15. ISACCO e GALILEO e la luna rossa.

      La storia del giorno: mercoledì 30 settembre.
      La storia cominciò.

Il papà di Isacco e Galileo era partito.

Era salito su un aereo, dopo avere abbracciato a lungo la sua famiglia schierata al completo ed essere stato inghiottito dal serpentone della coda ai controlli doganali.

Papà doveva restare tanto tempo all’estero per lavoro, almeno per sei mesi, aveva spiegato, ma i due gemelli i non avevano idea di quanto fossero sei mesi.

– Fino a Natale ?- aveva domandato Galileo

– Tornerà per Natale – li aveva rassicurati la mamma – ma poi dovrà ripartire –

Isacco e Galileo non si persero d’animo.

Comprarono i biscotti e , ancora una volta, appesero le stelle al cielo.
La notte seguente si misero alla finestra e, guardandole cadere, espressero il desiderio che papà tornasse.

Aspettarono un giorno dopo l’altro che papà al telefono annunciasse il suo rientro, ma, dopo una settimana, compresero sconsolati che il loro trucco non aveva funzionato.

– Ci manca – confidavano ogni sera al cielo stellato.

Finalmente, durante la prima notte di luna piena, a Galileo venne un’idea.

– Isacco, perché non andiamo NOI a trovare papà?-
I due gemelli si presero per mano, chiusero gli occhi e si concentrarono intensamente sul loro papà…ma non successe niente.

– Perché non ci siamo mossi dalla nostra camera? – sospirarono in coro.

– Magari papà non ha tempo per noi…- dubitò pensoso Isacco

– Non pensarlo nemmeno! – sbottò Galileo – Abbiamo sicuramente sbagliato qualcosa!: 1) papà non ci aspetta 2) non abbiamo nessun appuntamento con lui 3) non conosciamo il suo indirizzo 4) non siamo mai stati dove abita adesso –

I due gemelli tornarono a guardare la luna, sperando in un’ispirazione… e la luna cambiò sotto ai loro occhi.

– Isacco, hai visto anche tu? la luna è rossa! Presto, va’ a prendere il valigione bianco, così andremo su a controllare! –

– Il valigione bianco! – sussultò Isacco – Non c’è tempo ora di andare sulla luna, useremo il valigione bianco per raggiungere papà!-

Isacco non riuscì nemmeno a terminare la frase, che già Galileo si era intrufolato nello sgabuzzino e stava tirando con tutte le sue forze per il manico la valigia incriminata.
Insieme la trasportarono in un angolo tranquillo, la aprirono e si accomodarono dentro: uno di fronte all’altro, a gambe incrociate.

– Ecco qua, sei pronto?-

I gemellini si ritrovarono, ancora seduti sul fondo del loro personalissimo mezzo di trasporto, in una camera sconosciuta, illuminata unicamente dalla medesima luna rossa che aveva brillato dalla loro finestra. Si guardarono intorno e videro, placidamente addormentato, il loro papà.

– Sta russando – disse Galileo – Dai, forza, svegliamolo –

– Aspetta, dovrà credere di sognare, altrimenti come gli possiamo spiegare la nostra presenza? –

Isacco non aveva ancora terminato di formulare la frase, che già Galileo era saltato sul letto e stava scrollando il papà.

– Papà, guarda, c’è la luna rossa e noi siamo qui! –

I due gemellini lo abbracciarono stretto stretto, mentre il loro papà, ancora intontito, li riempiva di baci.

Si rotolarono tutti e tre fra i cuscini, riprendendo i loro giochi di sempre, fino a quando la luna sparì dietro a una nuvola.

– Noi adesso torniamo a casa, prima che la mamma ci scopra! – e i due bambini si accomodarono nella valigia – Però, papà, sta tranquillo, ci rivedremo presto! –

Senza aspettare un attimo, Isacco e Galileo chiusero gli occhi e furono a casa, nel buio più profondo.

Silenziosamente ritirarono il loro mezzo di trasporto e si misero a dormire.

L’indomani, il papá di Isacco e Galileo si svegliò felice, convinto che, quella notte, la luna rossa gli avesse donato un bellissimo sogno.

Immagine tratta dal sito: http://www.centrometeoitaliano.it/astronomia-spazio/luna-rossa-e-superluna-il-28-settembre-doppio-evento-da-non-perdere-31-08-2015-30929/

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2. PLUF e la lunga estate calda.

