2. ROMEO

La storia del giorno: lunedì 3 marzo.

Nonostante fosse lunedì, Giovanni quella sera volle ancora che fosse il suo papà ad accompagnarlo a dormire.
Gli chiese : – Raccontami ancora di ROMEO –

La storia cominciò

ROMEO, dopo la partita, si interrogò a lungo, cercando di comprendere che cosa gli fosse successo e, soprattuto, se si sarebbe potuto ripetere.
Non volle parlarne con nessuno per timore di essere preso in giro. Alla fine arrivò a convincersi di essersi sognato ogni cosa.

Dopo alcuni giorni era a scuola durante un’ interrogazione davvero poco interessante – naturalmente sotto esame non era lui – e si mise a guardare fuori dalla finestra.

Ecco di nuovo, d’improvviso, senti un gran botto e si trovò sospeso fuori dalla finestra a osservare dentro la classe la maestra e i suoi compagni e vide se stesso, seduto composto al banco al fianco di Enrico.
Questa volta ROMEO non si spaventò e non pianse.

C’era una lucertola appoggiata al davanzale che sembrava interessata allo svolgimento dell’ interrogazione e, immediatamente, il bambino si trovò aggrappato alla finestra mentre il mondo si allargava a dismisura.
“Caspita, sono un dinosauro” pensò guardandosi le zampe e la coda, ma comprese di essere invece nel corpo di un ramarro.

Decise allora di mettersi alla prova, strisciare da una lieve apertura e attraversare la classe fino a giungere nella borsa della maestra.
Si sentiva la famosa spia ROMEO, sotto travestimento, intento a violare il campo nemico senza essere visto, sfidando trabocchetti e ostacoli. Naturalmente era avvantaggiato dalla profonda conoscenza del luogo, ma tutto era veramente ingigantito. Le scarpe dei suoi compagni facevano davvero paura. Dopo essersi calato dalla tenda, si nascose dietro uno zainetto, e iniziò a lanciarsi in piccole corse, evitando i possibili calci. Il più difficile venne quando si trovò a varcare lo spazio fra l’ultimo banco e la cattedra, ma si nascose sotto il fazzoletto che era caduto a Marina.
Con un ultimo guizzo, si arrampicò fino alla borsetta e scivolò dentro. Quindi, sfruttando un clamoroso silenzio dell’interrogato, sbucò fuori e guardò la maestra negli occhi.

Si udì un urlo :- Qualcuno vada a chiamare il bidello!-
Approfittando dello sbalordimento generale, la lucertola si andò a nascondere fra i libri di ROMEO stesso.

Enrico, esaltato da tutta quella confusione, diede un gomitata al suo amico e ROMEO ripiombò ancora una volta nel suo corpo.
Naturalmente il bidello non trovò nessun ramarro, per quanto perlustrasse attentamente la classe.

La lezione finì dopo poco e ROMEO poté liberare in cortile l’animaletto ancora nascosto nel suo zainetto, mentre ogni dubbio di avere sognato svaniva.

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