Romeo, Aria, Queen e Dog

18. ROMEO, ARIA, Queen e Dog

Andrew Wyeth: Wind from the Sea (detail)
Tempera on hardboard – 1947
47 cm × 70 cm (19 in × 28 in)
National Gallery of Art, Washington DC

La storia del giorno: lunedì 11 maggio.

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La storia cominciò.

Aria era preoccupata:

– Romeo, credi che Queen tratterà bene il suo criceto? –

– Perché non dovrebbe? Ha sempre desiderato un animale tutto suo-

– Appunto – la bambina inclinò il capo pensierosa – ho paura che lo consideri solo come un giocattolo nuovo –

– So già quello che vuoi da me: la risposta è NO –

Aria si limitò a guardare il fratello con un sorriso.

– Lo capisci anche tu – iniziò a giustificarsi Romeo – non posso andare a controllare: è troppo complicato. Fa ancora freddo, le finestre sono chiuse e …

– C’è una siepe che separa la strada dal giardino di Queen – lo incalzò la sorellina – potremmo nasconderci lì, mentre tu ” fai il botto“.-

– No, oggi proprio non se ne parla! –

Aria tornò a sfogliare il suo libro, apparentemente convinta dalle argomentazioni del fratello.

Sabato pomeriggio finalmente il sole brillava alto in cielo e l’aria tiepida entrava dalle finestre spalancate.

Aria si accoccolò in braccio a Romeo e con un gran sorriso esordì:

– Oggi è proprio il giorno giusto, non ti sembra? Potremmo uscire a fare due passi.-

– Non ti arrendi mai, vero? – Romeo le scompigliò i capelli.

Insieme si diressero verso la casa di Queen.

– Hai visto? Anche qui hanno aperto tutte le finestre! Vieni, nascondiamoci dentro alla siepe!-

Si accoccolarono vicini, completamente celati dal fitto fogliame. Allora Romeo si concentrò …sentì un gran botto e si trovò proprio davanti alla gabbia del criceto e in un attimo …fu il criceto.

Si guardò intorno in cerca di Queen. Tutto era enorme e distorto.

C’era una grande porta bianca socchiusa. Il topolino si sporse per capire che cosa ci fosse oltre, ma le sbarre gli impedivano la visuale.

Avvertì i suoi baffi muoversi frementi per la frustrazione.

Si arrampicò sulla ruota che immediatamente si mise a girare, facendolo cadere impacciato sulle quattro zampe.

Di Queen non c’era nessuna traccia e Romeo decise di partire in perlustrazione.

Cercò lo sportello della gabbia e spinse forte con il muso.

– Dove pensi di andare, furbetto?-

Il criceto squittì per lo spavento, mentre il cuore gli rombava nelle orecchie: Queen lo stava osservando e i suoi occhi erano due grandi palle severe.

– Volevi scappare, vero? – lo incalzò la bambina protendendo un dito attraverso le sbarre.

Romeo d’istinto tentò di indietreggiare.

– Sei il mio piccolo furfante – continuò Queen mentre il suo indice aveva raggiunto il morbido collo del criceto e aveva iniziato a grattarlo.

– Vuoi un po’ di coccole, mio tenero Dog?- aggiunse dolcemente.

Adesso Romeo voleva veramente scomparire.

La bambina dai capelli lunghi aprì la gabbia e afferrò con attenzione l’animaletto.

Romeo decise di scappare: non poteva certo permettere che Queen gli grattasse la pancia o, peggio ancora, lo riempisse di umidi bacini.

Scivolò veloce fra le sue dita che lo stringevano delicatamente e si catapultò sul pavimento.

– Accidenti, saltelli come una rana! – esclamò la bambina, cercando di catturarlo.

Romeo, intanto era alla ricerca disperata di un nascondiglio in quella stanza che gli appariva gigantesca; si infilò, perciò, sotto al letto.

– Oggi sei proprio un birbante – e il criceto, mentre si rifugiava in un angolo, vide spuntare la mano protesa di Queen.

Ancora una volta l’animaletto, con un balzo, riuscì ad evitare di essere preso.

– Sai, mi ricordi il ragazzo che questa estate ha vinto il campionato di salto in lungo –

Il criceto cercò di raggiungere la sicurezza della sua gabbia.

– Si chiama Romeo e ha una buffa sorellina –

Il topolino si immobilizzò.

– Ti ho preso! – proclamò raggiante la bambina.

Proprio in quel momento, nascosta ancora nella siepe, Aria toccò la spalla del fratello che, con un sospiro di sollievo, uscì dal nascondiglio trascinando la sua complice velocemente verso casa.

– Raccontami tutto – esordì Aria appena raggiunsero il loro giardino.

