8. Paolo e Stefano e Dyno.

Fotografia di Giovanna Beltrame.

La storia del giorno: lunedì 18 maggio.

Era ancora un triste pomeriggio: chiusi in casa Paolo e Stefano avevano voglia di uscire, ma mamma e papà stavano lavorando.

Stefano andò alla finestra.

– Guarda, Paolo, sul davanzale, c’è una lucertola che prende il sole! –

– Chissà come mai sarà arrivata fino a qui. –

-Pensi che abbia fame? –

– Mmm… io ho ancora una fragola: l’avevo lasciata per gustarmela più tardi.- disse Paolo, mentre appoggiava il suo frutto accanto al piccolo ospite.

Il pomeriggio seguente, la lucertola tornò sul loro davanzale.

Questa volta fu Stefano a portare un pezzo di mela che aveva avanzato.

Ogni giorno di quella lunga quarantena, sempre alla stessa ora, la lucertola ritornava e Paolo e Stefano, a turno, le offrivano un poco della loro frutta che a merenda mettevano da parte.

– Tu dici che ha un nome? – domandò Paolo

– Certo, si chiama Dyno – affermò sicuro Stefano.

Sembrava che la lucertola fosse interessata davvero ai loro discorsi e ai loro giochi. Poi, quando la mamma chiamava i due fratelli per il bagno prima dei cartoni animati, Dyno scompariva.

Un pomeriggio Stefano, ad un tratto, si rabbuiò e disse:

– Chissà quando potremo di nuovo tornare al parco? Ho voglia di giocare all’aperto…Magari poteremmo fingerci uccelli e volare via…Dai prova a cinguettare, Paolo!-

Paolo ci mise tutta la sua buona volontà: 

– Cip, cip! – …ma non successe nulla.

Provò con il verso del corvo:- Cra, Cra! – …ma non successe nulla.

Stefano l’osservava attento: – Cerca di muovere le braccia come se fossero ali – …ma non successe nulla.

Paolo, rassegnato, disse :- Non ci riesco, sarà perché non so volare-

– Per quello non sapevi nemmeno nuotare, quando ti sei trasformato in rana!-

– Però so saltare benissimo – affermò Paolo, spiccando un balzo, mentre la lucertola dal davanzale non li perdeva di vista.

– Io voglio uno scivolo!- si lamentò ancora Stefano -Ti ricordi che bello lo scivolo al parco nonni?-

La lucertola immobile sembrava ascoltarli.  

Stefano stava diventando sempre più triste.

Improvvisamente la lucertola parlò. Dapprima i due fratelli non capirono e si guardarano attorno per scoprire se, innavvertitamente, avessero attivato un libro sonoro.

– Aprite la finestra – disse – fatemi entrare e sarò io il vostro scivolo!-

Paolo la guardò perplesso.

– Ma tu sei piccola! –concluse Stefano per tutti e due, allungando, però, la manina per farla scivolare nella stanza.

Appena le sue quattro zampette toccarono il pavimento, Dyno iniziò a crescere. Dapprima sembrò ingrassare: la pancia sempre più tonda sulle zampette divenute cicciottelle; quindi le cosce si fecero grandi e muscolose, e poi ancora di più, mentre gli arti superiori si accorciavano, il busto si allungava e si alzava e l’animale, che ormai occupava quasi tutta la stanza, assumeva una posizione eretta, giungendo a toccare il soffitto con il suo enorme testone.

– Salite, presto, prima che arrivi qualcuno – col muso Dyno, spinse Stefano che già si stava arrampicando su per la sua schiena scagliosa.

– Ma tu sei un dinosauro! – sbottò entusiasta Paolo.

–  A me piacciono tantissimo i Dinosauri. – puntualizzò Stefano, già in posizione per effettuare la prima fantastica discesca dalla cima del capo di Dyno fino alla punta della coda, giù sul tappeto.

