8. Paolo e Stefano e Dyno.

Fotografia di Giovanna Beltrame.

La storia del giorno: lunedì 18 maggio.

Era ancora un triste pomeriggio: chiusi in casa Paolo e Stefano avevano voglia di uscire, ma mamma e papà stavano lavorando.

Stefano andò alla finestra.

– Guarda, Paolo, sul davanzale, c’è una lucertola che prende il sole! –

– Chissà come mai sarà arrivata fino a qui. –

-Pensi che abbia fame? –

– Mmm… io ho ancora una fragola: l’avevo lasciata per gustarmela più tardi.- disse Paolo, mentre appoggiava il suo frutto accanto al piccolo ospite.

Il pomeriggio seguente, la lucertola tornò sul loro davanzale.

Questa volta fu Stefano a portare un pezzo di mela che aveva avanzato.

Ogni giorno di quella lunga quarantena, sempre alla stessa ora, la lucertola ritornava e Paolo e Stefano, a turno, le offrivano un poco della loro frutta che a merenda mettevano da parte.

– Tu dici che ha un nome? – domandò Paolo

– Certo, si chiama Dyno – affermò sicuro Stefano.

Sembrava che la lucertola fosse interessata davvero ai loro discorsi e ai loro giochi. Poi, quando la mamma chiamava i due fratelli per il bagno prima dei cartoni animati, Dyno scompariva.

Un pomeriggio Stefano, ad un tratto, si rabbuiò e disse:

– Chissà quando potremo di nuovo tornare al parco? Ho voglia di giocare all’aperto…Magari poteremmo fingerci uccelli e volare via…Dai prova a cinguettare, Paolo!-

Paolo ci mise tutta la sua buona volontà: 

– Cip, cip! – …ma non successe nulla.

Provò con il verso del corvo:- Cra, Cra! – …ma non successe nulla.

Stefano l’osservava attento: – Cerca di muovere le braccia come se fossero ali – …ma non successe nulla.

Paolo, rassegnato, disse :- Non ci riesco, sarà perché non so volare-

– Per quello non sapevi nemmeno nuotare, quando ti sei trasformato in rana!-

– Però so saltare benissimo – affermò Paolo, spiccando un balzo, mentre la lucertola dal davanzale non li perdeva di vista.

– Io voglio uno scivolo!- si lamentò ancora Stefano -Ti ricordi che bello lo scivolo al parco nonni?-

La lucertola immobile sembrava ascoltarli.  

Stefano stava diventando sempre più triste.

Improvvisamente la lucertola parlò. Dapprima i due fratelli non capirono e si guardarano attorno per scoprire se, innavvertitamente, avessero attivato un libro sonoro.

– Aprite la finestra – disse – fatemi entrare e sarò io il vostro scivolo!-

Paolo la guardò perplesso.

– Ma tu sei piccola! –concluse Stefano per tutti e due, allungando, però, la manina per farla scivolare nella stanza.

Appena le sue quattro zampette toccarono il pavimento, Dyno iniziò a crescere. Dapprima sembrò ingrassare: la pancia sempre più tonda sulle zampette divenute cicciottelle; quindi le cosce si fecero grandi e muscolose, e poi ancora di più, mentre gli arti superiori si accorciavano, il busto si allungava e si alzava e l’animale, che ormai occupava quasi tutta la stanza, assumeva una posizione eretta, giungendo a toccare il soffitto con il suo enorme testone.

– Salite, presto, prima che arrivi qualcuno – col muso Dyno, spinse Stefano che già si stava arrampicando su per la sua schiena scagliosa.

– Ma tu sei un dinosauro! – sbottò entusiasta Paolo.

–  A me piacciono tantissimo i Dinosauri. – puntualizzò Stefano, già in posizione per effettuare la prima fantastica discesca dalla cima del capo di Dyno fino alla punta della coda, giù sul tappeto.

– Non ditelo a nessuno: sono proprio un dinosauro, costretto a fingermi una lucertola.Tutti si spaventavano e scappavano appena mi vedevano; così ho imparato a farmi piccolo piccolo. Una lucertola non fa paura a nessuno… Ma quanto noiose sono le lucertole! –

– E’ per quello che tutti i giorni vieni alla nostra finestra? Perchè ti annoi? –

– Voi mi piacete, mi fate divertire e in più mi offrite sempre un po’ della vostra merenda –

Intanto ora era Paolo ad arrampicarsi su per le scaglie.

Dyno rideva felice assieme ai due fratellini, mentre salivano e scivolavano giù per la sua schiena, ma ben presto il suo vocione roco fece allarmare la mamma.

– Paolo, Stefano, venite subito a prendere lo sciroppo –

– E’ buonissimo – disse Paolo – sa di lampone.Torna ancora, domani, te ne daremo un po’-

Dyno iniziò a rimpicciolire fino a quando Stefano lo prese in braccio e lo appoggiò sul davanzale, salutò i suoi amici e ritornò a essere una piccola lucertola al sole.

