19. ISACCO e GALILEO, la zia Lori e l’isola dei pirati.

William Turner : Landscape with Water – 1840-5

Olio su tela: 121,9 x 182,2 cm.

Tate, Londra.

La storia del giorno: giovedì 23 marzo.

La storia cominciò.

La zia Lori – colta in fragrante dai due gemelli mentre investigava sul loro misterioso viaggio oltreoceano, compiuto durante una bufera di neve – si ritrovò assieme a Galileo e Isacco immersa nella nebbia più fitta, anche se i suoi piedi erano ancora ben piantati sul fondo del valigione bianco.

Il rumore ovattato della risacca raggiunse i due gemelli che  compresero  subito di essere tornati sull’Isola dei pirati.

– Che cosa è tutto questo fumo? – esclamò la zia Lori, stringendosi la borsetta al petto – Deve essere scoppiato un incendio in cucina…-

– Zia, è nebbia – cercò di farle intendere Galileo – non c’è nessun incendio!-

In quell’ istante la nebbia si alzò, comparve la luna piena in cielo e la sua scia illuminò una nave che solcava il mare, diretta verso la spiaggia.

– Presto, venite! – ingiunse Galileo, mentre già correva sulla sabbia.

Isacco, dopo avere nascosto la valigia dietro a un cespuglio, lo seguì trascinando dietro di sé un’attonita e recalcitrante zia Lori, per una volta rimasta senza parole.

Ansanti, si appiattirono dietro a una duna a osservare le scialuppe cariche di pirati che si stavano riversando sul bagnasciuga.

La zia Lori si chinò a sussurrare all’orecchio di Isacco:

– Dobbiamo rubare una barca e scappare! Senti come puzzano quegli uomini, senza contare il modo inappropriato  in cui sono vestiti. –

– Sta’ giù zia, non farti vedere…quelli sono pirati –

-Pirati, qui? – la zia si ripulì affannosamente gli occhiali e sospirò.

– Ho capito: ho mangiato troppo, mi sono addormentata e questo è un incubo – e così mormorando, aprì la borsa che ancora stringeva al petto ed estrasse i suoi inseparabili ferri da maglia.

– Ragazzi, non temete, combatterò quegli omaccioni e vi porterò in salvo! –

Galileo atterrò la zia con un placcaggio perfetto, impedendole ogni movimento.

– Sta’ ferma, aspettiamo nascosti, fino a quando anche l’ultimo di loro non raggiungerà il villaggio. –

– Allora io ruberò una scialuppa e remerò fino a portarvi in salvo – continuò la zia, brandendo i ferri come se fossero una spada, rischiando di accecare Galileo.

– Non vuoi andare a visitare il covo dei Pirati? – le domandò il ragazzino – chissà quando ti capiterà un’altra occasione per esplorarne uno…-

Che cosa ti salta in mente?”sibilò Isacco al gemello, ma Galileo si era già diretto verso il villaggio sulla scia dei pirati.

In un attimo il bambino si intrufolò sotto a una tenda in cui erano esposte le mercanzie più strane e meravigliose, frugandosi nelle tasche in cerca di qualcosa  da scambiare per uno di quegli incredibili oggetti.

Dove ti sei cacciato?” lo raggiunse il disperato appello di Isacco, proprio nel momento in cui il faccione incredulo della zia Lori spuntava nel tendone.

Galileo li trascinò in un angolo.

– Guardate che bella bussola – sussurrò, mentre estraeva le sue biglie trasparenti per tentare di barattarle con l’oggetto desiderato.

Il padrone di tutto quel ben di Dio si avvicinò loro e la zia Lori cercò di nascondere un moto di disgusto.

Galileo allungò le sue preziose palline di vetro verso il negoziante che, dopo averle osservate a lungo, scosse il capo.

La zia Lori non perse tempo e aprì la sua borsetta.

Galileo si sporse alla ricerca di un oggetto che soddisfacesse il venditore, mentre Isacco si precipitò per evitare che la zia, armata dei suoi ferri da maglia, tentasse una rapina.

– Gli occhiali qui vanno alla grande – suggerì a voce bassissima Isacco, memore della passata esperienza.

Come un incallito giocatore di poker, la zia Lori depose sul banco le sue lunette da lettura, si impossessò della bussola, girò le spalle e trascinò con sé i due gemelli, avviandosi con passo svelto verso la spiaggia.