– Non ditelo a nessuno: sono proprio un dinosauro, costretto a fingermi una lucertola.Tutti si spaventavano e scappavano appena mi vedevano; così ho imparato a farmi piccolo piccolo. Una lucertola non fa paura a nessuno… Ma quanto noiose sono le lucertole! –

– E’ per quello che tutti i giorni vieni alla nostra finestra? Perchè ti annoi? –

– Voi mi piacete, mi fate divertire e in più mi offrite sempre un po’ della vostra merenda –

Intanto ora era Paolo ad arrampicarsi su per le scaglie.

Dyno rideva felice assieme ai due fratellini, mentre salivano e scivolavano giù per la sua schiena, ma ben presto il suo vocione roco fece allarmare la mamma.

– Paolo, Stefano, venite subito a prendere lo sciroppo –

– E’ buonissimo – disse Paolo – sa di lampone.Torna ancora, domani, te ne daremo un po’-

Dyno iniziò a rimpicciolire fino a quando Stefano lo prese in braccio e lo appoggiò sul davanzale, salutò i suoi amici e ritornò a essere una piccola lucertola al sole.

4. Lo scivolo delle nuvole.

Fotografia di Giovanna Beltrame

La storia del giorno: lunedì 20 aprile.

Gocciolino e Gocciolotto non avevano dimenticato i due bambini che li avevano salvati e, appena potevano, si mettevano a sbirciare giù dalla loro nuvola, cercando la finestra di Paolo e Stefano.

– Guarda, poverini, sono sempre chiusi in casa! – diceva Gocciolino.

– Ma no, hanno tanti giochi, si divertono – lo consolava Gocciolotto.

Gocciolino, però, diventava sempre più triste. 

 La signora Nuvoletta iniziò a preoccuparsi per lui e decise di convocare una riunione di famiglia. Arrivarono tutti quanti: nonni, genitori, zii, fratelli e sorelle, cugini e cugine.

– Bisogna trovare un modo per far tornare sulla terra Gocciolino dai due piccoli umani che lo hanno salvato: ormai passa il suo tempo a spiare che cosa stiano facendo.

In effetti è tutto molto strano nelle loro città: le strade sono vuote e, nonostante il sole splenda, anche i parchi sono vuoti.-

– Sì – intervenne Gocciolino – sono molto, molto in pensiero. Avranno bisogno di noi, ne sono sicuro! – proseguì – Li vedo spesso alla finestra a guardare in su verso il cielo. –

– Potremmo allestire uno spettacolo solo per loro – propose Goccioletta, la sorella che studiava “Storia del Teatro delle Nuvole”.

– Meglio, potremmo formare i loro ritratti in cielo – la interruppe Gocciomastro, il cugino che studiava “Scultura”.

I nuvolari si misero a parlare tutti insieme; la nuvola iniziò a ribollire: le gocce di vapore acqueo ruotavano, si innalzavano e scendevano. In poco tempo regnò la confusione.

      – Bisogna catturare un raggio di sole. – disse la nonna Grangoccia e tutti si zittirono – Io so come fare – continuò – Poi, uno alla volta, ci prenderemo per mano e scivoleremo fino alla finestra dei due bambini. –

     – Nonna, allora tu conosci il segreto dell’Arcobaleno! Sei una maga?-

Grangoccia scoppiò in una sonora risata: – No, non sono una maga: il mio segreto passerà alla tua mamma, come a me è stato insegnato dalla mia. –

Iniziarono i preparativi. Gocciolino, che stava di vedetta, finalmente annunciò:- Eccoli, i due bambini si sono affacciati alla finestra! –

– Presto, adunata, prendiamoci tutti per mano –

– Sto davanti io – affermò spavaldo Gocciolino – così ci riconosceranno! –

Grangoccia catturò un raggio di sole e, uno alla volta, tutti i nuvolari iniziarono a scivolare, in un turbinio di colore verso la finestra di Paolo e Stefano.