– Non chiedermi mai più di ritornare – sbottò Romeo – Il criceto sta benissimo –

– Ma… – tentò invano di insistere la bambina

– Ripeto, Doc è al sicuro con Queen – poi, per farla tacere, la prese sulle spalle e al galoppo la portò in cucina, dove la mamma aveva preparato la merenda.

17. ROMEO E ARIA e Dog.

Maurice de Vlaminck (1876-1958) : Arbres à la maison bleue – 1906 

Oil on canvas : 21½ x 25¾ in. (54.5 x 65.5 cm.) 

La storia del giorno: martedì 3 marzo.
La storia cominciò.
Romeo era appena rincasato da scuola e trovò la sua sorellina intenta a sfogliare un libro di animali. Si sedette accanto a lei e distrattamente le disse:
– Sai, tornando, sono passato vicino alla casa di Queen e ho notato un gran trambusto –
La bambina gli si accoccolò in braccio.
– Pensi sia successo qualcosa?-
– Credo che sia il suo compleanno e che abbia invitato le sue compagne per una festa!-
– Tu dici che Queen ha tante amiche?-
– A giudicare dalle persone che ho visto arrivare sembrerebbe proprio di sì.-
– Che strano, ogni volta che la incontro è sempre da sola con la sua Tata.-

Aria guardò il fratello. In quel periodo si era preoccupata per lui: spesso lo aveva sorpreso intento a osservare il cielo e sospirare. Così, la bambina aggiunse entusiasta:
– Perché non vai a controllare?-
– Come posso fare? È inverno: le finestre sono chiuse, le rondini sono migrate lontano; dalla notte di Natale anche la gazza è scomparsa, le rane e le lucertole non si vedono più…- Romeo sospirò.
– Rimangono i passerotti: vengono sempre a mangiare le briciole che lascio per loro in giardino. ..potrai osservare dai vetri che cosa sta succedendo, che ne pensi? – e gli strizzò un occhio.
– Si può fare – Romeo sorrise.

I due bambini si infilarono i cappotti e uscirono in cortile.
Aria si avvicinò a un passerotto che si posò sulla sua mano e si mise a beccare la mollica che la bambina aveva portato per lui.
– È pronto, puoi provare!- annunciò poco dopo Aria al fratello.
– Ci hai parlato?-
– Certo, così non si spaventerà quando lo userai per raggiungere il giardino della villa-

 

Romeo si concentrò, sentì il gran botto e si trovò appollaiato fra le dita di sua sorella. Spiccò il volo, sfiorandole il volto con una carezza, quindi si diresse sicuro verso la casa di Queen.

 

La bambina dai capelli lunghi era seduta davanti a un tavolo ricolmo di pacchetti, attorniata da una folla di fanciulle schiamazzanti.
– Apri il mio adesso!-
– Oh, fammi vedere? –
– Bellissimo!-
– Grazie!-
– Leggi il biglietto!-
Queen scartava, ammirava e ringraziava.
Romeo, appollaiato sul davanzale della finestra, osservava senza che il passerotto venisse notato. Nella stanza entrò una signora elegante.
– Tesoro – disse rivolta alla festeggiata – è ora di tagliare la torta –
Le ragazzine squittirono e a Romeo venne da sbuffare, con il risultato che gli si arruffarono le penne. Fu proprio in quell’istante che Queen si voltò e lo vide.
– Queen, tesoro, su, devi ancora aprire il mio regalo per te! – la richiamò sua mamma, allungandole una grosso pacco da cui provenivano strani rumori.
Queen per un attimo perse lo sguardo annoiato di sempre e sciolse il fiocco: comparve una gabbia in cui un grasso criceto dondolava sulla ruota.
– Tesoro, desideravi tanto un animaletto tutto tuo e…ecco qua! –
 
La ragazzina dai capelli lunghi disse: – Grazie mamma, adesso possiamo mangiare la torta? –
Romeo, al di là del vetro, la vide allontanarsi seguita dalle amiche e stava già per andarsene, quando si accorse che Queen era ritornata da sola nella stanza, aveva afferrato la gabbietta ed era corsa via.
Il passerotto volò da una finestra all’altra , fino a ritrovare la festeggiata nella sua cameretta. 
Era inginocchiata vicino alla gabbia che aveva appoggiato sulla sua scrivania.
– Sai, avrei tanto voluto un cane: alla mamma avevo chiesto di regalarmi un cucciolo, ma sei arrivato tu – stava dicendo al criceto che, imperterrito, continuava a fare girare la sua ruota – Ho deciso che ti vorrò bene lo stesso, ma tu sarai il mio cagnolino, anzi, sai com’è ti chiamerai? –
Il topolino non le rivolse nemmeno uno sguardo, al contrario di Romeo che non le toglieva gli occhi di dosso per cogliere le sue parole dal movimento delle labbra.
– Ho deciso che ti chiamerai DOG – disse e corse a raggiungere le amiche.
Romeo ormai aveva visto abbastanza, così tornò a casa da Aria.
 