In un attimo raggiunsero il cespuglio dietro al quale Isacco aveva nascosto il valigione bianco, controllarono che nessuno li avesse seguiti.

Ormai era buio e le stelle brillavano luminose in cielo.

– Ecco – disse la zia Lori, consegnando la bussola ai gemelli – Adesso riportatemi indietro –

Isacco e Galileo la abbracciarono stretti e le dissero: – Sei davvero grande zia. Ora entra nella valigia e chiudi gli occhi. –

– Vogliamo tornare a casa!- ordinò Galileo, tenendo per mano Isacco … e si ritrovarono tutti e tre nello sgabuzzino.

La zia Lori si diresse a passo deciso verso la cucina, aprì la porta e disse a Celeste e Niccolò:

– Grazie per il pranzo, ma adesso devo proprio andare – I genitori dei gemelli la guardarono sbigottiti – Ho mangiato più del dovuto ed è meglio che torni a casa – Quindi abbracciò il fratello e la cognata sempre più stupiti dal suo comportamento e proseguì – Date un bacio ai bimbi da parte mia, sono proprio due ragazzini in gamba! – e, afferrato lo zio Pio, uscì di casa.

– Che cosa hai messo nella torta? – domandò Niccolò alla moglie – Ti rendi conto che per una volta mia sorella ha ringraziato,ci ha abbracciato, ha riconosciuto di essersi abbuffata e ha fatto un commento positivo sui gemelli? –

– E’ forte la zia – commentò a quel punto Galileo, arrivato di corsa.

Celeste si lasciò cadere su una sedia.

Immagine  tratta dal sito: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Joseph_Mallord_William_Turner_-_Landscape_with_Water_-_Google_Art_Project.jpg

17. ISACCO e GALILEO e le indagini della zia Lori

Claude Monet: Strada per Louveciennes (1870)


La storia del giorno: venerdì 13 gennaio

La storia proseguì.

Finalmente aveva smesso di nevicare e, con il disgelo, arrivò la zia Lori.

Si presentò alla porta il giorno dopo il ritorno di Isacco, di Galileo e della mamma dalla visita al papà.

– Dove siete stati? – esordì senza nemmeno salutare – Ho chiamato inutilmente ieri per tutto il giorno. –

– Da papà – sbottò Galileo.

– Ho sentito che l’aeroporto era chiuso per neve. –

– Ma noi non siamo andati in aereo – interruppe ancora una volta il gemellino, mentre la mamma cercava invano di farlo tacere.

– Certo, siete andati in nave! Mi state prendendo in giro?-

– Lori, non dire così! In effetti noi abbiamo preso…il treno – improvvisò la mamma.

– Sì, per andare dall’altra parte dell’oceano! Ma fammi piacere, Cele –

– No, davvero – la mamma stava acquistando sicurezza – Quando la mattina del volo ho capito che la nevicata non ci avrebbe consentito il viaggio, ho avuto la possibilità di partire subito in treno e andare in un aeroporto in cui non ci fossero problemi di neve e così siamo decollati da lì – soddisfatta, la mamma guardò severa Galileo per costringerlo al silenzio.

La zia Lori sbuffò e si guardò intorno in cerca di indizi.
– Niccolò come sta? –

– Il papà sta benissimo – Galileo anticipò la risposta della mamma – Era contentissimo di vederci e – guardando la zia negli occhi aggiunse -però non ha detto di salutarti! –

– Allora io adesso vado – sbuffò la zia Lori – Tanto lo sapevo che non aveva senso preoccuparmi per voi!
Piuttosto: tu mi stupisci Celeste, – aggiunse rivolgendosi alla cognata, pronunciando il suo nome per intero – sembra che ultimamente non solo l’educazione dei gemelli ti sia sfuggita di mano, ma che anche la tua abbia preso il volo – concluse con un ghigno.

Così dicendo, uscì di casa e Galileo la udì chiaramente borbottare tra sé: -Che cosa credono, di prendermi in giro? lo so perfettamente che non me l’hanno raccontata giusta.-

Immagine tratta dal sito: https://www.wikiart.org/en/claude-monet/road-at-louveciennes-melting-snow-sunset

2. PAOLO e LULÙ

Henrique Matisse: Les Tours de Collioure – 1905
Olio su tela: 800 x 650
The Heremitage, St. Petersburg, Russia


La storia del giorno: mercoledì 27

La storia continuò.

