1. ISACCO E GALILEO

La storia del giorno: mercoledì 12 marzo

Mercoledì sera, quando Marina stava per andare a letto, improvvisamente mancò la luce in tutte le case. Marina si mise a piangere, allora il suo papà la prese in braccio, la accompagnò in camera e, tenendola stretta,iniziò a parlarle con il suo vocione rassicurante.

La storia cominciò

Galileo e Isacco erano due gemellini : dormivano di giorno e stavano svegli la notte perchè amavano le stelle. Erano nati alla fine dell’estate e i loro genitori proprio non capivano perchè tutte le sere, quando il cielo imbruniva, spalancassero i loro occhioni e iniziassero a muovere braccine e piedini in un ritmo sfrenato.

Il papà e la mamma tentarono in tutti i modi di fare cambiare le loro abitudini, ma quando fu il primo compleanno, rassegnati, festeggiarono in giardino al chiaro della luna.

Ben presto, Galileo e Isacco scoprirono con stupore che gli altri bambini dovevano parlare per comunicare, mentre per loro bastava indirizzare il pensiero per capirsi.
Iniziarono i primi esperimenti, quasi per caso.

Isacco aveva il raffreddore ed era rimasto a casa, mentre Galileo era andato a passeggio con la zia.
Al solito, camminava con il naso all’insù e vide nel cielo una luna bianca e pallida fare capolino. La indicò alla zia che si limitò a dirgli:
– Galileo, guarda dove metti i piedi, finirai per inciampare!-
Allora il gemellino pensò: Se ci fosse qui Isacco, magari lui capirebbe cosa ci fa la luna adesso e perché é così smorta…

Avrá il raffreddore anche lei e sicuramente non riesce a dormire…sapessi come mi cola il naso…- si sentì rispondere dalla voce del fratello.

Nonostante cercasse intorno a sé, di Isacco non c’era traccia.
Tornato a casa, corse in camera dal gemello ammalato e lo trovò seduto nel lettino mentre la mamma gli dava lo sciroppo.
– Davvero hai visto la luna? – gli domandò
– Allora mi hai sentito, anche se eravamo lontani?-
– Certamente, ma non sono riuscito a guardare con i tuoi occhi-
– Chissà se questa sera la luna sarà ancora in cielo?-

Quando venne ora di dormire, Galileo corse alla finestra, ma era tutto buio e nemmeno uno stella illuminava la notte. Così anche i due fratellini spensero la luce e si abbandonarono al sonno.

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1. PEPE

La storia del giorno: domenica 10 marzo
Luigino si era alzato felice come ogni domenica, ma giá a metà pomeriggio era tornato dalla piscina, aveva terminato il videogioco, guardato i cartoni alla TV e si stava aggirando inquieto per la casa. Sua mamma, esasperata, gli disse: – Siediti qui, ti racconto una storia

La storia cominciò

L’inverno era stato mite ma piovoso.
Le strade e i campi erano fradici d’acqua.
Finalmente era uscito un sole arancione e caldo e Pepe, indossati gli stivaletti, si avventurò in giardino.
Pozze d’acqua risplendevano come laghetti e i ciuffi d’erba che in esse si rispecchiavano sembravano alberi di un bosco.
Il bambino si mise a correre per saltare di slancio la pozzanghera più grossa, ma, atterrando, si trovò a scivolare giù giù, sempre più giù, fino a infilarsi sotto la siepe di gelsomino.

L’odore di terra bagnata era molto forte e, guardando in alto, si accorse di quanto fosse sprofondato fino alle radici.
Eppure la luce lì sotto era quasi più splendente. Pepe iniziò a osservare l’intreccio contorto in cui era caduto e vide che formava una grotta di cui non indovinava la fine.

Era un bambino avventuroso e, senza paura, si inoltrò ancora più in profondità, dove la terra cambiava colore. Mano a mano che avanzava il marrone si fece prima blu, poi di un verde sempre più chiaro, poi giallo, rosso e violetto, fino a che si trovò circondato da cristalli iridescenti che spandevano i loro riflessi, mulinando in mille arcobaleni.

Qui si fermò e prese cautamente in mano una pietra sfaccettata. Da essa si irradiava un piacevole calore, si chinò e l’annusò: aveva il profumo dei fiori.
Incominciò ad agitarla, udiva un vago ronzio, ma non successe niente. Ce ne erano tante e sembrava che insieme cantassero.
Provò a strofinarne una contro l’altra, ma ancora nulla.
Allora se ne mise in tasca due, e cercò la strada per riemergere.
Si accorse che aveva camminato più a lungo di quanto pensasse.

Finalmente si ritrovò ai piedi della siepe di gelsomino e poi
accanto alla pozza d’acqua più profonda, dove, d’impulso, gettò uno dei cristalli.