 

LA NOTTE DI NATALE

LE STORIE DELL’AVVENTO. 5

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La storia del giorno 25 dicembre.

Buon Natale da Romeo, Aria, Queen, Isacco, Galileo, Roby, Gaia, Diana, Pepe, Pluf, Chicco, Due Denti e gli Sdentati,
grazie per avere condiviso le loro avventure.

Era la notte del 24 dicembre.

Pepe scivolò fuori dalla finestra e, ancora una volta, fu sollevato dalle note dorate in un turbinio di colore; trasportato veloce sulla spuma luminosa, fu depositato dolcemente sul prato di trifoglio, dove le slitte attendevano di essere caricate. Il pianoforte era lì, appena sotto la stella cometa che due gemelli avevano appeso con i loro amici.

Iniziò a suonare la musica che gli aveva insegnato il suo maestro e i bambini in pigiama arrivarono a piccoli gruppi , avvolti in calde coperte rosse: erano carichi di doni e unirono il loro canto alle note festose del pianoforte.
Pepe emise un sospiro di gioia, mentre le sue dita scivolavano sempre più sicure sui tasti.

Giunse Diana ,abbracciando il suo piccolo orso Taddy e con tutti i bambini che nelle notti precedenti avevano partecipato nei loro sogni alla confezione dei pacchi.

Arrivarono Isacco e Galileo sul loro valigione bianco, portando Roby, Marco, Paolo, Luca e Gaia che indossava i suoi occhiali arancioni, più fulgidi alla luce della cometa.

Infine arrivarono le renne con Romeo, Aria e Queen.

Aria corse verso Pepe e vide, accanto al pianoforte, un bellissimo albero decorato. Spalancò gli occhi: ogni pallina era una “bolla nanna” e ognuna di esse conteneva uno Sdentato; nella più grande, al centro, Due Denti stava dormendo. Aria sospirò di gioia e Due Denti le fece l’occhiolino, poi continuò a succhiare e tornò a sognare.

Le renne vennero attaccate alle slitte, ormai cariche di doni.

– Perché non nevica? – domandò ad alta voce Queen.

I canti si interruppero.

Si udì una voce nel silenzio: – Ci vuole Pluf –

– Diana, Taddy, presto andate nella grotta, entrate dalla colonna con i lampi e prelevate il bambino che troverete –

In un battito di ciglia, Diana ricomparve trascinando uno stupitissimo Pluf.

– Che cosa succede? Dove sono?-

– Devi fare nevicare, Subito! – lo incalzò immediatamente Queen –

– Nevicare? Ma io so soltanto fare scoppiare i temporali e adesso non sono nemmeno arrabbiato! Qui è così bello! –

Aria lo prese per mano: gli mostrò la cometa e gli presentò i gemelli, lo condusse davanti all’albero di Natale e gli fece vedere i bambini addormentati nelle bolle nanna; quindi lo presentò a Pepe che lo fece sedere accanto a sé, mentre una musica dolcissima sgorgava dalle sue dita.

Allora tutti i bambini ripresero a cantare e Plof venne travolto dalla loro dolcezza; la sua gioia crebbe fino a quando dal cielo incominciarono a volteggiare, danzando con le note, candidi fiocchi di neve.

Si udì il suono di mille campanelle e, finalmente, le renne balzarono con le loro slitte cariche di doni, mentre i bambini si dileguavano per ritrovarsi nei propri lettini.

La mattina di Natale, Pepe corse a controllare sotto l’albero se la slitta fosse passata anche da lui e rimase senza fiato quando vide il pianoforte che aveva suonato nelle notti di avvento, mentre nei suoi occhi si accesero mille stelle di felicità.

Queen si svegliò tardi e, dopo aver aperto pacchi di tutte le dimensioni, trovò uno scatolino rosso, nascosto sotto l’albero: lo scartò svogliatamente, poi rimase senza fiato: dentro c’era una collana di filo e perline.

Immagine tratta dal sito: http://www.sconfinamenti.net/blog/archives/3725

16. ROMEO E ARIA e la renna ( continua)

Claude Monet: La gazza – 1868/1869
Olio su tela: Cm 89 x 130
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
Parigi, Musée d’Orsay

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LE STORIE DELL’AVVENTO. 3

La storia del giorno: giovedì 18 dicembre.

