15. DUE DENTI e la bolla argento.

Gustav Klimt: Fregio per Palazzo Stoclet – 1905-1909
Tecnica mista su carta – 3 pannelli da cm 75 x 110cm
Osterreichisches Museum – Vienna
Particolare: L’albero della vita

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La storia del giorno: lunedì 5 gennaio

La storia cominciò.

Due Denti aveva dormito a lungo, immerso in sogni dolcissimi e fu svegliato dal tintinnare di mille campanelli.
Uscì dalla sua bolla nanna e andò a prendere a uno a uno tutti gli Sdentati.
Davanti a loro ondeggiava una bolla argento che riluceva di magici riflessi.

Con un sonoro plop i bambini entrarono tenendosi per mano: nel centro si stagliava un albero argentato, sui cui rami dondolavano campanelle al posto dei fiori.

Oro si mise subito a raccogliere i sassi che brillavano vicino alle radici.

– Guarda! – esclamò Rossa che si era chinata accanto a lui, in cerca di un nuovo fermaglio luccicante – Una chiave! –

Come un segugio la bambina iniziò a cercare una serratura, aiutata dagli altri Sdentati.
Micio sgusciò dalle braccia di Verde e si insinuò in mezzo alle radici.

– Torna indietro! – lo richiamò il bambino preoccupato, mentre Rossa e Oro inseguivano il gattino di nuvola che, inaspettatamente, si fermò di botto.

– Una botola! – esclamò Rossa e Oro puntò il suo ditino indicando la serratura nascosta.

Velocissima, Rossa infilò la chiave, sollevò la porticina che si richiuse alle spalle dei due bambini non appena furono entrati, lasciando gli altri Sdentati con un palmo di naso, mentre Verde con un balzo catturava Micio e se lo stringeva forte al petto.

– Siamo sotto terra! Guarda, le radici dell’albero formano una grotta!-
Rossa si mise a parlare senza sosta.
– Però, come è buio! Tu riesci a vedere qualcosa?-

In quel momento ci fu un boato e la terra tremò.

Si udì una voce cavernosa: – Oro, sento odore di oro –

– Chi sei?- domandò stridula la bambina.

– Chi sei tu, piuttosto: come hai osato entrare?….mmm… Sento che mi hai portato dell’oro! – e una zampa enorme si allungò verso Oro, che era rimasto immobile.

– Lascialo immediatamente, chiunque tu sia! – urlò coraggiosamente Rossa, con un acuto:- È un bambino ed è MIO amico-

– Chi sei tu che osi sfidarmi – ruggì il proprietario della zampa – fatti vedere… non sai che il mio fiato potrebbe incenerirti?-

– Vengo da una bolla rossa, io: non ho paura delle fiamme!- Rossa si asciugò di nascosto una lacrima, mentre cercava di controllare la sua paura che si stava rapidamente trasformando in terrore.

Una lingua di fuoco illuminò l’oscurità.

Intanto, gli Sdentati si erano riuniti davanti alla botola, sforzandosi inutilmente di forzarne l’apertura, quando sentirono la terra tremare. L’albero d’argento si mise a scuotere le campanelle e il dolce tintinnio si trasformò in una musica stridente.
Tutti i bambini si immobilizzarono e guardarono sgomenti Due Denti.

– Bisogna costruire una nuova chiave, Senape, presto, pensaci tu!-

– Qui ci sono solo sassi – sospirò il bambino, impotente.

Gli occhi di Azzurra sembravano enormi, mentre da essi si staccarono due
grosse lacrime blu, che rotolarono lentamente sulle sue guance.
Micio si divincolò dall’abbraccio di Verde, soffiò sul viso di Azzurra e le lacrime si trasformarono in due piccoli pezzi di nuvola.

– Prendile – suggerì Due Denti a Senape, che, in un momento, le modellò a forma di chiave.

I bambini spalancarono la botola proprio nell’istante in cui, nella grotta, veniva sprigionata la fiamma.

Rossa afferrò Oro in un guizzo e fu raggiunta da Due Denti che trascinò entrambi fuori, alla luce, fra gli Sdentati in ansia.

Senape sigillò l’apertura, mentre Rossa scoppiava in singhiozzi fra le braccia di Azzurra.
Appena si accorse di essere osservata, però, Rossa tirò su dal naso, si buttò i capelli arruffati sul viso per nascondere il pianto e spavalda disse:

– C’era un mostro ENORME, là sotto e voleva Oro!-

– Davvero: Rossa é stata coraggiosissima! – intervenne Oro, allungando la chiave dorata che ancora stringeva fra le mani e donandola alla bambina; lesta, l’eroina se la nascose fra i capelli.

L’albero aveva smesso di tintinnare e Due Denti decise che era giunto il momento di lasciare la bolla argento: prese gli Sdentati per mano e li trascinò fuori. Quindi spinse ognuno nella propria bolla-nanna, si impossessò della sua e finalmente tutti quanti crollarono a dormire.

Immagine tratta dal sito: http://caffetteriadellemore.forumcommunity.net/?t=42662080

3. CHICCO

Vasily Kandisky: Image Composition VII – 1913 (200 Kb)
Oil on canvas, 200 x 300 cm (6′ 6 3/4″ x 9′ 11 1/8″)
Tretyakov Gallery, Moscow.