“The Road”Maurice De Vlaminck – 1926

La storia dl giorno: martedì 18 agosto.

Pluf nacque in una notte nuvolosa: emise il suo primo vagito e fuori iniziò a scendere una pioggerella sottile, che si interruppe quasi immediatamente, non appena la mamma lo prese in braccio.
Fu chiamato Pluf.

I suoi genitori ben presto si accorsero che ogni volta che Pluf piangeva, dopo poco le gocce cadevano dal cielo, mentre i suoi capricci scatenavano veri e propri temporali.

Per fortuna Pluf era un bambino tranquillo e molto accomodante.

Un bel giorno la mamma andò in ospedale e tornò con una nuova sorellina: Pluf l’adorò da subito. La chiamarono Ortica.

Ortica aveva incominciato a camminare e seguiva Pluf ovunque andasse.

La bambina aveva scoperto che Il fratello era bravissimo a imitare i versi degli animali.
– Pluf, fai il cane!-
E il maschietto abbaiava.
– Pluf, il gatto!-
E il fratello miagolava.
– l’asino!-
E Pluf ragliava.
Il gioco terminava sempre con il cavallo: Pluf nitriva, si caricava Ortica sulle spalle e la riportava al galoppo dalla mamma.

Quell’estate il caldo non dava tregua.

– Pluf, ho sete! – chiamò la bambina e il fratello arrivò con un bicchiere colmo d’acqua.
Soddisfatta dopo aver bevuto, Ortica iniziò il suo gioco preferito:

– Pluf, fai il cane!-
E il maschietto abbaiò.
– Pluf, il gatto!-
E il fratello miagolò.
– l’asino!-
E Pluf ragliò.

Quando il bambino aveva quasi esaurito la pazienza, finalmente la sorella esclamò:
– il cavallo!-

Pluf nitrì, si caricò Ortica sulle spalle e iniziò a galoppare, molto lentamente perché il caldo gli aveva fatto evaporare tutte le forze.

– Più veloce! – squittì la bambina.
Il fratello rallentò ulteriormente, asciugandosi la fronte sudata con il braccio.

– Più veloce! – insistette Ortica, afferrandolo per i capelli.
Il bambino nitrì e sospirò, chiamando a raccolta tutta la sua pazienza, ormai al limite, ma Pluf sapeva per certo che NON doveva mai alterarsi, per evitare l’effetto devastante delle sue arrabbiature.

Peccato che quella fosse l’estate più calda, anche a memoria della mamma. Peccato che Pluf odiasse sudare. Peccato che Ortica non avesse mai assistito a un capriccio di suo fratello.

– Più forte, hop, hop- strillò ancora la bambina.

Pluf si arrestò, detergendosi grosse gocce di sudore, mentre fuori iniziava a cadere una leggera pioggia.

– Non fermarti! – ordinò Ortica.

Il cielo incominciò a ribollire di nuvoloni sempre più neri.

– Forza, scendi, da brava!- Pluf cercò di controllare la sua esasperazione, ma la bimba iniziò a scalciare e a divincolarsi.
I lampi si misero a saettare rumorosi.

Arrivò la mamma di corsa, ma ormai era troppo tardi.

– Adesso basta! – esclamò il bambino e un tuono esplose fragoroso.

Ortica scoppiò a piangere.

– Smettila! – le ordinò Pluf, sempre più paonazzo.

La pioggia scrosciava fitta fitta e presto iniziarono a cadere grossi chicchi di grandine.
La mamma abbracciò forte Pluf:- Calmati, per favore!- e rivolgendosi a Ortica : – e tu, non fare i capricci! –

Ortica, stupita, spalancò gli occhi, chiuse la bocca e finalmente si zittì.

Pluf trasse dei grossi respiri e la grandine cessò.