Scese la notte, arrivò la renna: tutto filò liscio e si ritrovarono alla casa di Queen.
Romeo individuò immediatamente la finestra della camera, grazie ai sopralluoghi estivi della gazza. Aria si mise a bussare sui vetri. La ragazzina dai capelli lunghi sì alzò dal letto e, incredula, guardò fuori.

Aria non fece fatica a convincerla che si trattasse di un sogno e, in breve, atterrarono con la renna nel mezzo di uno stanzone brulicante di attività e di giocattoli.
Orologi a pendolo di ogni forma e colore ticchettavano appesi alle pareti in un’allegra confusione.

– Che strano sogno – continuava a ripetere Queen.
Poi si guardò attentamente intorno e domandò ad Aria:
– Non c’è tuo fratello?-

Aria accarezzò la renna e non rispose.

Intanto si avvicinarono due ragazzi e incominciarono ad istruire Queen:
– Devi controllare che ogni sacco contenga esattamente i doni scritti sulla lista qui sopra; poi, se c’é tutto, puoi caricarlo sulla slitta.-

Queen si mise al lavoro e inizio a borbottare:
– Che regali stupidi, come si può domandare delle perline, per fare che cosa, poi? Bracciali? Collane? C’è da perdere un mucchio di tempo e poi, poi si vede che sotto c’è il filo…Bastava chiedere un gioiello già fatto…bello e pronto… Oddio, un pallone adesso? Chi vuole ancora un pallone…-

Aria si allontanò, nessuno le aveva assegnato un compito e non voleva disturbare: era tutto bellissimo. Osservò ogni gesto e ogni particolare, fino a quando notò in un angolo un pianoforte e un bambino che suonava: le sue note trillavano luminose e infondevano vivacità e allegria al ritmo dei ragazzi al lavoro.
Felice, si andò a sedere in silenzio accanto al piccolo pianista, mentre Romeo era tornato a volare con le altre renne.

Quando tutti gli orologi a pendolo si misero a squillare contemporaneamente con un fracasso assordante, tutti bambini si dileguarono.

Aria e Queen si ritrovarono in sella alla loro magica cavalcatura che balzava felice.

– Sembra di cavalcare una rana! – urlò la ragazzina dai capelli lunghi e Aria si lasciò sfuggire un risolino, accarezzando il muso della renna.

In un battito di ciglia, furono davanti alla finestra di Queen.
Sotto di loro, su uno steccato, una gazza era appollaiata nella neve.

– Guarda Aria, c’è anche la mia gazza! – Inaspettatamente Queen si mise a battere le mani e sospirò soddisfatta: – Che strano sogno, davvero un sogno molto strano!-

Aria la guardò con dolcezza:- Buona notte! – la salutò prima di scomparire.

Tornati nella stanza di Romeo, Aria toccò il fratello e la renna volò via.

Il bambino abbracciò stretto la sorellina:- Sai, è stato bellissimo! – le raccontò – Abbiamo volato fino al mare e ho incontrato il gabbiano Livio: chissà come, mi ha riconosciuto e mi ha salutato col suo fischio stridulo! –

Romeo prese fiato: – Finalmente ho la certezza che, dopo essersi perso la scorsa estate, Livio sia riuscito a tornare sano e salvo dai suoi compagni… – sospirò con gli occhi lucidi

Aria depositò un bacio sulla sua guancia e gli disse con un sorriso:
– Che strano sogno, davvero un sogno molto strano!-

Immagine tratta dal sito: http://www.musee-orsay.fr/it/collezioni/opere-commentate/pittura/commentaire_id/la-gazza-3565.html?tx_commentaire_pi1%5BpidLi%5D=509&tx_commentaire_pi1%5Bfrom%5D=841&cHash=7d2ce9c5d3

16. ROMEO E ARIA e la renna.

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LE STORIE DELL’AVVENTO. 3

La storia del giorno: mercoledì 17 dicembre

Si avvicinava il Natale e i genitori di Romeo e Aria decisero di accompagnare i due bambini allo zoo.

Quando furono davanti al recinto degli abitanti della tundra, Aria si sentì chiamare: una renna si era staccata dal gruppo e si era avvicinata allo steccato.

Mentre Romeo monopolizzava l’attenzione dei suoi genitori, la bambina iniziò un lungo dialogo con l’animale, poi allungò la manina e, con una rapida carezza sul muso umido, si congedò e raggiunse la sua famiglia.

Appena arrivarono a casa, i due fratelli si rifugiarono in camera.
Aria sospirò:
– È molto complicato – esordì – Non so se riuscirò a spiegarmi bene-

– Devo entrare nella renna, questa volta? – domandò scherzando Romeo, ma con grande stupore, Aria annuì.

