6. PEPE E LA MUSICA DI NATALE

Londra: Carnaby Street 2014.
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LE STORIE DELL’AVVENTO .1

La storia del giorno martedì 9 dicembre.

Alla scuola di musica fervevano i preparativi per il saggio di Natale.
Pepe, appena poteva, sgattaiolava dal buco nella siepe, entrava nel vecchio palazzo e si rifugiava nell’aula in cui avvenivano le prove per respirare le note e quella particolare atmosfera di eccitazione mista all’ansia.

Un giorno il suo maestro di piano lo vide e gli disse:
– Lo so che hai iniziato da poco, ma voglio comunque insegnarti un brano di Natale –

L’insegnante si mise a suonare e, quando colse un bagliore diverso negli occhi di Pepe, proseguì:
– Questo pezzo é perfetto per te – e lo invitò a condividere lo sgabello.

Le dita del bambino iniziarono a muoversi sui tasti, acquistando fiducia.

Pepe continuò ad esercitarsi anche dopo che l’insegnante si era allontanato, fino all’ora di chiusura della scuola.
Tornato a casa, provò a lungo i movimenti, canticchiando a labbra socchiuse.

Prima di dormire, la mamma l’accompagnò nella sua cameretta e, dopo aver spento il lampadario, si affacciò con lui dalla finestra per guardare la città, dove i lunghi fili luminosi, che per giorni erano rimasti bui e invisibili, si erano accesi in un bagliore dorato.

Appena fu solo, Pepe decise che doveva andare fuori a vedere…desiderò di volare, provò a sollevarsi e, ancora una volta, si trovò a galleggiare a poca distanza dal pavimento.
Si infilò il cappotto pesante e in un attimo fu in strada, sfiorando fiocchi di neve giganti, stelle e globi luminosi sospesi fra cielo e terra, fino a quando si imbatté in un’enorme cuffia musicale.

Fu immediatamente inondato da note dorate che lo sollevarono sempre più su, in un turbinio di colore: il bambino non seppe più distinguere l’alto dal basso e scivolò veloce trasportato da onde di spuma luminosa.

Le scintille argentate si infilarono in un comignolo e Pepe fu depositato dolcemente nel mezzo di uno stanzone brulicante dì attività e di giocattoli.
Orologi a pendolo di ogni forma e colore ticchettavano appesi alle pareti in un’allegra confusione.

– Vieni qui – gli disse una ragazzina senza smettere di impacchettare doni.
– Abbiamo bisogno di un pianista –

– Ma io non sono ancora bravo –

La stanza piombò nel silenzio e nell’immobilità: anche i pendoli si fermarono. Tutti gli occhi si puntarono su di lui.

Pepe allora alzò le mani e si diresse verso il pianoforte che troneggiava nell’unico angolo vuoto. Si tolse il cappotto, sollevò il coperchio, iniziò a suonare e intorno a lui tutto si rimise in movimento.
C’era chi montava giocattoli, chi impacchettava, chi scriveva l’etichetta col nome su ogni dono, chi infine riponeva il tutto nei sacchi, uno diverso per ogni città: era una folla di ragazzi in pigiama che lavorava senza bisogno di ordini.

Pepe emise un sospiro di gioia mentre le sue dita scivolavano sempre più sicure sui tasti: finalmente aveva trovato un pianoforte su cui esercitarsi.
Le sue note trillavano luminose e infondevano vivacità e allegria al ritmo dei bambini.

Ad un tratto, tutti gli orologi a pendolo si misero a suonare contemporaneamente con un fracasso assordante e in un attimo i bambini si dileguarono.

Pepe fu risucchiato dal fiume di luce, ebbe appena il tempo di recuperare il suo cappotto e … si ritrovò vicino alla finestra della sua camera.

Stanchissimo ma felice, si infilò a letto si mise a dormire.

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