Paolo era un fagottino dolcissimo: succhiava dal suo biberon, poi si addormentava in braccio felice ma, se Gina o Gigi tentavano di metterlo nel suo lettino, prima buttava via le coperte, poi emetteva ultrasuoni sempre più forti, che si trasformavano in vere e proprie urla disperate.

I neo genitori comprarono un marsupio per tenere il piccolo sempre con loro.

– Ogni giorno peggiora – disse Gigi a Gina – diventa sempre più pesante e non possiamo passare tutto il nostro  tempo a cullarlo –

In quel momento suonò il campanello: era Lulù, l’amica di Gina perennemente triste.

– Ciao, come state? Io malissimo – proseguì senza lasciare loro il tempo di rispondere – Questa notte non ho dormito per nulla:  avevo caldo,  non c’era nemmeno un filo d’aria. Questa mattina sono andata in ufficio senza voce: il telefono continuava a squillare e dovevo sforzarmi di parlare… e nessuno, dico nessuno che rispondeva al mio posto… –

Nonostante la raucedine, Lulù sembrava un fiume in piena, ma improvvisamente vide Paolo e si interruppe.

– Ma è un neonato quello che tieni in braccio, Gina?- e il mal di gola non le impedì di proseguire: – Dove l’hai trovato? L’hai portato dal dottore? magari ha i vermi! –

– Lulù: è un bambino, non un cane. Si chiama Paolo – le rispose gentilmente Gina – Vieni, ti garantisco che non ha i vermi – e le mise tra le braccia Paolo che si aggrappò alla camicia di Lulù come un cucciolo di koala.

Avvenne un piccolo miracolo: Lulù tacque di colpo, sospirò, strinse il bimbo a sé e sorrise.

Gigi e Gina non avevano mai visto Lulù perdere la sua espressione triste con la bocca eternamente rivolta all’ingiù: i suoi occhi ora splendevano mentre una dolce ninna nanna si formava dalle sue labbra.

Rimase con Paolo fino a quando venne buio.

– Posso tornare? – domandò mentre usciva.

– Certo, quando vuoi – risposero in coro Gigi e Gina ancora meravigliati dell’insolito umore di Lulù.

 

Il giorno dopo, terminato il lavoro, Lulù tornò e con lei c’era la sua collega Cate, sempre ansiosa e agitata che, muovendo le mani come farfalle impazzite, si avvicinò a Gina che teneva Paolo nel marsupio chiedendo: – E’ questo il bambino? –

Paolo le catturò le dita con le sue manine cicciottelle e la donna sospirò, mentre Gina si affrettava a trasferirle il pupo tra le braccia.

Anche questa volta, avvenne la trasformazione: le labbra di Cate si curvarono all’insù e un’insolita calma entrò in lei, portandole serenità e gioia.

Il giorno dopo, il campanello di Gigi e Gina iniziò a suonare già di mattina: tutti volevano provare almeno per pochi minuti la sensazione di tenere Paolo fra le braccia e dimenticare ogni problema in un bagno di serenità.

La voce si sparse per il paese e Gigi e Gina non ebbero più alcuna difficoltà a soddisfare la voglia di coccole del loro Paolo.

 

Immagine tratta dal sito: https://en.wikipedia.org/wiki/Henri_Matisse

 

18. DUE DENTI e la bolla grigia.

Composizione in grigio (Rag time)
(Composition in Gray [Rag time]), 1919
Olio su tela, 96,5 x 59,1 cm
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia 76.2553 PG 40


La storia del giorno: giovedì 12 maggio.

La storia cominciò.

Due Denti si svegliò in mezzo a un rumore indistinto: l’orchestra era scomparsa, nascosta da una bolla grigia gigantesca. Il bimbo uscì dalla sua bolla nanna e coraggiosamente entrò nella bolla grigia.

Si guardò intorno, ma tutto era piatto e immobile, quando improvvisamente udì dei colpi sovrastare il debole ronzio di sottofondo.

– Fammi entrare! Presto, l’orchestra non c’è più! –

Era l’inconfondibile voce di Rossa.