Dalle finestre, ancora aperte, entrò una piacevole brezza.
La pioggia tamburellava lieve e la mamma strizzò un occhio ai suoi bambini: – Venite ho preparato la merenda!-

Quando arrivò il papà, bagnato fradicio, esclamò :- Finalmente un bel temporale ha rinfrescato l’aria: l’afa è sparita e la grandine è durata pochissimo, senza causare alcun danno!-

Poi, osservando le espressioni un po’ colpevoli della sua famiglia, si avvicinò a Pluf che teneva gli occhi bassi, gli diede una pacca sulla spalla e gli disse:- Ben fatto, ragazzo!-

Immagine tratta dal sito: http://en.wahooart.com/@@/6WHLEC-Maurice-De-Vlaminck-The-Road

11. ISACCO E GALILEO e la notte di Ferragosto

Joan Miró: La Scala della fuga – 1940
Tempera su carta 38×46 cm.
New York: Collezione privata.

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La storia di venerdì 14 agosto.

La storia di lunedì era stata particolarmente lunga e il papà di Marina si era dovuto interrompere quando si era accorto che la bambina crollava dal sonno. (https://lastoriadelgiorno.com/2014/08/07/10-galileo-e-isacco-e-la-notte-del-10-agosto/)
Poche sere più tardi, Marina non voleva andare a dormire e allora il papà riprese a raccontarle l’ avventura di Isacco e Galileo e le stelle cadenti.

La storia cominciò.

Finalmente aveva smesso di piovere così Galileo e Isacco si incontrarono in spiaggia con Roby, che, mangiando quasi le parole per la fretta, li informò:

– In occasione di ferragosto ho ottenuto il permesso di ospitare tre miei compagni del campo estivo – si fermò a prendere fiato, aspettando un commento entusiasta da parte dei due fratelli, poi proseguì: – arriveranno domani.-

– Perfetto – si complimentò Isacco – adesso ci resta solo da decidere come faremo ad andare “dove non ci sono case, ma solo erba e trifoglio” (crf. MARY POPPINS di P.L. Travers volume 1)

– Nessun problema, – intervenne ancora Roby con un gran sorriso -nascosto nella siepe della mia terrazza, c’è un cancello che porta direttamente sui prati –

I due gemelli gli ricambiarono il sorriso:

– Cercheremo di arrivare domani verso mezzanotte, con la colla e le stelle; voi aspettateci svegli! – poi si affrettarono a raggiungere la zia Lori che li stava già richiamando a gran voce.

Il 14 agosto il tempo non passava mai.
Dopo cena i due gemelli si ritirarono in camera loro prima del solito.

Anche a casa di Roby i bambini andarono a dormire presto, bisbigliando eccitati, non ancora convinti dell’avventura che li attendeva quella notte.

Quando la anche l’ultima luce fu spenta, Isacco e Galileo accostarono l’orecchio alla porta della stanza della zia Lori e udirono il suo respiro pesante.

Ti sei ricordato di mettere due cuscini sotto al lenzuolo al nostro posto?”
” Tutto fatto”
” Io ho preso la colla e le stelle”

Quindi, tenendosi per mano, si concentrarono intensamente su Roby e chiusero gli occhi.
Quando li riaprirono, ancora una volta, si trovarono davanti al loro amico in compagnia di tre bambini che li guardarono con la bocca spalancata.

– Marco, Paolo e Luca – li presentò velocemente Roby – Ecco, anche noi siamo pronti.-

Senza alcun indugio, si pose in testa al gruppo e li condusse tutti in fila indiana fuori dalla stanza fino al soggiorno. Trattenendo il respiro, aprì la porta finestra e i fuggitivi scivolarono sul terrazzo senza emettere alcun suono; poi Roby spinse il cancello nascosto dietro la siepe e i sei bambini
furono finalmente nel prato.

Galileo e Isacco si misero immediatamente al lavoro e, grazie alla passata esperienza, in un attimo la prima stella si attaccò e scivolò verso l’alto, dove si mise a “brillare furiosamente spargendo raggi di scintillante luce dorata” (crf. MARY POPPINS di P.L. Travers volume 1).

Ancora increduli, Marco, Paolo e Luca, dopo avere osservato attentamente, non persero tempo e spennellarono la colla sulle stelle dorate in promozione coi biscotti -collezionate nell’estate dai due gemelli – per passarle a Roby che collaborava spalla a spalla con Galileo e Isacco.

In breve tempo, il sacchetto fu vuoto e tutti i bambini, soddisfatti, si stesero a guardare il cielo, che apparve ancora più scintillante, con le loro stelle che luccicavano come le palle luminose di un albero di Natale.