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La storia del giorno: venerdì 30 gennaio.

La storia cominció.

Durante le feste di Natale, mentre la nonna e la mamma si erano rinchiuse in cucina a rigovernare, Chicco convocò il papà e il nonno nella sua cameretta.

– Ho usato la chiave che ho ricevuto il primo giorno di scuola – disse, guardandoli negli occhi.

Silenzio.

– Sono entrato nel pendolo –

Silenzio.

– Ho terminato un tuo disegno – continuò fissando papà Enrico.

I due adulti si guardarono e il nonno gli strizzò l’occhio esclamando:
– Se non ricordo male, Enrico era un vero disastro coi pastelli!-

– Non so come, mi cadevano sempre di mano… – Enrico sorrise – tranne quando li usavo come bacchette per suonare la batteria sui tavoli! –

Chicco continuò: – In effetti la nonna è rimasta molto soddisfatta e ancor più stupita dal mio risultato. ..Accidenti, però, non me la immaginavo tanto severa!-

Quindi Il bambino si rivolse al nonno:

– Ho mangiato pane, burro e zucchero, una vera bomba! E sono andato in bicicletta in cortile a giocare a Coppi e Bartali – prese fiato:

– Allora, volete dirmi che cosa mi sta succedendo?-

– Accade a tutti i primogeniti della nostra famiglia – iniziò a spiegare nonno Francesco – Chissà come, nascono sempre figli maschi e a ognuno di loro, assieme alla chiavetta – e al pendolo che ci appartiene da molte generazioni – viene tramandato anche il diminutivo di Chicco. –

– Perché?-

– Fino al giorno in cui cambierai la voce, potrai tornare nel tempo a vivere alcuni momenti nella vita dei tuoi avi –

– Perché? –

– Non lo sappiamo, e non abbiamo mai nemmeno capito esattamente come ciò sia possibile. Entri nel pendolo e ti catapulti nel passato della persona della nostra famiglia a cui stai pensando; tutto qui.-

– Tutto qui? –

– Tutto qui – risposero in coro nonno Francesco e papà Enrico, aprendo la porta e tornando in cucina.

Immagine tratta dal sito: http://www.ibiblio.org/wm/paint/auth/kandinsky/

13. ISACCO E GALILEO e la stella cometa.

Vincent van Gogh: Sentiero di notte in Provenza – 1890

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LE STORIE DELL’ AVVENTO. 4

La storia del giorno: lunedì 22 dicembre.

Si avvicinava il Natale e Galileo era irrequieto.
Quando fu ora di spegnere le luci, disse al gemello:

– Isacco, non avresti voglia di vedere dove si preparano i doni e di controllare se i pacchi sono già pronti ?-

– Calmati Galileo, lo sai che riesco a leggerti i pensieri e conosco esattamente ciò che ti sta passando per la mente. –

– Allora va’ a prendere il valigione bianco! – lo spronò con un sorriso birichino.

– Ti ricordi? Potrebbe essere molto pericoloso (cfr. https://lastoriadelgiorno.com/2014/04/29/6-galileo-e-isacco-e-la-valigia/ )

Isacco non riuscì nemmeno a terminare la frase, che già Galileo si era intrufolato nello sgabuzzino e stava tirando con tutte le sue forze per il manico la valigia incriminata.

Insieme la trasportarono in un angolo tranquillo, la aprirono e si accomodarono dentro: uno di fronte all’altro, a gambe incrociate.
– Ecco qua, sei pronto?-

I gemellini si ritrovarono, ancora seduti sul fondo del loro personalissimo mezzo di trasporto, nel mezzo di uno stanzone brulicante di attività e di giocattoli.
Orologi a pendolo di ogni forma e colore ticchettavano appesi alle pareti in un’allegra confusione.

– Ce l’abbiamo fatta! – esclamò entusiasta Galileo, guardandosi intorno.

– Siete arrivati, finalmente! – li accolse una ragazzina.

– Ci stavate aspettando?-

– Siamo quasi a Natale e quest’anno non è ancora spuntata la stella cometa! –

“Isacco, credi che ci abbia scambiati per qualcun altro? “

– Galileo, qui tutti possono ascoltare i vostri pensieri!- continuò la ragazzina in pigiama – Noi siete voi che avete appeso le stelle quest’anno ad agosto?-

– Sì, ma poi sono cadute tutte! –

– Non preoccupatevi: vi daremo l’adesivo giusto –

– Ma noi non abbiamo una stella cometa da attaccare! – protestò ancora Galileo

– Però, forse, conosciamo chi può aiutarci a prepararne una – proseguì pensoso Isacco .

– Allora usate la vostra valigia e andate a prendere tutti gli amici che possono esserci utili, vi aspettiamo –

“Sicuramente Gaia saprà disegnare una cometa bellissima ”
“Mentre Roby e la sua combriccola potranno darci una mano con la scala e la colla”
“Come faremo a convincere Gaia a seguirci?”

Intanto la valigia li aveva già depositati nella camera dove la bambina stava dormendo.

– Gaia, svegliati! –
– Prendi i tuoi pastelli e vieni con noi-

La loro amica si stiracchiò, afferirò i suoi grandi occhiali arancioni e le matite colorate che teneva sempre accanto a sé sul comodino, e si accomodò, ancora insonnolita, accanto ai due gemelli.