– Che cosa ci fai tu, fuori dalla tua bolla nanna? -. la sgridò non appena l’ebbe fatta entrare – Come ci sei riuscita? –

– Quando l’orchestra è scomparsa, le bolle-nanna si sono aperte! – accennò a spiegare la bimba con un’alzata di spalle.

– Allora tutti gli Sdentati sono in pericolo! – sobbalzò Due Denti.

– Veramente no, stanno ancora dormendo: l’unica sveglia sono io – lo tranquillizzò con un sorriso storto la bimba – Piuttosto, bisogna scoprire al più presto che fine ha fatto l’orchestra – proseguì in un acuto.

-Torna a sorvegliare che a nessun altro venga l’idea di cercarmi. –

Rossa fece finta di non aver sentito e iniziò a ispezionare in mezzo a tutto il grigio che li circondava.

– Per tutte le bolle – esclamò Due Denti, chinandosi su un fagotto grigio che aveva casualmente urtato mentre cercava di costringere Rossa all’ubbidienza – Ma è un bimbo! –

– Una bimba – puntualizzò Rossa che l’aveva raggiunto – piccola, bruttina e tutta grigia –

In quel momento dal fagotto uscì una mano minuscola che ghermì la chiavina d’oro che Rossa teneva nascosta tra i capelli. (cfr. Due Denti e la bolla argento)

– Mollala! – protestò Rossa – Immediatamente. –

Due Denti si frappose in mezzo a loro, abbracciando l’esserino grigio che stringeva fra le dita il maltolto.

– Non è brutta – puntualizzò – è solo molto piccola e pallida –

– È tutta grigia ed è una ladra – insistette Rossa.

La piccola in braccio a Due Denti taceva e tremava.

– I suoi occhi sono grandi e bellissimi – continuò Due Denti – Forse ha freddo –

– Già e la mia chiave la scalda! –

Mentre discutevano, Grigia sgusciò dalle braccia che la stringevano e in un attimo scomparve.

– Presto, inseguiamola –

Con un sonoro plop la bolla grigia svanì e al suo posto ricomparve l’orchestra.

Si udì il tintinnare di mille campanacci, mentre davanti a loro ondeggiò una bolla argento che riluceva di cupi riflessi.

– Rossa, adesso tu torni subito a dormire! – ordinò Due Denti spingendola nella sua bolla-nanna che si richiuse attorno alla bambina.

Poi, con un sonoro plop entrò nella bolla argento: nel centro si stagliava l’albero argentato con i campanacci, nelle cui radici viveva prigioniero il pericoloso mostro che il bambino aveva già affrontato due volte.

Due Denti si mise a cercare Grigia e trovò la botola già aperta. Dopo aver recuperato la chiavina dorata rimasta nella serratura, coraggiosamente iniziò a scendere nella grotta.

Tutto era buio e sapeva di terra: di Grigia non si vedeva traccia. Il mostro dormiva.

Due Denti trattenne il fiato per non farsi scoprire e, in quel mentre, scorse una piccola ombra scivolare cauta verso il fondo della grotta, guidata dal fiuto.

Il mostro per fortuna continuava a dormire.

Prima che Due Denti potesse intervenire, Grigia si strusciò sull’enorme figura scura addormentata e la grotta fu illuminata da un bagliore intenso.

La bambina ora sorrideva felice e, dall’oscurità del mostro, aveva preso forma un bambino minuscolo proprio uguale a lei.

– Ma siete gemelli! – esclamò Due Denti – E siete diventati argento!-

I due fratelli si tenevano per mano e insieme raggiunsero Due Denti ai piedi dell’albero, sui cui rami erano tornate a dondolare campanelle al posto dei campanacci.

– Per tutte le bolle, adesso è proprio ora di tornare a dormire! –

Due Denti prese i due gemellini Argento, uscì dalla bolla avventura e scelse per loro una bolla-nanna che li contenesse entrambi; poi andò in quella in cui Rossa stava dormendo, le rimise la chiavina d’oro fra i capelli e finalmente tornò alla sua bolla-nanna, dove crollò in un sonno profondo.

Immagine tratta dal sito: http://www.guggenheim-venice.it/collections/artisti/dettagli/pop_up_opera2.php?id_opera=340

17. DUE DENTI e la bolla trasparente.

Foto di Giò Beltrame.

La storia del giorno: lunedì 23 novembre.