I due gemelli furono i primi a parlare:
– Adesso dobbiamo scappare, prima che la zia sia accorga che non siamo più nei nostri letti.-

Insieme varcarono il cancello nella siepe: Roby, Marco, Paolo e Luca in fila indiana si diressero verso la porta finestra del terrazzo ancora socchiusa, mentre Isacco e Galileo si prendevano per mano, chiudevano gli occhi e scomparivano.

La sera di ferragosto si ritrovarono tutti in spiaggia, accompagnati dalle loro famiglie, per assistere ai tradizionali fuochi d’artificio.
Terminato lo spettacolo, quando erano ancora tutti insieme e si scambiavano chiacchiere e auguri, Roby esclamò:
– Guardate là, dove il cielo é più luminoso! –
– Stelle cadenti! – osservò la zia Lori stupita
– Mai viste così tante!-
– Sono più numerose che nella notte di S.Lorenzo!-

Tutta la spiaggia era ormai intenta a guardare in su, verso il punto della volta celeste, dove, inesorabilmente, ad uno ad uno, gli astri luminosi si staccavano e cadevano, lasciando dietro di sé una scia, che, dopo alcuni istanti, scompariva.

Immagine tratta dal sito: http://cultura.biografieonline.it/scala-della-fuga-evasione-miro/

18. ISACCO e GALILEO, la zia Lori e il valigione bianco.

Henri  Matisse:  Natura morta sivligliana – 1910-191

Hermitage, San Pietroburgo, Russia – 90 X 117 cm


La storia del giorno: sabato 21 gennaio.

La storia continuò:

Finalmente venne il giorno in cui , carico di valigie e pacchetti regalo per tutti, il papà Niccolò tornò a casa.

La famiglia al completo, compresi la zia Lori e lo zio Pio, si riunì per festeggiare.

Fra una portata e l’altra, fra un grissino e una focaccina, la zia Lori si rivolse a suo fratello:

– Allora, raccontami un po’! Celeste e i gemelli sono stati così avari di notizie con me quando sono venuti a trovarti, talmente misteriosi – la zia nascose una smorfia dietro a una risatina –  da farmi dubitare che ti abbiano raggiunto davvero –

Papà Niccolò rispose, guardando negli occhi sua moglie in cerca di suggerimenti:– Perché misteriosi? Forse erano solo molto stanchi dopo il viaggio…-

– …avventuroso, con tutta quella neve e gli aeroporti chiusi – lo interruppe la zia Lori.

– Ti ho già spiegato che non siamo andati in aereo – intervenne Galileo, mentre Isacco gli sibilava nella mente: “Resta zitto e lascia parlare il papà”

– Già, Celeste sostiene di avere viaggiato in treno, aereo e chissà – sogghignò la zia infervorata, riempiendosi nuovamente la bocca di focaccia – anche per  nave – .

– Ma no, zia – Galileo, nonostante i continui muti rimproveri del fratello, non voleva tacere – Siamo andati con il valigione bianco –.

– Certo – questa volta intervenne in aiuto la mamma – ho dovuto preparare la mia valigia più grande per noi tre –

– Ecco la torta! Guarda quanta panna, zia – provò a cambiare discorso Isacco che ben conosceva l’ingordigia di Lori.

Terminato il dolce, mentre tutti erano ancora riuniti in cucina, la zia si allontanò con la scusa di doversi distendersi per “favorire la digestione”.

Dopo poco i due gemelli la seguirono quatti quatti per spiare i suoi movimenti: la trovarono a rovistare nello sgabuzzino, mentre cercava invano il talloncino del volo sulla valigia bianca.

– Ti posso aiutare, zia? – esordì Isacco prima che Galileo aprisse bocca.

– Mmmm, mi sono ricordata di avere dimenticato…

– Nel nostro sgabuzzino? – sbottò Galileo

– Tornatevene in camera vostra , – contrattaccò immediatamente la zia Lori- anzi, ancor meglio, andate ad aiutare la mamma

Galileo intanto, velocissimo, aveva estratto il borsone e, aprendolo, disse: – Guarda bene: vedi niente di sospetto? –

Non appena Lori mise i piedi sul fondo del segretissimo mezzo di trasporto dei gemelli, Galileo le prese la mano e con Isacco, ormai esasperato dal contegno della zia e finalmente deciso a collaborare, si sedette: entrambi chiusero gli occhi e simultaneamente pensarono: “Presto, all’isola dei pirati”

Immagine tratta dal sito: http://www.arteworld.it/natura-morta-sivigliana-matisse-analisi/

 

 

16. ISACCO e GALILEO e la nevicata improvvisa.

V.S. Gaitonde: Dipinto N.1, 1962
Olio su tela
Collezione privata, New Yourk.