– Chiudi gli occhi adesso e prendi le nostre mani –

In un battito di ciglia tornarono nello stanzone.

– Dove siamo, perché mi avete portato qui? Che cosa fanno tutti questi bambini? –

– Preparano i doni per la notte di Natale – le spiegò Isacco.

– E tu dovrai disegnare la stella cometa che brillerà nel cielo – aggiunse, impaziente, Galileo .

– Mi piace tantissimo questo posto. Quanti orologi a pendolo! – sussurrò Gaia, mentre i due gemelli la trascinavano verso un tavolo su cui spiccava bianco e lucente un grande foglio di cartoncino.

– Noi adesso dobbiamo andare a prendere altri amici, tu intanto puoi incominciare a colorare –

– Non avere paura, torneremo, prima ancora che tu abbia terminato.- decise di rassicurarla Isacco, ma Gaia era già china sul foglio, armata di pastelli e di un gran sorriso.

I due gemelli tornarono con Roby, Marco, Paolo e Luca proprio mentre Gaia stava ultimando il suo lavoro.

Era la stella cometa più sensazionale che avessero mai visto.
Tutti i bambini nella stanza si fermarono per ammirarla e la musica del pianoforte si fece ancora più gioiosa.

Poi Isacco, Galileo, Roby e la sua combriccola si armarono di scala e, dopo aver ritagliato i contorni del disegno di Gaia e aver ricevuto un intero secchio della colla speciale, in fila indiana uscirono dallo stanzone.

Marco, Paolo e Luca non persero tempo e spennellarono la colla sulla stella, per passarla a Roby che collaborava spalla a spalla con Galileo e Isacco, arrampicati sulla scala.

Finalmente, la cometa si attaccò e scivolò verso l’alto, dove si mise a “brillare furiosamente spargendo raggi di scintillante luce dorata” (crf. MARY POPPINS di P.L. Travers volume 1).

Nel medesimo istante tutti gli orologi a pendolo iniziarono a squillare contemporaneamente, con un fracasso assordante e tutti bambini si dileguarono.

Isacco e Galileo si ritrovarono nella propria stanza: nascosero la valigia sotto il letto e, stanchissimi, crollarono addormentati.

Nel cielo, fulgida, riluceva una bellissima stella cometa, con gli occhiali arancioni.

Immagine tratta dal sito:
http://www.lineadombra.it/ita/mostre/tutankhamon-caravaggio-van-gogh/la-mostra/tcvg-mostra/tcvg-mostra-breve.php

16. ROMEO E ARIA e la renna ( continua)

Claude Monet: La gazza – 1868/1869
Olio su tela: Cm 89 x 130
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
Parigi, Musée d’Orsay

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LE STORIE DELL’AVVENTO. 3

La storia del giorno: giovedì 18 dicembre.

Scese la notte, arrivò la renna: tutto filò liscio e si ritrovarono alla casa di Queen.
Romeo individuò immediatamente la finestra della camera, grazie ai sopralluoghi estivi della gazza. Aria si mise a bussare sui vetri. La ragazzina dai capelli lunghi sì alzò dal letto e, incredula, guardò fuori.

Aria non fece fatica a convincerla che si trattasse di un sogno e, in breve, atterrarono con la renna nel mezzo di uno stanzone brulicante di attività e di giocattoli.
Orologi a pendolo di ogni forma e colore ticchettavano appesi alle pareti in un’allegra confusione.

– Che strano sogno – continuava a ripetere Queen.
Poi si guardò attentamente intorno e domandò ad Aria:
– Non c’è tuo fratello?-

Aria accarezzò la renna e non rispose.

Intanto si avvicinarono due ragazzi e incominciarono ad istruire Queen:
– Devi controllare che ogni sacco contenga esattamente i doni scritti sulla lista qui sopra; poi, se c’é tutto, puoi caricarlo sulla slitta.-

Queen si mise al lavoro e inizio a borbottare:
– Che regali stupidi, come si può domandare delle perline, per fare che cosa, poi? Bracciali? Collane? C’è da perdere un mucchio di tempo e poi, poi si vede che sotto c’è il filo…Bastava chiedere un gioiello già fatto…bello e pronto… Oddio, un pallone adesso? Chi vuole ancora un pallone…-

Aria si allontanò, nessuno le aveva assegnato un compito e non voleva disturbare: era tutto bellissimo. Osservò ogni gesto e ogni particolare, fino a quando notò in un angolo un pianoforte e un bambino che suonava: le sue note trillavano luminose e infondevano vivacità e allegria al ritmo dei ragazzi al lavoro.
Felice, si andò a sedere in silenzio accanto al piccolo pianista, mentre Romeo era tornato a volare con le altre renne.

Quando tutti gli orologi a pendolo si misero a squillare contemporaneamente con un fracasso assordante, tutti bambini si dileguarono.

Aria e Queen si ritrovarono in sella alla loro magica cavalcatura che balzava felice.

– Sembra di cavalcare una rana! – urlò la ragazzina dai capelli lunghi e Aria si lasciò sfuggire un risolino, accarezzando il muso della renna.

