: nel centro si stagliava un albero argentato, sui cui rami dondolavano campanelle al posto dei fiori.

Oro si mise subito a raccogliere i sassi che brillavano vicino alle radici.

– Guarda! – esclamò Rossa che si era chinata accanto a lui, in cerca di un nuovo fermaglio luccicante – Una chiave! –

Come un segugio la bambina iniziò a cercare una serratura, aiutata dagli altri Sdentati.
Micio sgusciò dalle braccia di Verde e si insinuò in mezzo alle radici.

– Torna indietro! – lo richiamò il bambino preoccupato, mentre Rossa e Oro inseguivano il gattino di nuvola che, inaspettatamente, si fermò di botto.

– Una botola! – esclamò Rossa e Oro puntò il suo ditino indicando la serratura nascosta.

Velocissima, Rossa infilò la chiave, sollevò la porticina che si richiuse alle spalle dei due bambini non appena furono entrati, lasciando gli altri Sdentati con un palmo di naso, mentre Verde con un balzo catturava Micio e se lo stringeva forte al petto.

– Siamo sotto terra! Guarda, le radici dell’albero formano una grotta!-
Rossa si mise a parlare senza sosta.
– Però, come è buio! Tu riesci a vedere qualcosa?-

In quel momento ci fu un boato e la terra tremò.

Si udì una voce cavernosa: – Oro, sento odore di oro –

– Chi sei?- domandò stridula la bambina.

– Chi sei tu, piuttosto: come hai osato entrare?….mmm… Sento che mi hai portato dell’oro! – e una zampa enorme si allungò verso Oro, che era rimasto immobile.

– Lascialo immediatamente, chiunque tu sia! – urlò coraggiosamente Rossa, con un acuto:- È un bambino ed è MIO amico-

– Chi sei tu che osi sfidarmi – ruggì il proprietario della zampa – fatti vedere… non sai che il mio fiato potrebbe incenerirti?-

– Vengo da una bolla rossa, io: non ho paura delle fiamme!- Rossa si asciugò di nascosto una lacrima, mentre cercava di controllare la sua paura che si stava rapidamente trasformando in terrore.

Una lingua di fuoco illuminò l’oscurità.

Intanto, gli Sdentati si erano riuniti davanti alla botola, sforzandosi inutilmente di forzarne l’apertura, quando sentirono la terra tremare. L’albero d’argento si mise a scuotere le campanelle e il dolce tintinnio si trasformò in una musica stridente.
Tutti i bambini si immobilizzarono e guardarono sgomenti Due Denti.

– Bisogna costruire una nuova chiave, Senape, presto, pensaci tu!-

– Qui ci sono solo sassi – sospirò il bambino, impotente.

Gli occhi di Azzurra sembravano enormi, mentre da essi si staccarono due
grosse lacrime blu, che rotolarono lentamente sulle sue guance.
Micio si divincolò dall’abbraccio di Verde, soffiò sul viso di Azzurra e le lacrime si trasformarono in due piccoli pezzi di nuvola.

– Prendile – suggerì Due Denti a Senape, che, in un momento, le modellò a forma di chiave.

I bambini spalancarono la botola proprio nell’istante in cui, nella grotta, veniva sprigionata la fiamma.

Rossa afferrò Oro in un guizzo e fu raggiunta da Due Denti che trascinò entrambi fuori, alla luce, fra gli Sdentati in ansia.

Senape sigillò l’apertura, mentre Rossa scoppiava in singhiozzi fra le braccia di Azzurra.
Appena si accorse di essere osservata, però, Rossa tirò su dal naso, si buttò i capelli arruffati sul viso per nascondere il pianto e spavalda disse:

– C’era un mostro ENORME, là sotto e voleva Oro!-

– Davvero: Rossa é stata coraggiosissima! – intervenne Oro, allungando la chiave dorata che ancora stringeva fra le mani e donandola alla bambina; lesta, l’eroina se la nascose fra i capelli.

L’albero aveva smesso di tintinnare e Due Denti decise che era giunto il momento di lasciare la bolla argento: prese gli Sdentati per mano e li trascinò fuori. Quindi spinse ognuno nella propria bolla-nanna, si impossessò della sua e finalmente tutti quanti crollarono a dormire.

