1. GOCCIOLINO

Rene Magritte: La malediction -1963 c.a.

Olio su tela, cm.

Bruxelles :  Magritte Museum.

 

La storia del giorno venerdì 12 aprile

La storia cominciò.

Gocciolino viveva in una nuvola, anzi no, la famiglia di Gocciolino era parte di una nuvola: Gocciolino era una goccia di vapore acqueo.

Gocciolino era il fratello più piccolo e non appena fu in grado di staccarsi dalla nuvola – madre, fu portato all’asilo.

L’asilo nido era collocato in un angolo tranquillo ai margini della nube.

Il primo giorno la maestra lo prese per mano:

– Vieni – gli disse – unisciti a noi a formare un trenino-

Gocciolino guardò i suoi compagni nuvolini, in fila indiana alle spalle della maestra e rispose:

– Più che un trenino, mi sembra un serpente –

– Ma che bravo sei! Conosci già tante forme! –

– Mio fratello Gocciolotto va a scuola e spesso mi fa vedere le figure che studia-

– Oggi  noi proveremo proprio a fare la coda di un serpente- li esortò la maestra -Tenetevi tutti per mano vicini vicini..ma aspettate! – aggiunse – Prima dovete mettervi in fila: il più alto subito dopo di me e via via i più piccoli, fino a Gocciolino che sarà l’ultimo.

Tutti i nuvolini si strinsero uno dietro l’altro, mentre la maestra rimaneva agganciata alla grossa nuvola- asilo.

Giù, sulla terra, un bambino, sdraiato a guardare il cielo, puntò il dito proprio verso la nube di Gocciolino e disse:

– Guarda, mamma, non ti sembra di vedere un lungo serpente? –

 

Immagine tratta dal sito:

http://antoinisme.blogg.org/rene-magritte-la-malediction-1960-a116843752

 

15. ISACCO e GALILEO e la luna rossa.

      La storia del giorno: mercoledì 30 settembre.
      La storia cominciò.

Il papà di Isacco e Galileo era partito.

Era salito su un aereo, dopo avere abbracciato a lungo la sua famiglia schierata al completo ed essere stato inghiottito dal serpentone della coda ai controlli doganali.

Papà doveva restare tanto tempo all’estero per lavoro, almeno per sei mesi, aveva spiegato, ma i due gemelli i non avevano idea di quanto fossero sei mesi.

– Fino a Natale ?- aveva domandato Galileo

– Tornerà per Natale – li aveva rassicurati la mamma – ma poi dovrà ripartire –

Isacco e Galileo non si persero d’animo.

Comprarono i biscotti e , ancora una volta, appesero le stelle al cielo.
La notte seguente si misero alla finestra e, guardandole cadere, espressero il desiderio che papà tornasse.

Aspettarono un giorno dopo l’altro che papà al telefono annunciasse il suo rientro, ma, dopo una settimana, compresero sconsolati che il loro trucco non aveva funzionato.

– Ci manca – confidavano ogni sera al cielo stellato.

Finalmente, durante la prima notte di luna piena, a Galileo venne un’idea.

– Isacco, perché non andiamo NOI a trovare papà?-
I due gemelli si presero per mano, chiusero gli occhi e si concentrarono intensamente sul loro papà…ma non successe niente.

– Perché non ci siamo mossi dalla nostra camera? – sospirarono in coro.

– Magari papà non ha tempo per noi…- dubitò pensoso Isacco

– Non pensarlo nemmeno! – sbottò Galileo – Abbiamo sicuramente sbagliato qualcosa!: 1) papà non ci aspetta 2) non abbiamo nessun appuntamento con lui 3) non conosciamo il suo indirizzo 4) non siamo mai stati dove abita adesso –

I due gemelli tornarono a guardare la luna, sperando in un’ispirazione… e la luna cambiò sotto ai loro occhi.

– Isacco, hai visto anche tu? la luna è rossa! Presto, va’ a prendere il valigione bianco, così andremo su a controllare! –

– Il valigione bianco! – sussultò Isacco – Non c’è tempo ora di andare sulla luna, useremo il valigione bianco per raggiungere papà!-

Isacco non riuscì nemmeno a terminare la frase, che già Galileo si era intrufolato nello sgabuzzino e stava tirando con tutte le sue forze per il manico la valigia incriminata.
Insieme la trasportarono in un angolo tranquillo, la aprirono e si accomodarono dentro: uno di fronte all’altro, a gambe incrociate.