– Dove?-

– Verrà qui questa sera –

Con gli occhi ancora sgranati, il maschietto le chiese:
– Come?-

– Volando, sai…è una di quelle renne-

– Oddio, non posso crederci! – e la accarezzò distrattamente, scompigliandole i capelli.

– Ha bisogno che noi accompagniamo Quenn in un posto – continuò la bambina.

– Queen? dove? Io e te?-

– Tu entrerai nella renna, io monterò in sella e arriveremo a casa di Quenn – Aria prese fiato e si concentrò – Dovrò convincerla che sta sognando: verrà con noi e le altre renne ci mostreranno la strada.- poi lo guardò speranzosa.

– Dove dovremmo andare: alla casa di Babbo Natale? – Romeo si grattò la testa incredulo.

– Non proprio, cioè, non lo so…il posto in cui si preparano i doni per Natale –

Il bambino sospirò:- Che cosa dovrebbe fare Queen una volta arrivata? –

– Questo è molto complicato da spiegare! –

– Ancora di più? Aria sei sicura di non avere la febbre? forse oggi hai preso freddo…-

La sorellina scosse il capo.
– Allora, i bambini che hanno paura di non ricevere niente per Natale vengono reclutati per aiutare a fare i pacchi, montare i giocattoli, controllare le liste… –

– E Queen ha paura di non ricevere niente per Natale, giusto? – continuò Romeo – e allora noi dobbiamo tirarla fuori dai pasticci? Ho capito bene?-
Aria si limitò ad annuire sorridendo.

Immagine tratta dal sito: http://www.settemuse.it/sfondi_animali/sfondi_cervi_alci_renne.htm

15. ROMEO e ARiA e il gabbiano Livio

Maurice de Vlaminck: Autumn Landscape, 1905
Olio su tela: 46.2 x 55.2 cm
1958 Copyright:© 2014 Artists Rights Society (ARS), New York / ADAGP, Paris

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La storia del giorno: mercoledì 27 agosto.

Dedicata a Arij

Giovanni era appena tornato dalle vacanze e si sentiva triste, così il papà decise di raccontargli una nuova avventura di Romeo e Aria.

La storia incominciò.

Romeo aveva dormito fino a tardi. Terminata la colazione, andò in giardino: trovò Aria vicino alla siepe. La bimba gli fece cenno di fare piano e di avvicinarsi: appollaiato sul bordo dello stagno c’era un gabbiano.

– Si è perso – si affrettò a spiegare Aria – Stava volando attirato dalla grande abbondanza di cibo, quando si è accorto che non sapeva più dove era il mare. É molto giovane, sai – continuò – Io l’ho tranquillizzato, gli ho detto che tu l’avresti aiutato a ritrovare la strada –

Era il discorso più lungo che la bambina avesse mai pronunciato.

Romeo si trovò obbligato a rispondere:
– Ci penso io, vado a prendere il mio atlante scolastico e la bussola.-

– Si chiama Livio – gli disse Aria con un gran sorriso, indicando il gabbiano.

Il ragazzino tornò dopo poco tempo:
– Il mare é a Sud rispetto a noi –

Sua sorella lo guardò perplessa.

– E il Sud è di lì – continuò Romeo indicando l’albero di mele – In poche parole, Livio deve volare dritto nella direzione oltre la pianta.- e si allontanò consultando la sua bussola.

Fu richiamato poco dopo dalla sorella.

– Livio non ha capito bene, teme di perdersi ancora-

Romeo guardò il gabbiano che emise un fischio stridulo.
Il ragazzo sospirò.

– Posso spiegargli che ci penserai tu a metterlo sulla strada giusta? – gli domandò Aria scrutandolo speranzosa.

Romeo le scompigliò i capelli:
– Va bene, darò un’ ultima controllata alla cartina di papà.-

Aria si accoccolò accanto al gabbiano e si mise a parlargli bassa voce.

Poi Romeo la chiamò vicino a sė sulla panca e le disse:
– Io sono pronto, mi raccomando: non farmi tornare troppo presto-

Sua sorella gli sfiorò una guancia :- Vai –

Allora Romeo si concentrò …sentì un gran botto e si trovò appollaiato sul bordo dello stagno.
Agitò le ali e, al secondo tentativo, decollò, poi si spinse in alto, cavalcando il vento.
Scese in picchiata a sfiorare Aria nella gioia del volo.

– Oltre la pianta! – lo spronò la bambina.

Romeo sorvolò i campi, i torrenti e i fiumi, fino a raggiungere le basse montagne che lo separavano dal mare: non voleva tornare, desiderava tuffarsi almeno una volta nelle onde…

…ma si ritrovò seduto sulla panca, accanto a Aria che lo guardava con i suoi occhi grandi e liquidi come il mare.