Immagine tratta dal sito: http://caffetteriadellemore.forumcommunity.net/?t=42662080

8. DUE DENTI e la bolla lattiginosa

“Riva degli Schiavoni” di William Turner

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La storia del giorno: mercoledì 9 aprile

Mercoledì Marina aveva in programma di andare al parco ma, quando, terminati i compiti, era pronta per uscire, iniziò a piovere e a soffiare forte il vento. Così la mamma, per consolarla, le raccontò una nuova avventura di Due Denti

La storia incominciò

Due Denti si svegliò di soprassalto, udendo un suono che non conosceva. Uscì dalla sua bolla nanna, andò a prendere a uno a uno gli SDENTATI e li riunì tutti quanti vicino all’orchestra, per capire che cosa producesse quell’armonia così particolare e suggestiva.

Scoprirono che, mentre stavano dormendo, una cornamusa si era unita agli altri strumenti e ora, dalle sue note solitarie, si stavano formando delle bolle lattiginose.

– Entriamo tutti insieme – disse Due Denti, afferrando Rossa che già stava cercando di infilarsi per prima.

Tenendosi per mano, con un sonoro plop, si ritrovarono immersi nella nebbia più densa.

– State vicini, che nessuno si allontani! –
– Io non vedo niente – disse Rossa, cercando di sciogliersi dalla stretta di Due Denti
– Sento dei fruscii – la interruppe Senape – distinguo l’ombra di una collina davanti a noi –
– Andiamo!-
– E se sta arrivando qualcuno?-
– No, è il rumore dell’acqua, forse è un ruscello- disse Azzurra

Tutti insieme si mossero in avanti.

– E se fosse un fiume impetuoso, magari in piena che ci travolge?-
– Piantala Rossa!-

Arrivarono in fila indiana sulla sponda del corso d’acqua, ma la nebbia era così fitta, che non riuscirono a capire quanto fosse profondo e ampio.

– Possiamo navigarlo – disse Senape; si chinò a raccogliere un pugno di sabbia, la impastò con le sue mani e diede forma a un piccola barca.
La appoggiò ai suoi piedi e disse:
– La nostra barca-

Il modellino di terra iniziò a crescere fino a quando fu grande abbastanza perché tutti riuscissero a salire.
La misero in acqua, raccolsero un ramo per spingersi e guadagnare il centro.

– Ma dove andiamo?- chiese Rossa
– Da qualche parte, fuori da questa nebbia-
– Si sente ancora la cornamusa; guardate: sono alberi là in fondo?-
– A me sembrano cavalieri mostruosi che ci stanno aspettando…ci taglieranno la testa!-
– Rossa, per favore, stai spaventando Micio!- disse Verde abbracciando forte il suo gattino.
Galleggiavano su quel mare di nebbia, sfiorati da ombre contorte, e il tempo pareva scorrere assieme al fiume.

– Sento il rumore di una cascata! –
– Presto, tenetevi forte!-
Verde afferrò Micio per la collottola appena in tempo e precipitarono, mentre la nebbia si trasformava in spruzzi e …in un tuffo, furono fuori dalla bolla.

Due Denti spinse Verde con Micio in braccio nella sua bolla-nanna, quindi fu il turno di Azzurra, Rossa e Senape, poi si impossessò della sua e finalmente crollarono a dormire.

Immagine tratta da ” Da Vermeer a Kandisky” (it.paperblog.com)

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5. DUE DENTI E SENAPE

La storia del giorno: venerdì 14 marzo

Venerdì sera Marina era molto noiosa. Era andata in camera da brava, ma dopo cinque minuti già chiamava la mamma per farsi rimboccare le coperte, dopo altri cinque perché aveva sete, dopo altri cinque perché aveva caldo. Dopo essere stata chiamata la quarta volta, la mamma, stanca di andare avanti e indietro, si sedette sul suo letto e si mise a raccontare.

La storia cominciò

DUE DENTI si svegliò improvvisamente e si guardò intorno per capire il perché.

Uscì dalla sua bolla-nanna e vide che Rossa si stava agitando frenetica . Non appena DUE DENTI la tirò fuori dalla bolla-nanna, la bimba si diresse impaziente verso una bolla gialla nata dalle note del pianoforte.

Con un sonoro plop entrano e si trovarono circondati da morbida sabbia.

– Cosa ti é venuto in mente, – la sgridò DUE DENTI – non ci si può infilare a caso nella prima avventura che ti capita! Non si sa mai in che cosa ci si può imbattere quando le bolle si sono formate dal piano!-
– Ero stanca di dormire!-

Si guardarono intorno e notarono un bimbo dello stesso colore della sabbia intento a scavare.