3. Gocciolino, Gocciolotto, Paolo e Stefano.

Fotografia di Giovanna Beltrame

La storia del giorno: 11 aprile

Gocciolino e i suoi amici stavano cercando di prendere la forma di una paperella, sotto l’occhio attento di Gocciolotto:

– Su con quel becco, non siete mica un’aquila! –

-Bravi, ora va bene …ma tu Candido, scendi di lì, il codino deve essere corto, siete in troppi: raggiungi Bianchina sull’ala! –

Si stavano divertendo tantissimo, quando si udì risuonare un forte fischio:

– Attenti: vento in arrivo! –

Gocciolotto afferrò Gocciolino e tutti i nuvolini si affrettarono a raggiungere le loro famiglie.

– Presto, presto – li richiamò la mamma di Gocciolino – venite qui: stringiamoci forte; manca qualcuno? –

Le famiglie dei nuvolari erano molto, molto numerose, ma all’appello erano presenti tutti quanti: nonni, genitori, zii, fratelli e sorelle, cugini e cugine.

Il vento iniziò a soffiare sempre più potente e la formazione soffice e tonda cominciò ad allungarsi, mentre veniva trasportata nel cielo.

– Che bello! Stiamo andando velocissimi! – urlò Gocciolino.

– Nube grigia in vista! – Un cugino nuvolotto che era di vedetta diede l’allarme- Pronti alla virata! –

Tutta la famiglia tentò di ricompattarsi e deviare per non incrociare la nuvola grigia. Si presero per mano stretti stretti, ma il nembo più scuro si avvicinò ancor più veloce, cercando lo scontro.

Gocciolino, come sempre in cerca di avventure, si sganciò dalla mamma e dai suoi fratelli, sporgendosi per toccare i nuvolotti scuri che ormai li stavano sfiorando.

Cadde e, mentre cadeva, si sentiva trasformare in pioggia.

Dietro di lui, pronto, Gocciolotto si lanciò in salvataggio e insieme precipitarono verso la terra.

Paolo e Stefano erano alla finestra, chiusi in casa ad osservare il cielo sempre più grigio.

– Guarda Paolo, come si spostano veloci le nubi –

Stanno per scontrarsi! Ecco…no: quella bianca è riuscita a deviare.-

– Ma… si è staccato qualcosa! –

– Inizia a piovere. –

I due fratellini erano con il naso appiccicati al vetro.

Gocciolino e Gocciolotto agganciati continuavano a scendere.

– Gocciolino, vedi anche tu quei due bambini alla finestra? – disse il nuvolotto al fratellino – Dirigiamoci lì –

– Stefano, non ti sembrano strane quelle due gocce di pioggia attaccate ? –

– Stanno arrivando proprio da noi –

– Presto, prendi un bicchiere, Paolo; io apro la finestra. –

I bambini depositarono il bicchiere sul davanzale e …splash Gocciolino e Gocciolotto ancora avvinghiati atterrarono nel recipiente.

Il vento fuori smise di fischiare e il sole fece capolino fra le nubi.

Paolo e Stefano videro un raggio colpire il bicchiere e le due gocce di pioggia trasformarsi davanti ai loro occhi. Lentamentedivennero trasparenti, catturando i colori dell’arcobaleno e piano piano iniziarono a sollevarsi, leggere leggere.

– Gocciolino, arrampicati sul raggio di sole, torniamo a casa! – mentre parlava, Gocciolotto si voltò a guardare i due bimbi che li avevano salvati, catturò un bagliore di luce e mandò loro un bacio.

– Paolo, guarda, stanno volando via! –

– Certo – rispose Paolo – stanno tornando dalla loro mamma che li accoglierà con tanti bacini –

2. GOCCIOLOTTO

Foto di Giovanna Beltrame

La storia del giorno: lunedì 6 aprile

Gocciolotto era uno dei fratelli più grandi di Gocciolino e andava già a scuola.

Alla mattina c’era lezione di figura e l’insegnante mostrava agli scolari immagini delle piante, degli animali, dei luoghi e delle abitazioni giù sulla terra.

Poi arrivava il maestro di teoria e, con grafici e disegni, affidava a ogni nuvolotto la posizione da assumere per realizzare tutti insieme una nuvola – scultura.

Infine al pomeriggio c’era la lezione di pratica che si svolgeva mentre gli insegnanti tenevano gli alunni in formazione ben agganciati ai bordi della nube-scuola.

Venne il giorno del saggio.
I nuvolotti  erano emozionati: dovevano comporre tutti insieme la forma di un enorme gabbiano e, davanti a genitori e fratelli, staccarsi dalla scuola, prendere il volo e poi tornare ad agganciarsi alla nuvola di partenza.


Gocciolino era agitatissimo e continuava a saltare, mentre la sua mamma tentava invano di tenerlo fermo.


– Pronti nuvolotti? – domandò il professore – Prendere posizione – …rapidamente i nuvolotti si raggrupparono e formarono un bellissimo gabbiano dalle ali protese
…- Via! – e la nuvola uccello si librò nell’aria.


– Oh! – esclamò Gocciolino felice e con un balzo sgusciò dalla mano della mamma, sporgendosi per vedere meglio.