Trattenne il fiato perchè, improvvisamente, udì lieve il canto delle pietre e dalla pozzanghera si sprigionò una luce dai mille colori. Appena si posò sul prato, tutto intorno l’erba si punteggiò di fiori, e su di essi apparvero farfalle sgargianti. Poi la musica tacque e Pepe vide che, mentre il giardino era rimasto immutato, il prato, che solo poche ore prima gli era sembrato una piccola foresta, adesso era diventato un’ aiuola brulicante di fiori e di vita.

Nascoste sotto il gelsomino aveva trovato le ” pietre della primavera”

Conservò con cura il secondo cristallo fino al 21 marzo, mentre le amiche della mamma venivano in processione ad ammirare stupite il suo angolo di giardino fiorito.

5. ROMEO E ARIA SI PARLANO

La storia del giorno: venerdì 7 marzo

Venerdì Giovanni era irrequieto, sapeva che il suo papà doveva ritornare dal viaggio e il bambino correva avanti indietro dalla finestra alla porta per spiare il suo arrivo.
Dopo un po’ sua mamma, esasperata, lo chiamò in cucina, dove nel forno si stava gonfiando una bellissima torta, e iniziò a raccontare

La storia incominciò

ARIA aveva finalmente parlato. I suoi genitori accolsero l’annuncio di ROMEO con incredulitá.
Fecero sedere la bimba in mezzo a loro e si misero in attesa.
La bimba li guardò serena, ma non aveva niente da dire.

Romeo rimase molto deluso e la accompagnò in camera sua.
– Perchė? le chiese
Sua sorella scosse le spalle sorridendo. Poi il suo viso assunse un espressione seria completamente nuova
– Perchè il botto? Perché la rondine e la lucertola?-
– Non lo so, sento uno scoppio, mi trovo a vedere il mondo dall’alto e poi finisco nel primo animale che mi passa vicino – rispose Romeo
– Gli animali si spaventano-
– Anch’io,…. però é divertente!-
– Per loro NO-
– Come lo sai?-
– Mi hanno parlato-
– Tu capisci il linguaggio degli animali?-
– Certo, tu no?-
– Nessuno ci riesce!-
– Davvero? É così facile!-
Romeo la guardò grattandosi la testa
Aria si inanellò un ricciolo:- Come fai a fare il botto?-
– NON LO SOOO…. forse quando mi annoio… mi succede e basta…poi, se qualcuno mi tocca, ritorna tutto normale-
– Prova adesso –
Il bambino si mise a fissare il muro davanti a sé, ma naturalmente non accadde nulla.

Aria allora uscì dalla stanza e andò in cucina, dove i suoi genitori stavano per mettere in tavola, si arrampicò sulla sua sedia e disse:
– Buon appetito!- e strizzò l’occhio a Romeo che l’aveva raggiunta.

4. DUE DENTI e la bolla arcobaleno

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La storia del giorno: giovedì 6 marzo

Marina non aveva assolutamente fame. Giovedì c’erano gli gnocchi e proprio non le andavano giù. Giravano in bocca, ma di inghiottirli non c ‘era verso.
Allora la mamma prese un profondo respiro…

La storia cominciò.

DUE DENTI rimase impegnato a sognare nella sua bolla-nanna per parecchi giorni, stremato dall’avventura con ROSSA.

Giovedì, si svegliò , uscì, si tuffò nell’acqua e guardò i due SDENTATI, che ancora stavano dormendo. Dopo una rapida succhiata al pollice, decise che era ora di portarli con sé in esplorazione.
Prima estrasse Verde, ancora sonnolento, poi andò dalla bimba dai capelli di fiamma che, con entusiasmo, si mise a nuotare in fila indiana dietro di loro.

L’organo dell’orchestra stava suonando una dolce melodia e dalle sue canne uscivano bolle arcobaleno. Due denti si infilò in quella più rotonda, spingendo i suoi due amici e, con un sonoro plop, piombarono …su una nuvola.

Tutto intorno nembi di ogni forma si dondolavano lievemente, mossi da un’aria tiepida e profumata di gelsomino.
Verde sprofondò, guardando quei colori sfumati con un sorriso di beatitudine.
Rossa si mise a saltellare, canticchiando con la sua voce stridente e, subito, iniziò a rimbalzare senza controllo, come se si sotto di loro ci fosse uno sconfinato tappeto elastico. Ridendo, andò a cadere vicino a Verde.