– Ce l’hai fatta?- gli domandò

Romeo annuì con il capo, senza parlare, per non lasciarle sentire il rimpianto che gli faceva tremare la voce.

– Grazie – e la bambina lo abbracciò forte, tenendolo stretto fino a quando , con un balzo, Romeo si alzò, la caricò sulle spalle e al galoppo la portò in casa, dove la mamma li stava aspettando.

Immagine tratta dal sito: http://www.moma.org/collection/object.php?object_id=78715
Autumn Landscape

http://www.wikiart.org/en/maurice-de-vlaminck
Maurice de Vlaminck (French, 1876–1958)

14. ROMEO e ARIA e il campionato d’atletica

Claude Monet: Ninfee bianche – 1899
olio su tela, 89 x 93 cm
Museo Puskin di Mosca

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La storia del giorno: lunedì 16 giugno.

Giovanni lunedì sera proprio non voleva andare a dormire: soffiava un vento forte e si sentiva inquieto.
Allora la mamma lo accompagnò a letto e gli raccontò una nuova avventura di Romeo e Aria.

La storia cominciò.

Finalmente erano iniziati i campionati di atletica.
Romeo era stato convocato fra i partecipanti della gara di salto in lungo.
Il palazzetto dello sport era gremito degli alunni di tutte le scuole e delle famiglie dei partecipanti.

Aria, emozionata, era seduta sulle gradinate con i suoi genitori, mentre teneva accanto a sè, nascosta in un contenitore con i buchi, la rana.

Romeo, poco prima di compiere la rincorsa del terzo e ultimo salto, individuò Queen sugli spalti, nel gruppo delle bambine con la divisa di un prestigioso istituto privato, poi si concentrò e partì.

Quando apparve sul tabellone la classifica definitiva della prova, il papà , orgoglioso, la lesse ad alta voce e Aria, felice, aprì il contenitore per accarezzare il piccolo anfibio e gli sussurrò:
– Hai visto: grazie a te, Romeo ha saltato più lontano di tutti!- e, presa la bottiglietta d’acqua dalla borsa della mamma, l’agitò e gliela spruzzò addosso per farlo partecipare alla sua gioia.

Proprio in quel momento passava di lì Queen con altre tre ragazze in divisa.

– Ciao – azzardò Aria.

Senza nemmeno rispondere al saluto, la bambina con i capelli lunghi si allontanò con le sue amiche; poi, ritornando sui suoi passi, le si avvicinò:
– Che cosa tieni nella scatola? Una rana?- ridacchiò:
– o è tuo fratello che si é trasformato in ranocchio?-

Aria impallidì: senza saperlo Queen si era molto avvicinata alla verità.

La rana decise di saltare fra i lunghi capelli neri della ragazzina che cacciò un urlo.

Arrivò Romeo, venuto ad abbracciare la sua famiglia prima della premiazione.
Allungò la mano, riprese la fuggitiva, la affidò a Aria e si rivolse a Quenn:

– Dicevi? –

Non ottenendo alcuna risposta dalla ragazza rigida come una statua di sale, continuò:

– Scusa mia sorella, ma lei adora tutti gli animali e loro la ricambiano.- sorrise – Forse tu preferisci le gazze? –

La ragazzina in divisa serrò le labbra:
– Devo andare, le mie amiche mi aspettano- e si allontanò, anche se Aria la colse più volte mentre si girava a guardare Romeo, cercando di non farsi vedere.

Quando, terminate le gare, i due fratelli riportarono la rana fra le ninfee della fontana in giardino, Aria la udì chiaramente vantarsi con gli altri abitanti dello stagno, assumendosi il merito del grande successo di Romeo.

Immagine tratta dal sito:
http://www.marcomarcucci.com/MONET/Monet-opere.html

13. ROMEO E ARIA al matrimonio

Vincent Van Gogh: Ramo di mandorlo fiorito – 1890
Olio su tela 73,5 cm × 92 cm
Van Gogh Museum, Amsterdam

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La storia del giorno: sabato 24 maggio.

Quel sabato sera il papà e la mamma di Giovanni uscivano e, mentre la mamma si stava preparando, il papà lo accompagnò in camera e gli raccontò un nuova avventura di Romeo e Aria.

La storia cominciò.

Romeo si annoiava. Il pranzo di matrimonio dello zio non finiva mai: erano già alla settima portata e ancora non era arrivata la torta.

Sua sorella Aria stava giocando con la cuginetta, ma a lui non era permesso alzarsi da tavola.
Si guardava attorno e gli invitati parlavano e mangiavano senza interruzione.

Durante la cerimonia in chiesa, per un attimo si era allontanato dal suo corpo e aveva osservato tutti dall’alto, ma Aria si era affrettata a prendergli la mano e, immediatamente, si era ritrovato seduto nel banco accanto a lei.

Adesso, però, non ce la faceva proprio più.
Voleva andarsene da lì.
Chiamò sua sorella e, quando lo raggiunse, le sussurrò in un orecchio:
– Io me ne vado-
Aria scosse il capo, ma intanto sorrideva.

Romeo desiderò di essere a casa sua…ci fu il botto, ma, dopo pochi istanti passati nella sua cameretta, era ancora seduto a tavola.

– Mi hai toccato?- chiese a sua sorella.
– No, sei tornato da solo-
– Uffa, – sbuffò – Farò un nuovo tentativo, questa volta mi sposterò tra le ninfee: sono stanco di fare la rana, ma preferisco nuotare nello stagno, piuttosto che rimanere seduto a tavola ancora per un altro minuto.-

Desiderò essere in giardino, ma, in quel mentre, vide la gazza e … si scoprì a volare fra le fronde degli alberi, diretto verso il parco della villa di Queen.
Andò a posarsi sul ramo di un mandorlo fiorito e udì una bambina cantare: guardò giù e c’era Queen.

– Sei tornata! Non scappare!- incominciò a urlare nella sua direzione.
La gazza si lanciò a sfiorarle i capelli per farsi rincorrere, ma la bimba rimase ferma e riprese a gridare:
– Vieni qui, subito –

L’uccello scese nuovamente verso di lei e poi si rifugiò su un cespuglio vicino.
A passi brevi e composti Queen si avvicinava, così la gazza gracchiando planò sulla testa della bambina e, veloce, le rubò il cerchietto luccicante che aveva fra i capelli.

– Ridammelo!- urlò, ma nemmeno questa volta si mise a rincorrere la piccola ladra, nonostante volasse bassa e vicina.

La gazza stava ancora stringendo il suo trofeo nel becco, quando Romeo si ritrovò seduto a tavola.

– Tagliano ora la torta – spiegò Aria al fratello ancora frastornato.

Quella sera Queen raccontò uno strano episodio alla Tata: una gazza le aveva rubato il cerchietto, ma incredibilmente, poche ore dopo glielo aveva riportato, appoggiandolo, sotto ai suoi occhi, ad un ramo di mandorlo.

Immagine tratta dal sito:
http://it.wikipedia.org/wiki/Vincent_Van_Gogh
http://gallery.giovani.it/foto/van-gogh-rami-mandorlo-fiore.html

12. ROMEO E ARIA e gli allenamenti

Maurice de Vlaminck: The Blue House – 1906
Oil on canvas
The Minneapolis Institute of Arts
Bequest of Putnam Dana McMillan

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La storia del giorno: venerdì 9 maggio.

Venerdì pomeriggio Giovanni, tornando da scuola in bicicletta, era caduto e il suo orgoglio ne era uscito un po’ ammaccato.
Terminato di sparecchiare, il papà decise di dedicargli la serata e, dopo avere giocato, lo accompagnò a dormire, raccontandogli una nuova avventura di Romeo.

La storia cominciò.

Romeo, seduto sulla panchina nel cortile della scuola, stava aspettando il suo turno per cimentarsi nel salto in lungo e ascoltava con agitazione crescente le istruzioni dell’insegnante di educazione fisica.

Enrico, già al primo tentativo, aveva migliorato il suo record dell’anno precedente.

Romeo cercò di concentrarsi, partì con la rincorsa e, nel momento in cui stava per toccare l’asse di battuta, sentì nelle sue gambe la medesima spinta esercitata quando da rana era scappato fra i cespugli nel parco di Queen.
Per un attimo ebbe paura di udire il gran botto ma, fortunatamente, si ritrovò ancora nel suo corpo di ragazzo, in ginocchio nella sabbia, con l’istruttore che misurava il suo salto.

– Romeo, sei migliorato tantissimo, non credo ai miei occhi! Per favore, vuoi riprovare?-

I suoi compagni smisero di chiacchierare, per guardare la prestazione di Romeo, che non aveva mai brillato in nessuno sport.
Ancora una volta, il ragazzino si concentrò e balzò.

– Non mi ero sbagliato, sei diventato davvero bravo! Dimmi: ti sei allenato in palestra?-
– No, nel mio giardino.- fu la pronta risposta.
– Continua così e sarai fra i prescelti a rappresentare la nostra squadra nei giochi sportivi fra tutte le scuole della città. –

Nel pomeriggio Romeo raggiunse Aria vicino alla fontana.

– A giugno ci saranno i campionati di atletica- le disse
– Sicuramente verrà anche Queen, perché partecipano tutte le scuole-

Aria continuava a disegnare nella terra con un bastoncino.