– Attento, fermati…aiuto! – gridò la signora Nuvoletta, cercando di afferrare al volo Gocciolino che, nonostante gli sforzi della sua mamma, stava già cadendo giù, sempre più giù.


ll nuvolino iniziò ad agitare le braccia in modo frenetico, anche se sorrideva ancora: – Sto volando, è bellissimo! –


Intanto la sua discesa divenne più veloce.


– Presto, salviamolo- la mamma era sempre più disperata.

Allora il gabbiano cambiò forma, assottigliandosi fino a trasformarsi una corda sempre più lunga, propendendosi in fondo a comporre cinque dita che afferrarono Gocciolino e lo riportarono fra le braccia della sua mamma.

Fotografia di Giovanna Beltrame.

Paolo e Stefano erano alla finestra.

– Guarda – disse Paolo indicando una nuvola in cielo – un gabbiano –

– No, osserva bene – intervenne Stefano – si sta allungando…ci sono le dita … sì: adesso è diventata una mano –

2. PAOLO E STEFANO continua

Fotografia di Giovanna Beltrame

La storia del giorno: lunedì 30 marzo

Era ancora un triste pomeriggio: chiusi in casa Paolo e Stefano avevano voglia di uscire, ma mamma e papà stavano lavorando.

– Giochiamo a indovinare gli animali – propose Paolo.

– Abbiamo già giocato ieri – rispose Stefano, scuotendo il capo.

– Ma a me è piaciuto essere un topolino! –

— Miao! Sono un gatto – disse allora Stefano, ma non successe nulla.

– Un gatto è troppo grosso, non mi piace – intervenne Paolo.

– Paolo e Stefano, dovete lavarvi le mani, sapete che è importante! – li raggiunse la voce della mamma.

Insieme i due bambini corsero in bagno, Paolo mise il tappo al lavandino, fece scendere un po’ d’acqua e disse:

– Cra cra! –

Stefano strabuzzò gli occhi: sotto il suo sguardo Paolo si era trasformato in una bellissima rana verde; Stefano cercò di afferrarla, ma il piccolo anfibio scivolò via, peggio di una saponetta. In un tuffo finì nel lavandino.

– Paolo, Paolo, ma tu non sai nuotare: non hai i braccioli, affogherai, ti bagnerai gli occhi – si affannò il fratello…

…la rana fece un salto e si posò sul bordo e poi…ciufff…ancora in acqua.

– Cra cra! – e balzò sulla mano di Stefano.

Finalmente Stefano si decise: – Cra cra! – ed ecco che anche lui si trasformò in una rana.

Insieme si buttarono nel lavandino, sguazzando felici.

Saltarono sul porta sapone, poi ancora giù, quindi si avventurano nella bacinella, dove giacevano abbandonate le loro barchette.

La rana Paolo salì sul motoscafo, la rana Stefano sul galeone dei pirati e si lasciarono trasportare dal gioco.

– Ancora in bagno? – li raggiunse la voce della mamma – Adesso vengo a preparare la vasca. –

– Un attimo solo – rispose Paolo e, non appena pronunciò la prima parola, si ritrasformò in un bambino.

– Siamo quasi pronti – disse Stefano ritornando a sua volta bambino.

Quando furono nella vasca, la mamma si accorse che, per la prima volta, Stefano non le chiedeva di asciugargli la faccia,ogni volta che uno spruzzo lo raggiungeva agli occhi.

1.PAOLO E STEFANO

Fotografia di Giovanna Beltrame


Dedicata a tutti i bambini costretti a restare in casa.

La storia del giorno: sabato 28 marzo.

Era un triste pomeriggio: chiusi in casa Paolo e Stefano avevano voglia di uscire, ma mamma e papà stavano lavorando.

– Giochiamo a indovinare gli animali – propose Paolo.-

– Tuuu tuuu – iniziò Stefano.

Paolo inclinò il capo: – Tuu tuu? …Sei una colomba?-

Stefano si mise a ridere, scuotendo la testa: – Tuuu Tuuuu!-

– Un piccione! –

Stefano continuò a ridere: – Tuuuu Tuuuu!!!-

– Una civetta! –

Stefano scosse il capo.

– Un gufo? –

– Nooo: sono un TRENO –

– Così non vale! Il treno non è un animale! –

Stefano continuò a ridere : – Tuuuu Tuuuu!!!–

– Allora tocca a me – lo interruppe Paolo: – Squit, squit –

Stefano smise di ridere e lo guardò.

– Squit, squit – disse ancora Paolo.

Stefano strabuzzò gli occhi: sotto il suo sguardo Paolo si trasformò in un bellissimo topolino bianco.

Stefano non si spaventò, non chiamò la mamma o il papà, non si mise a urlare, non scappò via: Stefano corse accanto a Paolo e disse:

– Squit, squit- e immediatamente anche lui si trasformò in un bellissimo topolino arancio.