– Forza- disse DUE DENTI che era balzato su una nuvola-treno – salite, presto!-
Sbuffando la locomotiva partì, mentre contribuiva col suo vapore schiumoso a formare figure in movimento.
– Guarda!, uno struzzo!
– No, Rossa, è una giraffa
– No, è una zebra
– Ma se non ha nemmeno le strisce!
Verde osservava stupito ora DUE DENTI, ora Rossa e le figure iridescenti che indicavano di volta in volta, poi puntò il suo ditino e disse:
– Micio!- e li guardò con il suo sorriso sdentato
Immediatamente, la forma che aveva indicato si trasformò in un gattino che corse a strusciarsi sui tre bambini.

Quando, stanchi, ritornarono alle bolle-nanna, accoccolato, stretto stretto a Verde c’era un micio, fatto di nuvole.

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4. ROMEO e ARIA

La storia del giorno: mercoledì 5 marzo.

Mercoledì sera dopo cena, Giovanni si accomodò sul divano accanto alla sua mamma e le chiese:

– Raccontami ancora di ARIA –

La storia cominciò

Passarono i giorni , Romeo era ritornato il solito fratellone di sempre e ARIA si era quasi dimenticata della conversazione delle rondini, quando, gattonando in giardino, udì una lucertola lamentarsi.
– Cosa ti succede? – le chiese
– Cosa mi é successo, piuttosto- rispose un po’ risentito il ramarro
– Questa mattina, mi stavo scaldando al sole, quando, improvvisamente, ho sentito un gran botto…come se mi avesse colpito un fulmine…

…e poi… più nulla….mi sono risvegliata in un luogo sconosciuto, buio e freddo.
Mentre con cautela cercavo di trovare un’uscita, tutto ha iniziato a sobbalzare e, non appena ogni cosa é ritornata immobile, una mano è calata su di me e mi ha afferrato. Sono rimasta accecata dalla luce: ero di nuovo al sole, ma, ancora una volta, non sono riuscita a riconoscere dove fossi capitata. Un bambino mi stava guardando e allora ho compreso di trovarmi in un cortile affollato di ragazzini urlanti.
Mi sono messa a correre fino a quando sono giunta qui. Mi sembrava un posticino tranquillo, ma sei arrivata tu… –
e, così dicendo, la lucertola scomparve in una crepa nel muro, abbandonando la bimba con le sue mille domande inespresse.

Quel pomeriggio, Romeo tornò da scuola con lo sguardo strano e un sorriso birichino nascosto agli angoli della bocca che solo Aria riuscì a cogliere, mentre veniva sollevata sulle spalle del fratello e portata in giardino.
Si accoccolarono sulla panchina, Romeo la prese in grembo, poi chinò il capo e le lasciò un bacio fra i capelli, sussurrando:
– Ti confido un segreto, devo assolutamente dire a qualcuno ciò che mi é successo e tu,- la guardò intensamente – sei la sola con cui oso confidarmi…
ARIA gli sorrise con tutto il viso e gli afferrò la mano, così suo fratello continuò:
– tu mi credi, vero?-
La bimba annuì.
Iniziò a raccontare:
– Ero a scuola durante un’ interrogazione davvero poco interessante e, d’improvviso, ho sentito un gran botto ….

ARIA spalancò gli occhi, gli strinse la mano forte forte e trattenne quasi il fiato, mentre Romeo, finalmente libero di sfogarsi, continuava a confidarle la sua avventura.
Quando terminò di parlare, ARIA assunse un’ espressione molto seria e scandì lentamente:
– Oh, Romeo, eri tu anche con la rondine?

Romeo impallidì e non sapeva se essere più stupito perché aveva udito la sua sorellina parlare, o perché – chissà come – Aria sembrava sapere già tutto, anche dell’avventura durante la partita di calcio, che non aveva MAI osato nemmeno raccontare a se stesso.
Si mise a urlare:- Mamma, papà, correte… ARIA ha parlato!-
La prese in braccio e corse in casa

3. LA SORELLA DI ROMEO

La storia del giorno: martedì 4 marzo.

Giovanni martedì tornò da scuola triste perché sapeva che il suo papà sarebbe stato fuori casa per lavoro per qualche giorno.
Alla sera, dopo cena, la mamma gli sedette accanto e gli chiese di raccontarle la storia di ROMEO e quando Giovanni terminò, gli disse:
– Sai che ROMEO aveva una sorellina?-

La storia cominciò

C’era una volta una bambina che si chiamava ARIA, e, anche se aveva già compiuto due anni, non aveva ancora pronunciato nemmeno una parola. Nei giorni di sole, allungava la sua manina e si faceva accompagnare fuori in giardino, dove si guardava intorno assorta ed emetteva gorgoglii e trilli di contentezza.
I suoi genitori erano preoccupati e sottovoce commentavano:- Suo fratello Romeo, alla sua età, già parlava-.
ARIA, però, era una bambina felice e comunicava gioia a chi le stava accanto.
ARIA capiva quando i grandi le parlavano, ma allo stesso modo comprendeva il linguaggio degli animali; non solo, riusciva anche a dialogare  con loro, fossero cani o coccinelle, cavalli o cornacchie.