– Guarda Stefano, l’arcobaleno –

– No, Paolo, non può essere: non piove da giorni…. Eppure sì, hai ragione …-

– Sembra un grande scivolo –

– Forza, Paolo, apri la finestra, sta venendo proprio da noi. –

La stanza si riempì di una nebbia in cui vorticavano riflessi di luce. Davanti agli occhi stupiti dei due bambini, si formò una palla di nuvola che rimbalzò verso di loro. Stefano fu lesto ad afferrarla e la lanciò a Paolo che rise quando la vide trasformarsi nelle sue mani in un elicottero.

– Adesso volerà via! – si preoccupò Stefano.

Quando le pale si fermarono, la nuvola divenne un camion dei pompieri che si mise a scorrazzare per la stanza, mentre i bambini simulavano il suono della sirena.

– Stefano, ora è diventata una moto della polizia, Brrrrrummmm…-

La moto incominciò a crescere e presto ci fu spazio perché i due bambini montassero In sella, uno davanti all’altro, ondeggiando in equilibrio.

Le loro urla entusiaste furono, però, udite dalla mamma.

– Paolo, Stefano, che cosa sta succedendo? –

In un attimo Grangoccia richiamò il raggio di sole, i nuvolari si presero per mano e, quando la mamma entrò nella stanza, vide solo un bellissimo arcobaleno che dalla finestra saliva verso il cielo.

Restarono tutti e tre incantati a guardare, mentre nel profondo azzurro si formava una nuova nuvola.

Sotto i loro occhi, la nuvola parve sdoppiarsi. La mamma rimase senza fiato: lassù, sotto la direzione di Gocciomastro, tante piccole gocce di vapore acqueo avevano formato i ritratti di Paolo e Stefano.

Fotografia di Giovanna Beltrame

3. Gocciolino, Gocciolotto, Paolo e Stefano.

Fotografia di Giovanna Beltrame

La storia del giorno: 11 aprile

Gocciolino e i suoi amici stavano cercando di prendere la forma di una paperella, sotto l’occhio attento di Gocciolotto:

– Su con quel becco, non siete mica un’aquila! –

-Bravi, ora va bene …ma tu Candido, scendi di lì, il codino deve essere corto, siete in troppi: raggiungi Bianchina sull’ala! –

Si stavano divertendo tantissimo, quando si udì risuonare un forte fischio:

– Attenti: vento in arrivo! –

Gocciolotto afferrò Gocciolino e tutti i nuvolini si affrettarono a raggiungere le loro famiglie.

– Presto, presto – li richiamò la mamma di Gocciolino – venite qui: stringiamoci forte; manca qualcuno? –

Le famiglie dei nuvolari erano molto, molto numerose, ma all’appello erano presenti tutti quanti: nonni, genitori, zii, fratelli e sorelle, cugini e cugine.

Il vento iniziò a soffiare sempre più potente e la formazione soffice e tonda cominciò ad allungarsi, mentre veniva trasportata nel cielo.

– Che bello! Stiamo andando velocissimi! – urlò Gocciolino.

– Nube grigia in vista! – Un cugino nuvolotto che era di vedetta diede l’allarme- Pronti alla virata! –

Tutta la famiglia tentò di ricompattarsi e deviare per non incrociare la nuvola grigia. Si presero per mano stretti stretti, ma il nembo più scuro si avvicinò ancor più veloce, cercando lo scontro.

Gocciolino, come sempre in cerca di avventure, si sganciò dalla mamma e dai suoi fratelli, sporgendosi per toccare i nuvolotti scuri che ormai li stavano sfiorando.

Cadde e, mentre cadeva, si sentiva trasformare in pioggia.

Dietro di lui, pronto, Gocciolotto si lanciò in salvataggio e insieme precipitarono verso la terra.

Paolo e Stefano erano alla finestra, chiusi in casa ad osservare il cielo sempre più grigio.

– Guarda Paolo, come si spostano veloci le nubi –

Stanno per scontrarsi! Ecco…no: quella bianca è riuscita a deviare.-

– Ma… si è staccato qualcosa! –

– Inizia a piovere. –

I due fratellini erano con il naso appiccicati al vetro.