I due fratelli si guardarono e, senza pronunciare alcun verso, si compresero al volo e incominciarono a esplorare quei meravigliosi angoli della loro stanza giochi che prima non erano mai riusciti a raggiungere a causa delle loro dimensioni.(perché erano troppo grossi)

Si tuffarono dapprima sotto il divano e trovarono la portiera della macchinina blu, scomparsa da tempo.

Si tuffarono nella libreria e annusarono il profumo dei volumi di fiabe.

Si tuffarono nel cesto dei giochi, nascondendosi dietro a un orsetto peloso

Si tuffarono dentro le pantofole della mamma e scoprirono che per loro erano diventate un comodo lettino; corsero per tutta la camera, curiosando in ogni luogo: avevano trovato il parco giochi più meraviglioso fra tutti quelli mai visitati.

Quando furono stanchi, topino Paolo andrò a sdraiarsi nella ciabatta sinistra, topino Stefano in quella destra e si addormentarono felici

.- Paolo, Stefano, è ora della merenda.|-

I due sorcetti si svegliarono all’improvviso udendo la voce della mamma.

– Arrivo – rispose Paolo e, non appena pronunciò la prima parola, si ritrasformò in un bambino.-

– Anch’io – disse Stefano ritrasformandosi in bambino e insieme corsero dalla mamma.

Quel triste pomeriggio si era rivelato di sicuro molto, molto divertente.

15. ISACCO e GALILEO e la luna rossa.

      La storia del giorno: mercoledì 30 settembre.
      La storia cominciò.

Il papà di Isacco e Galileo era partito.

Era salito su un aereo, dopo avere abbracciato a lungo la sua famiglia schierata al completo ed essere stato inghiottito dal serpentone della coda ai controlli doganali.

Papà doveva restare tanto tempo all’estero per lavoro, almeno per sei mesi, aveva spiegato, ma i due gemelli i non avevano idea di quanto fossero sei mesi.

– Fino a Natale ?- aveva domandato Galileo

– Tornerà per Natale – li aveva rassicurati la mamma – ma poi dovrà ripartire –

Isacco e Galileo non si persero d’animo.

Comprarono i biscotti e , ancora una volta, appesero le stelle al cielo.
La notte seguente si misero alla finestra e, guardandole cadere, espressero il desiderio che papà tornasse.

Aspettarono un giorno dopo l’altro che papà al telefono annunciasse il suo rientro, ma, dopo una settimana, compresero sconsolati che il loro trucco non aveva funzionato.

– Ci manca – confidavano ogni sera al cielo stellato.

Finalmente, durante la prima notte di luna piena, a Galileo venne un’idea.

– Isacco, perché non andiamo NOI a trovare papà?-
I due gemelli si presero per mano, chiusero gli occhi e si concentrarono intensamente sul loro papà…ma non successe niente.

– Perché non ci siamo mossi dalla nostra camera? – sospirarono in coro.

– Magari papà non ha tempo per noi…- dubitò pensoso Isacco

– Non pensarlo nemmeno! – sbottò Galileo – Abbiamo sicuramente sbagliato qualcosa!: 1) papà non ci aspetta 2) non abbiamo nessun appuntamento con lui 3) non conosciamo il suo indirizzo 4) non siamo mai stati dove abita adesso –

I due gemelli tornarono a guardare la luna, sperando in un’ispirazione… e la luna cambiò sotto ai loro occhi.

– Isacco, hai visto anche tu? la luna è rossa! Presto, va’ a prendere il valigione bianco, così andremo su a controllare! –

– Il valigione bianco! – sussultò Isacco – Non c’è tempo ora di andare sulla luna, useremo il valigione bianco per raggiungere papà!-

Isacco non riuscì nemmeno a terminare la frase, che già Galileo si era intrufolato nello sgabuzzino e stava tirando con tutte le sue forze per il manico la valigia incriminata.
Insieme la trasportarono in un angolo tranquillo, la aprirono e si accomodarono dentro: uno di fronte all’altro, a gambe incrociate.

– Ecco qua, sei pronto?-

I gemellini si ritrovarono, ancora seduti sul fondo del loro personalissimo mezzo di trasporto, in una camera sconosciuta, illuminata unicamente dalla medesima luna rossa che aveva brillato dalla loro finestra. Si guardarono intorno e videro, placidamente addormentato, il loro papà.

– Sta russando – disse Galileo – Dai, forza, svegliamolo –

– Aspetta, dovrà credere di sognare, altrimenti come gli possiamo spiegare la nostra presenza? –

Isacco non aveva ancora terminato di formulare la frase, che già Galileo era saltato sul letto e stava scrollando il papà.

– Papà, guarda, c’è la luna rossa e noi siamo qui! –

I due gemellini lo abbracciarono stretto stretto, mentre il loro papà, ancora intontito, li riempiva di baci.

Si rotolarono tutti e tre fra i cuscini, riprendendo i loro giochi di sempre, fino a quando la luna sparì dietro a una nuvola.

– Noi adesso torniamo a casa, prima che la mamma ci scopra! – e i due bambini si accomodarono nella valigia – Però, papà, sta tranquillo, ci rivedremo presto! –

Senza aspettare un attimo, Isacco e Galileo chiusero gli occhi e furono a casa, nel buio più profondo.