– Ecco qua, sei pronto?-

I gemellini si ritrovarono, ancora seduti sul fondo del loro personalissimo mezzo di trasporto, in una camera sconosciuta, illuminata unicamente dalla medesima luna rossa che aveva brillato dalla loro finestra. Si guardarono intorno e videro, placidamente addormentato, il loro papà.

– Sta russando – disse Galileo – Dai, forza, svegliamolo –

– Aspetta, dovrà credere di sognare, altrimenti come gli possiamo spiegare la nostra presenza? –

Isacco non aveva ancora terminato di formulare la frase, che già Galileo era saltato sul letto e stava scrollando il papà.

– Papà, guarda, c’è la luna rossa e noi siamo qui! –

I due gemellini lo abbracciarono stretto stretto, mentre il loro papà, ancora intontito, li riempiva di baci.

Si rotolarono tutti e tre fra i cuscini, riprendendo i loro giochi di sempre, fino a quando la luna sparì dietro a una nuvola.

– Noi adesso torniamo a casa, prima che la mamma ci scopra! – e i due bambini si accomodarono nella valigia – Però, papà, sta tranquillo, ci rivedremo presto! –

Senza aspettare un attimo, Isacco e Galileo chiusero gli occhi e furono a casa, nel buio più profondo.

Silenziosamente ritirarono il loro mezzo di trasporto e si misero a dormire.

L’indomani, il papá di Isacco e Galileo si svegliò felice, convinto che, quella notte, la luna rossa gli avesse donato un bellissimo sogno.

Immagine tratta dal sito: http://www.centrometeoitaliano.it/astronomia-spazio/luna-rossa-e-superluna-il-28-settembre-doppio-evento-da-non-perdere-31-08-2015-30929/

2. PLUF e la lunga estate calda.

“The Road”Maurice De Vlaminck – 1926

La storia dl giorno: martedì 18 agosto.

Pluf nacque in una notte nuvolosa: emise il suo primo vagito e fuori iniziò a scendere una pioggerella sottile, che si interruppe quasi immediatamente, non appena la mamma lo prese in braccio.
Fu chiamato Pluf.

I suoi genitori ben presto si accorsero che ogni volta che Pluf piangeva, dopo poco le gocce cadevano dal cielo, mentre i suoi capricci scatenavano veri e propri temporali.

Per fortuna Pluf era un bambino tranquillo e molto accomodante.

Un bel giorno la mamma andò in ospedale e tornò con una nuova sorellina: Pluf l’adorò da subito. La chiamarono Ortica.

Ortica aveva incominciato a camminare e seguiva Pluf ovunque andasse.

La bambina aveva scoperto che Il fratello era bravissimo a imitare i versi degli animali.
– Pluf, fai il cane!-
E il maschietto abbaiava.
– Pluf, il gatto!-
E il fratello miagolava.
– l’asino!-
E Pluf ragliava.
Il gioco terminava sempre con il cavallo: Pluf nitriva, si caricava Ortica sulle spalle e la riportava al galoppo dalla mamma.

Quell’estate il caldo non dava tregua.

– Pluf, ho sete! – chiamò la bambina e il fratello arrivò con un bicchiere colmo d’acqua.
Soddisfatta dopo aver bevuto, Ortica iniziò il suo gioco preferito:

– Pluf, fai il cane!-
E il maschietto abbaiò.
– Pluf, il gatto!-
E il fratello miagolò.
– l’asino!-
E Pluf ragliò.

Quando il bambino aveva quasi esaurito la pazienza, finalmente la sorella esclamò:
– il cavallo!-

Pluf nitrì, si caricò Ortica sulle spalle e iniziò a galoppare, molto lentamente perché il caldo gli aveva fatto evaporare tutte le forze.

– Più veloce! – squittì la bambina.
Il fratello rallentò ulteriormente, asciugandosi la fronte sudata con il braccio.

– Più veloce! – insistette Ortica, afferrandolo per i capelli.
Il bambino nitrì e sospirò, chiamando a raccolta tutta la sua pazienza, ormai al limite, ma Pluf sapeva per certo che NON doveva mai alterarsi, per evitare l’effetto devastante delle sue arrabbiature.