In un battito di ciglia, furono davanti alla finestra di Queen.
Sotto di loro, su uno steccato, una gazza era appollaiata nella neve.

– Guarda Aria, c’è anche la mia gazza! – Inaspettatamente Queen si mise a battere le mani e sospirò soddisfatta: – Che strano sogno, davvero un sogno molto strano!-

Aria la guardò con dolcezza:- Buona notte! – la salutò prima di scomparire.

Tornati nella stanza di Romeo, Aria toccò il fratello e la renna volò via.

Il bambino abbracciò stretto la sorellina:- Sai, è stato bellissimo! – le raccontò – Abbiamo volato fino al mare e ho incontrato il gabbiano Livio: chissà come, mi ha riconosciuto e mi ha salutato col suo fischio stridulo! –

Romeo prese fiato: – Finalmente ho la certezza che, dopo essersi perso la scorsa estate, Livio sia riuscito a tornare sano e salvo dai suoi compagni… – sospirò con gli occhi lucidi

Aria depositò un bacio sulla sua guancia e gli disse con un sorriso:
– Che strano sogno, davvero un sogno molto strano!-

Immagine tratta dal sito: http://www.musee-orsay.fr/it/collezioni/opere-commentate/pittura/commentaire_id/la-gazza-3565.html?tx_commentaire_pi1%5BpidLi%5D=509&tx_commentaire_pi1%5Bfrom%5D=841&cHash=7d2ce9c5d3

7. DIANA E I PREPARATIVI PER NATALE.

Gustav Klimt: Die Sonnenblume (I girasoli) – 1906-07
olio su tela 110 x 110 cm
Collezione privata

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LE STORIE DELL’AVVENTO .2

La storia del giorno: lunedì 15 dicembre

Diana dormiva sempre più spesso senza ricorrere alla protezione del suo acchiappasogni e diventava ogni volta più brava a affrontare e sconfiggere gli incubi in cui si imbatteva, aiutata quasi sempre dal suo orso Taddy.

Si avvicinava il Natale e l’allegria era nell’aria. Senza alcun timore, Diana, abbracciando forte il suo orsetto di peluche, si mise a dormire.
Dopo poco entrò nella grotta. Taddy era con lei e appariva come un piccolo cucciolo inoffensivo, per cui la ragazzina fu colta impreparata quando l’orsetto, senza nemmeno lasciarle il tempo di guardarsi attorno, la spinse verso una colonna verde e blu.

Diana fu catapultata nel mezzo di uno stanzone brulicante dì attività e di giocattoli.
Orologi a pendolo di ogni forma e colore ticchettavano appesi alle pareti in un’allegra confusione.

– Vieni – le disse un ragazzino senza smettere di impacchettare doni.
– Abbiamo bisogno di altri aiutanti –

Diana si guardò intorno e chiese: – Che cosa devo fare? –

– Il tuo compito consiste nel trovare i bambini che hanno paura di non ricevere niente per Natale e portarli qui –

Diana, che già si era immaginata di doversi cimentare nella preparazione dei regali, rimase senza parole.

– Taddy ti aiuterà – proseguì il ragazzo.
– Vai alla grotta, e lasciati guidare dal tuo orso –

In un battere di ciglia Diana tornò alla colonna verde e blu e udì distintamente i sospiri di un bimbo. Taddy si diresse sicuro verso la stalattite accanto.

Sbucarono in un prato, dove un bambino stava correndo, inseguito da una folla di bambole dal ghigno terrificante e dai capelli mozzati.
Taddy scese in campo e spalancò le fauci, provocando il panico, mentre Diana approfittò della confusione per acchiappare il ragazzino, in mezzo al fuggi fuggi generale.

– Che cosa sta succedendo?- gli domandò non appena riuscì a calmarlo.

– Non lo so, voglio tornare a casa!-

Diana lo prese per mano e l’attimo dopo erano nella cameretta di Paolo.
Taddy estrasse da sotto il letto del bambino una bambola dai capelli massacrati da un parrucchiere totalmente incapace.

– Sei stato tu?- chiese Diana.

– È la bambola di quella noiosa di mia sorella che oggi mi ha fatto veramente arrabbiare. Così, senza farmi vedere, le ho portato via il suo giocattolo preferito, e ..ZAC…ho tagliato le lunghe chiome.
Mi era sembrato un bellissimo scherzo – poi cogliendo lo sguardo di Diana, proseguì in un fiato: – ok, una vendetta perfetta. Quando è stata ora di andare a dormire, però, ho pensato che tra poco sarà Natale e non troverò più niente sotto l’albero…- guardò Diana.

La bambina gli prese ancora una volta la mano e gli ordinò:
– Chiudi gli occhi- e lo portò nello stanzone affollato in cui fervevano i preparativi.

– Ecco un nuovo aiutante –

Paolo fu immediatamente messo al lavoro, mentre Diana tornava nella sua grotta per reclutare altri bambini.
Intanto le note di un pianoforte trillavano luminose e infondevano vivacità e allegria al ritmo dei bambini intenti alla preparazione dei doni.

Quando tutti gli orologi a pendolo si misero a suonare contemporaneamente con un fracasso assordante, i bambini si dileguarono.

Paolo alla mattina si svegliò e cercò sotto al letto la bambola che aveva rovinato e nascosto nel pomeriggio: la trovò come nuova, coi lunghi capelli fluenti che ricadevano in morbidi boccoli. Allora si ricordò dello strano sogno e, ancora incredulo, canticchiando la riportò in bella mostra nella camera dove sua sorella stava ancora dormendo.

Immagine tratta dal sito:
http://www.artdreamguide.com/_arti/klimt/_opus/611.htm

12. GALILEO E ISACCO e Gaia

Gustav Klimt: Apfelbaum I (Melo I) – ca 1912.
Olio su tela 110 x 110 cm.
Collezione privata.

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La storia del giorno: giovedì 6 novembre.

Isacco e Galileo erano tornati dal mare e avevano ripreso a frequentare la scuola materna, dove scoprirono essere arrivata una nuova direttrice, la dottoressa Aceto.
Dopo alcune settimane la dottoressa convocò le insegnanti e il giorno seguente Isacco e Galileo furono divisi per la seconda volta, per facilitare uno “sviluppo autonomo delle loro personalità“.

Galileo capitò nel banco vicino a Gaia, una bimba che portava enormi occhiali arancio, disegnava benissimo e non rideva mai.

– Perché non dipingi un bel cielo, di notte? – le domandò.

– Ah, tu sei uno dei gemelli fissati con le stelle! –

Isacco, pensi che Gaia sia triste per via degli occhiali?” Comunicò al fratello, preoccupato dalla reazione della bambina.

“Magari non ha voglia di parlare” gli arrivò chiara la risposta del gemello.

Galileo continuò:

– Tu non hai fratelli?-
– Mi piace stare da sola –
– Allora vorresti andare sulla luna?-

Gaia sbuffò, ma il bambino non si arrese.

– Io ci sono stato sulla luna, però era un disegno, nemmeno troppo bello, perché io non sono bravo come te –

La bambina non alzò nemmeno gli occhi dal foglio e non gli rispose.

Il giorno dopo, si ritrovarono ancora vicini di banco.

– Perché non dipingi fiori di blu – suggerì Galileo a Gaia, sporgendosi a guardare il prato fiorito sul quaderno della bambina.

– Guarda che esistono tantissimi colori oltre il blu e il giallo – rispose indispettita puntando il dito sugli unici due pastelli sul banco del gemellino.

“Isacco, io sto provando a farla sorridere, ma non riesco proprio. Saranno gli occhiali troppo grossi che le danno fastidio?”

” Forse non vuole che tu le parli” poi il gemello gli propose: “Prova a portarla sull’altalena”

Così, appena uscirono in cortile, Galileo prese Gaia per mano e la fece salire sull’altalena.

– Stai tranquilla – le disse – ti spingerò io –
– Se vuoi ti farò andare in alto – continuò, reso audace dal silenzio di Gaia -Tu chiudi gli occhi e ti sembrerà di volare! –

– Io non voglio volare, voglio dondolare.- lo corresse.

– Se vuoi ti tengo io gli occhiali, così non avrai paura di perderli! –

Non penso che siano gli occhiali il suo problema” Isacco raggiunse i due bambini:
– Vieni Galileo, forse Gaia vuole stare sull’altalena da sola! – e, dopo avere rivolto un sorriso alla bambina, trascinò il fratello verso un gruppo di alunni, intenti a costruire un’astronave.

Il giorno seguente Gaia scelse di andarsi a sedere nel banco vicino a Galileo, che, tanto per cambiare, stava disegnando un mare di stelle.

– Prova con questo – gli disse, porgendogli un pastello del medesimo arancione dei suoi occhiali.

Poi lo guardò riempire il foglio di macchie colorate e si spostò più vicina.

– Ti aiuto – continuò e si mise a dipingere assieme a lui.

Stupito il bambino comunicò al gemello:
“Isacco, Gaia è venuta a cercarmi e mi sta insegnando a disegnare!”

Quando gli altri bambini corsero fuori dall’aula, loro non se ne accorsero nemmeno, tanto erano presi dal proprio lavoro.

Galileo stava fissando carta intensamente e…tutto intorno a lui divenne colore. Con curiosità e un pizzico di angoscia si rese conto di essere finito ancora una volta nel suo disegno. Immediatamente vide Gaia accanto a sé che si guardava intorno felice.

– Che bello qui! – gli disse e continuò a usare i suoi pastelli in modo frenetico, interrompendosi solo per aggiustare gli occhiali sul naso.
Quando ebbe finito, la bambina si spinse a curiosare in ogni angolo, mentre la sua bocca si apriva in un sorriso sempre più ampio:

– Ti piace? – gli chiese – Guarda quante sfumature …- E poi sospirò soddisfatta, a corto di parole.

Galileo corse con lei ad esplorare tutto intorno: – Grazie: il tuo cielo di prato e di fiori è bellissimo … – Si fermò : – Però adesso dobbiamo tornare, prima che ci cerchino – le ricordò.

Con il pastello blu segnò i contorni… e furono di nuovo in aula, dove li attendeva Isacco, che, sorridendo disse:

– Sai Gaia, mi piacciono proprio tanto i tuoi occhiali!- e tutti e tre si unirono ai giochi degli altri bambini.

Immagine tratta dal sito:
http://www.artdreamguide.com/_arti/klimt/_opus/518.htm

14. DUE DENTI e la bolla rosa.

Claude Monet: La meule, soleil couchant (Covone, tramonto) 1891.
Olio su tela 73 x 92,5 cm.
Museum of Fine Arts, Boston.
Juliana Cheney Edwards Collection, 1925.

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La storia del giorno: lunedì 27 ottobre.

La scuola era iniziata da più di un mese: l’entusiasmo dei primi giorni era già svanito, assorbito un po’ alla volta dai doveri quotidiani.
La mamma di Marina decise, dopo tanto tempo, di tornare a raccontarle nuove avventure di Due Denti.

La storia cominció.

Due Denti aveva dormito a lungo e anche Rossa aveva riposato nella sua bolla-nanna senza mai tentare una fuga.

Fu il suono inconsueto di una fisarmonica a svegliare Due Denti, mentre davanti ai suoi occhi si formava un’enorme bolla rosa, che si fermò e ondeggiò, come se aspettasse di essere raggiunta.

Due Denti uscì dalla sua bolla nanna, andò a prendere a uno a uno gli Sdentati.

– Entriamo tutti insieme – disse, afferrando Rossa che già stava cercando di infilarsi per prima nella bolla rosa.

Tenendosi per mano, con un sonoro plop, si trovarono immersi in uno stupefacente tramonto.

– Non è possibile!- esordì Rossa – Ci siamo appena svegliati: il sole deve sorgere, non scomparire!-

– È bellissimo – la interruppe Azzurra spalancando i suoi occhi sognanti.

Senape si diresse verso un covone di fieno, all’inseguimento di Oro.

– Giochiamo agli indiani – propose Verde, infilando due fili dorati fra i batuffoli di Micio.

– Dobbiamo scoprire perché il sole sta tramontando, non è N O R M A L E!- insistette La bimba dai capelli di fiamma sbuffando.

– Questa volta Rossa ha proprio ragione! – convenne suo malgrado Due Denti.

– Non capite? – disse Azzurra con un sorriso – Il sole sta tuffandosi in mare: è bellissimo –

– Allora, possiamo giocare agli indiani? – insistette Verde.

– Il fuoco non va in mare – sentenziò inaspettatamente Oro, sbucando dal covone dove si era intrufolato.

Tutti si voltarono a guardarlo.
– Da quando sai parlare? – sbottò Rossa.
Il bimbo scrollò le spalle.
– Magari gli piace stare zitto – lo giustificò Verde.
Azzurra gli tolse della paglia dai capelli.

– Resta il fatto che Oro ha detto una cosa giusta – puntualizzò Senape – e che il sole ormai è quasi scomparso.-

– Sta andando a nascondersi? – domandò Verde, sperando in un nuovo gioco.

– Magari é stato rapito, o ricattato, oppure prigioniero..- la bimba dai capelli di fiamma si stava infervorando.

– Piantala Rossa!- la mise a tacere Due Denti, smettendo di succhiarsi il dito:
– È la fisarmonica!-
– Ascoltate – continuò – Questa è la musica del tramonto: il sole non può sorgere –

– Allora dobbiamo tornare a dormire? – chiese preoccupato Verde.

Senape intanto si era messo a intrecciare i fili di paglia e dopo poco dalle sue mani aveva preso forma un banjo, mentre Rossa aveva estratto dai suoi capelli il fermaglio a chitarra porgendolo a Due Denti.

Oro raccolse due sassi e iniziò a batterli a ritmo cadenzato, così Azzurra unì la sua voce cristallina al suono della fisarmonica in una trascinante melodia, Due Denti e Senape scatenarono i loro strumenti, Verde soffiò attraverso i fili dorati e Rossa si mise a danzare.

Il sole, stregato dalla loro musica, invertì il suo viaggio e a poco a poco tornò alto a risplendere in cielo.

I bambini suonarono, cantarono e ballarono fino a quando non furono stanchi, avvolti dai caldi raggi che turbinavano luminosi sopra di loro.

Quindi Due Denti prese per mano gli Sdentati e li trascinò fuori dalla bolla rosa, che smise di ondeggiare pigra e si allontanò brillando fulgida nell’acqua.
Ogni bambino fu spinto nella propria bolla-nanna, Due Denti si impossessò della sua e finalmente tutti quanti crollarono a dormire.

Immagine tratta dal sito: http://www.artdreamguide.com/_arti/monet/_opus/meule.htm

1. CHICCO

Mercurio passa davanti al sole
(G. Balla – 1914)

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La storia del giorno: mercoledì 10 settembre.

Dedicato a tutte le mamme ( soprattutto di maschi) per il primo giorno di scuola.

La storia cominciò.

Si avvicinava il Primo giorno di scuola di Chicco.
Papà Enrico ogni tanto lo guardava di nascosto e sospirava, mentre la mamma, una volta al mattino e una alla sera, controllava la lista degli acquisti per la scuola, annuendo soddisfatta quando arrivava in fondo.
Chicco cercava di restare in cortile a giocare il più possibile.

Venne inesorabile il gran giorno e arrivò il nonno Francesco. Si presentò quel pomeriggio e tutto il resto sbiadì.

– Ora hai l’età giusta – gli disse il nonno, dopo averlo preso da parte; gli mise in mano una scatolina bianca e aggiunse: – Deve restare un segreto fra me e te e papà Enrico.-

Con gli occhi lucidi per la curiosità, Chicco alzò il coperchio: sotto a uno strato di cotone era adagiata una strana chiavetta dorata.
Tornò a guardare il nonno:
– Grazie, è bella, ma a che cosa serve? –

– Lo capirai da solo, come abbiamo fatto io e poi tuo padre prima di te. Ora nascondila e portala sempre con te –

Dopo quattro giorni, Chicco non aveva ancora risolto il mistero del “regalo”del nonno, in compenso la scuola si era rivelata più complicata del previsto, grazie anche alle ansie della mamma.

Così quel pomeriggio, il bambino era in cerca di un nascondiglio in cui rifugiarsi per sottrarsi alle infinite raccomandazioni della mamma.
Perfettamente incastrato in una nicchia del corridoio c’era un magnifico pendolo che non aveva mai funzionato: era alto quasi fino al soffitto e dal vetro si intravedeva un complicato e affascinante meccanismo.

Chicco estrasse la chiavetta che portava sempre con sé e si accorse che la sua forma coincideva con un intarsio nell’anta dell’orologio; la infilò e la porta si aprì.
Dentro era molto più spazioso di quanto si aspettasse: aveva trovato il nascondiglio perfetto.
Si accoccolò dietro alle canne del pendolo.

Pensò al suo papà che era stato misterioso come il nonno sulla chiave: e in quel momento si sentì chiamare. Decise di sgattaiolare fuori in fretta, per non svelare alla mamma il suo nuovo rifugio, ma andò a sbattere contro a un tavolo che prima non c’era.

– Chicco ! –
Si aprì una porta e entrò una signora che assomigliava tantissimo alla nonna Carla, ma molto più giovane e con una strana pettinatura, che gli disse:

– Chicco, dove ti eri cacciato? Devi terminare il disegno per la scuola! –
E lo fece sedere davanti a un quaderno con uno schizzo appena abbozzato, mentre sul tavolo erano sparsi in confusione pastelli, gomma e matita.
– Adesso non ti alzi fino a quando non avrai finito!-

Chicco era frastornato, ma, ubbidiente, si mise all’opera: quella nuova versione della nonna lo intimoriva non poco.
A lui piaceva disegnare e in breve tempo terminò il suo lavoro.

La nonna lo guardò meravigliata:
– Ma è davvero bello, e non hai fatto cadere nemmeno un pastello, non c”è una sbavatura! Se non ti avessi visto con i miei occhi non ci crederei!-

Fu in quel momento che Chicco si guardò e non riconobbe i suoi vestiti e nemmeno le sue gambe e i suoi piedi. Cercò uno specchio in quella casa, e quando si vide riflesso, non si trovò davanti alla sua faccia e …un ricordo prese consistenza: era identico alle foto di papà Enrico alla sua età.

Spaventato corse a rifugiarsi nel pendolo. Respirò profondamente e uscì: il tavolo era scomparso e in corridoio incontrò papà che lo scrutò attentamente.

– Papà, quando eri piccolo, come disegnavi? –
Enrico esalò un gran sospiro, gli scompigliò i capelli e disse:
– Un vero disastro – e gli strizzò un occhio.

15. ROMEO e ARiA e il gabbiano Livio

Maurice de Vlaminck: Autumn Landscape, 1905
Olio su tela: 46.2 x 55.2 cm
1958 Copyright:© 2014 Artists Rights Society (ARS), New York / ADAGP, Paris

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La storia del giorno: mercoledì 27 agosto.

Dedicata a Arij

Giovanni era appena tornato dalle vacanze e si sentiva triste, così il papà decise di raccontargli una nuova avventura di Romeo e Aria.

La storia incominciò.

Romeo aveva dormito fino a tardi. Terminata la colazione, andò in giardino: trovò Aria vicino alla siepe. La bimba gli fece cenno di fare piano e di avvicinarsi: appollaiato sul bordo dello stagno c’era un gabbiano.

– Si è perso – si affrettò a spiegare Aria – Stava volando attirato dalla grande abbondanza di cibo, quando si è accorto che non sapeva più dove era il mare. É molto giovane, sai – continuò – Io l’ho tranquillizzato, gli ho detto che tu l’avresti aiutato a ritrovare la strada –

Era il discorso più lungo che la bambina avesse mai pronunciato.

Romeo si trovò obbligato a rispondere:
– Ci penso io, vado a prendere il mio atlante scolastico e la bussola.-

– Si chiama Livio – gli disse Aria con un gran sorriso, indicando il gabbiano.

Il ragazzino tornò dopo poco tempo:
– Il mare é a Sud rispetto a noi –

Sua sorella lo guardò perplessa.

– E il Sud è di lì – continuò Romeo indicando l’albero di mele – In poche parole, Livio deve volare dritto nella direzione oltre la pianta.- e si allontanò consultando la sua bussola.

Fu richiamato poco dopo dalla sorella.

– Livio non ha capito bene, teme di perdersi ancora-

Romeo guardò il gabbiano che emise un fischio stridulo.
Il ragazzo sospirò.

– Posso spiegargli che ci penserai tu a metterlo sulla strada giusta? – gli domandò Aria scrutandolo speranzosa.

