Romeo, Aria, Queen e Dog

18. ROMEO, ARIA, Queen e Dog

Andrew Wyeth: Wind from the Sea (detail)
Tempera on hardboard – 1947
47 cm × 70 cm (19 in × 28 in)
National Gallery of Art, Washington DC

La storia del giorno: lunedì 11 maggio.

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La storia cominciò.

Aria era preoccupata:

– Romeo, credi che Queen tratterà bene il suo criceto? –

– Perché non dovrebbe? Ha sempre desiderato un animale tutto suo-

– Appunto – la bambina inclinò il capo pensierosa – ho paura che lo consideri solo come un giocattolo nuovo –

– So già quello che vuoi da me: la risposta è NO –

Aria si limitò a guardare il fratello con un sorriso.

– Lo capisci anche tu – iniziò a giustificarsi Romeo – non posso andare a controllare: è troppo complicato. Fa ancora freddo, le finestre sono chiuse e …

– C’è una siepe che separa la strada dal giardino di Queen – lo incalzò la sorellina – potremmo nasconderci lì, mentre tu ” fai il botto“.-

– No, oggi proprio non se ne parla! –

Aria tornò a sfogliare il suo libro, apparentemente convinta dalle argomentazioni del fratello.

Sabato pomeriggio finalmente il sole brillava alto in cielo e l’aria tiepida entrava dalle finestre spalancate.

Aria si accoccolò in braccio a Romeo e con un gran sorriso esordì:

– Oggi è proprio il giorno giusto, non ti sembra? Potremmo uscire a fare due passi.-

– Non ti arrendi mai, vero? – Romeo le scompigliò i capelli.

Insieme si diressero verso la casa di Queen.

– Hai visto? Anche qui hanno aperto tutte le finestre! Vieni, nascondiamoci dentro alla siepe!-

Si accoccolarono vicini, completamente celati dal fitto fogliame. Allora Romeo si concentrò …sentì un gran botto e si trovò proprio davanti alla gabbia del criceto e in un attimo …fu il criceto.

Si guardò intorno in cerca di Queen. Tutto era enorme e distorto.

C’era una grande porta bianca socchiusa. Il topolino si sporse per capire che cosa ci fosse oltre, ma le sbarre gli impedivano la visuale.

Avvertì i suoi baffi muoversi frementi per la frustrazione.

Si arrampicò sulla ruota che immediatamente si mise a girare, facendolo cadere impacciato sulle quattro zampe.

Di Queen non c’era nessuna traccia e Romeo decise di partire in perlustrazione.

Cercò lo sportello della gabbia e spinse forte con il muso.

– Dove pensi di andare, furbetto?-

Il criceto squittì per lo spavento, mentre il cuore gli rombava nelle orecchie: Queen lo stava osservando e i suoi occhi erano due grandi palle severe.

– Volevi scappare, vero? – lo incalzò la bambina protendendo un dito attraverso le sbarre.

Romeo d’istinto tentò di indietreggiare.

– Sei il mio piccolo furfante – continuò Queen mentre il suo indice aveva raggiunto il morbido collo del criceto e aveva iniziato a grattarlo.

– Vuoi un po’ di coccole, mio tenero Dog?- aggiunse dolcemente.

Adesso Romeo voleva veramente scomparire.

La bambina dai capelli lunghi aprì la gabbia e afferrò con attenzione l’animaletto.

Romeo decise di scappare: non poteva certo permettere che Queen gli grattasse la pancia o, peggio ancora, lo riempisse di umidi bacini.

Scivolò veloce fra le sue dita che lo stringevano delicatamente e si catapultò sul pavimento.

– Accidenti, saltelli come una rana! – esclamò la bambina, cercando di catturarlo.

Romeo, intanto era alla ricerca disperata di un nascondiglio in quella stanza che gli appariva gigantesca; si infilò, perciò, sotto al letto.

– Oggi sei proprio un birbante – e il criceto, mentre si rifugiava in un angolo, vide spuntare la mano protesa di Queen.

Ancora una volta l’animaletto, con un balzo, riuscì ad evitare di essere preso.

– Sai, mi ricordi il ragazzo che questa estate ha vinto il campionato di salto in lungo –

Il criceto cercò di raggiungere la sicurezza della sua gabbia.

