4. DIANA E TADDY

Wassily Kandinsky: Studio per case sulla collina -1909

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La storia del giorno: giovedì 5 maggio.

Il papà di Luigino stava lavorando e aveva chiesto di non fare troppo rumore perché aveva bisogno di concentrarsi. La mamma, allora, decise di raccontare al bambino una nuova avventura di Diana.

La storia cominciò.

Diana aveva lasciato passare un bel po’ di notti prima di avventurarsi ancora nella sua grotta, anche se incominciava a sentirsi più sicura nel mondo dei sogni.

Abbandonato il suo acchiappasogni sul comodino, si addormentò e dopo poco stava camminando nel solito bosco. Senza esitare, entrò e si diresse verso le stalattiti.

Improvvisamente dall’ombra uscì un grosso orso dalle fauci spalancate.
Diana urlò con tutto il fiato che aveva in gola e toccò la colonna a lei più vicina.

Si guardò intorno ancora stordita. Per un attimo aveva sperato di ritrovarsi nel suo letto, ma era nella sua città, che, anche questa volta, le appariva diversa.

Sentì alle sue spalle un rumore e si voltò di scatto, temendo di essere stata seguita dall’orso.
Era un bambino che non conosceva.

– Vieni con me – le disse.

Ancora stordita, Diana lo seguì per una via che le era completamente estranea e anche le case erano più basse di come avrebbero dovuto essere.

– Entra – Il bambino le indicò una porta e scomparve.

Voglio svegliarmi” pensò Diana e aprì l’uscio.

Era ancora nella grotta.
Una parete di vetro la separava dall’orso.

Desiderò un fucile, ma quando improvvisamente se ne trovò uno in mano, non seppe che farsene e l’arma svanì.

Si girò per uscire, si incamminò per la strada, ma, dopo pochi passi, era ancora davanti alla stessa porta.
Si fece coraggio: l’orso era lì.

Allora si ricordò di essere in un sogno dove tutto era possibile: pensò : “ È solo un piccolo cucciolo spaventato”

Chiuse gli occhi e, quando li riaprì, davanti a lei c’era un orsetto arruffato.
Varcò la parete di vetro.

– Hai fame? – gli chiese e nelle sue mani comparve una ciotola ricolma di miele.

Dopo averlo saziato, l’accarezzò a lungo.

– Mi ricordi Taddy, il peluche con cui giocavo da piccola-

Ora Diana non aveva più paura e si diresse verso la colonna dell’uscita, la sfiorò e fu di nuovo nel suo letto.

Il mattino dopo, la sua mamma, quando andò a svegliarla, la trovò abbracciata a un piccolo orso di peluche.

Immagine tratta dal sito: http://www.visiteguidatemilano.com/visita-guidata-alla-mostra-vassily-kandinsky/

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9. DUE DENTI e la bolla arancio.

Joseph Mallord William Turner: Il mattino dopo il Diluvio, 1843
olio su tela, 78,7 x 78,7 cm
Londra, Tate Gallery

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La storia del giorno: venerdì 18 aprile

Venerdì Marina proprio non aveva fame, così, fra un cucchiaio e l’altro…

La storia incominciò

Due Denti si svegliò e decise di coinvolgere Rossa e Azzurra insieme in una nuova avventura, in modo che le due bimbe potessero conoscersi meglio.

Le andò a prendere e si posizionarono vicino all’orchestra. Due Denti trattenne Rossa per il polso, per impedirle di cacciarsi in una bolla a caso e attese che dalla batteria si formasse una bolla arancio.

Con un sonoro plop sbucarono in un campo fiorito. Azzurra irruppe in una risata cristallina e iniziò a correre. Al suo passaggio si sollevarono in volo miriadi di farfalle colorate.

– Attenta, non vedi che rompi tutti i petali dei fiori!- strillò Rossa

– Sono ali, guarda meglio!- intervenne Due Denti

Rossa serrò la bocca in una smorfia.

Si inoltrarono in mezzo alle margherite, ma a un tratto Rossa si diresse verso una distesa di tulipani altissimi, che si muovevano cadenzati dal suono della batteria.

– Torna indietro, è pericoloso!- ma la bimba, ancora contrariata, finse di non sentire.

Proprio in quel momento si udì un colpo di grancassa e il tulipano più vicino a lei si inclinò e con la sua corolla la inghiottì tutta quanta.

– Mettimi giù…..Come ti permetti… Ho detto….mollami immediatamente!!!-

Poi Azzurra e Due Denti non udirono più nulla.