– Forse mi faranno gareggiare nel salto in lungo-

Finalmente la bambina alzò gli occhi e lo guardò

– Però mi devo allenare-

Aria lo fissava immobile.

– Mi serve ancora la rana-

Aria inclinò il capo per studiarlo meglio.

– Il tempo trascorso come se fossi un anfibio, mi ha insegnato a potenziare i miei salti-

Romeo abbozzò un timido sorriso:- Devo riprovare, fino a imparare a perfezione la tecnica per spingermi più lontano.-

– Perché no? – ci fu una lunga pausa – Potresti anche iscriverti ai 100 metri di corsa: ti basterebbe passare un po’ di tempo come lepre..- e finalmente la bimba scoppiò a ridere, subito imitata dal fratello.
– Oppure cimentarti in piscina…-

– 200 rana? Dai, non posso trasformarmi di colpo in uno sportivo modello!-

– Chiederò alla solita rana se si offre volontaria per i tuoi allenamenti.- e Aria allungò le manine per farsi prendere in braccio.

Immagine tratta dal sito: http://www.artsconnected.org/toolkit/encyc_balanceother.html

11. ROMEO E ARIA e Queen

Gustav Klimt: Viale nel parco dello Schloss Kammer – 1912
Olio su tela 110X110cm
Österreichische Galerie Belvedere – Vienna

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La storia del giorno: venerdì 25 aprile

Venerdì Giovanni era a casa da scuola e la mamma gli chiese di aiutarla a pulire i fagiolini. Mentre lavoravano in cucina, grata, la mamma si mise a raccontare:

La storia cominciò.

Lunedì a scuola Romeo tentò invano di scoprire quale classe frequentasse la bambina dai capelli lunghi: nessuno sembrava conoscerla.
Dopo giorni di inutili ricerche, i due fratelli conclusero che la ragazzina fosse alunna di un istituto privato, per cui decisero di lasciare ad Aria il compito di continuare le indagini.

Romeo accompagnò la sorellina fuori dal cancello della grossa villa e rimase all’angolo della strada a fare da “palo“, mentre Aria si avvicinava il più possibile per contattare la loro rana, tenuta prigioniera nel parco e per aiutarla a fuggire.

Dopo pochi minuti una grossa auto si fermò e, mentre la bambina dai capelli lunghi scendeva, udirono una voce di donna:

– Su, da brava, incomincia a fare i compiti con la Tata, io tornerò tra poco!-
– Voglio venire anch’io con te!-
– La prossima volta! Corri: ti ho aperto il cancello!-

I due fratelli ebbero appena il tempo di prendersi per mano e fingere di passeggiare, che furono investiti dalla bambina.

– Voi? Che cosa ci fate qui? – poi rivolta a Aria :- Ti avevo avvertita di non spiarmi-

Romeo si erse in tutta la sua statura per difendere la sorellina. Quindi cercò di sorridere.

– Ciao, non ti ho mai visto a scuola!-
– Infatti.-
– Mi chiamo Romeo-
– Uffa, che cos’è un vizio di famiglia? A casa vostra insegnano solo a dire il nome? …. My name is Romeo… The pen is on the table… Dai spostati: devo entrare!-

In quel momento, la Tata si affacciò in fondo al viale di ingresso:
– Queen, sei con degli amici?-

– Come ti chiami??- si lasciò scappare uno stupito Romeo.
– Queen-

Aria sussurrò al fratello :- Ma quello è un cognome!-

La ragazza dai capelli lunghi si voltò:
– Sei proprio ignorante! Q-U-E-E-N é inglese e vuol dire REGINA!!!-

La Tata intanto li aveva raggiunti:
– Non inviti i tuoi amici ad entrare?-

I due fratelli si scambiarono uno sguardo di intesa.
– Ci sono le ninfee? – domandò Aria allungando la manina verso la Tata, per farsi accompagnare.

– Bel parco! – Romeo spostava il peso da un piede all’altro, cercando di nascondere la sorella alla vista di Queen.
– Hai un cane?-
– No – e poi rivolgendosi alla Tata: – Devo studiare, loro adesso se ne vanno!-

La donna si avvicinò a Romeo con un sorriso di scusa, mentre Aria rimaneva accucciata vicino alle ninfee.
-Tornate ancora! – gli disse.
Aria,dopo pochi istanti, li raggiunse con un sorriso smagliante.
– Grazie Queen, le tue ninfee sono proprio belle!-

La ragazzina dai capelli lunghi si allontanò scuotendo il capo.

Appena furono a casa, Aria, raggiante, estrasse la rana dalla tasca e la liberò vicino alla fontana.
– Sta bene – rassicurò Romeo- Adesso è solo stanca.-

Immagine tratta dal sito: http://lottovolante.plnet.forumcommunity.net/?t=42793610