Due Denti si svegliò di soprassalto, udendo un suono che non riusciva a identificare: in un primo momento gli sembrò una chitarra, subito dopo un organo, poi un coro, quindi un piano.

Uscì dalla sua bolla nanna, andò a prendere a uno a uno gli SDENTATI e li riunì tutti quanti vicino all’orchestra.

Scoprirono che, quando stavano dormendo, era comparso uno strano strumento e ora, mentre l’intera orchestra taceva, dalle sue note solitarie, si stavano formando delle bolle trasparenti.

– Entriamo tutti insieme – disse Due Denti, afferrando Rossa che si stava sporgendo, per sbirciare dentro alla bolla.

– Guarda, non si vede niente! Sembra piena d’acqua! – protestò la bimba e, dopo essersi liberata dalla presa di Due Denti, scivolò curiosa accanto al nuovo strumento che continuava a emettere suoni sempre diversi. – Senape, vieni a provare : guarda quanti bottoni colorati! –

Senape si precipitò verso Rossa e le afferrò le mani, proprio un attimo prima che la bambina iniziasse a girare e a muovere tasti e leve del sintetizzatore*, causando conseguenze imprevedibili.

Con un sonoro “plop” Due Denti si affrettò a spingere gli Sdentati dentro la bolla e i bambini si ritrovarono sulle sponde di un ruscello, mentre l’aria riluceva di mille riflessi.

– Che bello! – sospirò Azzurra – Siamo in una cascata! –

– Non ci bagna ancora – puntualizzò Senape – la cascata è davanti a noi –

– Sembra un muro d’acqua. – esclamò Verde abbracciando forte Micio per paura di vederlo scomparire oltre.

Azzurra allungò una mano per afferrare gli spruzzi ma, proprio in quel momento, i riflessi presero la forma e l’aspetto di Rossa, una Rossa più sbiadita e tremolante e nello stesso istante i bambini udirono chiaramente levarsi il suono di una chitarra distorta.

– Per tutte le bolle, quella non sono io! – esclamò Rossa, afferrando Senape che le era ancora vicino – Toccami, io sono qui: quella cosa là non è vera! –

Senza prendere fiato, proseguì con la voce sempre più acuta: – Può darsi che sia la mia gemella? – e mentre parlava strattonava Senape – Oppure è un fantasma: per tutte le bolle, forse è il mio fantasma?-

Proprio in quel momento, i riflessi presero la forma e l’aspetto di Senape, un Senape più sbiadito e tremolante, mentre l'”altra Rossa” si dissolveva e contemporaneamente i bambini udirono levarsi il suono di un piano distorto.

– Anche tu hai un gemello, Senape: guarda! – continuò come un torrente in piena Rossa – Ecco, ho capito: è un fantasma, ci sono i fantasmi…forza scappiamo! –  si girò e iniziò a spingere contro la parete della bolla.

– Aspetta, Rossa – la bloccò Due Denti.

Proprio in quel momento, i riflessi presero la forma e l’aspetto di Azzurra, una Azzurra più sbiadita e tremolante, mentre l'”altro Senape” si dissolveva e contemporaneamente si distinse il suono di un’arpa distorta.

– Due Denti, lasciami andare – piagnucolò Rossa – Non vedi? Siamo circondati dai fantasmi, adesso c’è anche quello di Azzurra -.

– Rossa, io lo so che puoi essere molto coraggiosa, quindi smettila di esclamare “Per tutte le bolle”, calmati e taci almeno per un attimo! –

Gli Sdentati stavano fissando il loro Capo, quando l’ “altra Azzurra” svanì e piombò il silenzio.

La bolla esplose in mille frammenti colorati e i bambini si trovarono a galleggiare vicino all’orchestra. Scovarono Micio che, durante la confusione creata dagli sproloqui di Rossa, era sgusciato dalle braccia di Verde, aveva oltrepassato la cascata e ora stava giocando in mezzo ai tasti e le leve del sintetizzatore che, chissà come, aveva spento.

– Birbantello – l’apostrofò Verde, stringendoselo forte al petto 

– L’hai spento, brutto furfante! – lo sgridò Rossa – così hai rotto la bolla! – la bambina si avvicinò al gattino di nuvola  che si era nascosto sotto il braccio di Verde  e continuò: – E, per tutte le bolle, hai fatto sparire i fantasmi, mio piccolo eroe! – e lo baciò.