– Fermati qui, andrò solo io –
Azzurra scosse il capo e seguì Due denti, inoltrandosi fra i fiori arancioni.
– Trattieni il fiato, come se nuotassi sott’acqua.-
Quando furono più vicini, aggiunse:
– Riconosci la corolla che l’ha presa?-

La bimba si diresse sicura verso un fiore che sussultava fuori tempo.
I due si misero a scrollare il gambo con forza, fino a quando riuscirono a inclinarlo al punto che Rossa rotolò ai loro piedi, in un groviglio di petali, da cui sbucò sorridendo e disse:

– Wuau, che esperienza!-

I suoi capelli erano diventati arancioni e aveva gli occhi rotondi come due mandarini.

– Ti avevo avvisato che era pericoloso- sbottò Due Denti
– Pericoloso? È stato fantastico! – lo interruppe con una risatina- Oh, Azzurra tu sei bellissima, davvero!-

Due Denti le prese per mano e le trascinò lontane dai tulipani. Rossa cercava di afferrare le farfalle al volo, in goffi tentativi e allora Azzurra ne catturò una dai colori sgargianti e gliela posò delicatamente fra le dita.

– Presto, dobbiamo risalire la collina e cercare di respirare più profondamente-

Rossa li seguiva, oscillando, mentre ridacchiava fra sé.

– Inspira forte!-

Quando arrivarono in cima, gli occhi di Rossa si erano diventati simili a due grandi ciliegie e i capelli conservavano solo qualche striscia arancio. Il suo sorriso, però, rimaneva.

I tre si sdraiarono a guardare il sole che stava per tramontare.

Quando la palla arancione sparì definitivamente, Due Denti prese le sue compagne per mano e le trascinò fuori dalla bolla-avventura.

Quindi spinse Azzurra nella sua bolla-nanna, poi fu il turno di Rossa, finalmente si impossessò della sua e crollarono a dormire.

Immagine tratta da Joseph Mallord William Turner, Luce e colore (teoria di Goethe.) http://elc.w3.calvino.ge.it/

7. DUE DENTI e AZZURRA

“Cascate del Niagara (2)”
John Henry Twachtman
Olio su tela 1893

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La storia del giorno: mercoledì 2 aprile

Mercoledì pioveva e Giovanni era andato a trovare Marina. Quando terminarono i compiti, la mamma si sedette sul tappeto con loro e si mise a raccontare.

La storia incominciò

Due Denti si svegliò improvvisamente nel silenzio più totale, uscì dalla sua bolla nanna e si accorse che l’orchestra aveva smesso di suonare. Allarmato, andò a controllare Verde. Il bimbo stava sbadigliando, stretto a Micio, intento a stiracchiarsi.

Non appena Due Denti li ebbe tirati fuori dalla loro bolla nanna, un’arpa iniziò il suo canto e i tre si infilarono nella grossa bolla blu che si era appena formata.

Con un sonoro plop, si ritrovarono immersi in una calda luce azzurrata, sulla riva di un laghetto e udirono il suono armonioso dell’acqua che scendeva in un arpeggio dalle rocce.
Tutto intorno, cadevano cascate dalle pareti scoscese, nascoste da un muro di gocce iridescenti, di cui non si vedeva la cima.

Micio si mise immediatamente a giocare con la schiuma, come fanno i gatti con i gomitoli di lana; mentre Due Denti studiava il modo di valicare la barriera di spruzzi, sentirono una risata cristallina…e videro una bambina blu arrivare, scivolando a tutta velocità, sull’acqua di una cascata.
In un attimo fu accanto a loro e iniziò a spruzzarli.
– Io sono Due Denti-fu il primo a presentarsi -, lui é Verde …
– …e tu ti chiami AZZURRA – proseguì, poiché la bimba li guardava sorridendo, senza parlare.

– Come si fa a salire? – le chiese quindi.

Azzurra si tuffò, immediatamente seguita da gli altri due.

– Vieni, micio!- e anche il gattino di nuvola si buttò in acqua, trascinato da Verde.

Arrivarono vicino all’altra sponda del laghetto e sentirono un piacevole calore provenire dal basso e…in un attimo furono sollevati da uno spruzzo, sempre più in alto, fino a che la bimba li spinse dove una cascata scendeva roboando.
Furono proiettati dallo scivolo d’acqua giù giù, fra le risate e gli spruzzi e riemersero grondanti vicino alla riva.

Micio si scrollò un po’ risentito, ma Verde lo strinse forte e lo baciò sul muso. Lo afferrò per la collottola e via, di nuovo verso il soffione che li innalzò per poi ridiscendere ancora fra gli schizzi.

Quando la stanchezza incominciò a farli barcollare, DUE DENTI prese Verde e Azzurra per mano e li trascinò fuori dalla bolla-avventura. Quindi spinse Verde con Micio in braccio nella sua bolla-nanna, ne cercò una libera per Azzurra, poi si impossessò della sua e finalmente crollarono a dormire.

Fu così che AZZURRA entrò a far parte degli SDENTATI.