13. DUE DENTI e ROSSA nella bolla piovosa

William Turner: NORTHAM CASTLE, ALBA -1845 circa
Olio su tela cm. 91 x 122
Tate Gallery di Londra

20140714-001922-1162956.jpg

La storia del giorno: giovedì 17 luglio.

Marina era stanca di camminare: voleva essere presa in braccio, ma ormai era troppo grande. Così la mamma, tenendola per mano, si mise a raccontarle una nuova avventura di Due Denti e di Rossa.

La storia cominciò.

Due Denti si svegliò di colpo, con la sensazione che Rossa fosse nei guai.
Uscì dalla sua bolla-nanna e individuò la piccola ribelle nell’attimo in cui, spingendo con la forza congiunta di mani e piedi, deformava il bordo della sua bolla-nanna fino a trovare un varco e scappare.

La bambina si accorse di essere seguita e, velocemente, tentò di infilarsi nella bolla da esercitazione.

Incontrò, però, una forte resistenza da parte della parete trasparente, che cedette solo quando, senza farsi scorgere, Due Denti con un sonoro “plop” entrò a sua volta nella bolla dal lato opposto e si andò a nascondere.

Osservò la bambina prendere un oggetto dorato, nascosto fra i suoi capelli rossi, mentre si udiva diffuso il suono cadenzato del timpano.

Improvvisamente, partirono le note del basso e tutto fu buio.

– Non si vede più… ti prego, non un’altra volta – si lamentò Rossa – Sono sola e non ho nemmeno il mio fermaglio rosso!-

Un colpo di grancassa e un lampo squarciò le tenebre: iniziò a scendere una pioggia battente e in un attimo Rossa ne fu zuppa.

– Almeno ora ci vedo – si fece coraggio la bambina, scostando una ciocca di capelli fradici dagli occhi e guardandosi intorno:
– Però con questo tempaccio non si può proprio volare – aggiunse, ammirando le minuscole ali dorate che teneva in mano.

Strofinò le ciglia umide di pioggia e le parve di scorgere un castello in lontananza.

– Ecco, se riesco ad arrivare fino là, starò all’asciutto –

Strinse forte nel pugno le piccole creazioni di Senape e con un sospiro si avviò sguazzando nel terreno fradicio.
Ogni tanto alzava gli occhi, ma, anche se si sentiva sempre più stanca, la sua meta non si avvicinava; anzi, fu quasi certa che un animale sbucato dal nulla la stesse guardando con un sogghigno.

– Non piangerò – si ripeteva a voce alta la bambina – tornerà il sole e volerò con le ali di Oro –
– Non piangerò, tornerà il sole e volerò con le ali di Oro –
A poco a poco la sua cantilena si trasformò in un ritornello.
– Ecco, farò la danza del sole! – sbottò, folgorata dalla sua intuizione: – farò la danza del sole e la pioggia cesserà –

Si fermò di botto e con la sua vocina stridente iniziò a cantare al ritmo degli strumenti in sottofondo, accompagnando la musica agitando le braccia e saltellando qua e là.

– Non piangerò – cantava – tornerà il sole e volerò con le ali di Oro – e intanto girava e ballava.

E Il sole spuntò e fu l’alba dopo la pioggia.

Rossa aprì il pugno che custodiva le piccole ali.

– Dove le hai prese? – le domandò Due Denti, uscito dal suo nascondiglio.

– Me le ha regalate Oro, davvero – rispose Rossa, mentre, spaventata, cadeva nel fango.

– Dammi le ali, ti aiuterò a mettertele –

– Davvero? – gli chiese Rossa, scrollandosi la terra di dosso :
– Non mi hai nemmeno detto che sono stata BRAVA: non ho pianto e sono riuscita a mandare via la pioggia –

– Non ti ho nemmeno sgridato per essere scappata…-

La bambina divenne ancora più rossa.
Due Denti le prese delicatamente i piccoli oggetti d’oro e glieli posizionò sul spalle.

– Vieni – le disse e, senza alcuno sforzo, si sollevò, tenendola per mano.
Insieme si alzarono in volo fino a sfiorare il castello di pioggia.

Quando furono stanchi, Due Denti le tolse le ali e le rimise fra i suoi capelli, poi la riportò nella sua bolla-nanna, si impossessò della propria e finalmente tornò a dormire.

Immagine tratta dal sito: http://sauvage27.blogspot.it/2010/10/norham-castle-alba-1845-circa-william.html

Annunci

5. DIANA E LUCY

Maurice de Vlaminck: El castañal en Chatou, 1905.
© Maurice de Vlaminck, VEGAP, Barcelona 2009.

20140702-133147-48707308.jpg

La storia del giorno: mercoledì 2 luglio.

Luigino era guarito e aveva scorrazzato avanti e indietro tutto il pomeriggio. Per farlo riposare un attimo, la mamma si mise a raccontagli una nuova avventura di Diana.

La storia cominciò.

Passarono molte notti prima che Diana osasse lasciare il suo acchiappasogni nel cassetto.
Quella sera la ragazzina si decise e, abbracciando forte il suo orsetto di peluche, si mise a dormire.

Dopo poco entrò nella grotta. Taddy era con lei e appariva come un piccolo cucciolo inoffensivo.
Diana si aggirò pensierosa fra le colonne: questa volta voleva scegliere un bel sogno tranquillo.

Improvvisamente, Taddy iniziò a crescere, mentre una stalattite si mise a brillare, lampeggiando come una sirena.
Incautamente, Diana la toccò e si trovò in un bosco che non conosceva.

Di fronte a lei vide la sua amica Lucy, con gli occhi colmi di lacrime e lo sguardo atterrito.

– Diana, grazie al cielo sei qui; da dove sei spuntata?- poi continuò, senza darle il tempo di rispondere:
– Ero a passeggio con i miei genitori e mi sono persa – e le scappò un singhiozzo:
– Tutto intorno sento dei rumori inquietanti –

Diana l’abbracciò.
Proprio in quel momento Taddy apparve, grosso e minaccioso.

– Aiuto!- gridò Lucy.

– È un mio amico, è qui per difenderci!- cercò di tranquillizzarla Diana tenendola stretta, anche se non era ancora del tutto sicura delle intenzioni dell’orso.
– Adesso troveremo la strada di casa-

Risuonò un ruggito: si immobilizzarono tutti e tre.

– Ma dove stavi passeggiando con i tuoi genitori, si può sapere? Nella giungla?-

Lucy esitò:
– Non mi ricordo- piagnucolò

Taddy aveva drizzato le orecchie e si guardava intorno.
Videro una grande ombra nera avanzare a balzi.

– Una pantera?-

L’orso si erse ancora più maestoso sulle due zampe posteriori e spalancò le fauci in direzione del felino.
Ci fu un ultimo ruggito e poi la pantera si allontanò.

Le due bambine ripresero a respirare e guardarono Taddy, che, svanito il pericolo, incominciò a rimpicciolire fino a tornare delle dimensioni del più innocuo dei cuccioli.

Diana, prendendolo in braccio, si rivolse a Lucy:

– Dove dobbiamo andare?-

– Non lo so, mi sono persa!-

e mentre parlava, il bosco attorno a loro scomparve e si ritrovarono all’interno della casa nell’albero dei loro giochi.

Lucy era seduta al tavolo, china su una pigna di libri scolastici.

– Meno male che ci sei anche tu, Diana: come faremo a studiare tutto per domani?-

– Ma siamo in vacanza….-

– Non cercare di convincermi a giocare – alzò gli occhi dal libro- con il tuo orsetto: domani c’è l’interrogazione su tutto il programma!-

A questo punto Diana decise di abbandonare l’amica ai suoi sogni e ritornò alla sua grotta borbottando:” Dovrò consigliare a Lucy di mangiare meno pesante la sera“; si diresse verso la colonna dell’uscita, la sfiorò e fu di nuovo nel suo letto.

Immagine tratta dal sito: http://www.artslant.com/no/articles/show/7560