Gocciolino e Gocciolotto agganciati continuavano a scendere.

– Gocciolino, vedi anche tu quei due bambini alla finestra? – disse il nuvolotto al fratellino – Dirigiamoci lì –

– Stefano, non ti sembrano strane quelle due gocce di pioggia attaccate ? –

– Stanno arrivando proprio da noi –

– Presto, prendi un bicchiere, Paolo; io apro la finestra. –

I bambini depositarono il bicchiere sul davanzale e …splash Gocciolino e Gocciolotto ancora avvinghiati atterrarono nel recipiente.

Il vento fuori smise di fischiare e il sole fece capolino fra le nubi.

Paolo e Stefano videro un raggio colpire il bicchiere e le due gocce di pioggia trasformarsi davanti ai loro occhi. Lentamentedivennero trasparenti, catturando i colori dell’arcobaleno e piano piano iniziarono a sollevarsi, leggere leggere.

– Gocciolino, arrampicati sul raggio di sole, torniamo a casa! – mentre parlava, Gocciolotto si voltò a guardare i due bimbi che li avevano salvati, catturò un bagliore di luce e mandò loro un bacio.

– Paolo, guarda, stanno volando via! –

– Certo – rispose Paolo – stanno tornando dalla loro mamma che li accoglierà con tanti bacini –

1. GOCCIOLINO

Rene Magritte: La malediction -1963 c.a.

Olio su tela, cm.

Bruxelles :  Magritte Museum.

 

La storia del giorno venerdì 12 aprile

La storia cominciò.

Gocciolino viveva in una nuvola, anzi no, la famiglia di Gocciolino era parte di una nuvola: Gocciolino era una goccia di vapore acqueo.

Gocciolino era il fratello più piccolo e, non appena fu in grado di staccarsi dalla nuvola – madre, fu portato all’asilo.

L’asilo nido era collocato in un angolo tranquillo ai margini della nube.

Il primo giorno la maestra lo prese per mano:

– Vieni – gli disse – unisciti a noi a formare un trenino-

Gocciolino guardò i suoi compagni nuvolini, in fila indiana alle spalle della maestra e rispose:

– Più che un trenino, mi sembra un serpente –

– Ma che bravo sei! Conosci già tante forme! –

– Mio fratello Gocciolotto va a scuola e spesso mi fa vedere le figure che studia-

– Oggi  noi proveremo proprio a fare la coda di un serpente- li esortò la maestra -Tenetevi tutti per mano vicini vicini..ma aspettate! – aggiunse – Prima dovete mettervi in fila: il più alto subito dopo di me e via via i più piccoli, fino a Gocciolino che sarà l’ultimo.

Tutti i nuvolini si strinsero uno dietro l’altro, mentre la maestra rimaneva agganciata alla grossa nuvola- asilo.

Giù, sulla terra, un bambino alla finestra stava guardando il cielo e, puntando il dito proprio verso la nube di Gocciolino, disse:

– Guarda, mamma, non ti sembra di vedere un lungo serpente? –

 

Immagine tratta dal sito:

http://antoinisme.blogg.org/rene-magritte-la-malediction-1960-a116843752

 

3.PAOLO E STEFANO e la scatola misteriosa.

Fotografia di Giovanna Beltrame

La storia del giorno giorno: giovedì 2 aprile

Paolo e Stefano erano ancora rinchiusi in casa, senza potere uscire.

Sul pavimento giacevano mattoncini di costruzioni, pezzi di plastilina colorati, fogli, pastelli, pennarelli, macchine, stickers, tutto in un’allegra confusione.

Stefano stava facendo viaggiare a tutta velocità la sua automobilina preferita del momento, mentre Paolo stava frugando dietro la libreria.

– Che cosa cerchi? – gli domandò Stefano senza alzare gli occhi dalla pista su cui correva il suo giocattolo.