La storia del giorno: martedì 23 febbraio.

La storia cominciò.

Il papà di Isacco e Galileo era partito a settembre per andare a lavorare in un posto lontano.

A Natale era tornato a casa, aveva trascorso le vacanze con la sua famiglia; poi il giorno dell’ Epifania, dopo averli abbracciati tutti forte forte all’aeroporto, era stato inghiottito dal serpentone della coda ai controlli doganali e, ancora una volta, era volato via.

In autunno, in una magica notte in cui la luna rossa aveva brillato in cielo, I due fratellini a bordo del valigione bianco avevano raggiunto il papà che stava dormendo e, come in un sogno, avevano trascorso insieme a lui momenti bellissimi di giochi e di abbracci.

Così, dopo la nuova partenza, Isacco e Galileo ogni sera guardavano il cielo e speravano invano di vedere ricomparire la luna rossa.

” Tu pensi che riusciremo ancora ad arrivare dal  papà? “sospirò dopo un mese Isacco ” E’ tanto lontano!

La  mattina seguente, mentre facevano colazione, la mamma allungando una tazza di latte a Galileo, disse:

– Bambini, fra poco ci saranno le vacanze di Carnevale e…andremo a trovare il papà –

– Non è uno scherzo, vero? – domandò Isacco, mentre già Galileo era saltato in piedi per abbracciare la mamma, rovesciando la tazza.

– Ho prenotato i biglietti dell’aereo: avremo solo pochi giorni, ma voleremo di notte fra le stelle e saremo di nuovo tutti insieme –

Dopo una settimana i bagagli erano pronti .

– Finalmente! domani è il gran giorno: ti immagini, Isacco, a quest’ora, ci troveremo sospesi in cielo – e così dicendo, i due gemelli andarono alla finestra per scrutare nel buio.

-Mamma, mamma, nevica! – esclamò Galileo. Poi, osservando l’espressione sgomenta della mamma, continuò: – Non sei contenta?-

– Gli aerei partiranno lo stesso? – domandò Isacco.

– Non preoccupatevi, adesso, bambini. Cercate di dormire! –

La mattina dopo nevicava ancora: grossi fiocchi di neve fitti fitti avevano già formato uno spesso tappeto sulle strade.

La mamma ogni ora telefonava alla compagnia aerea e i suoi occhi erano sempre più tristi, mentre sorrideva ai gemellini, intenti a scrutare il paesaggio ormai completamente bianco.

Quando nel primo pomeriggio venne il momento di prepararsi per andare all’aeroporto, la mamma li abbracciò e, senza guardarli, disse:

– Ragazzi, purtroppo oggi gli aerei non possono volare, nevica troppo .-

– Partiremo domani, allora? – domandò Isacco.

– Anche se smettesse di nevicare, non avremmo abbastanza tempo: papà è veramente lontano e i giorni non ci basterebbero –

Galileo mandò un muto messaggio a suo fratello “Non piangere, ci penserò io” e chiese alla mamma:

– Possiamo invitare Gaia a giocare con noi?. –

La mamma, passandosi stancamente una mano fra i capelli, andò a chiamare Gaia che arrivò in pochissimo tempo, armata dei suoi inseparabili pastelli.

– Si può sapere che cosa hai in mente? – domandò Isacco con gli occhi lucidi al fratellino, appena i tre bambini rimasero da soli.

– Non partite più? – aggiunse Gaia, scrutandoli dietro ai suoi grossi occhiali arancioni.

– Certo che partiremo: non hai visto come è diventata triste la mamma? – rispose prontamente Galileo – e papà starà anche peggio, se non ci vedrà arrivare. Però abbiamo bisogno del tuo aiuto.-

– Dovrai disegnarci una bellissima luna rossa! –

– Due – intervenne Isacco che ormai aveva compreso il piano del fratello – Una per l’andata e una per il ritorno –

Gaia, senza domandare nulla, si mise al lavoro.