Una mattina, mentre si trovava al parco, vide passare uno stormo di rondini e le udì garrire concitate.
– Insomma, ci vuoi dire dov’eri finita? Stavi volando con noi ed ad un tratto ci siamo guardate intorno e tu mancavi. Poi, quando ormai avevamo pensato di averti persa, ecco che arrivi barcollando come un ubriaco e non sai fornirci nemmeno una spiegazione di dove sei stata!

– Ve lo giuro, non ricordo proprio…Stavo passando sopra una scuola e c’erano dei bambini che giocavano a palla, quando, improvvisamente ho sentito un gran botto…come se mi avesse colpito un fulmine

– Ma se non c’é nemmeno una nuvola in cielo!

– Ve lo giuro, non ho visto né avvertito più niente, ero circondata dal nulla, non c’ero più…come se, da un momento all’altro, mi fossi addormentata secca

– Se ti avessero sparato, ora, quanto meno, sanguineresti…

– ti fa male da qualche parte?

– No, mi sono svegliata- se così si può dire- e mi sono accorta che stavo volando ancora sopra la scuola e i bambini stavano urlando e saltando…

é stato orribile…-

ARIA ascoltò molto attentamente e avrebbe voluto saperne di più , ma, in un frullo d’ali, le rondini si erano già allontanate.

Quella sera, quando Romeo tornò, le parve che qualcosa in lui fosse cambiato. Lo osservò attentamente, quindi allungò le manine per farsi prendere in braccio. Romeo la coccolò, poi chinò il capo e le lasciò un bacio fra i capelli, sussurrando : – Se solo sapessi quello che mi é capitato oggi…-
La portò nel suo lettino e spense la luce.

2. ROMEO

La storia del giorno: lunedì 3 marzo.

Nonostante fosse lunedì, Giovanni quella sera volle ancora che fosse il suo papà ad accompagnarlo a dormire.
Gli chiese : – Raccontami ancora di ROMEO –

La storia cominciò

ROMEO, dopo la partita, si interrogò a lungo, cercando di comprendere che cosa gli fosse successo e, soprattuto, se si sarebbe potuto ripetere.
Non volle parlarne con nessuno per timore di essere preso in giro. Alla fine arrivò a convincersi di essersi sognato ogni cosa.

Dopo alcuni giorni era a scuola durante un’ interrogazione davvero poco interessante – naturalmente sotto esame non era lui – e si mise a guardare fuori dalla finestra.

Ecco di nuovo, d’improvviso, senti un gran botto e si trovò sospeso fuori dalla finestra a osservare dentro la classe la maestra e i suoi compagni e vide se stesso, seduto composto al banco al fianco di Enrico.
Questa volta ROMEO non si spaventò e non pianse.

C’era una lucertola appoggiata al davanzale che sembrava interessata allo svolgimento dell’ interrogazione e, immediatamente, il bambino si trovò aggrappato alla finestra mentre il mondo si allargava a dismisura.
“Caspita, sono un dinosauro” pensò guardandosi le zampe e la coda, ma comprese di essere invece nel corpo di un ramarro.

Decise allora di mettersi alla prova, strisciare da una lieve apertura e attraversare la classe fino a giungere nella borsa della maestra.
Si sentiva la famosa spia ROMEO, sotto travestimento, intento a violare il campo nemico senza essere visto, sfidando trabocchetti e ostacoli. Naturalmente era avvantaggiato dalla profonda conoscenza del luogo, ma tutto era veramente ingigantito. Le scarpe dei suoi compagni facevano davvero paura. Dopo essersi calato dalla tenda, si nascose dietro uno zainetto, e iniziò a lanciarsi in piccole corse, evitando i possibili calci. Il più difficile venne quando si trovò a varcare lo spazio fra l’ultimo banco e la cattedra, ma si nascose sotto il fazzoletto che era caduto a Marina.
Con un ultimo guizzo, si arrampicò fino alla borsetta e scivolò dentro. Quindi, sfruttando un clamoroso silenzio dell’interrogato, sbucò fuori e guardò la maestra negli occhi.

Si udì un urlo :- Qualcuno vada a chiamare il bidello!-
Approfittando dello sbalordimento generale, la lucertola si andò a nascondere fra i libri di ROMEO stesso.

Enrico, esaltato da tutta quella confusione, diede un gomitata al suo amico e ROMEO ripiombò ancora una volta nel suo corpo.
Naturalmente il bidello non trovò nessun ramarro, per quanto perlustrasse attentamente la classe.

La lezione finì dopo poco e ROMEO poté liberare in cortile l’animaletto ancora nascosto nel suo zainetto, mentre ogni dubbio di avere sognato svaniva.