– Quando ero topino Paolo, sono riuscito a infilarmi in un angolo qui in fondo e mi sembra di avere visto una scatola di costruzioni ancora chiusa. –

Stefano raggiunse il fratello: – Dove? –

– Lì – Paolo indicò dietro la libreria, sommerso dai volumi, un oggetto misterioso.

Stefano fu veloce a allungare il braccio, protendendosi fino a toccare e afferrare un involucro di cartone.

Era una scatola molto ma molto strana, un po’ ondulata e ruvida e non aveva nessun disegno illustrativo.

– Come fai a dire che dentro ci sono mattoncini da costruire? – domandò Stefano.

– L’avevo toccata con i miei baffetti da topo – rispose Paolo – Dai, apriamola! –

Uno dopo l’altro uscirono dei pezzi coloratissimi.

– Che cosa ti sembra? –

– Sicuramente un’astronave – affermò deciso Stefano che aveva già incominciato ad assemblarne i pezzi.

– Io costruirò un razzo, guarda, qui c’è la scaletta per scendere – disse Paolo, osservando attentamente.

Stefano fu il primo a terminare e, nel momento in cui posizionò l’ultimo pezzo, gli parve di vedere degli omini piccoli come formiche affaccendarsi per tutta l’astronave; poi, improvvisamente, l’astronave decollò e si mise a volare sopra la sua testa.

Paolo nel frattempo stava mettendo a punto il motore di lancio e alzò gli occhi per guardare l’astronave del fratello che, con un’abile manovra, riuscì a evitare il lampadario. Quindi il bambino ritornò rapido al suo lavoro.

Quando non rimase alcun mattoncino, con un botto il suo razzo partì verso il soffitto, per poi curvare e infilarsi dentro la cappa dal camino.

I due fratellini corsero per vedere dove fosse finito, ma ecco, rombando, il razzo ridiscese, fino a schiantarsi sul divano. Poi, come se niente fosse, ripartì verso l’alto.

– Come facciamo a riprenderli? – domandò Stefano, saltando inutilmente a braccia alzate.

– Guarda come volano, sono bellissimi! – disse Paolo, iniziando anch’egli a saltare.

– Bambini, che cosa state combinando, che cos’è tutto questo fracasso? – la mamma era già arrivata vicino alla porta.

Nel momento in cui il primo piede della mamma fece capolino nella stanza, con un tonfo l’astronave e il razzo atterrarono a gran velocità dentro alla loro scatola. Stefano prontamente prese il coperchio, la richiuse e la nascose dietro la libreria.

4. DIANA E TADDY

Wassily Kandinsky: Studio per case sulla collina -1909

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La storia del giorno: giovedì 5 maggio.

Il papà di Luigino stava lavorando e aveva chiesto di non fare troppo rumore perché aveva bisogno di concentrarsi. La mamma, allora, decise di raccontare al bambino una nuova avventura di Diana.

La storia cominciò.

Diana aveva lasciato passare un bel po’ di notti prima di avventurarsi ancora nella sua grotta, anche se incominciava a sentirsi più sicura nel mondo dei sogni.

Abbandonato il suo acchiappasogni sul comodino, si addormentò e dopo poco stava camminando nel solito bosco. Senza esitare, entrò e si diresse verso le stalattiti.

Improvvisamente dall’ombra uscì un grosso orso dalle fauci spalancate.
Diana urlò con tutto il fiato che aveva in gola e toccò la colonna a lei più vicina.

Si guardò intorno ancora stordita. Per un attimo aveva sperato di ritrovarsi nel suo letto, ma era nella sua città, che, anche questa volta, le appariva diversa.

Sentì alle sue spalle un rumore e si voltò di scatto, temendo di essere stata seguita dall’orso.
Era un bambino che non conosceva.

– Vieni con me – le disse.

Ancora stordita, Diana lo seguì per una via che le era completamente estranea e anche le case erano più basse di come avrebbero dovuto essere.

– Entra – Il bambino le indicò una porta e scomparve.

Voglio svegliarmi” pensò Diana e aprì l’uscio.

Era ancora nella grotta.
Una parete di vetro la separava dall’orso.