– Cosa stai facendo?- gli domandò Rossa
Il bambino continuò il suo gioco senza neppure alzare lo sguardo.
– Costruisci una torre? – gli chiese DUE DENTI.
Il bimbo annuì.
Rossa, indispettita si rivolse a DUE DENTI:
– Ma quello è un buco!-
– Prima si fanno le fondamenta…dai vieni qui, così aiutiamo anche noi.-, poi, rivolto al bimbo, aggiunse: – Io sono DUE DENTI, lei é Rossa.-
– e tu ti chiami SENAPE – proseguì poiché l’altro continuava a tacere.

In poco tempo la torre fu innalzata, completa di merli.
Senape con l’indice disegnò la porta e la costruzione di sabbia iniziò a crescere fino a quando fu grande abbastanza per farli entrare.
Dentro era fresco e il pavimento saliva a spirale.
I tre bambini in fila indiana si inoltrarono sempre più in alto.
– Uffa, ma quando finisce? – sbuffò Rossa
– Dovevi restare a dormire nella tua bolla-nanna!-
In quel mentre sbucarono in cima alla torre.

-Il mio castello- disse Senape
Rossa rimase senza fiato: tutto intorno a loro si estendevano le mura di un’ enorme fortezza.
Per quelle che parvero ore, i tre bimbi si rincorsero per i camminamenti, si affacciarono dai merli e lanciarono proiettili di sabbia dalle feritoie.

Quando il sonno incominciò a fare chiudere loro gli occhi, DUE DENTI prese Rossa e Senape per mano e li trascinò fuori dalla bolla-avventura. Quindi spinse Rossa nella sua bolla-nanna, ne cercò una libera per Senape, poi si impossessò della sua e finalmente crollarono a dormire.

Fu così che SENAPE entrò a far parte degli SDENTATI.

3. DUE DENTI E ROSSA continua

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La storia del giorno: sabato 1 marzo

DUE DENTI si avvicinò alla bimba dai capelli di fiamma.
Sopra di loro il coperchio trasparente chiudeva lontano ogni cosa e ogni rumore.
– Perché piangi?-
– E’ una lunga storia –

La storia cominciò

– Vivevo fuori dal vulcano spento, nei cespugli di rose che crescevano tutto intorno. Un giorno trovai la galleria e sbucai sotto la montagna.
Fui subito immersa da una luce abbagliante e rumorosa. Palle di fuoco incendiavano l’aria, scoppiettavano e svolazzavano per il cratere, urtando contro la volta trasparente.
Erano bellissime, ma tristi, perché non riuscivano a uscire. Mi indicarono un bottone rosso…- a questo punto interruppe il racconto, scossa da nuovi singhiozzi.

DUE DENTI la guardò coi suoi occhi tondi e le sorrise.
La bimba dai capelli di fiamma tirò un gran sospiro e riprese, mentre un’ultima lacrima cadeva sfrigolando:

– …mi indicarono un bottone rosso proprio qui sul pavimento e – asciugandosi il naso, continuò – lo schiacciai.
La cupola si aprì, il bottone scomparve inghiottito dalla roccia, le palle si catapultarono fuori e la cupola ritornò al suo posto.
Adesso le palle infuocate non possono più rientrare, svolazzano incendiando ogni cosa e, tutte le volte che cercano di tornare dentro, urtano l’esterno del coperchio e rimbalzano sempre più forte.-

Ricominciò a piangere sonoramente.
DUE DENTI le disse: – ROSSA, bisogna ritrovare il bottone .-
Si succhiò rapidamente il pollice e, improvvisamente consapevole di un silenzio tanto irreale in un mondo nato dalle note di un’orchestra, chiese:
– Dov’è una chitarra?-
La bimba si tolse il fermaglio nascosto fra i suoi capelli e glielo porse: era una piccola chitarra color rubino.
DUE DENTI ci soffiò sopra e, nel silenzio ovattato del cratere, si diffusero le note di un assolo rock.

Immediatamente, proprio sotto di loro, riapparve il bottone rosso.
Non appena lo schiacciarono, la cupola si apri. DUE DENTI continuò a soffiare sul fermaglio e la musica divenne sempre più forte e le palle arrivarono svolazzando. A questo punto ROSSA iniziò a gridare loro ordini:
-Tu, più a destra, …tu scendi…gira, …-
fino a quando tutte le stupide palle furono nuovamente dentro al cratere.
Allora toccò DUE DENTI che smise di suonare. La cupola si richiuse e i due bambini strisciarono velocemente, uscendo dal tunnel.

DUE DENTI prese ROSSA per mano e la trascinò con sé fuori dalla bolla-avventura, cercò una bolla-nanna e la spinse dentro, poi si impossessò della bolla-nanna vicina e finalmente crollarono a dormire.

Fu così che ROSSA entrò a far parte degli SDENTATI.