– Si chiama Romeo e ha una buffa sorellina –

Il topolino si immobilizzò.

– Ti ho preso! – proclamò raggiante la bambina.

Proprio in quel momento, nascosta ancora nella siepe, Aria toccò la spalla del fratello che, con un sospiro di sollievo, uscì dal nascondiglio trascinando la sua complice velocemente verso casa.

– Raccontami tutto – esordì Aria appena raggiunsero il loro giardino.

– Non chiedermi mai più di ritornare – sbottò Romeo – Il criceto sta benissimo –

– Ma… – tentò invano di insistere la bambina

– Ripeto, Doc è al sicuro con Queen – poi, per farla tacere, la prese sulle spalle e al galoppo la portò in cucina, dove la mamma aveva preparato la merenda.

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3. DUE DENTI E ROSSA

Turner
The Eruption of the Souffrier Mountains, in the Island of St Vincent, at Midnight, on the 30th of April, 1812, from a Sketch Taken at the Time by Hugh P. Keane, Esqre exhibited 1815

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La storia del giorno: venerdì 28 febbraio

Venerdì Giovanni andò  a trovare Marina. Fecero i compiti e poi giocarono in giardino. La mamma di Marina li trovò tutti sudati e disse loro:- Sedetevi un po’, da bravi!-

Accesero la televisione, ma non c’erano cartoni, ed erano troppo stanchi per un videogioco.

Allora Marina disse alla mamma:
– Raccontami una storia –
La storia cominciò:

Gli  SDENTATI erano gli  amici di Due Denti e vivevano in alcune bolle-nanna ancorate vicino all’orchestra che, suonando, formava le bolle-avventura.

Le bolle- nanna avevano la forma di un enorme succhiotto caldo e avvolgente, più gustoso del pollice e dell’alluce messi insieme. Le bolle- nanna erano anche un rifugio sicuro nei momenti in cui DUE DENTI doveva prendere decisioni importanti.

Giovedì fu un giorno di assoluto riposo per DUE DENTI e VERDE, ognuno impegnato a sognare nella sua bolla-nanna.

Venerdì DUE DENTI si svegliò di umore avventuroso, uscì dalla sua bolla e guardò VERDE che ancora stava dormendo. Dopo una rapida succhiatina al pollice, pensò di lasciarlo riposare e da solo si diresse in cerca di una nuova storia. Poiché si sentiva temerario, si infilò da una bolla rossa che era appena sbucata da un assolo rock della chitarra.

Con un sonoro plop si ritrovò immerso in una luce abbagliante e rumorosa. Palle di fuoco incendiavano l’aria, catapultate da un enorme vulcano scuro sopra di lui. Gattonò veloce dietro a un masso più grande degli altri, finito miracolosamente vicino senza colpirlo.

In quel momento vide una palla rossa precipitare verso di lui, sbattendo delle minuscole ali incandescenti

– Attenta!!! – urlò

Ma dopo un attimo di sbandamento, quella continuò a scendere.

– vai a destra, a destra!!!-

Finalmente la vide deviare, sbattendo a tutta forza l’aluccia sinistra.

Non fece tempo a tirare un sospiro di sollievo, che ecco ne arrivò un’altra

– torna indietro, immediatamente!!- e anche questa si allontanò.

Dopo pochi minuti, DUE DENTI si ritrovò quasi senza voce a gridare istruzioni a quelle stupide affinché non lo colpissero.

Comprese che non poteva continuare così ancora per molto tempo e decise di allontanarsi dal suo rifugio – che non era poi tanto sicuro – verso il vulcano, per cercare di far smettere quei lanci forsennati.

Zigzagando, socchiudendo gli occhi per proteggersi dai bagliori, arrivò ai piedi della montagna scura.

Di lì partiva una galleria che lo condusse all’interno del vulcano. Era un enorme catino vuoto e nel bel mezzo, accasciata, sedeva piangente una bambina dai capelli rosso fuoco. Sopra di loro un coperchio trasparente chiudeva fuori ogni cosa e ogni rumore.

DUE DENTI si avvicinò alla bimba dai capelli di fiamma.

– Perché piangi?-

– E’ una lunga storia –