Desiderò un fucile, ma quando improvvisamente se ne trovò uno in mano, non seppe che farsene e l’arma svanì.

Si girò per uscire, si incamminò per la strada, ma, dopo pochi passi, era ancora davanti alla stessa porta.
Si fece coraggio: l’orso era lì.

Allora si ricordò di essere in un sogno dove tutto era possibile: pensò : “ È solo un piccolo cucciolo spaventato”

Chiuse gli occhi e, quando li riaprì, davanti a lei c’era un orsetto arruffato.
Varcò la parete di vetro.

– Hai fame? – gli chiese e nelle sue mani comparve una ciotola ricolma di miele.

Dopo averlo saziato, l’accarezzò a lungo.

– Mi ricordi Taddy, il peluche con cui giocavo da piccola-

Ora Diana non aveva più paura e si diresse verso la colonna dell’uscita, la sfiorò e fu di nuovo nel suo letto.

Il mattino dopo, la sua mamma, quando andò a svegliarla, la trovò abbracciata a un piccolo orso di peluche.

Immagine tratta dal sito: http://www.visiteguidatemilano.com/visita-guidata-alla-mostra-vassily-kandinsky/

9. DUE DENTI e la bolla arancio.

Joseph Mallord William Turner: Il mattino dopo il Diluvio, 1843
olio su tela, 78,7 x 78,7 cm
Londra, Tate Gallery

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La storia del giorno: venerdì 18 aprile

Venerdì Marina proprio non aveva fame, così, fra un cucchiaio e l’altro…

La storia incominciò

Due Denti si svegliò e decise di coinvolgere Rossa e Azzurra insieme in una nuova avventura, in modo che le due bimbe potessero conoscersi meglio.

Le andò a prendere e si posizionarono vicino all’orchestra. Due Denti trattenne Rossa per il polso, per impedirle di cacciarsi in una bolla a caso e attese che dalla batteria si formasse una bolla arancio.

Con un sonoro plop sbucarono in un campo fiorito. Azzurra irruppe in una risata cristallina e iniziò a correre. Al suo passaggio si sollevarono in volo miriadi di farfalle colorate.

– Attenta, non vedi che rompi tutti i petali dei fiori!- strillò Rossa

– Sono ali, guarda meglio!- intervenne Due Denti

Rossa serrò la bocca in una smorfia.

Si inoltrarono in mezzo alle margherite, ma a un tratto Rossa si diresse verso una distesa di tulipani altissimi, che si muovevano cadenzati dal suono della batteria.

– Torna indietro, è pericoloso!- ma la bimba, ancora contrariata, finse di non sentire.

Proprio in quel momento si udì un colpo di grancassa e il tulipano più vicino a lei si inclinò e con la sua corolla la inghiottì tutta quanta.

– Mettimi giù…..Come ti permetti… Ho detto….mollami immediatamente!!!-

Poi Azzurra e Due Denti non udirono più nulla.

– Fermati qui, andrò solo io –
Azzurra scosse il capo e seguì Due denti, inoltrandosi fra i fiori arancioni.
– Trattieni il fiato, come se nuotassi sott’acqua.-
Quando furono più vicini, aggiunse:
– Riconosci la corolla che l’ha presa?-

La bimba si diresse sicura verso un fiore che sussultava fuori tempo.
I due si misero a scrollare il gambo con forza, fino a quando riuscirono a inclinarlo al punto che Rossa rotolò ai loro piedi, in un groviglio di petali, da cui sbucò sorridendo e disse:

– Wuau, che esperienza!-

I suoi capelli erano diventati arancioni e aveva gli occhi rotondi come due mandarini.

– Ti avevo avvisato che era pericoloso- sbottò Due Denti
– Pericoloso? È stato fantastico! – lo interruppe con una risatina- Oh, Azzurra tu sei bellissima, davvero!-

Due Denti le prese per mano e le trascinò lontane dai tulipani. Rossa cercava di afferrare le farfalle al volo, in goffi tentativi e allora Azzurra ne catturò una dai colori sgargianti e gliela posò delicatamente fra le dita.