Romeo le scompigliò i capelli:
– Va bene, darò un’ ultima controllata alla cartina di papà.-

Aria si accoccolò accanto al gabbiano e si mise a parlargli bassa voce.

Poi Romeo la chiamò vicino a sė sulla panca e le disse:
– Io sono pronto, mi raccomando: non farmi tornare troppo presto-

Sua sorella gli sfiorò una guancia :- Vai –

Allora Romeo si concentrò …sentì un gran botto e si trovò appollaiato sul bordo dello stagno.
Agitò le ali e, al secondo tentativo, decollò, poi si spinse in alto, cavalcando il vento.
Scese in picchiata a sfiorare Aria nella gioia del volo.

– Oltre la pianta! – lo spronò la bambina.

Romeo sorvolò i campi, i torrenti e i fiumi, fino a raggiungere le basse montagne che lo separavano dal mare: non voleva tornare, desiderava tuffarsi almeno una volta nelle onde…

…ma si ritrovò seduto sulla panca, accanto a Aria che lo guardava con i suoi occhi grandi e liquidi come il mare.

– Ce l’hai fatta?- gli domandò

Romeo annuì con il capo, senza parlare, per non lasciarle sentire il rimpianto che gli faceva tremare la voce.

– Grazie – e la bambina lo abbracciò forte, tenendolo stretto fino a quando , con un balzo, Romeo si alzò, la caricò sulle spalle e al galoppo la portò in casa, dove la mamma li stava aspettando.

Immagine tratta dal sito: http://www.moma.org/collection/object.php?object_id=78715
Autumn Landscape

http://www.wikiart.org/en/maurice-de-vlaminck
Maurice de Vlaminck (French, 1876–1958)

5. DIANA E LUCY

Maurice de Vlaminck: El castañal en Chatou, 1905.
© Maurice de Vlaminck, VEGAP, Barcelona 2009.

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La storia del giorno: mercoledì 2 luglio.

Luigino era guarito e aveva scorrazzato avanti e indietro tutto il pomeriggio. Per farlo riposare un attimo, la mamma si mise a raccontagli una nuova avventura di Diana.

La storia cominciò.

Passarono molte notti prima che Diana osasse lasciare il suo acchiappasogni nel cassetto.
Quella sera la ragazzina si decise e, abbracciando forte il suo orsetto di peluche, si mise a dormire.

Dopo poco entrò nella grotta. Taddy era con lei e appariva come un piccolo cucciolo inoffensivo.
Diana si aggirò pensierosa fra le colonne: questa volta voleva scegliere un bel sogno tranquillo.

Improvvisamente, Taddy iniziò a crescere, mentre una stalattite si mise a brillare, lampeggiando come una sirena.
Incautamente, Diana la toccò e si trovò in un bosco che non conosceva.

Di fronte a lei vide la sua amica Lucy, con gli occhi colmi di lacrime e lo sguardo atterrito.

– Diana, grazie al cielo sei qui; da dove sei spuntata?- poi continuò, senza darle il tempo di rispondere:
– Ero a passeggio con i miei genitori e mi sono persa – e le scappò un singhiozzo:
– Tutto intorno sento dei rumori inquietanti –

Diana l’abbracciò.
Proprio in quel momento Taddy apparve, grosso e minaccioso.

– Aiuto!- gridò Lucy.

– È un mio amico, è qui per difenderci!- cercò di tranquillizzarla Diana tenendola stretta, anche se non era ancora del tutto sicura delle intenzioni dell’orso.
– Adesso troveremo la strada di casa-

Risuonò un ruggito: si immobilizzarono tutti e tre.

– Ma dove stavi passeggiando con i tuoi genitori, si può sapere? Nella giungla?-

Lucy esitò:
– Non mi ricordo- piagnucolò

Taddy aveva drizzato le orecchie e si guardava intorno.
Videro una grande ombra nera avanzare a balzi.

– Una pantera?-

L’orso si erse ancora più maestoso sulle due zampe posteriori e spalancò le fauci in direzione del felino.
Ci fu un ultimo ruggito e poi la pantera si allontanò.

Le due bambine ripresero a respirare e guardarono Taddy, che, svanito il pericolo, incominciò a rimpicciolire fino a tornare delle dimensioni del più innocuo dei cuccioli.

Diana, prendendolo in braccio, si rivolse a Lucy:

– Dove dobbiamo andare?-

– Non lo so, mi sono persa!-

e mentre parlava, il bosco attorno a loro scomparve e si ritrovarono all’interno della casa nell’albero dei loro giochi.

Lucy era seduta al tavolo, china su una pigna di libri scolastici.

– Meno male che ci sei anche tu, Diana: come faremo a studiare tutto per domani?-

– Ma siamo in vacanza….-

– Non cercare di convincermi a giocare – alzò gli occhi dal libro- con il tuo orsetto: domani c’è l’interrogazione su tutto il programma!-

A questo punto Diana decise di abbandonare l’amica ai suoi sogni e ritornò alla sua grotta borbottando:” Dovrò consigliare a Lucy di mangiare meno pesante la sera“; si diresse verso la colonna dell’uscita, la sfiorò e fu di nuovo nel suo letto.

Immagine tratta dal sito: http://www.artslant.com/no/articles/show/7560