Peccato che quella fosse l’estate più calda, anche a memoria della mamma. Peccato che Pluf odiasse sudare. Peccato che Ortica non avesse mai assistito a un capriccio di suo fratello.

– Più forte, hop, hop- strillò ancora la bambina.

Pluf si arrestò, detergendosi grosse gocce di sudore, mentre fuori iniziava a cadere una leggera pioggia.

– Non fermarti! – ordinò Ortica.

Il cielo incominciò a ribollire di nuvoloni sempre più neri.

– Forza, scendi, da brava!- Pluf cercò di controllare la sua esasperazione, ma la bimba iniziò a scalciare e a divincolarsi.
I lampi si misero a saettare rumorosi.

Arrivò la mamma di corsa, ma ormai era troppo tardi.

– Adesso basta! – esclamò il bambino e un tuono esplose fragoroso.

Ortica scoppiò a piangere.

– Smettila! – le ordinò Pluf, sempre più paonazzo.

La pioggia scrosciava fitta fitta e presto iniziarono a cadere grossi chicchi di grandine.
La mamma abbracciò forte Pluf:- Calmati, per favore!- e rivolgendosi a Ortica : – e tu, non fare i capricci! –

Ortica, stupita, spalancò gli occhi, chiuse la bocca e finalmente si zittì.

Pluf trasse dei grossi respiri e la grandine cessò.

Dalle finestre, ancora aperte, entrò una piacevole brezza.
La pioggia tamburellava lieve e la mamma strizzò un occhio ai suoi bambini: – Venite ho preparato la merenda!-

Quando arrivò il papà, bagnato fradicio, esclamò :- Finalmente un bel temporale ha rinfrescato l’aria: l’afa è sparita e la grandine è durata pochissimo, senza causare alcun danno!-

Poi, osservando le espressioni un po’ colpevoli della sua famiglia, si avvicinò a Pluf che teneva gli occhi bassi, gli diede una pacca sulla spalla e gli disse:- Ben fatto, ragazzo!-

Immagine tratta dal sito: http://en.wahooart.com/@@/6WHLEC-Maurice-De-Vlaminck-The-Road

11. ISACCO E GALILEO e la notte di Ferragosto

Joan Miró: La Scala della fuga – 1940
Tempera su carta 38×46 cm.
New York: Collezione privata.

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La storia di venerdì 14 agosto.

La storia di lunedì era stata particolarmente lunga e il papà di Marina si era dovuto interrompere quando si era accorto che la bambina crollava dal sonno. (https://lastoriadelgiorno.com/2014/08/07/10-galileo-e-isacco-e-la-notte-del-10-agosto/)
Poche sere più tardi, Marina non voleva andare a dormire e allora il papà riprese a raccontarle l’ avventura di Isacco e Galileo e le stelle cadenti.

La storia cominciò.

Finalmente aveva smesso di piovere così Galileo e Isacco si incontrarono in spiaggia con Roby, che, mangiando quasi le parole per la fretta, li informò:

– In occasione di ferragosto ho ottenuto il permesso di ospitare tre miei compagni del campo estivo – si fermò a prendere fiato, aspettando un commento entusiasta da parte dei due fratelli, poi proseguì: – arriveranno domani.-

– Perfetto – si complimentò Isacco – adesso ci resta solo da decidere come faremo ad andare “dove non ci sono case, ma solo erba e trifoglio” (crf. MARY POPPINS di P.L. Travers volume 1)

– Nessun problema, – intervenne ancora Roby con un gran sorriso -nascosto nella siepe della mia terrazza, c’è un cancello che porta direttamente sui prati –

I due gemelli gli ricambiarono il sorriso:

– Cercheremo di arrivare domani verso mezzanotte, con la colla e le stelle; voi aspettateci svegli! – poi si affrettarono a raggiungere la zia Lori che li stava già richiamando a gran voce.

Il 14 agosto il tempo non passava mai.
Dopo cena i due gemelli si ritirarono in camera loro prima del solito.

Anche a casa di Roby i bambini andarono a dormire presto, bisbigliando eccitati, non ancora convinti dell’avventura che li attendeva quella notte.

Quando la anche l’ultima luce fu spenta, Isacco e Galileo accostarono l’orecchio alla porta della stanza della zia Lori e udirono il suo respiro pesante.