– Presto, dobbiamo risalire la collina e cercare di respirare più profondamente-

Rossa li seguiva, oscillando, mentre ridacchiava fra sé.

– Inspira forte!-

Quando arrivarono in cima, gli occhi di Rossa si erano diventati simili a due grandi ciliegie e i capelli conservavano solo qualche striscia arancio. Il suo sorriso, però, rimaneva.

I tre si sdraiarono a guardare il sole che stava per tramontare.

Quando la palla arancione sparì definitivamente, Due Denti prese le sue compagne per mano e le trascinò fuori dalla bolla-avventura.

Quindi spinse Azzurra nella sua bolla-nanna, poi fu il turno di Rossa, finalmente si impossessò della sua e crollarono a dormire.

Immagine tratta da Joseph Mallord William Turner, Luce e colore (teoria di Goethe.) http://elc.w3.calvino.ge.it/

7. DUE DENTI e AZZURRA

“Cascate del Niagara (2)”
John Henry Twachtman
Olio su tela 1893

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La storia del giorno: mercoledì 2 aprile

Mercoledì pioveva e Giovanni era andato a trovare Marina. Quando terminarono i compiti, la mamma si sedette sul tappeto con loro e si mise a raccontare.

La storia incominciò

Due Denti si svegliò improvvisamente nel silenzio più totale, uscì dalla sua bolla nanna e si accorse che l’orchestra aveva smesso di suonare. Allarmato, andò a controllare Verde. Il bimbo stava sbadigliando, stretto a Micio, intento a stiracchiarsi.

Non appena Due Denti li ebbe tirati fuori dalla loro bolla nanna, un’arpa iniziò il suo canto e i tre si infilarono nella grossa bolla blu che si era appena formata.

Con un sonoro plop, si ritrovarono immersi in una calda luce azzurrata, sulla riva di un laghetto e udirono il suono armonioso dell’acqua che scendeva in un arpeggio dalle rocce.
Tutto intorno, cadevano cascate dalle pareti scoscese, nascoste da un muro di gocce iridescenti, di cui non si vedeva la cima.

Micio si mise immediatamente a giocare con la schiuma, come fanno i gatti con i gomitoli di lana; mentre Due Denti studiava il modo di valicare la barriera di spruzzi, sentirono una risata cristallina…e videro una bambina blu arrivare, scivolando a tutta velocità, sull’acqua di una cascata.
In un attimo fu accanto a loro e iniziò a spruzzarli.
– Io sono Due Denti-fu il primo a presentarsi -, lui é Verde …
– …e tu ti chiami AZZURRA – proseguì, poiché la bimba li guardava sorridendo, senza parlare.

– Come si fa a salire? – le chiese quindi.

Azzurra si tuffò, immediatamente seguita da gli altri due.

– Vieni, micio!- e anche il gattino di nuvola si buttò in acqua, trascinato da Verde.

Arrivarono vicino all’altra sponda del laghetto e sentirono un piacevole calore provenire dal basso e…in un attimo furono sollevati da uno spruzzo, sempre più in alto, fino a che la bimba li spinse dove una cascata scendeva roboando.
Furono proiettati dallo scivolo d’acqua giù giù, fra le risate e gli spruzzi e riemersero grondanti vicino alla riva.

Micio si scrollò un po’ risentito, ma Verde lo strinse forte e lo baciò sul muso. Lo afferrò per la collottola e via, di nuovo verso il soffione che li innalzò per poi ridiscendere ancora fra gli schizzi.

Quando la stanchezza incominciò a farli barcollare, DUE DENTI prese Verde e Azzurra per mano e li trascinò fuori dalla bolla-avventura. Quindi spinse Verde con Micio in braccio nella sua bolla-nanna, ne cercò una libera per Azzurra, poi si impossessò della sua e finalmente crollarono a dormire.

Fu così che AZZURRA entrò a far parte degli SDENTATI.