Silenziosamente ritirarono il loro mezzo di trasporto e si misero a dormire.

L’indomani, il papá di Isacco e Galileo si svegliò felice, convinto che, quella notte, la luna rossa gli avesse donato un bellissimo sogno.

Immagine tratta dal sito: http://www.centrometeoitaliano.it/astronomia-spazio/luna-rossa-e-superluna-il-28-settembre-doppio-evento-da-non-perdere-31-08-2015-30929/

2. PLUF e la lunga estate calda.

“The Road”Maurice De Vlaminck – 1926

La storia dl giorno: martedì 18 agosto.

Pluf nacque in una notte nuvolosa: emise il suo primo vagito e fuori iniziò a scendere una pioggerella sottile, che si interruppe quasi immediatamente, non appena la mamma lo prese in braccio.
Fu chiamato Pluf.

I suoi genitori ben presto si accorsero che ogni volta che Pluf piangeva, dopo poco le gocce cadevano dal cielo, mentre i suoi capricci scatenavano veri e propri temporali.

Per fortuna Pluf era un bambino tranquillo e molto accomodante.

Un bel giorno la mamma andò in ospedale e tornò con una nuova sorellina: Pluf l’adorò da subito. La chiamarono Ortica.

Ortica aveva incominciato a camminare e seguiva Pluf ovunque andasse.

La bambina aveva scoperto che Il fratello era bravissimo a imitare i versi degli animali.
– Pluf, fai il cane!-
E il maschietto abbaiava.
– Pluf, il gatto!-
E il fratello miagolava.
– l’asino!-
E Pluf ragliava.
Il gioco terminava sempre con il cavallo: Pluf nitriva, si caricava Ortica sulle spalle e la riportava al galoppo dalla mamma.

Quell’estate il caldo non dava tregua.

– Pluf, ho sete! – chiamò la bambina e il fratello arrivò con un bicchiere colmo d’acqua.
Soddisfatta dopo aver bevuto, Ortica iniziò il suo gioco preferito:

– Pluf, fai il cane!-
E il maschietto abbaiò.
– Pluf, il gatto!-
E il fratello miagolò.
– l’asino!-
E Pluf ragliò.

Quando il bambino aveva quasi esaurito la pazienza, finalmente la sorella esclamò:
– il cavallo!-

Pluf nitrì, si caricò Ortica sulle spalle e iniziò a galoppare, molto lentamente perché il caldo gli aveva fatto evaporare tutte le forze.

– Più veloce! – squittì la bambina.
Il fratello rallentò ulteriormente, asciugandosi la fronte sudata con il braccio.

– Più veloce! – insistette Ortica, afferrandolo per i capelli.
Il bambino nitrì e sospirò, chiamando a raccolta tutta la sua pazienza, ormai al limite, ma Pluf sapeva per certo che NON doveva mai alterarsi, per evitare l’effetto devastante delle sue arrabbiature.

Peccato che quella fosse l’estate più calda, anche a memoria della mamma. Peccato che Pluf odiasse sudare. Peccato che Ortica non avesse mai assistito a un capriccio di suo fratello.

– Più forte, hop, hop- strillò ancora la bambina.

Pluf si arrestò, detergendosi grosse gocce di sudore, mentre fuori iniziava a cadere una leggera pioggia.

– Non fermarti! – ordinò Ortica.

Il cielo incominciò a ribollire di nuvoloni sempre più neri.

– Forza, scendi, da brava!- Pluf cercò di controllare la sua esasperazione, ma la bimba iniziò a scalciare e a divincolarsi.
I lampi si misero a saettare rumorosi.

Arrivò la mamma di corsa, ma ormai era troppo tardi.

– Adesso basta! – esclamò il bambino e un tuono esplose fragoroso.

Ortica scoppiò a piangere.

– Smettila! – le ordinò Pluf, sempre più paonazzo.

La pioggia scrosciava fitta fitta e presto iniziarono a cadere grossi chicchi di grandine.
La mamma abbracciò forte Pluf:- Calmati, per favore!- e rivolgendosi a Ortica : – e tu, non fare i capricci! –

Ortica, stupita, spalancò gli occhi, chiuse la bocca e finalmente si zittì.

Pluf trasse dei grossi respiri e la grandine cessò.

Dalle finestre, ancora aperte, entrò una piacevole brezza.
La pioggia tamburellava lieve e la mamma strizzò un occhio ai suoi bambini: – Venite ho preparato la merenda!-

Quando arrivò il papà, bagnato fradicio, esclamò :- Finalmente un bel temporale ha rinfrescato l’aria: l’afa è sparita e la grandine è durata pochissimo, senza causare alcun danno!-

Poi, osservando le espressioni un po’ colpevoli della sua famiglia, si avvicinò a Pluf che teneva gli occhi bassi, gli diede una pacca sulla spalla e gli disse:- Ben fatto, ragazzo!-

Immagine tratta dal sito: http://en.wahooart.com/@@/6WHLEC-Maurice-De-Vlaminck-The-Road

11. ISACCO E GALILEO e la notte di Ferragosto

Joan Miró: La Scala della fuga – 1940
Tempera su carta 38×46 cm.
New York: Collezione privata.