Ti sei ricordato di mettere due cuscini sotto al lenzuolo al nostro posto?”
” Tutto fatto”
” Io ho preso la colla e le stelle”

Quindi, tenendosi per mano, si concentrarono intensamente su Roby e chiusero gli occhi.
Quando li riaprirono, ancora una volta, si trovarono davanti al loro amico in compagnia di tre bambini che li guardarono con la bocca spalancata.

– Marco, Paolo e Luca – li presentò velocemente Roby – Ecco, anche noi siamo pronti.-

Senza alcun indugio, si pose in testa al gruppo e li condusse tutti in fila indiana fuori dalla stanza fino al soggiorno. Trattenendo il respiro, aprì la porta finestra e i fuggitivi scivolarono sul terrazzo senza emettere alcun suono; poi Roby spinse il cancello nascosto dietro la siepe e i sei bambini
furono finalmente nel prato.

Galileo e Isacco si misero immediatamente al lavoro e, grazie alla passata esperienza, in un attimo la prima stella si attaccò e scivolò verso l’alto, dove si mise a “brillare furiosamente spargendo raggi di scintillante luce dorata” (crf. MARY POPPINS di P.L. Travers volume 1).

Ancora increduli, Marco, Paolo e Luca, dopo avere osservato attentamente, non persero tempo e spennellarono la colla sulle stelle dorate in promozione coi biscotti -collezionate nell’estate dai due gemelli – per passarle a Roby che collaborava spalla a spalla con Galileo e Isacco.

In breve tempo, il sacchetto fu vuoto e tutti i bambini, soddisfatti, si stesero a guardare il cielo, che apparve ancora più scintillante, con le loro stelle che luccicavano come le palle luminose di un albero di Natale.

I due gemelli furono i primi a parlare:
– Adesso dobbiamo scappare, prima che la zia sia accorga che non siamo più nei nostri letti.-

Insieme varcarono il cancello nella siepe: Roby, Marco, Paolo e Luca in fila indiana si diressero verso la porta finestra del terrazzo ancora socchiusa, mentre Isacco e Galileo si prendevano per mano, chiudevano gli occhi e scomparivano.

La sera di ferragosto si ritrovarono tutti in spiaggia, accompagnati dalle loro famiglie, per assistere ai tradizionali fuochi d’artificio.
Terminato lo spettacolo, quando erano ancora tutti insieme e si scambiavano chiacchiere e auguri, Roby esclamò:
– Guardate là, dove il cielo é più luminoso! –
– Stelle cadenti! – osservò la zia Lori stupita
– Mai viste così tante!-
– Sono più numerose che nella notte di S.Lorenzo!-

Tutta la spiaggia era ormai intenta a guardare in su, verso il punto della volta celeste, dove, inesorabilmente, ad uno ad uno, gli astri luminosi si staccavano e cadevano, lasciando dietro di sé una scia, che, dopo alcuni istanti, scompariva.

Immagine tratta dal sito: http://cultura.biografieonline.it/scala-della-fuga-evasione-miro/

10. GALILEO e ISACCO e la notte del 10 agosto

Le stelle di Vincent Van Gogh
Vincent Van Gogh: La Notte Stellata sul Rodano
Olio su tela; 72,5 x 92 cm
Musée d’Orsay, Parigi

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La storia del giorno: lunedì 11 agosto.

Il papà di Marina finalmente aveva raggiunto la sua famiglia in vacanza: era partito dopo una lunga giornata di lavoro e, poichè era molto tardi, la prese in braccio e la accompagnò a letto. Poi, tenendole la mano, si mise a raccontare una nuova avventura di Galileo e Isacco.
La storia cominciò.

Il pomeriggio del giorno dopo la partita, Isacco e Galileo cercarono il loro nuovo amico.

-Non sappiamo nemmeno il suo nome – considerò Isacco mentre, appena sceso in spiaggia, si guardava intorno.

– Ieri sera era buio, riusciremo a riconoscerlo? –

Poi se lo trovarono davanti all’improvviso: usciva da una cabina, trascinando un materassino blu e rosso.

Spalancò gli occhi:
– Che bello, esistete davvero!- sorridendo si chinò a raccogliere il bordo del cuscino che gli era sfuggito di mano.
– Io mi chiamo Roby, quello é il mio ombrellone – indicò due sdraio in prima fila.

– Quella signora che si sta sbracciando per attirare la nostra attenzione, invece, é nostra zia Lori. – spiegò sconsolato Galileo.

– È stato grandioso ieri sera- continuò quasi senza riprendere fiato Roby – purtroppo domani partirò per un campo estivo, ma tornerò ad agosto, voi ci sarete ancora?-

– Sì, passiamo l’estate sempre a casa della nostra nonna Lena che abita qui.-

Si avvicinava la notte del 10 agosto.
Per tute le vacanze Isacco e Galileo, inattesa di realizzare il loro personale cielo stellato per San Lorenzo, avevano mangiato a colazione unicamente i biscotti in promozione con la bustina di stelle dorate in omaggio.
(Cfr https://lastoriadelgiorno.com/2014/03/29/3-isacco-e-galileo-e-le-stelle-dorate/)

– Siamo solo noi due, come faremo ad appanderle tutte in una notte? – si domandava sconsolato Galileo.

– Possiamo coinvolgere Roby –

– Così saremo in tre: non cambierà molto!-

In spiaggia il loro amico non era ancora tornato, anche perché continuava a piovere; così quella sera i due gemellini si presero per mano, si concentrarono intensamente su Bobby e chiusero gli occhi.
Quando li riaprirono, ancora una volta, si trovarono davanti al loro amico che, tutto solo, stava seduto sul letto a sfogliare un giornalino.

– Che bello, siete arrivati: pensavo proprio a voi. –

– Sei tornato: non ne eravamo sicuri. Sei in casa da solo?-

– Sono qui da ieri – mostrò il suo sorriso parzialmente sdentato – Non preoccupatevi, i miei genitori stanno giocando a carte con i loro amici e non ci sentiranno!-

– Non possiamo fermarci molto: la mamma fra poco andrà a controllare se stiamo dormendo.-

– Fra qualche giorno sarà la notte delle stelle cadenti…- iniziò Isacco

– Caspita, conoscete un sacco di cose su quello che accade in cielo- lo interruppe Roby, non ancora del tutto convinto che Isacco e Galileo fossero due bambini reali e non il frutto della sua immaginazione.

– e noi abbiamo scoperto come si fa a fare le stelle cadenti…( cfr https://lastoriadelgiorno.com/2014/04/04/4-galileo-e-isacco-e-la-maestra/ )

– Cioè – puntualizzò Galileo – noi pensavamo di appendere le stelle in cielo per sempre…-

– ma la sera dopo sono cadute tutte-

Roby li ascoltava annuendo di tanto in tanto.

– E abbiamo bisogno del tuo aiuto-

– Di me? – domandò incredulo e lusingato Roby.

– Sì perché da soli non ce la facciamo a incollare tutte le stelle che siamo riusciti a mettere da parte.-

– Incollare? –

– Certo, di colla ne abbiamo in quantità, la zia Lori ne usa a quintali…
Ci mancano volontari per aiutarci ad appiccicare tutte le stelle in una sola notte. –

– E quando dovrebbe essere? –
– Sabato sera-
– questo sabato?-
Isacco e Galileo annuirono in copia.

– Bisogna assolutamente rimandare di qualche giorno, per ferragosto penso di riuscire a organizzarmi…-

-La mamma!- si ricordò ad un tratto Isacco
– Dobbiamo tornare immediatamente !-
– Tu, intanto, pensaci-

Roby non fece in tempo a rispondere che i due gemelli si erano presi per mano, avevano chiuso gli occhi ed erano scomparsi.

Immagine tratta dal sito:
http://associazionecassini.wordpress.com/2011/08/16/le-stelle-di-vincent/

19. ISACCO e GALILEO, la zia Lori e l’isola dei pirati.

William Turner : Landscape with Water – 1840-5

Olio su tela: 121,9 x 182,2 cm.

Tate, Londra.

La storia del giorno: giovedì 23 marzo.

La storia cominciò.

La zia Lori – colta in fragrante dai due gemelli mentre investigava sul loro misterioso viaggio oltreoceano, compiuto durante una bufera di neve – si ritrovò assieme a Galileo e Isacco immersa nella nebbia più fitta, anche se i suoi piedi erano ancora ben piantati sul fondo del valigione bianco.

Il rumore ovattato della risacca raggiunse i due gemelli che  compresero  subito di essere tornati sull’Isola dei pirati.

– Che cosa è tutto questo fumo? – esclamò la zia Lori, stringendosi la borsetta al petto – Deve essere scoppiato un incendio in cucina…-

– Zia, è nebbia – cercò di farle intendere Galileo – non c’è nessun incendio!-

In quell’ istante la nebbia si alzò, comparve la luna piena in cielo e la sua scia illuminò una nave che solcava il mare, diretta verso la spiaggia.

– Presto, venite! – ingiunse Galileo, mentre già correva sulla sabbia.

Isacco, dopo avere nascosto la valigia dietro a un cespuglio, lo seguì trascinando dietro di sé un’attonita e recalcitrante zia Lori, per una volta rimasta senza parole.

Ansanti, si appiattirono dietro a una duna a osservare le scialuppe cariche di pirati che si stavano riversando sul bagnasciuga.

La zia Lori si chinò a sussurrare all’orecchio di Isacco:

– Dobbiamo rubare una barca e scappare! Senti come puzzano quegli uomini, senza contare il modo inappropriato  in cui sono vestiti. –

– Sta’ giù zia, non farti vedere…quelli sono pirati –

-Pirati, qui? – la zia si ripulì affannosamente gli occhiali e sospirò.

– Ho capito: ho mangiato troppo, mi sono addormentata e questo è un incubo – e così mormorando, aprì la borsa che ancora stringeva al petto ed estrasse i suoi inseparabili ferri da maglia.

– Ragazzi, non temete, combatterò quegli omaccioni e vi porterò in salvo! –

Galileo atterrò la zia con un placcaggio perfetto, impedendole ogni movimento.

– Sta’ ferma, aspettiamo nascosti, fino a quando anche l’ultimo di loro non raggiungerà il villaggio. –

– Allora io ruberò una scialuppa e remerò fino a portarvi in salvo – continuò la zia, brandendo i ferri come se fossero una spada, rischiando di accecare Galileo.

– Non vuoi andare a visitare il covo dei Pirati? – le domandò il ragazzino – chissà quando ti capiterà un’altra occasione per esplorarne uno…-

Che cosa ti salta in mente?”sibilò Isacco al gemello, ma Galileo si era già diretto verso il villaggio sulla scia dei pirati.

In un attimo il bambino si intrufolò sotto a una tenda in cui erano esposte le mercanzie più strane e meravigliose, frugandosi nelle tasche in cerca di qualcosa  da scambiare per uno di quegli incredibili oggetti.

Dove ti sei cacciato?” lo raggiunse il disperato appello di Isacco, proprio nel momento in cui il faccione incredulo della zia Lori spuntava nel tendone.

Galileo li trascinò in un angolo.

– Guardate che bella bussola – sussurrò, mentre estraeva le sue biglie trasparenti per tentare di barattarle con l’oggetto desiderato.

Il padrone di tutto quel ben di Dio si avvicinò loro e la zia Lori cercò di nascondere un moto di disgusto.

Galileo allungò le sue preziose palline di vetro verso il negoziante che, dopo averle osservate a lungo, scosse il capo.

La zia Lori non perse tempo e aprì la sua borsetta.

Galileo si sporse alla ricerca di un oggetto che soddisfacesse il venditore, mentre Isacco si precipitò per evitare che la zia, armata dei suoi ferri da maglia, tentasse una rapina.

– Gli occhiali qui vanno alla grande – suggerì a voce bassissima Isacco, memore della passata esperienza.

Come un incallito giocatore di poker, la zia Lori depose sul banco le sue lunette da lettura, si impossessò della bussola, girò le spalle e trascinò con sé i due gemelli, avviandosi con passo svelto verso la spiaggia.

In un attimo raggiunsero il cespuglio dietro al quale Isacco aveva nascosto il valigione bianco, controllarono che nessuno li avesse seguiti.

Ormai era buio e le stelle brillavano luminose in cielo.

– Ecco – disse la zia Lori, consegnando la bussola ai gemelli – Adesso riportatemi indietro –

Isacco e Galileo la abbracciarono stretti e le dissero: – Sei davvero grande zia. Ora entra nella valigia e chiudi gli occhi. –

– Vogliamo tornare a casa!- ordinò Galileo, tenendo per mano Isacco … e si ritrovarono tutti e tre nello sgabuzzino.

La zia Lori si diresse a passo deciso verso la cucina, aprì la porta e disse a Celeste e Niccolò:

– Grazie per il pranzo, ma adesso devo proprio andare – I genitori dei gemelli la guardarono sbigottiti – Ho mangiato più del dovuto ed è meglio che torni a casa – Quindi abbracciò il fratello e la cognata sempre più stupiti dal suo comportamento e proseguì – Date un bacio ai bimbi da parte mia, sono proprio due ragazzini in gamba! – e, afferrato lo zio Pio, uscì di casa.

– Che cosa hai messo nella torta? – domandò Niccolò alla moglie – Ti rendi conto che per una volta mia sorella ha ringraziato,ci ha abbracciato, ha riconosciuto di essersi abbuffata e ha fatto un commento positivo sui gemelli? –

– E’ forte la zia – commentò a quel punto Galileo, arrivato di corsa.

Celeste si lasciò cadere su una sedia.

Immagine  tratta dal sito: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Joseph_Mallord_William_Turner_-_Landscape_with_Water_-_Google_Art_Project.jpg

18. ISACCO e GALILEO, la zia Lori e il valigione bianco.

Henri  Matisse:  Natura morta sivligliana – 1910-191

Hermitage, San Pietroburgo, Russia – 90 X 117 cm


La storia del giorno: sabato 21 gennaio.

La storia continuò:

Finalmente venne il giorno in cui , carico di valigie e pacchetti regalo per tutti, il papà Niccolò tornò a casa.

La famiglia al completo, compresi la zia Lori e lo zio Pio, si riunì per festeggiare.

Fra una portata e l’altra, fra un grissino e una focaccina, la zia Lori si rivolse a suo fratello:

– Allora, raccontami un po’! Celeste e i gemelli sono stati così avari di notizie con me quando sono venuti a trovarti, talmente misteriosi – la zia nascose una smorfia dietro a una risatina –  da farmi dubitare che ti abbiano raggiunto davvero –

Papà Niccolò rispose, guardando negli occhi sua moglie in cerca di suggerimenti:– Perché misteriosi? Forse erano solo molto stanchi dopo il viaggio…-

– …avventuroso, con tutta quella neve e gli aeroporti chiusi – lo interruppe la zia Lori.

– Ti ho già spiegato che non siamo andati in aereo – intervenne Galileo, mentre Isacco gli sibilava nella mente: “Resta zitto e lascia parlare il papà”

– Già, Celeste sostiene di avere viaggiato in treno, aereo e chissà – sogghignò la zia infervorata, riempiendosi nuovamente la bocca di focaccia – anche per  nave – .

– Ma no, zia – Galileo, nonostante i continui muti rimproveri del fratello, non voleva tacere – Siamo andati con il valigione bianco –.

– Certo – questa volta intervenne in aiuto la mamma – ho dovuto preparare la mia valigia più grande per noi tre –

– Ecco la torta! Guarda quanta panna, zia – provò a cambiare discorso Isacco che ben conosceva l’ingordigia di Lori.

Terminato il dolce, mentre tutti erano ancora riuniti in cucina, la zia si allontanò con la scusa di doversi distendersi per “favorire la digestione”.

Dopo poco i due gemelli la seguirono quatti quatti per spiare i suoi movimenti: la trovarono a rovistare nello sgabuzzino, mentre cercava invano il talloncino del volo sulla valigia bianca.

– Ti posso aiutare, zia? – esordì Isacco prima che Galileo aprisse bocca.

– Mmmm, mi sono ricordata di avere dimenticato…

– Nel nostro sgabuzzino? – sbottò Galileo

– Tornatevene in camera vostra , – contrattaccò immediatamente la zia Lori- anzi, ancor meglio, andate ad aiutare la mamma

Galileo intanto, velocissimo, aveva estratto il borsone e, aprendolo, disse: – Guarda bene: vedi niente di sospetto? –

Non appena Lori mise i piedi sul fondo del segretissimo mezzo di trasporto dei gemelli, Galileo le prese la mano e con Isacco, ormai esasperato dal contegno della zia e finalmente deciso a collaborare, si sedette: entrambi chiusero gli occhi e simultaneamente pensarono: “Presto, all’isola dei pirati”

Immagine tratta dal sito: http://www.arteworld.it/natura-morta-sivigliana-matisse-analisi/