– Bellissimi! – disse Galileo strappandole impaziente i disegni dalle mani.

– Ma non sono finiti! – protestò Gaia.

– Non dobbiamo andare sulla luna, dobbiamo solo appenderla alla finestra –

Appena arrivò la mamma di Gaia per riaccompagnare la bambina a casa, i due gemelli corsero ad appendere la prima luna alla finestra, ma per fare in fretta, l’attaccarono in basso, tanto che il mondo pareva capovolto.

– Guarda, la luna sembra uscire dalla nostra camera, ai piedi della collina bianca fuori!-

– Che bello, se restiamo al buio, la stanza sarà il cielo –

– Vado a prendere le stelle dorate dei biscotti e le spargerò sul pavimento – disse Isacco, mentre Galileo arrivava trascinando il valigione bianco.

Quando tutto fu pronto, chiamarono la mamma.

– Siediti qui con noi – le dissero – dai una mano a ciascuno e chiudi gli occhi!-

– Aspetta, – suggerì Isacco – prima mettiti il vestito che avevi scelto per papà, intanto tu, Galileo, ricordati di prendere l’altro disegno di Gaia –

Quando furono tutti pronti spensero la luce, mentre le stelle sul pavimento iniziavano a brillare e la luna rossa spiccava sul bianco del paesaggio.

– Ora chiudiamo gli occhi e pensiamo forte a papà. –

I tre si ritrovarono, ancora seduti sul fondo del loro personalissimo mezzo di trasporto, ai piedi di un letto in cui videro placidamente addormentato il loro papà.

– Dove siamo?… che cosa è successo?… Ho capito: sono svenuta e sto sognando! –

– Mamma, mamma, siamo stati noi: ti abbiamo portato dal papà! –

– Non sei contenta? Dai, forza, svegliamolo! – e i due bambini si buttarono sul loro genitore che stava russando, trascinando la mamma con loro.

– Siete arrivati? … Allora non nevica più. ..Ma come avete fatto a entrare…Ma siete in anticipo…Ho capito:sto sognando!- iniziò a balbettare il papà.

– Sono stati Isacco e Galileo: no so come e non voglio nemmeno saperlo, ma siamo qui davvero!- e la mamma abbracciò forte forte suo marito.

Quando fu il momento di tornare, attesero che fosse un’altra volta notte, Galileo appese il disegno di Gaia alla finestra, si accoccolarono tutti e tre nel valigione, si presero per mano e dopo gli ultimi umidi baci chiusero gli occhi e si ritrovarono a casa.

Immagine tratta dal sito: http://www.guggenheim-venice.it/exhibitions/gaitonde/gaitonde.html

 

 

1. STEFANINO.

Wassily Kandinsky – Murnau – Kohlgruberstrasse, 1908 Oil on cardboard

La storia del giorno: giovedì 27 ottobre

Stefanino nacque con gli occhi spalancati: era così piccolo da stare nel grande palmo della mano del suo papà Matteo e guardava tutti negli occhi senza mai staccare lo sguardo. Anche quando dormiva le sue palpebre rimanevano sempre leggermente socchiuse.
La sua mamma Elena si accorse molto presto che il neonato sapeva intuire i suoi pensieri: piangeva quando Elena, credendolo addormentato, meditava di lasciarlo nel suo lettino; rideva con la sua bocca sdentata nel momento esatto in cui la mamma decideva di portarlo al fasciatoio per giocare un poco con lui.

– Mi hanno detto che succede spesso fra mamma e figlio- confidò Matteo a Elena una sera.

Stefanino, però, sembrava sapere sempre che cosa gli altri stavano davvero pensando.

Quando divenne più grandicello, nessuno riusciva a raccontargli una bugia senza che il bambino non se ne accorgesse.

– Non c’e più torta-

– Ma sì, è là – e indicava con il suo ditino il pensile in alto.

Al parco giochi Stefanino conobbe Lucia: la bambina portava i capelli neri annodati in una grossa treccia, che le ricadeva sulla schiena, e cantava sempre.
Lucia era stonatissima e Stefanino, fin da piccolissimo, si tranquillizzava e si addormentava unicamente se accompagnato da canzoni stonate . Il bambino divenne immediatamente amico di Lucia.