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La storia di venerdì 14 agosto.

La storia di lunedì era stata particolarmente lunga e il papà di Marina si era dovuto interrompere quando si era accorto che la bambina crollava dal sonno. (https://lastoriadelgiorno.com/2014/08/07/10-galileo-e-isacco-e-la-notte-del-10-agosto/)
Poche sere più tardi, Marina non voleva andare a dormire e allora il papà riprese a raccontarle l’ avventura di Isacco e Galileo e le stelle cadenti.

La storia cominciò.

Finalmente aveva smesso di piovere così Galileo e Isacco si incontrarono in spiaggia con Roby, che, mangiando quasi le parole per la fretta, li informò:

– In occasione di ferragosto ho ottenuto il permesso di ospitare tre miei compagni del campo estivo – si fermò a prendere fiato, aspettando un commento entusiasta da parte dei due fratelli, poi proseguì: – arriveranno domani.-

– Perfetto – si complimentò Isacco – adesso ci resta solo da decidere come faremo ad andare “dove non ci sono case, ma solo erba e trifoglio” (crf. MARY POPPINS di P.L. Travers volume 1)

– Nessun problema, – intervenne ancora Roby con un gran sorriso -nascosto nella siepe della mia terrazza, c’è un cancello che porta direttamente sui prati –

I due gemelli gli ricambiarono il sorriso:

– Cercheremo di arrivare domani verso mezzanotte, con la colla e le stelle; voi aspettateci svegli! – poi si affrettarono a raggiungere la zia Lori che li stava già richiamando a gran voce.

Il 14 agosto il tempo non passava mai.
Dopo cena i due gemelli si ritirarono in camera loro prima del solito.

Anche a casa di Roby i bambini andarono a dormire presto, bisbigliando eccitati, non ancora convinti dell’avventura che li attendeva quella notte.

Quando la anche l’ultima luce fu spenta, Isacco e Galileo accostarono l’orecchio alla porta della stanza della zia Lori e udirono il suo respiro pesante.

Ti sei ricordato di mettere due cuscini sotto al lenzuolo al nostro posto?”
” Tutto fatto”
” Io ho preso la colla e le stelle”

Quindi, tenendosi per mano, si concentrarono intensamente su Roby e chiusero gli occhi.
Quando li riaprirono, ancora una volta, si trovarono davanti al loro amico in compagnia di tre bambini che li guardarono con la bocca spalancata.

– Marco, Paolo e Luca – li presentò velocemente Roby – Ecco, anche noi siamo pronti.-

Senza alcun indugio, si pose in testa al gruppo e li condusse tutti in fila indiana fuori dalla stanza fino al soggiorno. Trattenendo il respiro, aprì la porta finestra e i fuggitivi scivolarono sul terrazzo senza emettere alcun suono; poi Roby spinse il cancello nascosto dietro la siepe e i sei bambini
furono finalmente nel prato.

Galileo e Isacco si misero immediatamente al lavoro e, grazie alla passata esperienza, in un attimo la prima stella si attaccò e scivolò verso l’alto, dove si mise a “brillare furiosamente spargendo raggi di scintillante luce dorata” (crf. MARY POPPINS di P.L. Travers volume 1).

Ancora increduli, Marco, Paolo e Luca, dopo avere osservato attentamente, non persero tempo e spennellarono la colla sulle stelle dorate in promozione coi biscotti -collezionate nell’estate dai due gemelli – per passarle a Roby che collaborava spalla a spalla con Galileo e Isacco.

In breve tempo, il sacchetto fu vuoto e tutti i bambini, soddisfatti, si stesero a guardare il cielo, che apparve ancora più scintillante, con le loro stelle che luccicavano come le palle luminose di un albero di Natale.

I due gemelli furono i primi a parlare:
– Adesso dobbiamo scappare, prima che la zia sia accorga che non siamo più nei nostri letti.-

Insieme varcarono il cancello nella siepe: Roby, Marco, Paolo e Luca in fila indiana si diressero verso la porta finestra del terrazzo ancora socchiusa, mentre Isacco e Galileo si prendevano per mano, chiudevano gli occhi e scomparivano.

La sera di ferragosto si ritrovarono tutti in spiaggia, accompagnati dalle loro famiglie, per assistere ai tradizionali fuochi d’artificio.
Terminato lo spettacolo, quando erano ancora tutti insieme e si scambiavano chiacchiere e auguri, Roby esclamò:
– Guardate là, dove il cielo é più luminoso! –
– Stelle cadenti! – osservò la zia Lori stupita
– Mai viste così tante!-
– Sono più numerose che nella notte di S.Lorenzo!-

Tutta la spiaggia era ormai intenta a guardare in su, verso il punto della volta celeste, dove, inesorabilmente, ad uno ad uno, gli astri luminosi si staccavano e cadevano, lasciando dietro di sé una scia, che, dopo alcuni istanti, scompariva.

Immagine tratta dal sito: http://cultura.biografieonline.it/scala-della-fuga-evasione-miro/

18. ISACCO e GALILEO, la zia Lori e il valigione bianco.

Henri  Matisse:  Natura morta sivligliana – 1910-191

Hermitage, San Pietroburgo, Russia – 90 X 117 cm


La storia del giorno: sabato 21 gennaio.

La storia continuò:

Finalmente venne il giorno in cui , carico di valigie e pacchetti regalo per tutti, il papà Niccolò tornò a casa.

La famiglia al completo, compresi la zia Lori e lo zio Pio, si riunì per festeggiare.

Fra una portata e l’altra, fra un grissino e una focaccina, la zia Lori si rivolse a suo fratello:

– Allora, raccontami un po’! Celeste e i gemelli sono stati così avari di notizie con me quando sono venuti a trovarti, talmente misteriosi – la zia nascose una smorfia dietro a una risatina –  da farmi dubitare che ti abbiano raggiunto davvero –

Papà Niccolò rispose, guardando negli occhi sua moglie in cerca di suggerimenti:– Perché misteriosi? Forse erano solo molto stanchi dopo il viaggio…-

– …avventuroso, con tutta quella neve e gli aeroporti chiusi – lo interruppe la zia Lori.

– Ti ho già spiegato che non siamo andati in aereo – intervenne Galileo, mentre Isacco gli sibilava nella mente: “Resta zitto e lascia parlare il papà”

– Già, Celeste sostiene di avere viaggiato in treno, aereo e chissà – sogghignò la zia infervorata, riempiendosi nuovamente la bocca di focaccia – anche per  nave – .

– Ma no, zia – Galileo, nonostante i continui muti rimproveri del fratello, non voleva tacere – Siamo andati con il valigione bianco –.

– Certo – questa volta intervenne in aiuto la mamma – ho dovuto preparare la mia valigia più grande per noi tre –

– Ecco la torta! Guarda quanta panna, zia – provò a cambiare discorso Isacco che ben conosceva l’ingordigia di Lori.

Terminato il dolce, mentre tutti erano ancora riuniti in cucina, la zia si allontanò con la scusa di doversi distendersi per “favorire la digestione”.

Dopo poco i due gemelli la seguirono quatti quatti per spiare i suoi movimenti: la trovarono a rovistare nello sgabuzzino, mentre cercava invano il talloncino del volo sulla valigia bianca.

– Ti posso aiutare, zia? – esordì Isacco prima che Galileo aprisse bocca.

– Mmmm, mi sono ricordata di avere dimenticato…

– Nel nostro sgabuzzino? – sbottò Galileo

– Tornatevene in camera vostra , – contrattaccò immediatamente la zia Lori- anzi, ancor meglio, andate ad aiutare la mamma

Galileo intanto, velocissimo, aveva estratto il borsone e, aprendolo, disse: – Guarda bene: vedi niente di sospetto? –

Non appena Lori mise i piedi sul fondo del segretissimo mezzo di trasporto dei gemelli, Galileo le prese la mano e con Isacco, ormai esasperato dal contegno della zia e finalmente deciso a collaborare, si sedette: entrambi chiusero gli occhi e simultaneamente pensarono: “Presto, all’isola dei pirati”

Immagine tratta dal sito: http://www.arteworld.it/natura-morta-sivigliana-matisse-analisi/

 

 

16. ISACCO e GALILEO e la nevicata improvvisa.

V.S. Gaitonde: Dipinto N.1, 1962
Olio su tela
Collezione privata, New Yourk.

La storia del giorno: martedì 23 febbraio.

La storia cominciò.

Il papà di Isacco e Galileo era partito a settembre per andare a lavorare in un posto lontano.

A Natale era tornato a casa, aveva trascorso le vacanze con la sua famiglia; poi il giorno dell’ Epifania, dopo averli abbracciati tutti forte forte all’aeroporto, era stato inghiottito dal serpentone della coda ai controlli doganali e, ancora una volta, era volato via.

In autunno, in una magica notte in cui la luna rossa aveva brillato in cielo, I due fratellini a bordo del valigione bianco avevano raggiunto il papà che stava dormendo e, come in un sogno, avevano trascorso insieme a lui momenti bellissimi di giochi e di abbracci.

Così, dopo la nuova partenza, Isacco e Galileo ogni sera guardavano il cielo e speravano invano di vedere ricomparire la luna rossa.

” Tu pensi che riusciremo ancora ad arrivare dal  papà? “sospirò dopo un mese Isacco ” E’ tanto lontano!

La  mattina seguente, mentre facevano colazione, la mamma allungando una tazza di latte a Galileo, disse:

– Bambini, fra poco ci saranno le vacanze di Carnevale e…andremo a trovare il papà –

– Non è uno scherzo, vero? – domandò Isacco, mentre già Galileo era saltato in piedi per abbracciare la mamma, rovesciando la tazza.

– Ho prenotato i biglietti dell’aereo: avremo solo pochi giorni, ma voleremo di notte fra le stelle e saremo di nuovo tutti insieme –

Dopo una settimana i bagagli erano pronti .

– Finalmente! domani è il gran giorno: ti immagini, Isacco, a quest’ora, ci troveremo sospesi in cielo – e così dicendo, i due gemelli andarono alla finestra per scrutare nel buio.

-Mamma, mamma, nevica! – esclamò Galileo. Poi, osservando l’espressione sgomenta della mamma, continuò: – Non sei contenta?-

– Gli aerei partiranno lo stesso? – domandò Isacco.

– Non preoccupatevi, adesso, bambini. Cercate di dormire! –

La mattina dopo nevicava ancora: grossi fiocchi di neve fitti fitti avevano già formato uno spesso tappeto sulle strade.

La mamma ogni ora telefonava alla compagnia aerea e i suoi occhi erano sempre più tristi, mentre sorrideva ai gemellini, intenti a scrutare il paesaggio ormai completamente bianco.

Quando nel primo pomeriggio venne il momento di prepararsi per andare all’aeroporto, la mamma li abbracciò e, senza guardarli, disse:

– Ragazzi, purtroppo oggi gli aerei non possono volare, nevica troppo .-

– Partiremo domani, allora? – domandò Isacco.

– Anche se smettesse di nevicare, non avremmo abbastanza tempo: papà è veramente lontano e i giorni non ci basterebbero –

Galileo mandò un muto messaggio a suo fratello “Non piangere, ci penserò io” e chiese alla mamma:

– Possiamo invitare Gaia a giocare con noi?. –

La mamma, passandosi stancamente una mano fra i capelli, andò a chiamare Gaia che arrivò in pochissimo tempo, armata dei suoi inseparabili pastelli.

– Si può sapere che cosa hai in mente? – domandò Isacco con gli occhi lucidi al fratellino, appena i tre bambini rimasero da soli.

– Non partite più? – aggiunse Gaia, scrutandoli dietro ai suoi grossi occhiali arancioni.

– Certo che partiremo: non hai visto come è diventata triste la mamma? – rispose prontamente Galileo – e papà starà anche peggio, se non ci vedrà arrivare. Però abbiamo bisogno del tuo aiuto.-

– Dovrai disegnarci una bellissima luna rossa! –

– Due – intervenne Isacco che ormai aveva compreso il piano del fratello – Una per l’andata e una per il ritorno –

Gaia, senza domandare nulla, si mise al lavoro.

– Bellissimi! – disse Galileo strappandole impaziente i disegni dalle mani.

– Ma non sono finiti! – protestò Gaia.

– Non dobbiamo andare sulla luna, dobbiamo solo appenderla alla finestra –

Appena arrivò la mamma di Gaia per riaccompagnare la bambina a casa, i due gemelli corsero ad appendere la prima luna alla finestra, ma per fare in fretta, l’attaccarono in basso, tanto che il mondo pareva capovolto.

– Guarda, la luna sembra uscire dalla nostra camera, ai piedi della collina bianca fuori!-

– Che bello, se restiamo al buio, la stanza sarà il cielo –

– Vado a prendere le stelle dorate dei biscotti e le spargerò sul pavimento – disse Isacco, mentre Galileo arrivava trascinando il valigione bianco.

Quando tutto fu pronto, chiamarono la mamma.

– Siediti qui con noi – le dissero – dai una mano a ciascuno e chiudi gli occhi!-

– Aspetta, – suggerì Isacco – prima mettiti il vestito che avevi scelto per papà, intanto tu, Galileo, ricordati di prendere l’altro disegno di Gaia –

Quando furono tutti pronti spensero la luce, mentre le stelle sul pavimento iniziavano a brillare e la luna rossa spiccava sul bianco del paesaggio.

– Ora chiudiamo gli occhi e pensiamo forte a papà. –

I tre si ritrovarono, ancora seduti sul fondo del loro personalissimo mezzo di trasporto, ai piedi di un letto in cui videro placidamente addormentato il loro papà.

– Dove siamo?… che cosa è successo?… Ho capito: sono svenuta e sto sognando! –

– Mamma, mamma, siamo stati noi: ti abbiamo portato dal papà! –

– Non sei contenta? Dai, forza, svegliamolo! – e i due bambini si buttarono sul loro genitore che stava russando, trascinando la mamma con loro.

– Siete arrivati? … Allora non nevica più. ..Ma come avete fatto a entrare…Ma siete in anticipo…Ho capito:sto sognando!- iniziò a balbettare il papà.

– Sono stati Isacco e Galileo: no so come e non voglio nemmeno saperlo, ma siamo qui davvero!- e la mamma abbracciò forte forte suo marito.

Quando fu il momento di tornare, attesero che fosse un’altra volta notte, Galileo appese il disegno di Gaia alla finestra, si accoccolarono tutti e tre nel valigione, si presero per mano e dopo gli ultimi umidi baci chiusero gli occhi e si ritrovarono a casa.

Immagine tratta dal sito: http://www.guggenheim-venice.it/exhibitions/gaitonde/gaitonde.html