Due Denti li guardò, severo, poi sorrise e disse:

– Per tutte le bolle, adesso è proprio  ora di tornare a dormire! – 

Prese gli Sdentati per mano e spinse ognuno nella propria bolla-nanna, si impossessò della sua e finalmente tutti quanti crollarono nel mondo dei sogni.

 

 * Il sintetizzatore (abbreviato anche in synth dal termine in inglese) è uno strumento musicale che appartiene alla famiglia degli elettrofoni. Si tratta di uno strumento che può generare imitazioni di strumenti musicali reali o creare suoni ed effetti non esistenti in natura.


 

16. DUE DENTI e il mostro della bolla argento.

Lucio Fontana: Le chiese di Venezia – 1961 Acrilico su tela cm. 150 x 150.  

La storia del giorno: giovedì 25 giugno

Due Denti dormiva sonni irrequieti da quando aveva quasi perso Rossa e Oro nella bolla argento.

Così, non appena fu svegliato dal tintinnare di mille campanacci, lesto, uscì dalla sua bolla nanna: davanti a lui ondeggiava una bolla argento che riluceva di cupi riflessi.

Con un sonoro plop entrò: nel centro si stagliava il medesimo albero argentato sui cui rami avevano dondolato campanelle al posto dei fiori; ora, fra le fronde, pendevano rumorosi campanacci e diffondevano un suono che sembrava diventare sempre più grave.  Due Denti prese la piccola chiave dorata che aveva sottratto di nascosto a Rossa e la rigirò nella serratura della botola.

Emise un gran respiro: – Sono Due Denti – disse ad alta voce – e non posso lasciare che un mostro minacci gli Sdentati!-

Quindi iniziò lentamente ad aprire.

Tutto era buio e sapeva di terra.

– Sono Due Denti – disse, ancora sulla soglia, tenendo saldamente sollevata la botola sopra la sua testa.

Nessuna risposta giunse dal profondo.

Allora il bimbo lanciò un sassolino d’oro, ricordo di una bolla avventura, che rotolò nel ventre della grotta.

In quel momento ci fu un boato e la terra tremò. Si udì una voce cavernosa: – Oro, sento odore di oro –

– Chi sei?- incalzò Due Denti.

– Chi sei tu, piuttosto: come hai osato entrare?….mmm… Sento che mi hai portato dell’oro! – e una zampa enorme si allungò verso l’alto.

– Io sono Due Denti e tu chi sei? – ripeté il bambino

– Portami altro oro! – Tuonò ancora la voce.

– Chi sei?-

– Oro, voglio altro oro!-

– Ma che cosa te ne farai?-

– Hai mai annusato l’oro, tu, piccolo mostriciattolo?!-

Due Denti non osava avvicinarsi alla voce, per paura che l’uscio si richiudesse dietro di sé, imprigionandolo assieme al mostro, senza via di uscita.

– Fatti vedere! – intimò

– Come osi darmi ordini? Portami altro oro!-

Due Denti spinse in alto la botola e disse:

– Dimmi chi sei o io me ne andrò-

Silenzio; poi, ancora una volta ci fu un boato e la terra tremò.

Due Denti iniziò a rotolare verso il basso, mentre il buio si faceva più fitto e la via di fuga alle sue spalle scompariva con un tonfo.

– Pensavi di essere il più furbo, vero?- tuonò la voce.

– Che cosa sei?- domandò Due Denti – Perché ti nascondi? Di chi hai paura? – lo provocò ancora.

– Hai mai annusato l’oro, piccolo mostriciattolo?- Silenzio – Allora non sai proprio niente! – e mentre parlava, la sua zampa enorme trascinò verso il fondo il sassolino lanciato da Due Denti.

Il bambino ebbe l’impressione di venire improvvisamente risucchiato in basso e di finire molto, ma molto vicino alle narici del mostro che si era messo ad annusare la pepita.

– Ah, ascolta, mostriciattolo, la terra riprende a tremare… funziona! –

– Che cosa? – domandò Due Denti, ansioso di capire – tu annusi l’oro e…

– …e l’albero che mi tiene prigioniero si indebolisce: un po’ alla volta le campanelle diventeranno campane sempre più grosse e stonate, fino a quando saranno troppo pesanti… – proseguì la voce cavernosa, senza prendere fiato – …i rami si spezzeranno, l’albero morirà e io non sarò più prigioniero delle sue radici – urlò quindi, trionfante.

Il bambino teneva ancora stretta tra le dita la chiave per aprire la botola: ormai aveva raccolto le informazioni che gli servivano.

Doveva scappare, raggiungere l’albero e finalmente uscire dalla bolla argento, ma prima ERA INDISPENSABILE recuperare tutto l’oro in possesso del mostro.

Due Denti decise di rischiare: si buttò nella direzione del grosso artiglio uncinato, agitando il pugno in cui aveva nascosto la chiavina d’oro, provocando bagliori dorati.

La zampaccia si aprì per ghermire anche quel tesoro e il bimbo, lesto, ne approfittò per rubare i sassi incriminati, custoditi fra gli artigli.

Due Denti in un lampo risalì fino alla botola, mentre la terra tremava e la voce urlava impotente.

Senza alcuna esitazione, girò la chiave nella serratura, si ritrovò fuori, e sigillò ogni apertura.

Quindi uscì dalla bolla argento, si impossessò della sua bolla nanna e, ancora stringendo il suo bottino, crollò a dormire.

Immagine tratta dal sito: http://www.news-art.it/news/in-vendita-due-capolavori-di-lucio-fontana.htm

 

7. ISACCO E GALILEO e la luna

William Turner : The snow storm (1842)
Tela cm. 91,5 x 122
Tate Gallery di Londra

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La storia del giorno: martedì 13 maggio.

Marina era a casa da scuola per un raffreddore fortissimo.
Quando il suo papà tornò, la bambina aveva gli occhi gonfi e il naso rosso e allora, mentre le soffiava il naso per l’ennesima volta, egli si mise a raccontare di Galileo e Isacco.

La storia cominciò.

Era l’ora dedicata al disegno e Galileo odiava disegnare. I pastelli gli cadevano sempre e usava solo il blu per dipingere il cielo.

Quel giorno la maestra voleva che si cimentassero per preparare un biglietto per la festa della mamma.

Galileo alla sua mamma avrebbe voluto regalare la luna, ma anche la luna era troppo difficile da mettere su carta.

Isacco, invece, era molto bravo e, fino a quel momento, aveva sempre portato a termine anche i lavori di suo fratello.
Purtroppo erano seduti lontani e l’insegnante di turno non li perdeva di vista.

“Come posso disegnare la luna?” pensò Galileo.
“Fai un grande cerchio giallo”
“Non mi piace come è venuto: sembra una brutta palla bitorzoluta e la mamma si merita qualcosa di meglio”

L’ora passò e finalmente i bambini furono accompagnati in cortile.
Galileo stringeva ancora in mano il suo disegno e i pastelli blu e giallo.

Decise di rifugiarsi nella cuccia abbandonata che aveva scoperto nel suo primo giorno alla scuola materna e si mise a pensare come rendere più bella la sua luna.

Fissava la carta intensamente e…tutto intorno a lui divenne giallo.
Con curiosità e un pizzico di angoscia si rese conto di essere finito nel suo disegno.

Il colore non era stato distribuito in modo uniforme e, disseminati a caso un po’ ovunque, crateri vuoti e trasparenti conducevano chissà dove.

“Usa il pastello per tappare i buchi!”
“Isacco sei qui anche tu?”
“No, però ti sento”
“Me la immaginavo più bella la luna”
“Ma non sei sulla luna; dai: aiutati con i pastelli”
“E se mi cadono?”

Concentratissimo, Galileo prese il giallo: dapprima riempì le parti bianche e iniziò a sfumare colline e valli, poi con il blu creò le ombre.

“Isacco, mi sto proprio divertendo”.

Sempre più infervorato riprese il giallo per dare colpi di luce, quindi dipinse un bel sorriso e, soddisfatto dei risultato ottenuto, con il blu fece i contorni…e fu ancora al sicuro nella cuccia.

Corse a raggiungere Isacco e orgoglioso gli mostrò il disegno.

Il giorno dopo, la mamma, sotto il piatto, trovò accuratamente ripiegati due biglietti, li aprì e si commosse un po’ nell’ammirare il risultato degli sforzi dei suoi bambini.

Immagine tratta dal sito: http://sauvage27.blogspot.it/2009/02/la-tempesta-di-neve-william-turner.html