Si sedevano vicini: Lucia con la sua bambola Mariella e Stefanino che componeva strane sculture di sabbia.

Un giorno Stefanino arrivò al parco e trovò Lucia in lacrime:
– Mariella è scomparsa! –

– Sono sicura che me l’hanno portata via –

Gli altri bambini, raccolti tutti intorno , scuotevano il capo.
Stefanino non disse niente: guardò attentamente uno a uno i piccoli accanto a loro senza sbattere nemmeno un ciglio. Quindi andò alla siepe che correva vicino al cancello, frugò fra le foglie ed estrasse una Mariella un po’ sporca ma sana.

Trionfante il bambino consegnò la bambola a Lucia e si sedette a giocare con la sabbia.
Lucia iniziò a cantare mentre ripuliva la sua piccola.
– Come hai fatto a trovarla?- gli chiese ad un tratto.

– Era nascosta-

– Dimmi chi è stato? –

Stefanino sorrise e scosse il capo.

Gli altri bambini lo osservavano.

– Dimmi chi è stato!

Stefanino rimase in silenzio e le porse una scultura di sabbia.
Lucia riprese a cantare spazzolando i capelli di Mariella, mentre gli altri bambini, sospirando soddisfatti, ritornarono ai propri giochi.
Immagini tratta dal sito: https://it.pinterest.com/environmentart/wassily-kandinsky/

5. PEPE E L’ AUTUNNO

Vasilij Kandinskij – Park St. Cloud in Autumn (1906)

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La storia del giorno: lunedì 22 settembre.
Dedicata a tutti coloro che si chiamano Maurizio.

Luigino chiese alla mamma:- Per favore, raccontami ancora di Pepe.-

La storia cominciò.

Quell’anno l’estate stava finendo senza essere mai esplosa: le belle giornate erano state poche e troppi i temporali che erano scoppiati irruenti.
Pepe non aveva più volato.

Nonostante le scuole avessero riaperto i loro battenti e le lezioni di musica fossero ricominciate, tutto era immobile.
Pepe aspettava l’autunno con trepidazione, anche se sembrava che niente potesse cambiare…

…poi si alzò il Vento.
Di notte, mentre tutti dormivano, iniziò a soffiare senza fare rumore.

Pepe si svegliò d’improvviso e corse alla finestra: tutto era buio e fermo, ma, aprendo i vetri, sentì sul viso un alito d’aria umida che sapeva di bosco.
Allora decise che doveva andare fuori a vedere: desiderò di volare, provò a sollevarsi e, ancora una volta, si trovò a galleggiare a poca distanza dal pavimento.

– Vieni con me –

Pepe si guardò intorno, ma non vide nessuno.
Si mise a cavalcare quel vento silenzioso e profumato di terra e di muschio.

– Vieni con me: questa notte ci divertiremo –

Senza fare rumore il vento apriva porte e frugava balconi e cortili, alla ricerca di secchi, secchielli e bacinelle che poi trascinava con sé nella sua folle corsa.
Pepe volava invisibile in mezzo a quella processione colorata, fino a quando giunsero in una fabbrica fuori città.

– Ci vuole giallo, tanto giallo-

E come i secchi impazziti dell’ “Apprendista stregone“, tutti i recipienti trafugati dalla città si gettarono per riempirsi nelle cisterne del colorificio, mentre il vento rideva con la sua voce dorata, ripetendo:

– Vieni con me: questa notte ci divertiremo a portare un po’ di allegria –

Poi, in fila indiana, come un serpentone variopinto, si riversarono per la campagna rovesciando colore, per ritornare alla fabbrica a tuffarsi e fare il pieno di giallo, e ancora, fino a quando la cisterna fu vuota.

L’ultimo giro, il più divertente, fu in città.
Il vento aprì porte e ripercorse cortili e balconi riportando secchi, secchielli e bacinelle, alla rifusa, dopo avere scrollato ogni traccia di giallo.

Stanchissimo Pepe rientrò dalla finestra e crollò a letto.

La mattina seguente, la città era un’esplosione di allegria: non solo i parchi e i giardini brillavano dell’oro delle foglie, ma balconi, cortili e persino alcune porte rilucevano di abbaglianti riflessi dorati.

Immagine tratta dal sito: