8. DUE DENTI e la bolla lattiginosa

“Riva degli Schiavoni” di William Turner

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La storia del giorno: mercoledì 9 aprile

Mercoledì Marina aveva in programma di andare al parco ma, quando, terminati i compiti, era pronta per uscire, iniziò a piovere e a soffiare forte il vento. Così la mamma, per consolarla, le raccontò una nuova avventura di Due Denti

La storia incominciò

Due Denti si svegliò di soprassalto, udendo un suono che non conosceva. Uscì dalla sua bolla nanna, andò a prendere a uno a uno gli SDENTATI e li riunì tutti quanti vicino all’orchestra, per capire che cosa producesse quell’armonia così particolare e suggestiva.

Scoprirono che, mentre stavano dormendo, una cornamusa si era unita agli altri strumenti e ora, dalle sue note solitarie, si stavano formando delle bolle lattiginose.

– Entriamo tutti insieme – disse Due Denti, afferrando Rossa che già stava cercando di infilarsi per prima.

Tenendosi per mano, con un sonoro plop, si ritrovarono immersi nella nebbia più densa.

– State vicini, che nessuno si allontani! –
– Io non vedo niente – disse Rossa, cercando di sciogliersi dalla stretta di Due Denti
– Sento dei fruscii – la interruppe Senape – distinguo l’ombra di una collina davanti a noi –
– Andiamo!-
– E se sta arrivando qualcuno?-
– No, è il rumore dell’acqua, forse è un ruscello- disse Azzurra

Tutti insieme si mossero in avanti.

– E se fosse un fiume impetuoso, magari in piena che ci travolge?-
– Piantala Rossa!-

Arrivarono in fila indiana sulla sponda del corso d’acqua, ma la nebbia era così fitta, che non riuscirono a capire quanto fosse profondo e ampio.

– Possiamo navigarlo – disse Senape; si chinò a raccogliere un pugno di sabbia, la impastò con le sue mani e diede forma a un piccola barca.
La appoggiò ai suoi piedi e disse:
– La nostra barca-

Il modellino di terra iniziò a crescere fino a quando fu grande abbastanza perché tutti riuscissero a salire.
La misero in acqua, raccolsero un ramo per spingersi e guadagnare il centro.

– Ma dove andiamo?- chiese Rossa
– Da qualche parte, fuori da questa nebbia-
– Si sente ancora la cornamusa; guardate: sono alberi là in fondo?-
– A me sembrano cavalieri mostruosi che ci stanno aspettando…ci taglieranno la testa!-
– Rossa, per favore, stai spaventando Micio!- disse Verde abbracciando forte il suo gattino.
Galleggiavano su quel mare di nebbia, sfiorati da ombre contorte, e il tempo pareva scorrere assieme al fiume.

– Sento il rumore di una cascata! –
– Presto, tenetevi forte!-
Verde afferrò Micio per la collottola appena in tempo e precipitarono, mentre la nebbia si trasformava in spruzzi e …in un tuffo, furono fuori dalla bolla.

Due Denti spinse Verde con Micio in braccio nella sua bolla-nanna, quindi fu il turno di Azzurra, Rossa e Senape, poi si impossessò della sua e finalmente crollarono a dormire.

Immagine tratta da ” Da Vermeer a Kandisky” (it.paperblog.com)

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8. LA DOMENICA DI ROMEO

La storia del giorno: domenica 6 aprile

Come consuetudine, domenica sera, mentre la mamma si preparava per ricevere gli amici, il papà di Giovanni accompagnò il bambino nella sua cameretta, e, seduto sul letto accanto a lui, iniziò a raccontare.

La storia cominciò.

Domenica Romeo aveva la partita di calcio. Nello spogliatoio, quando già i ragazzini stavano indossando la divisa, l’allenatore si accorse che mancava Enrico. Immediatamente provarono a telefonargli a casa, ma non rispondeva nessuno.

Mentre aspettavano impazienti, Romeo desiderò fortemente sapere dove si fosse cacciato Enrico e …sentì un gran botto e si trovò a guardare dall’alto Enrico che dormiva in un lettino che non era il suo. Romeo riconobbe la voce dello zio di Enrico e un secondo dopo ripiombò nel suo corpo.

– Enrico è dagli zii – disse

L’allenatore corse dagli altri genitori nella speranza che qualcuno fosse in grado di rintracciare gli zii del bambino e la squadra scese in campo.

A metà del primo tempo, Enrico raggiunse i suoi compagni e, per fortuna, nel sollievo generale, nessuno pose più domande a Romeo.

Nessuno gli chiese niente, tranne Aria, che, appena furono a casa, lo guardò intensamente e, preoccupata, lo interrogò:
– Come ti senti?-
– Strano…. –
Aria inclinò il capo e puntò i suoi occhi attenti su di lui.
– Mi vedi cambiato? –
Aria gli buttò le braccia al collo e gli disse:
– Sai ancora spingere l’altalena?-
e insieme si diressero in giardino.

4. GALILEO E ISACCO E LA MAESTRA

La Notte Stellata di Vincent Van Gogh

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La storia del giorno: venerdì 4 aprile

Finalmente era venerdì e Marina attendeva con ansia che la mamma andasse a teatro per potere passare la serata con papà. Quando fu ora di dormire, senza nemmeno farsi pregare, il suo papà, dopo averle rimboccato le coperte, si mise ancora una volta a raccontare di Isacco e Galileo.

La storia cominciò

Isacco e Galileo si sentivano molto soddisfatti per essere riusciti ad appendere le stelle e non vedevano l’ora che scendesse nuovamente la sera per potere ammirare il loro operato. Così, appena la mamma li mandò a dormire, corsero nella loro cameretta e si misero alla finestra per guardare il cielo che stava imbrunendo.

A poco a poco iniziarono a brillare mille lucine e, mentre i due gemellini stavano cercando di riconoscere le “loro” stelle, videro che da un punto della volta celeste, inesorabilmente, ad uno ad uno, gli astri luminosi si staccavano e cadevano, lasciando dietro di sé una scia, che, dopo alcuni istanti, scompariva.

Compresero immediatamente che a svanire erano proprio le stelle che avevano attaccato loro, la notte precedente e rimasero impotenti a guardare fino a quando scomparve anche l’ultima.

Sconsolati, andarono a letto.

Il giorno dopo, la maestra Paola riprese il libro di “MARY POPPINS” e ne lesse un nuovo capitolo.

“É bella questa storia, ma quella della SIGNORA CORRY era meravigliosa” pensò Isacco
Speravo proprio che continuasse, spiegando se poi erano cadute anche le loro stelle”
” Invece racconta una nuova avventura”
concluse Galileo.

Quando furono in mensa, la maestra si avvicinò al tavolo dove i bambini stavano mangiando e disse a Isacco:

– Mi dispiace, se vi ho deluso, ma il libro cambia argomento a ogni capitolo.-

Isacco sgranò gli occhi.
Galileo, hai parlato tu con la signorina Paola?”
“No, te lo giuro, non so come abbia fatto a sentirci…non abbiamo aperto bocca”

La maestra, ammiccando ai gemellini, si allontanò.

Quel pomeriggio a Galileo e Isacco furono assegnati posti vicini e, per volere della maestra Paola, alla scuola materna non vennero più divisi “per facilitare uno sviluppo autonomo delle personalità”.

Ma tu che dici, Isacco, credi che “lei” senta i nostri pensieri?”
“Non é possibile, nemmeno la mamma ci riesce!”

Venne l’ora di tornare a casa e, mentre i due gemelli raggiungevano il loro papà, udirono chiaramente la voce della signorina Paola nelle loro teste dire ” Sicuro che non sia possibile?”

7. DUE DENTI e AZZURRA

“Cascate del Niagara (2)”
John Henry Twachtman
Olio su tela 1893

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La storia del giorno: mercoledì 2 aprile

Mercoledì pioveva e Giovanni era andato a trovare Marina. Quando terminarono i compiti, la mamma si sedette sul tappeto con loro e si mise a raccontare.

La storia incominciò

Due Denti si svegliò improvvisamente nel silenzio più totale, uscì dalla sua bolla nanna e si accorse che l’orchestra aveva smesso di suonare. Allarmato, andò a controllare Verde. Il bimbo stava sbadigliando, stretto a Micio, intento a stiracchiarsi.

Non appena Due Denti li ebbe tirati fuori dalla loro bolla nanna, un’arpa iniziò il suo canto e i tre si infilarono nella grossa bolla blu che si era appena formata.

Con un sonoro plop, si ritrovarono immersi in una calda luce azzurrata, sulla riva di un laghetto e udirono il suono armonioso dell’acqua che scendeva in un arpeggio dalle rocce.
Tutto intorno, cadevano cascate dalle pareti scoscese, nascoste da un muro di gocce iridescenti, di cui non si vedeva la cima.

Micio si mise immediatamente a giocare con la schiuma, come fanno i gatti con i gomitoli di lana; mentre Due Denti studiava il modo di valicare la barriera di spruzzi, sentirono una risata cristallina…e videro una bambina blu arrivare, scivolando a tutta velocità, sull’acqua di una cascata.
In un attimo fu accanto a loro e iniziò a spruzzarli.
– Io sono Due Denti-fu il primo a presentarsi -, lui é Verde …
– …e tu ti chiami AZZURRA – proseguì, poiché la bimba li guardava sorridendo, senza parlare.

– Come si fa a salire? – le chiese quindi.

Azzurra si tuffò, immediatamente seguita da gli altri due.

– Vieni, micio!- e anche il gattino di nuvola si buttò in acqua, trascinato da Verde.

Arrivarono vicino all’altra sponda del laghetto e sentirono un piacevole calore provenire dal basso e…in un attimo furono sollevati da uno spruzzo, sempre più in alto, fino a che la bimba li spinse dove una cascata scendeva roboando.
Furono proiettati dallo scivolo d’acqua giù giù, fra le risate e gli spruzzi e riemersero grondanti vicino alla riva.

Micio si scrollò un po’ risentito, ma Verde lo strinse forte e lo baciò sul muso. Lo afferrò per la collottola e via, di nuovo verso il soffione che li innalzò per poi ridiscendere ancora fra gli schizzi.

Quando la stanchezza incominciò a farli barcollare, DUE DENTI prese Verde e Azzurra per mano e li trascinò fuori dalla bolla-avventura. Quindi spinse Verde con Micio in braccio nella sua bolla-nanna, ne cercò una libera per Azzurra, poi si impossessò della sua e finalmente crollarono a dormire.

Fu così che AZZURRA entrò a far parte degli SDENTATI.